Isis Sio, 19enne originaria del Wyoming ma residente in North Dakota dove è proprietaria di una palestra, boxa da quando aveva 15 anni.
Professionista dallo scorso 19 settembre.
Primo match perso ai punti contro la quarantenne Jessica Radtke Maltez (1-2-2).
Secondo match vinto ai punti contro la 38enne Katelyn Radtka (debuttante).
Terzo match il 30 gennaio 2026, perso per ko dopo 1:41 del primo round contro Perla Bazaldua (3-0-1). L’incontro veniva chiuso da un sinistro al fegato. In precednza Isis Sio aveva subito più colpi alla testa.
Quarto match, sabato scorso, a San Bernardino. Dopo un ko la Commissione della California può richiedere un fermo da 30 a 60 giorni. Se il knock out è subìto nel primo round, i giorni di fermo diventano 45, sempre che il pugno decisivo non sia stato scagliato alla testa.
Isla Sio torna sul ring a 50 giorni dal ko e affronta Jocelyn Camarillo (5-0), tre volte campione nazionale dilettanti, imbattuta da professionista, ventunenne.
Sio perde ancora per ko, dopo 1:18 dall’inizio del combattimento. Subisce numerosi colpi al volto e va al tappeto per un devastante destro alla mascella. Ricoverata d’urgenza in ospedale, viene sottoposta a un coma farmacologico. Stamattina si è risvegliata ed è tornata a respirare senza l’aiuto delle macchine.
La considerazione.
Quarantacinque giorni di fermo, in linea teorica non sarebbe dovuta entrare in palestra per tutto questo tempo. In pratica, viaggio dal Nord Dakota alla California e preparativi vari esclusi, avrebbe avuto un paio di giorni per allenarsi.
La domanda.
Due giorni di allenamento, dopo un ko devastante subito cinquanta giorni prima, una base tecnica non eccelsa (per usare un eufemismo), va ad affrontare un’avvversaria di livello chiaramente superiore.
Nessuno poteva evitare questo enorme rischio?


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