Dopo sei anni, stasera riapre il Teatro Principe. Il programma ha due match al centro della storia.
Interessante, stimolante il clou.
Akrem Aouina (13-1-0, 5 ko) è un trentunenne con una storia intensa alle spalle. Ha affrontato il lato brutto della vita, ha rischiato di morire quando era in Tunisia e i terroristi hanno bombardato un museo vicino alla sua casa, è arrivato da clandestino in Italia a bordo di un motoscafo assieme ad altre diciassette persone. Insomma, ha guardato negli occhi la paura, abbastanza per non incontrarla sul ring.
Akrem ha saputo integrarsi. Parla bene l’italiano, è entrato nella nostra cultura e ha una forte personalità. I suoi discorsi raccontano la vita di un uomo intelligente, capace di inseguire un sogno.
Sul ring ha una boxe spettacolare. È abile in difesa, dalla media distanza sa portare colpi pericolosi. Sta salendo gradino dopo gradino la scala che porta all’obiettivo finale, anche se al momento non è ancora chiaro quale possa essere. Ha perso una sola volta, l’unica in cui è andato a boxare fuori dai confini italiani, avventurandosi in Germania.
Ha conquistato il titolo italiano dei welter battendo chiaramente Pietro Rossetti. Ha superato Nicholas Esposito e Mirko Geografo. La sua guardia destra mette in imbarazzo i rivali, velocità e ritmo fanno il resto.
Il test di venerdì è importante. Tom Hill (12-3-0, 3 ko) sbarca in Italia con la voglia di mostrare a tutti di avere imparato la lezione. Ha un discreto diretto destro, boxa meglio dalla media distanza e ha sufficiente grinta per sperare di farcela. Finora ha superato rivali di medio livello, quando l’asticella si è alzata ha perso: Contro Paddy Donovan (uno che ha disputato, senza successo, il mondiale targato IBF). Contro Jack Rafferty, campione britannico. E ha perso anche contro Ellis Corrie, l’unico in grado di batterlo prima del limite.
L’unica cosa che stona è la necessità di attaccare un’etichetta a questa storia. È un peccato che il pugilato si porta dietro da tempo, sembra che gli sponsor non ce la facciano proprio a capire che un match è potenzialmente attraente, non perché valga per il titolo XYZ, ma perché i pugili che salgono sul ring hanno qualità e sanno come sfruttarle.
Stavolta siamo arrivati al Mondiale Silver ad interim dei welter. Ad interim, cioè (dal latino) temporaneo. Già Silver è una sottocategoria, poi ci aggiungiamo ad interim e siamo tutti contenti. Così va la vita, anzi la boxe.
Per fortuna, sulla carta, il combattimento ha tutti gli elementi per meritare il clou della serata.
Nel sottoclou, un confronto tra pesi massimi.
Non conosco l’uomo Diego Lenzi (2-0, 2 ko), so qualcosa del personaggio che interpreta sui social. So che ha deluso ai Giochi di Parigi ’24, dopo avere cominciato bene. Che è uscito male dai Mondiali di Liverpool ’25. Per uno che ha ambizioni di carriera non è un bel modo di procedere.
Da professionista ha disputato due incontri.
Il primo contro Georgije Stanisavlijev (0-1-0) vintro per ko 1. Il secondo contro Andrea Pesce (10-27-4) vinto per kot 2. L’avversario sarà il senegalese Gora Niang (7-2-2, 7 ko).
Diretta su DAZN dalle 20:00.



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