In viaggio tra sogni e ricordi

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MARIO Balotelli ammette via Twitter di essere padre. Ovviamente lo fa in inglese, lui parla al mondo. La mamma si chiama Raffaella Fico, la bambina Pia. Leggo e mi ricordo i grandi amori tra i personaggi di una volta.

Mi ricordo di Marylin Monroe e Joe Di Maggio (foto in basso), Edith Piaf e Marcel Cerdan.

Spinto dalla nostalgia del tempo che fu, faccio un salto nel tempo. Mezzo secolo indietro per ritrovare sapori e atmosfere della prima gioventù nei favolosi anni Sessanta.

Mi ricordo il mitico Muhammad Ali. Grande campione, personaggio universale, uomo capace di ribellarsi al sistema, di rifiutare la chiamata militare per il Vietnam, di pagare questa scelta con tre anni e mezzo di carriera e la perdita di milioni di dollari.

Mi ricordo la fiera protesta di John Carlos e Tommie Smith sul podio dei 200 metri ai Giochi di Città del Messico (foto sotto). Il guanto nero alzato contro chi si ricordava degli afroamericani solo quanto vincevano un oro olimpico per poi dimenticarli in fretta quando tornavavano a casa per ripiombare nel razzismo più truce.

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Mi ricordo di Gigi Meroni (foto in alto), ribelle vero. Poeta della trasgressione. Non aveva bisogno di un tatuaggio sul corpo per raccontare al mondo la sua diversità.

Mi ricordo l’Olimpiade di Roma, ultimo spartiacque tra sport e affari prima che televisioni e sponsor riuscissero a intaccare il grande spettacolo di sport.

E guardo ai Giochi che cominciano domani.

Mi ricordo, non molto tempo fa, quando Sky comprava in esclusiva i diritti per Sochi 2014 e Rio de Janeiro 2016 investendo, si dice, 155 milioni di euro. Applausi e osanna. Poi è arrivato il test di Londra 2012 e Murdoch ha capito che era impossibile insistere su quella linea. Sul piano della qualità del prodotto nessun dubbio, era stata di altissimo livello. Ma su quello della resa, in termini di nuovi abbonati, il bilancio si era rivelato deludente.

L’Olimpiade estiva non aveva ripagato i soldi investiti. Bisognava effettuare una repentina virata.

Sky, che manderà in onda H24 e su cinque canali l’Olimpiade russa, ha provato a cedere in diritti in chiaro dei Giochi invernali. La Rai ha risposto “No grazie”, lo stesso ha fatto Mediaset. Così le 100 ore in chiaro le vedremo su Cielo, la free tv della famiglia Murdoch.

Passo indietro ancor più clamoroso per Rio de Janeiro 2016. Sky ha ceduto i diritti alla Rai per una cifra vicina ai 70 milioni di euro.

Le Olimpiadi non pagano. Sky ha provato, ha constatato che si tratta di un operazione in remissione ed ha cambiato rotta. E’ una tv commerciale.

La Rai è invece una televisione pubblica che incassa soldi dal canone che le versano milioni di italiani. Obbligati a farlo per il solo fatto di possedere un televisore. Avrebbe il dovere di coprire qualsiasi disciplina. Non credo si possa dire che assolva al compito.

Brusca virata.

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Mi ricordo il gioco delle biglie su piste improvvisate sulla spiaggia, mi ricordo le fionde, la cerbottana. Il gioco della nizza e quello dello Shanghai.

Mi ricordo il primo televisore in bianco e nero, il Mago Zurlì, “Chissà chi lo sa” con Febo Conti.

Mi ricordo la partita delle 19 in bianco e nero, un solo tempo e registrato.

Mi ricordo “Tutto il calcio minuto per minuto” e poi Paolo Valenti e il suo giro di giornalisti/attori di “Novantesimo minuto.”

Mi ricordo Maurizio Barendson e Renzo Arbore e “L’altra domenica“. Mi ricordo che mi sembrava di essere testimone di una rivoluzione.

Mi ricordo le partite, tutte rigorosamente alle 15 della domenica.

E mi ritrovo con il campionato che si gioca dal venerdì al lunedì. Ma anche con la possibilità di vedere seduto in salotto ogni minuto, ogni giocata, ogni faccia della partita che scelgo. Oppure di tutte le partite, un Tutto il calcio minuto per minuto versione televisiva. Mi sembrava un sogno, da qualche anno è realtà.

La linea è tracciata

La maledizione è lanciata

Il più lento adesso

Sarà il più veloce poi

Ed il presente adesso

Sarà il passato poi

L’ordine sta rapidamente

Scomparendo.

Ed il primo ora

Sarà l’ultimo poi

Perché i tempi stanno cambiando.

Così canta Bob Dylan in “The Times They Are A Changin‘”.

Ho capito, restare prigioniero dei ricordi può trasformarmi in un ostacolo da rimuovere per chi vuole andare avanti.

Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell’impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va.

Eraclito, molto prima di Dylan, aveva intuito come l’uomo non possa fare la stessa esperienza due volte perché tutto, nella realtà apparente, è soggetto alla legge inesorabile del mutamento.

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Va bene, ho capito.

Ma mi tengo stretto i ricordi e penso che Gigi Meroni sia più poetico di Balotelli; che l’amore tra Marcel Cerdan e Edith Piaf (foto sopra) sia più struggente di quello tra Wanda Nara e Mauro Icardi; che la “Dolce Vita” di Federico Fellini sia molto più affascinante de “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino.

Sono anziano, non vecchio. In questa fase della vita un uomo ha più ricordi che sogni. Il futuro è dei giovani, ma pensate davvero che passi attraverso la violenza di Internet, l’impossibilità di praticare sport, le comunicazioni su Twitter, i falsi amici di Facebook, le risse in tv, il rifiuto di leggere libri e giornali, gli amori da rotocalco, l’aggressività politica, l’odio per gli avversari?

Sono anziano e mi tengo i ricordi. Ognuno potrà mettere da parte i suoi per tirarli fuori quando vorrà. Se ne sarà orgoglioso potrà dichiararsi fortunato. Avrà vissuto la sua vita come l’aveva sognata. (La frase non è mia, ma è tratta dal film “Una domenica in campagna” di Bernard Tavernier).

I tempi stanno cambiando. Non facciamoci cogliere impreparati.

P.s. Dal momento che il “Mi ricordo” è un giochino che mi piace, presto metterò in fila i dieci più bei ricordi tra gli eventi sportivi che ho raccontato da giornalista in giro per il mondo. Non prendetela come una minaccia…

 


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