De Carolis finisce kot, il titolo supermedi Wba con merito nelle mani di Zeuge

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È finita male, una conclusione che punisce oltre misura Giovanni De Carolis.

Bene ha fatto l’arbitro Roberto Ramirez a sospendere il match, a dichiarare il kot. Vero: mancavano solo diciannove secondi alla fine, ma il romano non era più sulle gambe e non riusciva a reagire. Sarebbero stati diciannove secondi di puro pericolo, meglio evitarli. Tyron Zeuge ha vinto con pieno merito, io lo avevo avanti nel punteggio anche all’inizio della dodicesima ripresa, ma resta negli occhi e nel cuore il rammarico per una sconfitta prima del limite che condanna un guerriero che si era battuto per l’intero incontro con grande coraggio.

È stata una sfida giocata quasi esclusivamente alla corta distanza.

De Carolis l’ha voluta, Zeuge l’ha subita fino a quando non ha trovato quella variazione tattica che gli ha consentito di conquistare il titolo.

Fino a metà del settimo round il campione aveva in mano il combattimento. Era più incisivo, le sue braccia si muovevano con maggiore rapidità, il gancio destro andava a segno e il diretto lo seguiva. Zeuge sembrava incapace, dopo un buon avvio, di reggere il ritmo imposto dal campione della Montagnola. Non riusciva soprattutto a trovare spazio per il suo gancio sinistro. Colpo pericoloso, conosciuto, ma nonostante questo subito sistematicamente da Giovanni nella seconda parte della sfida.

Piano, piano, con molta pazienza il 24enne di Berlino è riuscito ad allungare la linea di azione, a portare la lotta dalla media distanza, a variare il ritmo rendendolo meno frenetico. È stato allora che quel sinistro largo che parte da lontano è riuscito a trovare spazio e tempo per andare a segno. E sono cominciati i guai.

Due riprese di dominio assoluto per De Carolis, quarta e sesta, poi forse è stata la stanchezza o come ha confessato lui a fine match solo la maledizione di “una giornata storta“, fatto è che le cose gli si sono rivoltate contro.

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Nell’ottavo round una combinazione di ganci (sinistro, destro, sinistro) al volto ha segnato i cartellini in favore dello sfidante. Nella nona, la migliore del tedesco, l’incontro ha cominciato ad assumere una fisionomia che portava verso una brutta meta per l’italiano. Nel round successivo è stato un montante sinistro al fegato in apertura a condizionare il rendimento di De Carolis, a farlo soffrire e a costringerlo a ridurre l’iniziativa.

È stato ancora il gancio sinistro al volto, quel maledetto gancio sinistro che ha rappresentato un autentico incubo per il campione, a chiudere la scena e a portare il titolo supermedi Wba dalle parti di Berlino.

Quel colpo è scoccato implacabile e ha spento le luci. Giovanni ha cercato di resistere, ha lottato con ogni forza rimasta, si è comportato con coraggio e grande dignità. Ma ormai le gambe non seguivano più i comandi della mente. È andato giù, si è rialzato, ci ha provato, è andato di nuovo al tappeto.

Il cronometro segnava 2:41 della dodicesima e ultima ripresa. Il sogno finiva lì.

Anche stavolta il romano ha confermato di essere pugile di grande personalità, coraggio e capace di praticare una boxe di buon livello. Non ha però un piano B, non riesce a modificare lo schema tattico. Identico dall’inizio alla fine del match. È questo che ha pagato. E ha pagato anche un calo fisico nel finale. Come era accaduto nel primo match contro Feingebutz e parzialmente nell’altra sfida con Zeuge. In quell’occasione però era stato agevolato da un infortunio alla spalla sinistra del tedesco ad inizio del decimo round.

Per il mio cartellino Giovanni avrebbe perso il match anche se fosse stato in grado di chiudere l’ultimo round. Ma questo non toglie che ancora una volta, in terra straniera e contro un giovane torello, ha tenuto alta la bandiera.

Peccato. Per metà match, e qualche minuto oltre, avevo creduto che potesse tornare con la cintura a Roma.

Supermedi (titolo Wba) Tyron Zeuge (Ger, sfidante, 75,920 kg) b Giovanni De Carolis (Ita, detentore, 75,494 kg) kot a 2:41 della dodicesima ripresa. Arbitro: Roberto Ramirez (Portorico). Giudici: Morata Garcia (Spagna), Alfredo Palanco (Messico), Jan Christensen (Danimara).

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