Ricevo una telefonata.
“Cosa mi dici di Genova?”
Non capisco.
“Bella città, due squadre di calcio, il mare…”
“Dario, sii serio.”
“Se mi aiutassi a capire…”
“Ti mando un video.”
Lo guardo, cerco conferme, capisco di cosa stiamo parlando.
Domenica 8 febbraio al Palateknoship del capoluogo ligure si è svolta una riunione mista di arti marziali. Organizzata dalla Elite Top Fight.
Incontri di savate, kick boxing, K1 Style. Cinque combattimenti a livello professionistico, compreso il pugilato (in alto il match tra i pesi massimi Alessio Marchese e Brian Ward).
All’interno della manifestazione (stesso giorno, stesso orario, stesso teatro, stesso pubblico), è andato in scena un programma firmato dalla Federazione Pugilistica Italiana. Per due dei tre match, organizzatore, arbitri, giudici, pugili, responsabili di settore, commissario di riunione erano tesserati con la FPI. Il terzo incontro era gestito dall’EBU.
Un titolo italiano donne (pesi paglia), Federica Macrì vs Consuelo Portolan; un europeo donne (supergallo, vacante) tra Michela Braga e Narymane Benioucif Berche; un match tra i massimi leggeri Yohacan Acosta e Demetrio Mattia Vinciguerra.
Tutto nello stesso contenitore.
Elite Top Fight è un’organizzazione con un proprio regolamento competizioni, un settore arbitri a cui propone anche dei corsi di formazione, propri istruttori a cui assegna certificati di appartenenza, proprie classifiche.

In altre parole la FPI ha inserito, e gestito, un programma di boxe professionistica all’interno di un evento organizzato da una associazione non affiliata che opera, tra l’altro, anche nel campo della formazione e dell’attività pugilistica. Ha legittimato e poortato benefici, sul piano promozionale, a un Ente che gestisce e organizza anche l’unico sport nella mani della Federboxe.
Articolo 1 – Natura e scopi della F.P.I.
(Statuto ratificato dalla Giunta Nazionale del C.O.N.I. con delibera n. 155 del 22.05.2025)



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