Il fenomeno del volley cerca casa

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WILFREDO Leon è diventato padrone del mondo a 17 anni.

Nello sport è un traguardo a cui arrivano soltanto i fuoriclasse assoluti. Ci sono riusciti il mitico Pelè, Boris Becker, il talentuoso Wilfredo Benitez.

Wilfredo veniva da Cuba e si portava dietro un soprannome: “il migliore”. Un talento assoluto che gli americani avevano subito chiamato “natural born killer”. Un assassino nato. Nel senso che lo sport regala a questo termine termine, per carità. Uno che uccideva le partite, che non falliva mai quando era chiamato a tirare l’ultimo colpo, quello decisivo.

Wilfredo non tradiva l’emozione, non l’aveva fatto quando era stato chiamato all’esordio in World League a soli 14 anni, perché mai avrebbe dovuto farlo in seguito?

L’ho visto giocare, ho parlato con lui quando è venuto in Italia per i Mondiali del 2010. Vi racconto la sua storia e vi dico subito che il finale è decisamente a sorpresa.

Camminava ondeggiando. Il bacino leggermente in avanti, le spalle che oscillavano. Era alto, 2.02 e continuava a crescere. In un anno era capace di guadagnare altri due centimetri.

È sempre stato un fenomeno del volley, ma era anche uno che non se la tirava. Ti veniva incontro col sorriso, si piegava appoggiandosi al cancelletto che in zona mista divideva giocatori e giornalisti. Voleva essere alla tua altezza. Non era uno che ti guardava dall’alto in basso.

Indossava due collane, tre medagliette.

La prima aveva l’immagine di Gesù Cristo, la seconda era blù/bianca/rossa e ricordava i colori della bandiera cubana, la terza aveva inciso un leone. Il suo segno zodiacale, il suo nome originale ma anche il grido di battaglia dei tifosi.

Era il Re Leone per chiunque amasse Cuba e la pallavolo.

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Aveva provato con il baseball, ma il volley gli era piaciuto di più.

«Mamma mi ha insegnato a giocare quando avevo sei anni. Mi ha spiegato per ore come fare il servizio. Diceva che era la chiave di tutto.»

Alina del Rosario Venero Boza era stata pallavolista con la squadra di Santiago di Cuba, la città dove Wilfredo è nato il 31 luglio 1993. Appena quattro giorni dopo il volo- record nel salto in alto di 2.45 di Javier Sotomayor: uno che ha fatto la storia dello sport nell’isola e nel mondo.

Il giovanotto che stava davanti a me aveva solo 17 anni, ne aveva 14 quando il 21 giugno 2008 aveva esordito in World League contro la Russia. Sei punti, compreso quello decisivo. Il più giovane giocatore che avesse mai debuttato nel torneo.

«Non ero emozionato, né spaventato. Mi sentivo solo felice, perché avevo raggiunto quel che avevo sognato da quando avevo cominciato a giocare

Orlando Samuel Blackwood era il coach storico di Cuba. Quando gli avevo chiesto di descrivermi Wilfredo aveva sorriso.

«Se si vuol spiegare con un esempio cosa sia il talento, bisogna dire solo due parole: Wilfredo Leon. Ha tutto. Testa, fisico, tecnica. Vola alto, fuori dal mondo degli umani. Non si spaventa di niente. E’ un ragazzo e si comporta come tale. Ma in campo è un punto di riferimento, come un vecchio del gruppo

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Miglior giocatore, miglior marcatore, miglior servizio a livello giovanile. Tra i i migliori anche tra i grandi, nonostante la giovane età.

Aveva scelto di giocare con il numero 1.

Perché?

«La vita comincia e finisce con quel numero

Pausa.

«Amo la matematica, il nostro gioco in fondo è fatto di posizioni, aree, calcoli

Aveva l’aria serena di un ragazzo che stava vivendo un’esperienza affascinante. Ma non dovevo lasciarmi ingannare dalle apparenze. Era un tipo tosto. Ad affrontare le difficoltà di tutti i giorni glielo aveva insegnato il papà, Wilfredo León Hechavarría: non a caso maestro di lotta libera.

Attaccante e opposto, due metri e due centimetri di altezza, schiacciava a 3.50, bloccava a 3.46. Nelle finali di World League era stato uno dei migliori: 57 punti, alte percentuali in attacco e in ricezione. Altri numeri. Ma non erano quelli a raccontare la sua grandezza. Bisognava vederlo in campo per capire cosa volesse dire essere un talento. Blackwood aveva ragione.

Leon aveva messo nel mirino l’oro olimpico, ma avrebbe voluto cominciare a godersi la vita anche in quel mondiale italiano.

«Sto bene, stiamo bene, possiamo fare bene

Sorrideva di quello scioglilingua appena inventato, sgranava gli occhi e se ne andava via inseguendo il sogno.

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Il ct della nazionale aggiungeva qualcosa.

«Ha testa, fisico e tecnica. Vola in alto fuori dal mondo dei giocatori normali.»

Tre medagliette e il numero 1 erano i segreti dietro cui nascondeva una forza che non aveva limiti.

Da più di un anno Wilfredo Leon Venero non gioca.

Il mondo delle favole non esiste più. Ha ricevuto un’offerta da un milione di dollari dall’estero, l’ha detto alla sua Federazione e quelli lo hanno squalificato per due anni. Avevano paura che se non l’avessero fatto, alla prima trasferta lui sarebbe scappato dietro i soldi.

Teofilo Stevenson aveva detto no a cinque milioni di dollari per battersi con Muhammad Ali, Felix Savon aveva detto no al doppio per affrontare Mike Tyson. Il giovane Leon poteva pure starsene buono nell’isola senza inseguire sogni capitalisti.

Nell’aprile del 2013 il Fenomeno è scappato da Cuba assieme a Youandri Diaz. È volato in Polonia, a Rzeszow. Se ne è andato in quella città nel sud est della nazione, sulle sponde del fiume Wislok, dove vive con la fidanzata e il manager. Entrambi polacchi. L’ha chiamato l’Asseco Resovia, anche se c’erano da scontare i due anni di fermo prima che lui potesse scendere in campo.

I boss della squadra hanno pensato di fargli acquisire la nazionalità. Gli hanno trovato un posto di lavoro nell’agenzia di Andrzej Grsyb e in due stagioni sarà cittadino polacco. Poi ci sarà il passo più grande. Leon vorrebbe giocare con quella nazionale a Rio de Janeiro 2016.

Il regolamento del Cio dice che se cambi nazionalità puoi farlo, ma soltanto tre anni dopo avere disputato l’ultima competizione con la maglia del tuo Paese di origine.

La World League 2012 è il punto di partenza, dal 2015 sarà dunque libero di vestire i nuovi colori.

Qualche settimana fa è stato scritto un nuovo capitolo di questa storia.

Il cubano ha firmato un pre contratto per lo Zenit Karzan. Un colpo messo a segno dal general manager della squadra russa Oleg Bryzgolov. A spingere ad accellerare i tempi è stata la notizia che la squalifica è stata ridotta a un anno. Potrà scendere in campo subito, a inizio stagione 2014-15.

Wilfredo Leon Venero ha 21 anni e una storia intensa alle spalle.

Quando l’ho incontrato era sereno e felice. Sembrava che Cuba fosse tutta la sua vita. Oggi è in Russia, dopo aver vissuto in Polonia. Forse sta solo cercando di capire dove sia davvero il suo futuro.

 

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One Comment Add yours

  1. lorenzo says:

    Non capisco perche’ un uomo nonche’ atleta non possa sfruttare il proprio talento guadagnando cio’ che meriterebbe realizzando il sogno di una vita.

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