È IN ATTO un dibattito attorno alla Gazzetta dello Sport, prestigioso giornale con un passato al primo posto nella classifica nazionale dei quotidiani per copie vendute. La crisi non ha risparmiato neanche questo pezzo di storia, riferimento per lungo tempo di chiunque volesse sapere di sport. Alcuni lettori si sono lamentati della riduzione dello spazio dedicato a tutte le discipline che non siano calcio. La risposta dall’interno del gruppo, che comunque resta leader nell’informazione sui cosiddetti “sport vari”, è stata chiara: “Questo è quello che vogliono i lettori.”
Non so cosa veramente vogliano i lettori, se lo sapessi forse diventerei ricco vendendo qualche idea a uno dei settori più in crisi della società italiana. Quello dell’editoria sportiva.
Non sto qui a ricordare cifre che appartengono a un lontano passato, ma mi fa male sottolineare come nel corso dell’ultimo anno la discesa sia stata devastante, anche perché preceduta da perdite consistenti.
Il raffronto novembre 2012/novembre 2013 (fonte Accertamento Diffusione Stampa) indica: – 14.5% per la Gazzetta, -18.8% Corriere dello Sport, -15.9% Tuttosport.
E questo in un panorama, quello della cultura/intrattenimento, che non si è certo inaridito. Camilleri continua a vendere centinaia di migliaia di copie, Bruce Springsteen a fare esaurito a ogni concerto, Greg e Lillo a riempire i teatri.
In un articolo di qualche tempo fa** sottolineavo come il problema del giornalismo sportivo a mio avviso avesse radici antiche. Ritenevo fosse troppo facile scaricare tutte le colpe su televisione e Internet, che pure hanno la loro parte di responsabilità nel calo della diffusione dei quotidiani. Mi sembrava più giusto puntare il dito sulla mancanza di un rinnovamento nel modo di fare informazione, sulla scarsa originalità del materiale proposto, sull’inesistenza di stimolanti approfondimenti e altro ancora.
Stavolta voglio fermarmi a ragionare sui siti online dei tre quotidiani. Anche loro in crisi profonda, nonostante gli stravolgimenti grafici: unica costante di investimento da parte degli editori. Sono tutti convinti che presentando colori e luci abbaglianti si riesca ad aumentare il numero dei lettori. Così come sono convinti che la soluzione migliore per fare lievitare i contatti siano le foto di donne nude.
C’è che le dissemina per l’intero sito e chi dedica loro uno spazio apposito. Come per i motori o per il tennis, da qualche anno c’è la rubrica: “L’angolo della gnocca”.
Non sto qui a fare accuse di machismo o di scarso rispetto nei confronti del genere femminile. Dico solo che neppure in questo caso si è inventato niente. Il 17 novembre 1970 il tabloid inglese Sun pubblicava a pagina 3 la foto di Stefanie Rahn, modella e attrice assai poco vestita. Quarantaquattro anni dopo continua a pubblicare immagini di tette e chiappe. La Bild l’ha fatto ancor prima, mostrando in “copertina” le nudità della ragazza di turno.
I nostri quotidiani sportivi invece hanno scoperto relativamente da poco quella che considerano, a torto, una miniera d’oro. La foto di una bella figliola magari fa aumentare il numero di contatti, ma non crea fidelizzazione. Non produce risultati positivi a lungo termine. Insomma non tiene in piedi il sito di un giornale.
Non lo dico io, lo testimoniano le cifre. Nel periodo dicembre 2012/dicembre 2013 (fonte Audiweb) il flop è notevole: -6.37% Gazzetta, -20.1 Corriere, -12.1 Tuttosport. E in questo caso non regge neppure l’argomento “è colpa della crisi”, perché l’informazione sportiva online in Italia è totalmente gratuita.
Alcune altre considerazioni, da lettore, sui siti.
1. Mancano riferimenti immediati a risultati/classifica/prossimo turno di calcio, che è lo sport principe. E’ necessario almeno uno, se non due passaggi per avere un quadro esatto della situazione.
2. Si mischiano i messaggi promozionali con le informazioni.
3. Latitano gli approfondimenti. Potrebbero essere affidati ai vari Blog. Ma spesso questi sono dedicati a curiosità, gossip e altre frivolezze. A volte sono anche lontani nel tempo. Internet è immediatezza, che senso ha proporre rubriche scritte molto tempo prima?
4. Alcuni articoli restano troppo a lungo in homepage.
5. Non ci sono riferimenti statistici, rare le curiosità legate strettamente al mondo dello sport, come sono rare anche le storie.
6. Le homepage sono confuse, l’occhio ha difficoltà a muoversi sullo schermo quando è impegnato a cercare qualcosa che lo interessa.
7. Quasi mai figurano belle foto, immagini che diano una scossa emotiva a chi sta leggendo.
8. Gli articoli sono il più delle volte tirati via, quasi fosse meno importante scrivere sul sito che sul giornale cartaceo. Il più delle volte vengono messe online le agenzie neppure “lavorate”.
9. Mancano le notizie. Il primo specchietto per attirare lettori. C’è solo l’ovvio, quello che chiunque dando uno sguardo frettoloso alla tv o a Internet già sa.
Guardando i siti online sono rimasto deluso.
C’è poca qualità, si procede con lo stesso metodo giornalistico che si applica al cartaceo. E’ come se un allenatore usasse la stessa tattica per il calcio a 11 ed il calcetto a 5. I due mondi sono profondamente diversi. Al limite dovrebbero imparare a coesistere. Ma fino a quando i giornalisti penseranno che il cartaceo è l’unico teatro della loro professionalità, mentre l’online è il cestino dove lanciare di corsa e con la minor perdita di tempo possibile il frutto del lavoro minore, non avremo mai dei siti ben fatti.
Colpa anche degli editori e degli uomini in gerenza. Siamo proprio sicuri che si impieghino su Internet e sul cartaceo le stesse forze, uguale impegno economico e la stessa attenzione?
Per ora da questo fronte non arrivano soldi che compensino gli investimenti, vero. Mi viene però da pensare che se continueremo così non ne arriveranno mai. E il cerchio si chiuderà in modo drammatico.
Il ritornello di sempre continua a echeggiare ogni volta che si solleva il problema. “I giornali perdono copie per colpa della Tv e di Internet”. Ammesso che sia vero, perché quando il web viene messo in mano agli stessi gestori dei quotidiani che troviamo in edicola si scopre che il sito dedicato va giù nel burrone assieme al gemello cartaceo?
E allora? Mi rifiuto di pensare che gli italiani non desiderino più informazione sportiva. Il problema è quello di trovare la via più professionale possibile per dargliela. Magari affidandosi a chi conosce davvero il fenomeno Internet, magari alzando il livello di qualità del prodotto online, magari proponendo dopo quarant’anni di noiose ripetizioni qualche novità.
** https://dartortorromeo.wordpress.com/2013/10/20/il-giornalismo-sportivo/
Domani la terza puntata della storia di Muhammad Ali.
CLAY, UN CICLONE SU ROMA



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