
Quarantasei secondi. Non dura di più il match tra Angela Carini e Imane Khedif. Un diretto destro dell’algerina centra in pieno viso l’azzurra che va all’angolo e comunica la sua decisione.
“Finisce qui.”
Il direttore tecnico Renzini la guarda perplesso, non se l’aspettava. Mi permetto di avanzare l’idea che le abbia fatto la stessa domanda più volte negli ultimi giorni.
“Vuoi fare il match?”
Penso abbia ricevuto sempre la stessa risposta.
“Certo.”
Quando rilascia dichiarazioni post combattimento, Angela dice parole che confermano questa supposizione.
“Sono salita sul ring per fare il combattimento. Non mi sono arresa.”
Renzini all’angolo fa una richiesta all’azzurra.
“Ce la fai a resistere sino alla fine della prima ripresa? Ne parleremo durante l’intervallo.”
La risposta non concede spazio alle repliche.
“Fa male, al secondo colpo sembrava mi mancasse il respiro!”
È abbandono.
Angela poi dirà…
“Non mi sono arresa, ma mi ha fatto troppo male e ho detto basta. Esco a testa alta. Sono una combattente, una che sa sopportare il dolore. Se mi sono fermata l’ho fatto solo per la mia famiglia. L’hanno voluto il mio papà da lassù, l’ha voluto Dio.”
Si inginocchia al centro del ring e si lascia andare a un pianto dirotto. Non era questa l’avventura olimpica che aveva sognato.
“Non posso certo essere io a giudicare o a prendere una decisione, se lei è qui ci sarà un motivo. È stato un incontro irregolare? Non sono nessuno per giudicare.”
È una conclusione che sembra avere radici nel recente passato. Al momento del sorteggio Angela non era felice del nome che aveva trovato sul tabellone. L’aveva vista in allenamento a Santa Maria degli Angeli, non aveva però fatto i guanti con lei. Aveva respinto l’idea di rinunciare all’incontro. Dicono abbia ricevuto molte telefonate, messaggi che l’invitavano a dare un segnale forte. Una rinuncia ad effetto. Aveva risposto no a tutti. Voleva affrontarla.
È durata quarantasei secondi, le lancette non hanno neppure chiuso il primo minuto. Le mille polemiche della vigilia sono già esplose all’interno dello stadio, stanno girando su Parigi ’24, inonderanno il Comitato Olimpico Internazionale. E tutti noi siamo qui a chiederci perché si sia arrivati a questo punto.
L’IBA ha lanciato accuse pesanti, il CIO si è difeso dicendo che era in atto in atto una caccia alle streghe, il ministro dello sport italiano Andrea Abodi a poche ore dal match ha affermato: “Per Angela Carini non sarà garantita l’equa competizione.”
Siamo solo all’inizio di una triste storia che coinvolgerà boxe, sport, CIO. E tutti noi continueremo ad essere derubati di una passione nata molto tempo fa. Un pezzetto alla volta, un pezzetto alla volta. Fino a quando non si sarà esaurita del tutto.

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