Roma contro Spezia, ottavi di Coppa Italia, stadio Olimpico.
Fine dei tempi supplementari.
La telecamera di Rai 2 si ferma sul volto di un bambino.
È deluso, amareggiato, e anche un po’ incazzato. Guarda il campo dove i suoi eroi sono in attesa di tirare i calci rigore. L’inquadratura resta su di lui per tre secondi al massimo. Giusto il tempo per vederlo gridare qualcosa.
PIPPE!
Urla il bimbetto in tribuna.
Ha detto GIPPE? Nel senso di jeep in gergo dialettale?
Ha detto TRIPPE? Nel senso di frattaglie ricavate dallo stomaco di un bovino?
No.
Ha detto PIPPE!
Nel senso di soggetti poco abili in una qualsiasi attività. A volte qualcuno esagera sconfinando nella locuzione “mezze pippe”.
Il bambino si è fermato prima.
O forse avrà riservato il peggiorativo per la fine della partita.
Le telecamere di Rai 2 hanno evitato di inquadrarlo dopo il rigore calciato da Acampora, quello che ha portato lo Spezia a giocarsi i quarti di Coppa contro l’Alessandria.
PIPPE!
Di questa sfida è l’unico momento che mi accompagnerà nel tempo.



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