Auguri a Valerio Nati. Re d’Europa e campione mondiale, compie settant’anni

Oggi Valerio Nati compie 70 anni. Un momento speciale che merita un omaggio. Auguri, amico mio.

L’accento è inconfondibile. Un romagnolo marcato, una lingua musicale che ti ipnotizza. Valerio Nati ha una voce che si addi­ce al suo carattere. Gentile, mai invadente. Eppure, sul ring è una furia, un motorino che non si ferma mai. Conosce la tecnica del pugilato come pochi, l’unica cosa che non conosce è la paura.
A metà novembre del 1983, sbarco a Belfast dopo uno scalo a Londra. Non piove. E questa è già una bella notizia.
Arrivo in albergo e capisco meglio che clima ci sia in città.
Metal detector all’ingresso, doppio controllo prima di salire in stanza, poliziotti con giubbotto antiproiettile nella hall. La sera i militari tagliano le strade con delle pistole mitragliatrici e setacciano la zona.
Il match è per il vacante europeo dei pesi piuma, l’altro si chiama Barry McGuigan ed è un cliente terribile. Diciot­to match, diciassette vittorie, quindici per ko. Un mancino impostato in guardia normale. Un attaccante che morde e ha anche il vantaggio dell’allungo. Ce n’è abbastanza per scappare in direzione opposta, ma per Nati paura è una pa­rola priva di significato. E poi per questo match ci sono 40 milioni di borsa e la possibilità di un posto da protagonista assoluto nel panorama mondiale.
Campione europeo il romagnolo lo è già stato. Ha conqui­stato il titolo dei pesi gallo e lo ha difeso cinque volte. Una furia, un tornado, un frullino instancabile.
La King’s Hall è piena. Settemila persone riempiono ogni posto a disposizione. Si deve ancora cominciare e il pavimento è già un tappeto di birre. Urlano tutti.
Si comincia.
Valerio accorcia, mette dentro il destro sia in gancio che in di­retto. L’altro accusa. Cominciamo bene. Ripresa dell’italiano. Ma l’altro è una belva. È un grande, diventerà campione del mondo battendo il mitico Eusebio Pedroza. Tanto per capirci. Sinistro ter­ribile, ganci, montanti, diretti. Nati soffre, stringe i denti, ribatte.
È uno spettacolo vederlo sul ring. Conosce il pugilato come pochi, è un concentrato di tecnica e solidità. Ma l’altro è dav­vero super. Il match è una battaglia senza soste.
Avanti su ritmi assurdi e quel sinistro al fegato che l’irlande­se tira con maestria ed efficacia diventa un incubo.
Quando mancano ventisette secondi alla fine del sesto round, la resa.
La sintesi perfetta del combattimento è di Barry McGuigan. 
«Nati è stato il più forte avversario che abbia mai incontrato. Ha incassato colpi tremendi e ha saputo replicare con efficacia».
L’europeo lo riconquista contro Marc Amand, lo difende con Vincenzo Limatola. Tenta il mondiale con Zaragoza, nella sua città, sotto la neve.
Forlì, 26 novembre 1988
In una notte fredda e ventosa, a trentadue anni, si gioca la carta più importante della vita. Ha scoperto la boxe a otto anni, lui e i suoi amici organizzavano tornei nelle cantine delle loro abita­zioni. Gli è sempre piaciuto scambiare colpi, per sport non cer­to in strada. Cresciuto, ha trovato lavoro in una tappezzeria.
Faticavo di più allora, meglio il pugilato.”
Daniel Zaragoza lo fulmina con un lungo gancio sinistro, un capolavoro di tecnica ed efficacia. Valerio va giù, in croce. Con grande fatica rotola su un fianco per tirarsi su, ma le ultime energie che ha in corpo le spende per picchiare un pugno di rabbia sul tappeto. È finita.
Un vuoto di memoria di dieci minuti. Non ricorda nulla, appe­na torna a casa insiste per vedere la registrazione del mondiale.
Ho cancellato ogni momento da prima a dopo il ko. Non ricordo neppure di avere combattuto.”
Mi guarda, accenno un sorriso.
Dio si sarà detto: Ha già una bella famiglia, perché deve pretendere qualcos’altro?
Maria lo fissa negli occhi.
Dio è stato buono con noi. Stai bene, e quella è l’unica cosa che conta.”
Il titolo lo centra al secondo assalto il 9 dicembre 1989 a Teramo. L’avversario è Kenny Mitchel, un pugile che non conosce tregua. Non ha pugno devastante, ma la sua boxe è asfissiante. Valerio è a fine carriera, ma vuole dare redito al soprannome che i tifosi gli hanno regalato, Tigre.
Mitchell lo colpisce con una testata volontaria nella quarta ripresa. Viene squalificato. Il titolo arriva in terra di Romagna.
Nel 2022 entra nella Hall of Fame del Pugilato Italiano.
Valerio, come pugile e come uomo, merita tutto quello che ha conquistato.
Poi ci sarebbe da raccontare la storia di un campione che parla ai cavalli, che li guarisce con leggeri tocchi delle sue magiche mani. Per ora mi fermo qui, per il resto dell’avventura ci sarà tempo…

(stralcio dal capitolo su Valerio Nati, tratto dal mio libro “Storia della boxe italiana“).

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