Tre lettere segrete. Nell’ultima, le proposte di un rivoluzionario per un futuro migliore

Terza e ultima comunicazione, apriamo la busta. I fogli sono quattro. Si capisce subito chie il segreto sarà svelato da queste parole. Io, Nino Arcari, e il mio amico Sandro Loi cominciamo a leggere con grande curiosità.

“Nella nostra era pugilistica chi sta al comando (penso) dovrebbe parlare così.
Sarò sincero con voi. Stiamo attraversando una crisi profonda, fatichiamo a uscirne. Tra i professionisti, trnne rari episodi, non riusciamo a vincere a livello europeo. Mondiali? Non ne abbiamo più uno ormai da nove anni. E tra i dilettanti va ancora peggio.
È tempo di tornare protagonisti.
Non ho favori da ricambiare. A conferma di quanto dico, abolisco le deleghe, azzerando di fatto un’usanza indegna di uno sport dalle nobili tradizioni come il nostro. Ricostruiamo tutti assieme il futuro di una disciplina che merita rispetto. 
La percentuale dei maestri con competenze, personalità e conoscenze scientifiche si è ridotta nel tempo. Forse sono state concesso troppe licenze, permettendo così a molti aspiranti coach di diventare effettivi pur non meritandolo.
Abbiamo chiesto più soldi alle società, nascondendo il motivo di questa decisione sotto un mare di parole. Le realtà è che il governo diminuirà ancora di più i finanziamenti a partire da quest’anno, mentre da parte nostra non riusciamo a trovare uno sponsor importante che pareggi i conti. 
A livello di Nazionale olimpica, credo sia arrivato il momento di rischiare. Sono anni che non arrivano risultati, ricominciamo dalle speranze, diamo fiducia ai giovani, facciamogli fare esperienza. Mancano tre anni all’obiettivo LA 28. Tentiamo, anche perché quella di adesso è una squadra che non promette grandi imprese.
Il professionismo è in affanno. Non ci sono abbastanza soldi per appoggiare il movimento come vorremmo. È per questo che ogni agevolazione che riusciremo a dare passerà attraverso la valutazione di una commissione non legata in alcun modo al sistema.
La ricerca di uno sponsor importante va affidata a persone che abbiano capacità, conoscenze e legami con quel mondo. Ma prima abbiamo il dovere di creare qualcosa che meriti l’attenzione di chi ci sceglierà come veicolo di promozione.
Dobbiamo riconquistare televisioni e giornali. I quotidiani, spesso, non mettono neppure la notizia di un europeo con un italiano sul ring. La copertura televisiva attuale non è di prima fascia e, spesso, trasmette in orari scomodi. Il resto è in streaming. Buona volontà, impegno, ma audience bassa. Il network che si muove meglio è a pagamento.
Ci impegneremoo. Cercheremo di allacciare un rapporto serio e continuativo con Mediaset. Con un calendario che parli di un numero preciso di riunioni. Se ce la faremo, avremo aperto una finestra, da dove potremo entrare per cominciare a restituire un minimo di popolarità al nostro sport.
Parlerò chiaro alla Commissione Professionisti e agli organizzatori. Soprattutto se si andrà in TV, non voglio pù vedere combattimenti con il risultato scontato. E basta con un solo incontro di buon livello e il resto del programma con pronostici che non sbaglierebbe neppure un bambino. Abbiamo l’obbligo di dare alla televisione un degno spettacolo per l’intero spazio orario che andremo ad occupare.
Mi impegnerò affinché anche gli atleti riescano a cambiare passo. Il nostro è l’unico sport dove si possono scegliere gli avversari. I livelli vanno rispettati. Bisogna confrontarsi con i migliori, non è da professionisti rifiutare un incontro perché si corre il rischio di perderlo.
La squadra olimpica non avrà più due anime diverse. È indispensabile un unico pensiero guida. Non possono coesistere due coach che hanno vedute opposte su scelte tecniche e tattiche della squadra, sulla gestione promozionale degli azzurri. 
Chiederò a tutti i componenti del Consiglio Federale di essere propositivi, dovranno lasciare a casa la timidezza e portare in Federazione carisma, idee e personalità.
Mondiali e Olimpiadi mi vedranno sul campo, al fianco della squadra. Allaccerò relazioni diplomatiche all’interno dell’universo dilettantistico. Il lavoro di collaborazione con i dirigenti stranieri è importante. La presenza costante del massimo rappresentate federale in rappresentanza di una nazione è la base di partenza per restituire prestigio al movimento. Sarò presente anche nelle occasioni più importanti che si svolgeranno in Italia. In questo momento dobbiamo fare gruppo, che nessuno si tiri indietro.
Stiamo navigando in acque agitate, ma se lotteremo tutti insieme, uniti e aperti al dialogo, potremmo risollevare la testa e tornare a vincere.
Questo è il mio programma.
Io sono Jean-Antoine Caritat, marchese di Condorce, nato a Ribemont, in Francia. Cittadino italiano da dieci anni. E questo è quello che dirò alla prossima Assemblea Straordinaria della Federazione.”    

Rimettiamo i fogli nella busta al centro della scrivania, e usciamo.
Veniamo investiti da una folata di vento, avvertiamo improvvisamente un grande freddo. Poi, finalmente, il silenzio. 
In quel preciso momento abbiamo piena consapevolezza che il mondo che amiamo, non tornerà più se questo silenzio non sarà riempito da parole sincere, da decisioni coraggiose. Dovremo tutti agire, dal primo all’ultimo tesserato, con l’animo puro di un bambino e la determinazione che nasce dalle conoscenze di un professionista.. 
Il primo passo?
Rispetto e chiarezza per la platea a cui ci si rivolge. Dialogo costruttivo, evitando conflitti estremi, con chi non la pensa come noi.
Buon anno a tutti.
                                                                                           


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