Voglio uccidere il calcio

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MI SONO stancato di sentire la stessa frase ripetuta sino allo sfinimento.

Non si possono condannare tutti i tifosi per colpa di un gruppo di esaltati.

Il calcio è diventato terreno di lotta. Violenza prima di tutto. Bagni devastati, guerriglia, feriti, incidenti prima e dopo la partita, arresti.

E ogni volta torna lo stesso ritornello.

Per non parlare del razzismo dilagante.

Anche qui la difesa poggia sulla ripetitività degli argomenti a sostegno della buona fede della massa e della delinquenzialità di pochi.

Ho letto un’intervista ad Adriano Galliani sul Corriere della Sera.

Il razzismo è una cosa, la discriminazione territoriale un’altra. E se devo essere sincero sino in fondo, non la capisco. Stiamo parlando di una norma che esiste solo in Italia. Ma lo vogliamo uccidere questo calcio?

Non la capisce?

Proviamo a leggere i comunicati ufficiali della Lega Nazionale professionisti Serie A, organizzazione che Galliani conosce bene dal momento che ne è anche vice-presidente.

Letta la relazione dei collaboratori della Procura federale relativa alla gara soc. Napoli – soc. Internazionale del 15 dicembre 2013 nella quale, tra l’altro, si attesta che “Dal settore ospiti per la durata dell’intera gara si sono levati cori del seguente tenore: Napoli m…(merda, nota esplicativa mia); Napoli colera sei la vergogna dell’Italia intera; puzza di m… (sempre merda) puzza di cani, stanno arrivando i napoletani; …voi non siete esseri umani…” Tutti i detti cori erano percepibili dai due settori confinanti con quello degli ospiti (tribuna e curva); il dirigente O.P. riferisce di analoghi cori che erano stati intonati dai tifosi ospiti appena entrati nello stadio e prima di accedere al proprio settore…

Ecco, questa è “discriminazione territoriale.

Un segnale inquietante di inciviltà, violenza, incapacità a inserirsi in un corretto tessuto sociale, prevaricazione, bullismo e di tante altre brutte cose ancora.

Recentemente il teatrino si è spostato a Bologna.

Mentre i tifosi del Napoli intonavano “Caruso” di Lucio Dalla, prima la Curva e poi l’intero stadio rispondeva con: “O Vesuvio lavali col fuoco.” E per rendere ancora più chiaro il concetto i tifosi esponevano uno striscione: “Sarà un piacere quando il Vesuvio farà il suo dovere.

Davanti alla presa di posizione di Gianni Morandi che si vergognava di quei cori, un lettore scriveva alla Gazzetta dello Sport.

Non venitemi a dire che “Vesuvio lavali col fuoco” sia un insulto razzista. Un conto è insultare per il colore della pelle, un conto è fare i soliti cori di sfottò geografico.

Napoli è la vittima preferita.

Nella partita contro la Juventus del 10 novembre 2013 i cori erano sullo stesso tema.

Lavali, lavali col fuoco, o Vesuvio lavali col fuoco.

Senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani.

O colerosi terremotati, voi col sapone non vi siete mai lavati.

Napoli merda.

Napoli colera sei la vergogna dell’Italia intera.

Uccidete questi bastardi.

Ma il Napoli non è certo l’unica vittima.

Durante Milan-Roma del 16 dicembre 2013, i supporter giallorossi in trasferta hanno ripetutamente insultato la squadra rossonera con il coro: “Milan squadra di neri.”. Poi sono passati ai “buuu, buuu, buuu razzisti contro Mario Balotelli”.

Tutte le frasi virgolettate sono frutto di un copia e incolla dai comunicati della Lega. Ma questo non è bastato alla stessa Lega per punire i colpevoli.

La Prima Sezione della Corte di Giustizia Federale aveva punito Inter e Roma con 50.000,00 euro di ammenda e la squalifica dell’Anello Verde del Meazza e della Curva Sud dell’Olimpico.

Sanzioni successivamente sospese per disporre ulteriori approfondimenti da parte della Procura Federale.

Tanto per capire il linguaggio con cui si sostengono tali decisioni, riporto il primo capoverso della motivazione della Corte di Giustizia Federale.

Rilevato che, impregiudicata ogni valutazione in punto di rito e di merito, con riguardo anche alla disposta applicazione della recidiva specifica, occorre disporre un supplemento di indagine circa la percezione reale del fenomeno espressione di discriminazione, dovendosi constatare che nel rapporto dei tre collaboratori federali non vi è cenno circa l’esatta percezione del fenomeno da parte degli stessi per come collocati all’interno dell’impianto, bensì si ha riguardo solo alla “percepibilità” da parte dei due settori confinanti a quello occupato dalla tifoseria ospite…

Colpa mia che sono ignorante, ma mi sembra tanto una scena di “Amici miei”.

Mascetti: Tarapìa tapiòco! Prematurata la supercazzola, o scherziamo?

Vigile: Prego?
Mascetti: No, mi permetta. No, io… scusi, noi siamo in quattro. Come se fosse antani anche per lei soltanto in due, oppure in quattro anche scribài con cofandina? Come antifurto, per esempio.
Vigile: Ma che antifurto, mi faccia il piacere! Questi signori qui stavano sonando loro. ‘Un s’intrometta!
Mascetti: No, aspetti, mi porga l’indice; ecco lo alzi così… guardi, guardi, guardi. Lo vede il dito? Lo vede che stuzzica? Che prematura anche? Ma allora io le potrei dire, anche con il rispetto per l’autorità, che anche soltanto le due cose come vice-sindaco, capisce?
Vigile: Vicesindaco? Basta ‘osì, mi seguano al commissariato, prego!
Perozzi: No, no, no, attenzione! Noo! Pàstene soppaltate secondo l’articolo 12, abbia pazienza, sennò posterdati, per due, anche un pochino antani in prefettura…
Mascetti: …senza contare che la supercazzola prematurata ha perso i contatti col tarapìa tapiòco.

Il calcio cammina in un suo mondo, quello della supercazzola. Non so sei sia prematurata o meno. Di certo andare allo stadio fa paura. E quando hanno provato a portarci 12.000 bambini per riempire quelle curve della Juventus che erano state squalificate per cori discriminatori verso il Napoli, è accaduto il patatrac.

Ogni volta che il portiere dell’Udinese rinviava il pallone le creature urlavano all’unisono la stessa parola.

Non era “Bravo!” Era “Merda!

La scuola, la famiglia, la società hanno trasformato il linguaggio dei giovani. L’altro giorno tornando in treno da Perugia ho ascoltato per trenta minuti i discorsi ad alta voce di alcuni studenti. La parola usata con maggiore frequenza era quella che indica l’organo riproduttivo maschile, ovviamente nella sua veste più volgare. Noi dicevamo coso, loro dicono cazzo.

La povertà di vocabolario porta inevitabilmente ad adoperare sempre e solo le stesse parole. Che sono le più conosciute. Le parolacce. Non c’è discorso che possa farne a meno. E cominciando a rotolare a valle da questo punto di partenza si va giù verso il turpiloquio vero e proprio, la mancanza di rispetto per gli altri, l’incapacità di vivere nella società civile, la violenza, il gesto criminale.

Ma ogni volta dalle bocche degli addetti ai lavori esce lo stesso ritornello.

Non si possono condannare tutti i tifosi per colpa di un gruppo di esaltati.”

Non si sono accorti che nel frattempo quei pochi stanno per diventare la maggioranza nella nostra società. Per rendersene conto basta girare in macchina per una qualsiasi grande città italiana.

Un delirio di aggressività.

Anche il calcio sta per trasformarsi in una sorta di via intasata dal traffico, un luogo di perdizione dove tutti sono pronti ad aggredire tutti.

Ma lo vogliamo uccidere questo calcio?” si chiede e ci chiede Galliani.

Se non si ravvede sì, vorrei ucciderlo. Se non altro, per legittima difesa.

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