Sarà Gennadiy Golovkin, fuoriclasse del pugilato sui ring di tutto il mondo, il nuovo presidente della World Boxing. Succederà all’olandese Van der Vorst. Domenica il Congresso, che si svolgerà a Roma, lo eleggerà per acclamazione (come prevede lo Statuto) a capo della boxe dilettantistica che ha come obiettivo principale le Olimpiadi. È infatti l’unico candidato alla presidenza approvato dal Commissione di Valutazione indipendente.

Una vita in salita per GGG (è il suo soprannome). Il padre, che lavorava come minatore, è scomparso alla vigilia del match contro Andy Lee. Un incontro saltato per permettere a Gennady di rendere l’ultimo omaggio al genitore.
Morti anche i due fratelli maggiori, Vadim nel 1990 e Sergej nel 1994, mentre servivano l’esercito russo. La famiglia non ha voluto celebrare i funerali senza i corpi nelle bare. Il governo non li ha mai restituiti.
La sua è stata un’esistenza da vagabondo.
Fino al 2006 in Kazakhistan, nella città di minatori Karaganda, la sua patria. Poi in Germania sino al 2012, quando si è trasferito a Los Angeles per andarsi ad allenare a Big Bear con Abel Sanchez.

Sposato con Alina, padre di due figli: un bambino a cui ha dato il nome di Vadim in ricordo del fratello a cui era molto legato, una bambina nata mentre lui era in preparazione per un mondiale. Quando Abel Sanchez gli ha detto se volesse raggiungere la moglie appena ricoverata in ospedale per il parto, Gennady non ha avuto dubbi.
“Coach, abbiamo un combattimento in arrivo. Il nostro secondo figlio nascerà sia se io sarò lì o no. Abbiamo un match da fare e ci concentreremo su questo.”
Solo dopo la seduta di allenamento, ha raggiunto la moglie e la bambina. È un uomo di famiglia, non è un senza cuore. Ha un alto senso di responsabilità.

Grande da dilettante: oro ai Mondiali di Bangkok 2003, argento all’Olimpiade di Atene 2004 sconfitto in finale dal russo Gaydabek Gaydarberkov, ha chiuso questa fase con 345 vittorie e 5 sconfitte.
Ancora più forte da professionista: campione del mondo dei medi, prima per la WBA poi per l’IBF. Diciotto match per il titolo, 15 vittorie e un pari.
Il suo record parla di 45 combattimenti, 42 successi di cui 37 prima del limite, un pari, due sconfitte.
Nell’intera carriera, 391 combattimenti, non è mai andato al tappeto.
Ora cambia strada, l’avventura da alto dirigente parte domenica a Roma. God luck.


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