Si inaugura il Museo della Boxe, ma Sandro Mazzinghi non è stato invitato…

sandro-mazzinghi

Ecco il testo di una email che molti personaggi del pugilato italiano hanno ricevuto in questi giorni.

A nome del Presidente FPI Alberto Brasca, ho il piacere di invitarti all’evento di inaugurazione degli spazi espositivi del Museo Nazionale del Pugilato, che si svolgerà venerdì 24 febbraio p.v. alle h 19.00 presso la struttura di archeologia industriale ex Montedison in Viale Gabriele D’Annunzio a Santa Maria degli Angeli (Assisi).

Insieme ai Campioni di sempre, come Nino Benvenuti, Roberto Cammarelle, Maurizio Stecca, Gianfranco Rosi, Francesco Damiani, Clemente Russo e molti altri, presenteremo la nuova “Casa del Pugilato Italiano”, centro nevralgico e multifunzionale della storia e della cultura della boxe tricolore.

 Auspicando di poterti annoverare tra i nostri più graditi ospiti, resto in attesa di un cortese riscontro.

L’hanno ricevuta in molti, ma non Sandro Mazzinghi.

david

Mi ha chiamato al telefono David, il figlio: “Con tutto il rispetto per i campioni citati credo fosse doveroso in occasione di questo tributo alla boxe e ai Campioni che l’hanno resa celebre nel corso degli anni, soprattutto nel periodo del boom della disciplina, avvertire anche Sandro Mazzinghi. Il babbo ha rappresentato per un decennio il pugilato italiano nel Mondo e credo meritasse il dovuto rispetto da parte delle istituzioni. Se ancora non l’hanno capito, un campione come lui nasce ogni cent’anni. Vorrei dire al presidente Aberto Brasca e alla Federazione tutta che Sandro e io amiamo ancora questo sport. Li ringraziamo per averci invitato…”.

È davvero strano che un toscano come Alberto Brasca, soprattutto uno che ha Sandro Mazzinghi nel cuore, sia scivolato su questa buccia di banana. In un’intervista di qualche tempo fa Brasca ricordava addirittura di avere incrociato i guantoni con lui: “È stato bello. A Sandro piaceva tirare con noi dilettanti. È stato un’icona del pugilato, una persona tranquilla e aperta. Rappresentava l’Italia contadina, l’Italia del popolo. L’ammiravo come fosse un supereroe”.

Sentimento ancora vivo che mi ha esternato più volte nel corso dei nostri ultimi incontri.

brasca

Cosa è accaduto? Non so dare una risposta.

Certo non invitare Sandro Mazzinghi, se lui non avesse potuto partecipare di persona sicuramente uno della famiglia sarebbe stato presente, all’inaugurazione di un luogo dove si racconta con parole, oggetti e immagini la storia del pugilato italiano è peccato grave.

Sandro ha trascinato folle enormi. Ha combattuto portando gloria all’Italia. È stato protagonista assieme a Nino Benvenuti di un dualismo che ha infiammato ogni casa del nostro Paese. Ha disputato quello che è stato probabilmente il match più drammatico per la boxe di casa nostra: la corrida mondiale contro il coreano Kim Soo Kim. È stato un guerriero indomabile che era amato in modo viscerale ovunque combattesse, chi lo ha visto al PalaEur di Roma o allo stadio San Siro di Milano non avrà certo dimenticato quel mare di folla che ondeggiando accompagnava ogni sua azione sul ring.

coreano

Ma continuare a ricordare chi sia stato Sandro Mazzinghi penso sia riduttivo, oltre che offensivo. Nei suoi confronti e nei confronti della boxe. La grandezza del campione è fuori discussione.

Voglio pensare si sia trattato di un grave disguido. Mi rifiuto di credere che Brasca non abbia dato l’input giusto.

Resta il fatto che tra quelli chiamati alla festa del pugilato italiano (l’inaugurazione del Museo è programmata per le 19 di oggi, 24 febbraio), Sandro Mazzinghi non c’era. E non c’era alcun rappresentante della sua famiglia. Semplicemente perché si sono dimenticati di invitarli.

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