De Carolis: Mouhiidine non è un caso, ecco perché non sarà ai Mondiali

Il 29 agosto, ultimo test match per la nazionale azzurra in vista dei Mondiali (Liverpool, 4-14 settembre). Sempre venerdì, il direttore tecnico Giovanni De Carolis ufficializzerà la lista della squadra che difenderà i colori dell’Italia: otto ragazzi e cinque ragazze. Partenza, martedì 2 settembre.
Oggi, intervistato da Federico Militello per oasport.it, Aziz Abbes Muhiidine ha detto: “Io faccio l’atleta e penso a comportarmi bene. Ho dato il massimo con la Nazionale nello sparring e nella preparazione, senza mancare di rispetto a nessuno. Ma non sono stato convocato. Io so di che pasta sono fatto e adesso ho un motivo in più per passare presto professionista… Penso che ad Assisi sarei potuto essere valutato, ma forse la decisione era già stata presa… Ho perso per KO per la prima volta, però non penso che la storia di un atleta si possa valutare da un singolo incontro. Se fosse accaduto a ridosso del Mondiale avrei capito, ma dal 1° luglio mancavano più di due mesi…”.
Ho chiamato De Carolis e gli ho posto alcune domande.
Decisione già presa?
“Non credo proprio. Se fosse stato così, non l’avrei convocato per il raduno in Turchia.”
Il tempo, dal 1° luglio ce ne era abbastanza dice Abbes. Che ne pensi?
“Ho chiesto a tutti se fossero pronti a mettersi a disposizione per la nazionale. Lui mi ha risposto prima del Kazakistan. Lì avremmo dovuto cominciare a spingere. Purtroppo, è andata male. Perdere per ko può accadere nella carriera di un pugile. Non era al raduno iniziale per il fermo dopo la sconfitta prima del limite. L’ho convocato per la Turchia, stava male, aveva un problema intestinale. Siamo tornati il 17 agosto. Il Mondiale inizia il 4 settembre. Non è una valutazione tecnica, sappiamo tutti che è un campione. Il problema è un altro. Come faccio a portare a una competizione così importante un ragazzo che è stato bloccato un mese per un fermo medico e ha saltato il raduno successivo per malattia. Avrebbe cominciato il lavoro il 20 agosto e in due settimane avrei dovuto portarlo al massimo per i Mondiali. Da allenatore, dico che un pugile che non sai come sta, non puoi portarlo. Come ti ho detto, ho bisogno di lavorare per più tempo per avere tutti i parametri. Professionalmente è una cosa che va sempre sempre fatta. Il contrario sarebbe un grande errore. Non puoi affidarti alla fortuna, non sai a cosa va incontro. E io lavoro con troppa meticolosità per mettermi in una situazione del genere.”
Vi siete sentiti?
“Gli ho telefonato il 22 agosto. Probabilmente non ha sentito, né visto la chiamata. So che è un bravissimo ragazzo, volevo confrontarmi su questa situazione. Non mi piace il botta e risposta senza un chiarimento. Fine della storia, non è una scelta da imputare a una valutazione tecnica. Qualsiasi pugile che non sta bene non può partecipare a un Mondiale.”
Quando hai comunicato la decisione che Abbes non avrebbe partecipato ai Mondiali?
“Ho mandato la comunicazione il 9 agosto al Gruppo Sportivo della Polizia, quando lui ha spedito il cerficato medico. Ho scritto che non sarebbe venuto al Mondiale.”
Obiettivi a breve scandeza e alla distanza?
“Ai Mondiali speriamo di fare bene. Questo accadrà se saranno al 100% in ogni match, se saliranno sul ring fiduciosi nei propri mezzi e cercheranno di dare il massimo sempre. Per Los Angeles 2028, l’obiettivo sarà quello di avere una squadra competitiva e con alternative in ogni categoria.”
Fuori, per motivi diversi, Irma Testa e Aziz Abbes Mouhiidine. Mondiali in arrivo con una squadra che per gran parte è al debutto a questi livelli. Senti crescere la tensione, vedi scenari critici davanti a te?
“Ci sono abituato. Accadeva anche quando ero un pugile professionista. Faccio le cose al massimo dell’impegno. Non solo sotto l’aspetto atletico o tecnico, ma anche su quello mentale. Non ho problemi a sentirmi giudicato. So benissimo di essere esposto come direttore tecnico della nazionale. Dal lavoro prendo il buono e il cattivo. Devo accettarlo, fa parte del ruolo. Da atleta ero un campione se vincevo, se perdevo i commenti erano molto più cattivi. Da direttore tecnico ho fatto le mie scelte pensando non fosse giusto affidarsi al caso. So già che se non prenderemo medaglie, diranno: Non hai portato Mouhiidine che poteva prenderla. E se, per caso, Abbes avesse perso contro uno sconosciuto perché non non stava bene fisicamente, mi avrebbero detto: Perché lo ha portato? Sono tranquillo, reggo bene la tensione.”


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