Commentatori tecnici? No, grazie

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VI PIACCIONO i commentatori tecnici del calcio in Tv? A me no.

Ho ascoltato su Sky qualche tempo fa Fabio Capello interpretare quel ruolo per un Real Madrid-Barcellona. Mi sono esaltato. E’ stato in quell’esatto momento che ho capito come dovrebbe essere un commentatore tecnico. Preparato, capace di capire prima di noi comuni mortali la chiave tattica della sfida, in grado di illustrare con chiarezza le mosse che gli allenatori stanno facendo e quelle che dovrebbero fare. Ma soprattutto non deve temere di dare giudizi negativi se i calciatori in campo li meritano. Ecco, Fabio Capello aveva tutti questi requisiti. Un ottimo esempio, purtroppo assai difficile da seguire.

Guardo Sky e sono contento di pagare l’abbonamento. Mi offre tanto sport e me lo propone in una chiave spettacolare che apprezzo. Ma in ogni buona famiglia c’è qualche figlio che va fuori strada. Essere stati giocatori ad alto livello non significa essere dei bravi commentatori/opinionisti televisivi. Alcuni di loro sono ripetitivi, hanno un vocabolario limitato (“importante” e “di qualità” sono espressioni che pensano possano andare bene per ogni situazione) e soprattutto non ce la fanno proprio a essere sinceri sino in fondo.

Se un giocatore sbaglia un gol a porta vuota e a dieci centimetri dalla linea, per loro “Non è riuscito a intervenire con la giusta coordinazione sul pallone”. Se un difensore entra con le gambe a tenaglia su un avversario, lo stende, gli spara due colpi di pistola e lo finisce a coltellate, per loro “L’arbitro ha rilevato gli estremi per il calcio di rigore”. Insomma se questi sono i commenti, credo se ne possa fare tranquillamente a meno.

Tra studio e partita ne salvo pochi. Beppe Bergomi e Luca Marchegiani ad esempio. Sono precisi, documentati e sanno dare qualcosa in più rispetto a quello che riesco comunque a vedere da solo. Non sono arroganti, né boriosi come qualche loro collega. E non sono ripetitivi come qualche altro.

Il problema sta nel fatto che molti commentatori si sentono (e sono) ancora protagonisti del mondo del calcio. Ai giornalisti si chiede di giudicare, di non schierarsi, di analizzare senza essere faziosi, di sbilanciarsi. I commentatori difficilmente riescono a farlo. Mi riferisco sia a quelli che rapresentano l’opinione tecnica nel corso di una partita, che a quelli chiamati in studio a offrire un’interpretazione arguta allo spettacolo che abbiamo appena finito di vedere. Ormai gli unici godibili sono quelli che si sentono totalmente fuori dall’ambiente, ad esempio Corrado Orrico.

I commentatori dovrebbero alzare il tasso tecnico della trasmissione e invece dicono spesso delle banalità che addirittura io sarei capace di formulare. Meglio i giornalisti.

Prendete Mario Sconcerti. Si può avere qualsiasi opinione su di lui, ma su un fatto credo che siamo tutti d’accordo:  è preparato, conosce bene la materia e si prende la responsabilità di dire sino in fondo il suo pensiero quando analizza una situazione. E’ chiaro, documentato e diretto. In aggiunta c’è il fatto che quasi sempre va a cercare una chiave originale per raccontare la sua verità.

Non penso che la maggioranza degli opinionisti che vengono dal mondo del calcio saranno mai in grado di fare altrettanto.

Primo perché sono ex allenatori/giocatori. Quindi ancora legati all’ambiente che continuano a sentire come il loro, dimenticandosi che quando vanno in Tv dovrebbe essere di supporto al pubblico non agli amici.

Secondo perché sono abituati a muoversi in un universo calcio dove le domande scomode sono vietate.

Terzo perché si dimenticano di usare lo stesso metodo con tutti. Arroganti con alcuni, condiscendenti con altri.

Davanti a tutto questo panorama la Televisione raramente mi dà degli scossoni. Sky mi piace. Ha un’offerta che copre quasi tutti gli sport più importanti, la confezione del prodotto è godibile e la maggior parte del parlato è di ottimo livello. Ma è nel reparto commentatori tecnici che non riesce proprio a soddisfarmi. Non basta avere una faccia nota per fare buona televisione.

Dovrebbero essere il valore in più, l’aiuto a capire meglio. E invece mi sembrano spesso soltanto noiosi, a volte irritanti.

Siamo proprio convinti che non si possa cambiare?

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