Se il calcio in Tv è troppo e noioso…

Tv-Telecamera-pallone

I DUE CANALI televisivi a pagamento (Sky e Mediaset Premium) sono in sovraccarico di calcio. Dal 17 aprile al prossimo 6 maggio avremo sulle pay tv una media di sei partite al giorno. Il rischio che il giochino si rompa è forte.

La richiesta è ancora tale da giustificare gli investimenti, anche se i profitti non sono più gli stessi di una volta. Ma si sa che tutto può venire a noia.

Non il calcio, per carità. Ma la voglia di vederlo in tv. Non sono un folle, non sogno il ritorno a una, massimo due partite a settimana. Ma penso che a forza di urlare, alla fine si resterà muti. Un po’ come accade a molti telecronisti.

Strillano per un tiro che finisce a cinque metri dalla porta, definiscono fantastico uno stop, esaltante un passaggio smarcante, prodigioso un intervento in anticipo. Siamo arrivati al punto che è obbligatorio ingigantire la normalità. Serve per continuare a tenere alto il livello di interesse. Ma siamo sicuri che i telespettatori siano così poco capaci di giudicare da soli il prodotto?

La fortuna di Sky risiede nella qualità della produzione. Dalla regia alle riprese, dalla promozione dell’evento alla perfetta collocazione oraria. Se l’utente si è accorto di tutto questo ed ha premiato la televisione di Murdoch con milioni di abbonamenti, perché mai non dovrebbe essere in grado di analizzare uno spettacolo che, per quanto riguarda l’Italia, è in netto calo? Non bastano le urla dei telecronisti o la loro voglia di entusiasmarsi anche per un fallo laterale. La vecchia regola “il prodotto lo vendiamo noi, quindi è buono per forza” non sta più in piedi. E il ricco menù internazionale non fa che evidenziare la pochezza dello spettacolo di casa nostra.

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Il campionato italiano annoia. Lo scudetto è da tempo una questione a due, da poco è anche stato virtualmente assegnato. Tolte Juventus e Roma, il resto delle squadre offre spettacoli spesso imbarazzanti, quasi sempre noiosi, a volte addirittura irritanti. E la Juventus è fuori dalla Coppa Campioni dalla fase a gironi, mentre la Roma non vi ha neppure partecipato.

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Il confronto con l’altro calcio è impietoso. Nonostante questo, l’offerta resta di ventisette partite di Serie A distribuite in sette diverse giornate. Poi c’è la Coppa Italia, la Champions League, la Coppa Uefa, la Serie B, i campionati stranieri: Liga, League, Premier e Bundesliga. Un’autentica abbuffata, anche non considerando le innumerevoli trasmissioni e i notiziari che si cibano di solo pallone.

Calcio a colazione, pranzo, merenda e cena.

Il mercato fa un’offerta a seconda di quale sia la domanda. Vero. Ma a forza di sentirci sazi di pallone, finiremo per non esserne più così golosi. O perlomeno, affineremo i nostri gusti, pretendendo solo roba di qualità.

Resterà sempre, in fondo l’Italia è il Paese dei campanili, il tifo per la squadra della propria città. Ma potrebbe non bastare. In questo torneo il bilancio è stato tenuto su da due grandi centri, Torino e Roma, con l’aiuto di altre due metropoli: Napoli e Firenze. Le piccole non hanno contribuito in maniera sostanziale alla crescita del fatturato.

Tv e società devono pregare che siano sempre avanti le rappresentati dei grandi capoluoghi. Perché se saltasse fuori un vincitore a sorpresa, il banco crollerebbe.

Ma stiano tranquilli, per ora il calcio italiano non permette di lottare per il vertice a chi non ha soldi a sufficienza. Anche questa è una legge di mercato da cui è difficile prescindere.

Quando le grandi città saranno fuori dal gioco scudetto e la molla del tifo sarà meno forte, ci accorgeremo di quanto sia più divertente il calcio fuori dai nostri confini. In tantissimi lo hanno già capito, l’affare sta diventando pericoloso.

Nessuno pensava qualche anno fa che i giornali subissero crolli così catastrofici, nei tempi delle vacche grasse si rideva davanti alle previsioni di possibile scomparsa di testate storiche. Oggi sono sempre più convinto che, se il trend continuerà ad essere quello corrente, di quotidiani ne resteranno veramente pochi.

Il calcio in Tv o negli stadi ha poco da ridere.

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