Brasile, un’umiliazione che viene da lontano

kover

UN BAMBINO biondo con gli occhiali piange coprendo i suoi singhiozzi con un bicchiere di carta.

È l’immagine che mi è rimasta negli occhi di questo Brasile-Germania. Una partita surreale. Per i sette gol dei tedeschi, per la facilità con cui hanno sistematicamente bucato l’allegra difesa brasiliana, per la dimostrazione di cosa possa accadere quando una squadra si contrappone a undici uomini incapaci di gestire per più di dieci minuti una sfida di pallone.

Ma per favore non scopriamo oggi la pochezza dei padroni di casa.

Nella partita di esordio hanno superato la Croazia grazie anche all’aiuto dell’arbitro che si è letteralmente inventato il calcio di rigore del 2-1 (Fred è svenuto in area sotto lo sguardo incredulo di Lovren) e non ha espulso Neymar perdonandogli tutto.

Ha sofferto con il Messico, chiudendo sullo 0-0. I suo attaccanti hanno fatto il tiro al bersaglio fallendo ogni volta e facendo sembrare Ochoa un portiere nato dalla fusione di Zamora, Jascin, Zoff e chiunque altro vogliate metterci.

Ha battuto un debole Camerun grazie alle prodezze di un un uomo, Neymar, più che per la perfezione del gioco di squadra.

Negli ottavi ha sconfitto il Cile soltanto ai rigori, grazie alle prodezze di Julio Cesar, dopo avere sofferto per tutto il secondo tempo e gli interi supplementari.

Nei quarti ha eliminato la Colombia, anche qui con la complicità dell’arbitro che ha gestito la partita indirizzandola dove lui voleva che andasse. Ha perdonato Thiago Silva, Fernandinho e David Luiz. Ha permesso ai brasiliani di picchiare sistematicamente James Rodriguez, limitandone con l’uso della forza il rendimento. Niente errori clamorosi, ma una serie di piccoli interventi che hanno frenato la Colombia.

merkel

In semifinale il Brasile è stato massacrato dalla Germania. Si è giocato per dieci minuti, poi il buio è calato sulla squadra di Scolari, un allenatore che esce umiliato da questo mondiale addirittura più della sua squadra.

Le assenze di Thiago Silva e Neymar hanno pesato sulla prestazione brasiliana. In una squadra di giocatori normali non è possibile fare a meno degli unici due fuoriclasse a disposizione. Soprattutto se hai una difesa imbarazzante e un attacco assolutamente senza peso.

Concedere poi il centrocampo ai tedeschi, giocando con un modulo che non prevede copertura ma è fondato sulla presunzione assoluta, ha completato lo sfacelo.

Ma ripeto, non scopriamo oggi la pochezza di questo Brasile.

Il pianto continuo, il ringraziare il cielo per ogni cosa, il tenersi per mano anche all’ingresso in campo. Non sono stati segnali di forza, di coesione, ma di debolezza. La pressione enorme esercitata da un intero Paese è andata a poggiarsi su un’impalcatura incapace di reggere anche il minimo peso. E l’unica conclusione non poteva che essere lo schianto. Assordante, pazzesco, ma in alcuni aspetti anche molto triste.

bambino

Un bambino biondo con gli occhiali piange coprendo i suoi singhiozzi con un bicchiere di carta.

È il ricordo che mi porterò dietro di questa partita.

Il calcio è bello perché sa regalarti emozioni. Tifi per una squadra e continui a farlo per tutta la vita. Cambiano allenatori, presidenti, giocatori e tu continui a tifare per qualcosa di indefinito. Un’entità quasi astratta. Un illusione, un sogno. Ma soprattutto tifi per un’idea.

È un amore eterno che non finisce neppure dopo una grande delusione.

Il Brasile continuerà ad amare la nazionale. Cambieranno il tecnico e i giocatori, ma l’amore della gente resterà uguale. Anche dopo questo 1-7 che per qualche giorno farà vergognare il popolo del calcio che avrebbe accettato un solo risultato: la vittoria finale.

Poi anche quel bambino tornerà a sorridere per una partita di pallone. Riderà per la prossima vittoria, per la giocata di un campione, per il guizzo di un fantasista. Il calcio tornerà ad essere allegria anche dopo questa maledetta partita che nessun brasiliano riuscirà mai a dimenticare.

 

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