McEnroe la butta lì: “A 56 anni posso ancora battere Serena Williams”…

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John McEnroe ha detto che potrebbe ancora battere la numero 1 del mondo, Serena Williams.
McEnroe ha 56 anni, Serena 33 e sta per giocarsi la possibilità di centrare il Grand Slam. Impresa che non riesce a una donna da ventisette anni (Steffi Graf nel 1988). I prossimi US Open sono il quarto tassello da aggiungere dopo Australian Open, Roland Garros e Wimbledon 2015.
Durante lo show televisivo Jimmy Kimmel Live, McEnroe ha detto: “Lei mie figlie sono lì e probabilmente pensano che perderei contro Serena. Io credo di poterla ancora battere“.
Donal Trump, candidato repubblicano alle elezioni presidenziali del 2016, una volta aveva offerto ai due la possibilità di confrontarsi.

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Ricorda McEnroe.
È accaduto quindici anni fa, Donald Trump che oggi mi sembra sia un po’ troppo sui media, ha fatto un’offerta che all’epoca non mi è sembrata abbastanza consistente“.
Il campione ha aggiunto.
Serena avrebbe tutto da perdere se dovesse essere sconfitta da un vecchio bacucco come me. Ma anch’io avrei molto da perdere. Se fossi battuto da una donna non potrei entrare in uno spogliatoio maschile per i prossimi 15 anni. In conclusione, è una sfida intrigante“.

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Nel maggio del 1973 Bobby Riggs, 55 anni all’epoca, sfidò Margaret Court, numero 1 della classifica femminile. La partità fu giocata a Ramona, California, e fu dominata da Riggs che si impose 6-2 6-1.
Dieci anni dopo, ancora Bobby Riggs in campo, stavolta contro Billie Jean King che si impose per 6-4 6-3 6-3. Riggs aveva 65 anni, la King 40.
Il 25 settembre 1992, Jimmy Connors si confrontò con Martina Navratilova. Jimbo aveva 40 anni, Martina 35. Vista la poca differenza di età Connors aveva un solo servizio a disposizione e alla Navratilova fu concesso di mandare la pallina anche nei corridoi riservati al doppio.
Jimbo vinse 7-5 6-2.

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È un po’ di tempo che non vedo giocare dal vivo McEnroe, l’ultima volta è accaduto al Roland Garros 2012 in una partita di doppio che giocava in coppia con Adriano Panatta.
Quando l’americano caricava come una molla il servizio mi emozionavo. Quando vedevo Adriano fare punto con un paio di veroniche mi emozionavo. Eppure era una partita di vecchie glorie, il gesto atletico era praticato a velocità ridotta. Ma era la magia di quei colpi, le immagini fantasiose che evocavano, la gioia del gioco fine a se stesso che mi emozionavano.
Sono da sempre convinto che questa sia la spinta che rende lo sport universalmente popolare: le emozioni che sa scatenare.
Proprio per questo non ce la faccio a tirare via un pronostico, anche se penso che John McEnroe avrebbe tutte le possibilità per uscirne vincitore. È ancora in forma, gioca con frequenza e lo fa tenendo ancora sempre alto il livello agonistico.
Ma perché avventurarmi sul piano tecnico, quando l’idea rimane in piedi solo sul piano emotivo. Per restare nei confini sportivi si dovrebbero mettere a confronto due entità omogenee e (per sesso ed età) McEnroe e Serena non lo sono di certo.
Che il progetto vada pure avanti, basta che alla fine l’unico a guadagnarci, in popolarità, non sia Donald Trump…

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