Quando Tyson era davvero una furia

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PIOVE, l’acqua viene giù come se volesse lavare i mali del mondo. Il ring al centro di Hampden Park sembra una nave in mezzo alla tempesta. Poi, improvvisamente, tutto finisce. La riunione può cominciare.

Glasgow è fredda e umida anche se siamo a un giorno dall’inizio dell’estate, ma tutti sanno che presto farà molto caldo.

È il 20 giugno del 2000.

Questa storia non comincia nel momento in cui i due pugili escono dalla spogliatoio protetti dalle guardie del corpo, gladiatori che si incamminano verso l’arena mentre le telecamere di Showtime, che trasmetterà il match in differita nelle case degli americani, inquadrano ogni movimento.

La nostra storia prende il via qualche giorno prima al Grosvenor House Hotel di Londra, in una suite da due milioni e mezzo di lire a notte.

La monita è ancora la lira, anche se l’euro ormai è alle porte.

Due avvocati si presentano in albergo, bussano alla stanza del signor Mike Gerald Tyson e gli presentano un’ingiunzione di pagamento:

orologio con diamanti e zaffiri: 420 milioni

braccialetto di smeraldi e diamanti: 510 milioni

due orologi tascabili con diamanti: 340 milioni

totale: 1.270 milioni (a cui vanno aggiunti gli interessi)

L’ingiunzione è già stata depositata all’Alta Corte di Londra dallo studio Kerman&Co, uno dei più famosi della città. La rivendicazione viene dal signor Laurence Graf, proprietario di una gioielleria in Bond Street.

Il pugile ha preso il tutto lo scorso gennaio, quando è venuto in Inghilterra per il suo primo match europeo.

Non ha mai pagato.

Era certo che lo avrebbe fatto Frank Warren, l’organizzatore della riunione di allora e di quella di adesso. Per convincerlo a saldare i suoi debiti, aveva anche minacciato di lasciare l’Inghilterra a 24 ore dalla sfida con Julius Francis. Il promoter lo aveva rassicurato, ma evidentemente non ha mai messo mani al portafoglio.

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Ricevuta l’ingiunzione, Tyson chiama Warren.

La ricostruzione di quello che sarebbe avvenuto nella suite dell’ex campione del mondo è affidata al quotidiano scozzese Glasgow Daily Record.

Iron Mike avrebbe urlato ogni tipo di insulti, picchiato l’organizzatore, minacciato di lanciarlo dalla finestra (la suite è al settimo piano). Solo l’intervento della sicurezza dell’albergo avrebbe evitato guai peggiori.

«Pensavamo volesse ucciderlo» confessa un testimone oculare al quotidiano scozzese.

L’autista di Warren avrebbe accompagnato il promoter in un ospedale privato dove gli sarebbe stata riscontrata la frattura di quattro costole e della mascella destra.

«E’ tutta immondizia, denuncerò il giornale» dichiara in un comunicato Frank Warren, dopo di che scompare e per la prima volta non presenzia alla conferenza stampa pre riunione.

Mike Tyson, vestito con un kilt rosso e blù così, si diverte a ballare sul tetto della Mercedes da 120 milioni che l’organizzatore gli ha messo a disposizione.

Il danno? Sei milioni di lire.

-Mike, cosa c’è di vero nelle voci di una rissa con Warren?

«Non vendo e non fumo crack

-Ma hai minacciato di lanciarlo dalla finestra?

«Se non ho lanciato dalla finestra Don King, non lancerò dalla finestra nessuno

E’ più arrogante che mai il vecchio Mike.

«Sono solo due volte più uomo di tutti quelli che parlano di me.»

Tyson v Savarese

Se ne va in giro con un cappelletto beige, maglietta nera e pesante giubotto a ripararlo dal clima autunnale di questa grigia città.

Davanti all’albergo stazionano una cinquantina di persone che vogliono solo un suo sguardo, un autografo, un saluto. Lui sorride e per un attimo dimentica di essere inseguito da drammi e tragedie, le uniche compagne fedeli della sua vita. L’assassinio di un giovane amico nelle strade di Brownsville lo ha scosso. Le pratiche di divorzio in corso con Monica Turner lo hanno reso nervoso. Il ricovero per bulimia di Mickey Lorna, la figlia che ha avuto dalla relazione con Kimberly Scarbourogh, lo ha turbato. La bambina già in passato aveva dato segnali preoccupanti. Per curarla, la mammina aveva pensato di chiudere il frigorifero, che la bimba svuotava ogni notte, con una catena. Ora la ragazzina è in ospedale.

Se la vita di Mike Tyson è un inferno, per lui e soprattutto per quelli che lo incrociano, quella di Lou Savarese racconta la storia di un bravo ragazzo.

Origini italiani, nonno di Sorrento, tradizioni di casa nostra nel presente. Ha fatto il viaggio di nozze tra Pescara, Milano e Como; ha chiamato Ciro, in onore di suo padre, il primogenito.

Ha una moglie che l’adora. Luisa fa la maestra elementare e vorrebbe venire a lavorare un anno in Italia. Ama il suo uomo, ma non vedrà il match alla tv. Non ce la fa, soffrirebbe troppo. Non guarderà l’incontro neppure la mamma di Lou operata di recente per l’applicazione di quattro by-pass.

È a lei che il figliolo dedicherà un’eventuale successo. E sì perchè, se Tyson rimarrà tranquillo, all’Hampden Park di Glasgow ci sarà una riunione.

Sono stati venduti 40.000 biglietti. Frank Warren, ovunque sia, spera di piazzarne altri 10.000.

Folle o no, Iron Mike è sempre un affare.

A meno che non impazzisca.

TYSON SAVARESE

Torniamo all’interno dello stadio di Glasgow.

Adesso Tyson e Savarese sono sul ring.

Ecco il suono del primo gong.

Dopo 15 secondi l’italo-americano è già al tappeto.

Dopo 38 John Cole ferma il match, per lui è kot. Ma Tyson continua a picchiare come un pazzo, tira pugni a tutto quello che è a distanza di braccia. Centra l’arbitro inglese con un gancio sinistro, quello sbarella e si salva finendo sulle corde. Finalmente riprende in pugno la situazione e pone fine all’incontro.

Intervistato dalla tv inglese, Iron Mike fa una dolce promessa a Lennox Lewis.

«Lo metterò ko, ma prima mangerò i suoi bambini.»

Figli, per fortuna, il campione britannico non ne ha.

In conferenza stampa Tyson non si presenta. C’è però Shelly Finkel, il suo manager.

«Mike è stato frainteso, non voleva dire quelle cose. A lui i bambini piacciono

«Sì, ben cotti!»

La voce che arriva da un lato della sala è quella di Michael Katz, giornalista del New York Daily News. Un boato scuote la platea. Ridono tutti.

Sorride anche un signore che siede al centro del tavolo degli oratori. Quando è arrivato aveva il colorito roseo e la faccia grintosa. Ora che le luci della televisione hanno sciolto la maschera di cerone sul volto, sono evidenti i lividi che coprono il viso.

Frank Warren ha conosciuto molto da vicino Mike Tyson.

 

 

 

 

 

 

 

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