
Ercole Morello (a destra nella foto) è nato e vive in Calabria, dove esercita come medico veterinario in una ASL. Gestisce una società dilettantistica di boxe. Allena i fratelli Roberto e Vincenzo Lizzi. Suoi nipoti. E, tanto per restare in famiglia, ha la supervisione tecnica di suo figlio Dario (a sinistra nella foto). Sia Roberto Lizzi che Dario combatteranno il 16 all’Allianz Cloud di Milano, nella riunione organizzata dalla TAF (The Art of Fighting) di Edoardo Germani.
Ercole Morello, parliamo di Dario.
È un autodidatta, praticamente si allena da solo. Io sono un supervisore. Vedo il video che mi manda, ne discutiamo insieme e troviamo la quadra. In fondo anche io sono un autodidatta, di mestiere faccio il medico veterinario della ASL. Sono un appassionato di boxe. Mi sono tesserato come amatore, all’epoca il maestro era mio fratello. Io facevo lo sparring partner. Poi è arrivato Dario e da lì è nata una nuova situazione. È andata bene, ho ottenuto molti successi. Praticamente sono la persona fidata che ha introdotto Dario in questo mondo. Pugilisticamente siamo cresciuti insieme, per nostra fortuna non abbiamo avuto dei maestri.
Perché per fortuna?
Sembra spocchioso il mio modo di fare. La massima ambizione quando mi sono tesserato con la FPI con la mia società, in pratica una cosa di famiglia tra figli e nipoti, era di creare un campione regionale. Per me sarebbe stato un risultato molto importante. Poi mi sono reso conto di chi c’era in giro. La Calabria non ha nessuna scuola. Io sono quindici anni che vinco da professionista e da dilettante, sono autorizzato a pensare che questa sia una mezza scuola. In Calabria gli Assoluti li ho vinti io, prima di me devi risalire alle guerre puniche. In compenso c’è molta arroganza, ma i risultati dove sono?
In che senso Dario si gestisce da solo?
Si autodisciplina. Fa tutto da solo. Contatta gli sponsor, propone gli avversari.
Chi è Dario? Il pugile e l’uomo.
È una persona molto schietta, crede nei suoi mezzi. All’inizio glielo ho ripetuto mille volte: se fai una cosa devi crederci, se non ci credi tu come pensi possano farlo gli altri? Non devi provare a fare il risultato. O vai per vincere o non vai proprio. Sento ripetere in giro: se perdi, impari lo stesso. I traumi psicologici, oltre quelli fisici, che ti porti dietro dopo una sconfitta sono tanti. La sconfitta lascia un segno indelebile. Per riprenderti ci vuole tanto tempo. Le tracce rimangono nel DNA. Quando vai a combattere devi essere sicuro di quello che puoi ottenere. Può anche arrivare la sconfitta, ma prima dell’incontro devi essere convinto che la vittoria sia qualcosa che ti appartiene se lavori al meglio.
Due parole sul match contro Chiancone. Un incontro di cui si è parlato molto, vinto bene da Dario.
Lo ha surclassato, l’altro è un ottimo pugile se gli fai fare il suo pugilato. Lo ha dimostrato adesso, lo spagnolo Fernando Jaquero ha accettato lo scambio ed è finito kot. La nobile arte però non è rappresentata solo da colui che concepisce la boxe sempre e comunque come una scazzottata, la noble art è quella in cui un pugile vince anche se ha metà della forza del rivale.
Leggendo il record di Dario si capisce che ha fatto un salto in aventi nell’ultimo anno.
Esattamente. Fino a qualche tempo fa non abbiamo mai deciso niente, non abbiamo avuto alcun ruolo nella scelta degli avversari. Primo match da professionista, vince per ko. Secondo match, incontra uno che aveva combattuto due volte per il titolo italiano dei welter. Dopo di che arriva una sfilza di mestieranti che non finisce mai. Non decidevamo un cavolo. I rivali dell’ultimo anno li ha voluti Dario, quando si è messo in proprio. Sento dire per anni ha fatto contro mezze figure, e che lo abbiamo deciso noi? Adesso si autogestisce, sceglie lui con chi fare. Gli hanno frenato la carriera, a noi come a tanti altri. È stato tenuto in salamoia per una vita.
Che vuol dire sceglie lui?
Nel senso che proponiamo noi. Proponiamo gente molto valida, che condivide il nostro modo di fare boxe. Gente forte che piace al pubblico. Certo, preferiamo pugili che vanno dentro. È contro questi che Dario fa il suo. Se gi dai un attendista il match diventa noioso. Moncelli va benissimo, un attaccante forte che non ha paura di niente. L’attendista è Dario. Se ha davanti uno che lo vuole stroncare, sa condurre il combattimento. Questa è la terza fase della sua carriera professionistica. Un’autogestione Dario Morello.
Ha 31 anni, pensi abbia ancora dei margini di miglioramento?
Margini sì, grazie ai match che sta facendo sta uscendo fuori l’intero suo talento. Era fortissimo da piccolo. Poi è stato messo nel congelatore. Da un anno sta tirando fuori quello che ha avuto sempre dentro. Cresce ovviamente anche la sua autostima. Prima si chiedeva quanto valgo? Non lo poteva stabilire contro avversari scarsi. Dopo avere dominato Nmomah e Chiancone, qualche risposta l’ha trovata.
Dove può arrivare?
Secondo me qualcosina in Europa può farla. Dipende dal giusto match nella giusta situazione. In poche parole, che non rischi di essere fregato da un verdetto casalingo. Siamo coscienti di questo pericolo, Dario ha un tipo di boxe che porta l’incontro sino alla fine dell’ultimo round. Non è uno che tira la botta e finisce lì. Se troverà le giuste condizioni potrà fare belle cose. Non posso certo dire va in America e fa un macello. Non esiste.
Ho sentito che fa il taglio del peso, per quello che conta, dico: non sono mai stato favorevole a questa pratica.
È vero, fa il taglio del peso. Ti dico il perché. È obbligato, lo farebbe anche da mediomassimo.
Perché?
Non hai idea di quanto mangia. Fa paura.
Non si riesce a regolare?
Non gliene fotte niente. Fuori match, 15/20 giorni di libertà se li deve prendere. Poi ha l’appuntamento fisso con i nonni. Il peso lo piglia. Ma deve eliminare i chili superflui, non è un taglio del peso traumatico.
Va comunque a incidere sulla disidratazione di alcuni organi.
Assolutamente sì. E pensa che Dario ha fatto il welter fino a qualche anno fa.
Come ci riusciva?
Non lo so. Ho puntato i piedi. Un giorno è venuto da me e ha detto faccio il medio. Sono stato felice.
Come inquadri il match contro Moncelli?
Chiaramente la mia chiave di lettura è dalla parte di Dario. È l’incontro ideale per lui. Moncelli è un temerario, forte, combattivo. Viene sempre avanti. Ha coraggio, non ha temuto la battaglia anche quando ha combattuto fuori dall’Italia. Il Dario che conosco io, se non fa minchiate, non si farà colpire neppure una volta. Moncelli viene sempre avanti, prende tutti i colpi. È comunque pericoloso, Sarà un match spettacolare. L’abbiamo cercato noi.
PROGRAMMA (Allianz Cloud, Milano, inizio ore 18:20) Medi (6×3) Francesco Faraoni (6-0. 2 ko) vs Ion Catarau (1-4-0); mediomassimi (8×3) Luca War Machine Spadaccini (10-7-3, 5 ko) vs Mohamed El Maghraby (9-0, 4 ko); (WBC International Silver, vacante, 10×3) Nicholas Esposito (9-0, 5 ko) vs Akrem Aouina (11-1-0, 5 ko); superpiuma (titolo italiano, vacante, 10×3) Muhammad Diallo (9-1-0, 7 ko) vs Francesco Paparo (8-1-1, 2 ko); massimi leggeri (titolo italiano vacante, 10×3) Jonathan Mamba Kogasso (13-0, 9 ko) vs Roberto Mumma Lizzi (7-1-0, 2 ko); medi (Titolo WBC del Mediterraneo, 10×3) Dario Spartan Morello (23-1-0, 4 ko) vs Felice Faccia d’Angelo Moncelli (24-8-2, 6 ko).

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