
Esce anche Irma Testa.
A questo punto ci sarebbe da ripetere all’infinito la stessa storia.
Per cortesia, prendete fiato e riguardate il match prima di sparare sentenze. Guardatelo con una chiave di lettura diversa, mettete l’obiettivo sulla cinese. Vero, la torrese è calata progressivamente e ha perso brillantezza con il passare dei minuti.
Vero, ha boxato per quasi tutto il match sulla difensiva, cercando di limitare i danni piuttosto che procurarli.
Bene in difesa, meno quando è andata a proporsi in attacco. Il volto sembrava rivelare una condizione che non era certo la migliore. Le gambe e le braccia confermavano quell’impressione. Tutto vero. Ma se i giudici avessero fatto il loro dovere, alla fine l’arbitro avrebbe alzato la mano della torrese. Alla fine di un brutto incontro, ma aveva fatto decisamente più dell’altra.
A questo punto però non bisogna più guardare al dito, c’è la Luna che richiama la nostra attenzione.
Il calo fisico di Irma Testa è io stesso calo evidenziato dall’intera nazionale, compresi Lenzi e Mesiano che un match l’hanno portato a casa. Una condizione che pone diverse domande. Ci si chiede come sia stato possibile arrivare al momento più importante di un quadriennio con le gambe che non reggono tre riprese. Un round e poi cala il sipario. Non mi metto adesso a parlare di mani basse e saltelli (non è il caso di Irma), ma dico che nella dinamica di tre round bisognerebbe avere tra le mani un piano B. Non mi è mai parso di vederlo.
A questo punto il bilancio, match violentati dai giudici compresi, non è negativo. È disastroso.
Ci restano Diego Lenzi e Angela Carini. Veniamo da zero medaglie a Rio de Janeiro 2016, nessun partecipante maschile a Tokyo 2020. Giovedì e venerdì saremo aggrappati a questa coppia che è chiamata a evitare di trasformare un bilancio disastroso nell’ennesimo fallimento a livello olimpico.

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