Per l’Aiba a Rio non è successo niente. E allora perché ha rimmosso otto capi?

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L’Aiba ha investigato per cinque mesi, poi ha emesso il verdetto.

Nessun ulteriore provvedimento, dopo quelli presi a Rio, è stato ufficializzato.

I match i cui verdetti erano stati giudicati controversi, a detta del presidente Wu, sono davvero pochi e la colpa è di quei manager che avevano assunto troppo potere. “Del resto – ha aggiunto il capo – i verdetti contrastati fanno parte integrante della storia dello sport“.

I 36 arbitri e giudici sospesi dopo l’Olimpiade saranno reintegrati.

In pratica hanno saltato solo i Mondiali Giovanili…

Tanto rumore per nulla.

I puniti restano sempre e solo i Magnifici Sette: Mik Basi (Gbr), Kheira Sidi Yakoub (Alg), Michael Gallagher (Ire), Mariusz Gorny (Pol), Vladislav Malyshev (Rus), Gerardo Poggi (Arg) e Rakhymzhan Rysbayev (Kaz). Gli ufficiali a cinque stelle (massimo rinoscimento Aiba) che gestivano in toto il mondo arbitrale. Un gruppo i cui componenti, secondo quanto ha scritto il giornalista Ognian Georgiev su Fightnews.com: “Avevano un regolare contratto con l’Aiba con uno stipendio fisso di 5.000 dollari l’anno, più un bonus di 500 $ per ogni match arbitrato nelle WSB o di 1.000 per quelli che li vedevano impegnati nell’APB.”

Fuori i Magnifici Sette, resta escluso dall’attività Aiba anche l’ex direttore esecutivo, l’algerino Karim Bouzidi espulso subito dopo RIo.

In altre parole, per l’Aiba le uniche persone colpevoli dei pochi verdetti contestati sono stati questi otto ufficiali. Ma, per carità, non si parli di verdetti sbagliati.

Nessuna medaglia sarà tolta” ha tenuto a precisare Wu.

Insomma, a Rio non è successo niente. Ma per questo niente è stato mandato a casa il gruppo che aveva in mano tutto il potere arbitrale e il direttore esecutivo dell’Associazione.

Mi sa che mi sfugge qualcosa…

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