La Wba tace da settimane, annuncia scadenze e non le rispetta. È una questione di soldi

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Basta. Non ce la facciamo più, ci avete stancato!

In realtà la frase che ho in testa è un po’ più forte, ma sono un gentiluomo e certe parole non le scrivo.

Non so cosa tirerà fuori dal cilindro la Wba, ossessionata dalla voglia di tutelare i suoi interessi e impaurita dalle possibili rivendicazioni economiche di Lucas Browne.

Dopo settimane di silenzio aveva annunciato una decisione su Joshua vs W. Klitschko entro giovedì. L’ha poi spostata a venerdì, quindi a sabato. Neppure fosse Bob Dylan in lotta con se stesso e contro quegli sconsiderati che hanno osato assegnargli il Nobel per la letteratura.

Perché la Wba impiega così tanto tempo per pronunciarsi?

Perché gli Enti che governano il pugilato sono diretti da persone che non ragionano come noi comuni mortali. Loro camminano per vie tortuose, cercano soluzioni che possano accontentare tutti. Ma proprio tutti.

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Segui il fiume di soldi e avrai la risposta.

È una frase che ho sentito in un vecchio film, non ricordo quale. Ma è sempre e comunque un buon consiglio.

Il problema della World Boxing Association ha un nome e un cognome: Lucas Browne. Tutto è cominciato nel marzo scorso quando l’australiano ha sconfitto Ruslan Chagaev e conquistato il titolo dei massimi. La successiva scoperta della sua positività all’esame antidoping ha generato un provvedimento di cui la Wba si sarebbe pentita in seguito: titolo revocato, sanzione pecuniaria e sei mesi di squalifica. Il minimo della pena.
Da quel momento è cominciato il balletto.

La certezza del diritto non è di casa nel pugilato.

Se si fosse trattato di regolamenti, la Wba non avrebbe dovuto pensarci su due settimane prima di decidere se sanzionare o meno il match tra Anthony Joshua e Wladimir Klitschko.

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In una vicenda chiara come questa ha invece preso tempo, annunciato una scadenza che non voluto rispettare tenendo così in bilico organizzatori e televisioni che volevano mettere sul piatto pacchi di dollari.

Il tempo giocava in suo favore. E la Wba lo sapeva benissimo. Doveva risolvere la questione Browne senza correre il rischio di rimanere impigliata in qualche onerosa richiesta di risarcimento danni.

Abbiamo prolungato di 24 ore la decisione perché i problemi legali legati a Browne non sono di semplice soluzione” ha dichiarato giovedì sera il presidente Gilberto Mendoza junior a Dan Rafael di ESPN.
Poi, ha preferito tacere.

Il peso massimo australiano qualche mese fa ha fatto causa all’Associazione presso un tribunale americano.

Le parti hanno raggiunto un accordo extragiudiziale.

Ma non è certo bastata una dichiarazione in suo favore da parte della Wba a chiudere la vicenda: “Abbiamo inflitto il minimo della pena perché la quantità di doping era minima, non influiva sulla prestazione e non è stata accertata la volontarietà.”

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Browne ha chiesto e ottenuto un riconoscimento immediato: il reinserimento tra i primi cinque della classifica. Anche in questo caso è stato accontentato, trovando per lui un posto al quinto gradino della graduatoria.

Ma anche questo non era evidentemente sufficiente. Browne voleva essere protagonista del primo mondiale disponibile. E quello con Wladimir Klitschko era pronto. Il 10 dicembre ad Amburgo potrebbe affrontare l’ucraino e stavolta non per il semplice titolo di sigla, ma addirittura per il supermondiale. E sì perché da quelle parti, quelle della Wba, per ogni categoria di peso (o quasi) c’è un supercampione, un campione, un campione a interim. In attesa che tra qualche tempo nascano anche campioncini, mini campioni, campioni del week-end e campioni della parrocchia. Pensate che fino a questa mattina non era stato ancora dichiarato decaduto Tyson Fury che ha rinunciato ufficialmente alla corona da giorni!
È difficile convincere Browne a farsi da parte, a mettersi in lista di attesa.

In ballo ci sono decine di milioni di dollari e lui, probabilmente, vuole una fetta della torta.

L’Associazione ci sta pensando bene prima di dare il responso finale.
Quando lo farà, probabilmente, sarà troppo tardi.

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Intanto la Wbo ha annunciato che assegnerà la corona vacante al vincitore del combattimento tra Joseph Parker (21-0, 18 ko) e Andy Ruiz (29-0, 19 ko) che si terrà il 10 dicembre in Nuova Zelanda, quasi sicuramente ad Auckland.

Il vincitore dovrà affrontare David Haye (28-2, 26 ko) entro aprile 2017.

Il Wbc farà disputare l’interim tra Alexander Povetkin (30-1, 22 ko) e Bermane Stiverne (25-2-1, 21 ko) il 17 dicembre in Russia, a Mosca o Ekaterinburg. L’organizzatore Andrey Ryabinsky, che ha vinto l’asta con un’offerta di 3,16 milioni di dollari, è attualmente alle prese con le manovre di Don King (promoter di Stiverne). La data è fissata, la speranza è che sia rispettata. Il vincitore dovrebbe affrontare il campione in carica Deontay Wilder entro la primavera del 2017, quando il pugile di Tuscaloosa si sarà completamente ripreso dall’infortunio (mano destra fratturata e strappo muscolare) subito nel match contro Chris Arreola il 16 luglio scorso.

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Tutte queste vicende ripropongono un tema orami antico. La boxe è l’unico sport a non avere un solo campione del mondo. La banda dell’alfabeto interpreta i regolamenti a seconda dei casi. E questo non aiuta il movimento.

Segnali di crisi arrivano dagli Stati Uniti, in Europa sono rimaste in due (Germania e Gran Bretagna) a vivere con enfasi il pugilato.

Il mondo della boxe è al gran completo sul Titanic e la banda dell’alfabeto continua a ballare.

È retorica, demagogia allo stato puro?

Bene, trovate uno sport in cui due atleti trovati positivi all’antidoping e per questo puniti (Browne e Fres Oquendo) dettino le condizioni a un organismo mondiale ancor prima di avere espiato la pena; cercate un’altra disciplina che sia gestita da cinque diversi Enti; fatemi vedere uno sport in cui per ogni specialità ci siano dai cinque ai dieci campioni del mondo e poi torneremo a parlare della boxe come di una cosa seria.
Stavolta hanno l’occasione di fare la cosa giusta, rendere possibile il match che tutti noi che amiamo questo sport vorremmo vedere. E se ne stanno lì a discutere da settimane…

 

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