Alex Krunic, la piccola serba fa miracoli

Tennis: U.S. Open-Kvitova vs Krunic

BOBO Zivojinovic è stato il primo a regalare un attimo di popolarità al tennis serbo. Eravamo negli anni Ottanta. Toccava a Croazia e Slovenia creare tennisti. La Serbia era terra di giocatori di pallanuoto, pallavolo, calcio o pallacanestro.

Ma non andate a cercare una data o un nome: non esiste il grande giorno della svolta.

Quello che vedete oggi viene dal fango” diceva Janko Tipsarevic, classe ’84 e faccia da Gattuso. Erano i tempi in cui aveva appena messo il naso nello sport che conta e raccontava come fossero state le sofferenze di una guerra terribile ad avere generato atleti pronti a lottare fino all’ultima goccia di fatica.

Per arrivare in alto erano dovuti andare tutti all’estero.

Novak Djokovic aveva 12 anni quando ha raggiunto Niki Pilic in Germania, ne aveva qualcuno in più quando è stato con Riccardo Piatti in Italia.

Jelena Jankovic era dovuta emigrare a Bradenton, Florida, da Nick Bollettieri.

Ana Ivanovic ha avuto il primo sponsor a Basilea e si è spesso allenata a Barcellona.

I maestri venivano fuori dai confini, come i soldi degli investitori.

Le cose non sono poi cambiate di molto. L’ultima protagonista dell’ondata serba non è neppure di quelle parti.

due

Alexandra Krunic è nata a Mosca 21 anni fa, da Bratislav e Ivana andati lassù per finire gli studi universitari. Ora lei vive a Belgrado, ma mamma e papà sono sempre in Russia dove gestiscono una grande compagnia elettrica. Con loro vive Anastasia, l’altra figlia, che studia disegno.

Ha cominciato a giocare da quando aveva sette anni. Si è allenata allo Spartak Tennis Club, quello in cui sono cresciute Dementieva, Myskina, Safina, Kournikova. Ho reso l’idea?

Alexandra, che dagli amici si fa chiamare Alex, studia alla Singidunum University di Belgrado dove a fine anno spera di laurearsi in economia. Intanto gioca a tennis e sabato 30 agosto ha eliminato Petra Kvitova, 4 del mondo, agli US Open. Una che quest’anno ha guadagnato quasi quattro milioni di dollari ed ha superato abbondantemente i 15 in carriera. Alex? Da quando ha cominciato a giocare il suo prize money totale è arrivato a 235.605$…

differenze

Vederle vicine faceva tenerezza. La ceca è sedici centimetri più alta e decisamente più in carne. A sottolineare le differenze c’è poi la loro storia sportiva.

Alex è una qualificata che in carriera ha vinto i due unici match giocati nel tabellone principale di uno Slam, questo. La Kvitova ha vinto due edizioni di Wimbledon.

La serba è una ragazza tosta. Non ha grande fisico, 1.67 di altezza e un corpo senza un filo di grasso. Non può competere sul piano della potenza con le gigantesse di oggi. Ma sfrutta quello che ha nel suo repertorio.

Le bombardiere sparano colpi con tutta la forza che hanno in corpo, ma appena trovano una che riesce a reggere botta ed è capace di cambiare ritmo e variare il tema tattico, precipitano in un burrone da cui non riescono più a risalire.

Lei è veloce di gambe, rapida negli spostamenti. Ha tocco e sa gestire la partita. Pallonetti e smorzate fanno parte del repertorio e sono stilettate per chi conosce un unico modo di giocare. Sempre quello.

Probabilmente non arriverà ai vertici ma si prenderà le sue soddisfazioni uscendo presto da quel numero 145 della Wta che occupa adesso, quinta giocatrice nel ranking serbo…

Merita attenzione la ragazza. Non solo per come gioca, ma per come si muove fuori dal campo.

Le piace leggere, studiare. È un’appassionata di psicologia e criminologia. Si porta dietro i libri in ogni parte del mondo.

È poi è allegra.

Sembra proprio che ci sia qualcosa che non va in lei: in un mondo che fatica a sorridere in pubblico, non si vergogna di una battuta, di uno scherzo. Ne ha raccontato uno proprio dopo la vittoria più importante della vita, quella che l’ha portata al quarto turno dell’ultimo Slam dell’anno.

3

Prima di affrontare Madison Keys sono entrata di corsa in palestra e ho cacciato Djoko che si stava rilassando. Ho fatto la stessa cosa dopo il successo su Petra. Mi porta bene, sento di avere fortuna…

Djoko è Novak Djokovic che le ha risposto così.

Spero di essere cacciato sino alla fine del torneo…

Sa stare al gioco l’uomo che spera di riprendersi a breve il numero 1 del mondo. È un tipo a cui piace uscire dagli schemi. Alla fine della sua conferenza stampa dopo la vittoria su Sam Querrey ha guardato i giornalisti con quegli occhi di fuoco che dicono più delle parole e ha introdotto una cara amica.

E’ un prodogio, una futura star. Questa è un’esperienza importante per lei. Per favore fatele una domanda. Si chiama Zia e ha nove anni, è una musicista di talento.”

La ragazzina è arrivata, leggermente intimidita, magra e con un sorriso contagioso.

“Che strumento suoni, Zia?”

La chitarra.”

“Hai anche scritto delle canzoni?”

Ne ho pronte cinque.”

“Ne canteresti una?”

Non l’ho mai fatto senza la mia chitarra, ma ci proverò.

E ha cantato. Un canto dolce, melodioso.

La canzone si intitolava “Sole africano” ed era un messaggio di speranza per i bambini di quelle terre.

Poi Zia e Djoko si sono abbracciati.

Lui è così. Alexandra Krunic gli vuole bene. Sa che non potrà arrivare ai suoi livelli, ma non è per questo che gli vuole bene.

Alex ha testa e gambe. E soprattutto un tennis che non annoia. Una rarità ai giorni d’oggi. Non deve certo vincere gli US Open per farmi entrare tra i suoi tifosi…

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s