Riflettori su Khelif (è in finale). Ignorato il caso Yu Ting Lin

Prima i fatti.
Imane Khelif vince e approda in finale (categoria 66 kg), dove affronterà la cinese Lin Yang.
Poi, il commento.
È stato un match brutto, davvero brutto. Un continuo legare, commettere scorrettezze. Da parte di entrambe. Janjem Suwannpheng ha boxato contratta, cosa che l’ha portata spesso fuori misura. Attaccava come se avesse fretta di arrivare a contatto, solo che finiva con l’andare addosso all’algerina e questo le impediva di mettere a segno i colpi.
Khelif si è meritatamente aggiudicata il verdetto. Pochi pugni precisi sono bastati a regalarle l’accesso al match che può farle vincere l’oro.
La realtà dell’intero torneo è che il livello generale è stato mediamente scadente. Lasciamo stare le eccezioni, quelle non fanno statistica. Portare le categorie femminile a sei è stato un atto di propaganda a cui non corrisponde, per qualità e quantità, una risposta adeguata.
La politica arriva in fondo.
Adesso l’International Boxing Association strillerà le sue verità, il Comitato Olimpico Internazionale ribadirà le sue scelte. Continueranno insomma la guerra tra loro, sempre sulla pelle degli atleti.
L’intero torneo di pugilato, uomini e donne, ha avuto una sola protagonista, Imane Khelif. 
E questa è l’ennesima risposta di quanto possa essere malata la comunicazione.
Yu Ting Lin, la ragazza di Taipei (boxa a 57 kg e domani, in semifinale, affronterà la turca Esra Yildiz Kahraman), ha percorso lo stesso itinerario di Khelif, ma è stata trasformata con una magia dai social media, dai politici, dai giornalisti, in un fantasma e nulla più. Squalificata anche lei ai Mondiali di New Delhi, anche lei a ridosso dal prendere la medaglia già guadagnata, anche lei per avere fallito secondo l’IBA il test dell’identità di genere, anche lei in semifinale a Parigi ’24. L’Associazione l’ha messa via, scansata come un birillo che non ha valore. L’attenzione generale era sull’algerina, inutile sprecare tempo e risorse sull’altra. Non avrebbe compensato gli sforzi con un adeguato ritorno di interesse.
È questo il mondo in cui viviamo. Davanti a identiche situazioni, con le protagoniste nello stesso contesto, gli schemi di manipolazione impongono di illuminare in un cono di luce esclusivamente chi offre ritorni di visibilità. E poi parlano di identità, di uguagliaza, di pari opportunità. Ma fatemi il piacere!
Continuate pure a spararvi addosso centinaia di parole. Il re è nudo, spero lo abbia capito anche chi fa fatica a interpretare l’evidenza.


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