Magnesi, il dramma dopo un capolavoro. Una storia piena di errori

Quando Michael Magnesi comincia la decima ripresa, i cartellini dei tre giudici lo vedono avanti di cinque punti (nella foto, Masanori Rikiishi all’angolo del pugile italiano).
Daniel Van de Wiele 88-83
Fabian Guggenheim 88-83
Steve Mertz 88-83

Comincia il decimo round.
E Michael Magnesi perde il match. 
Un incontro condotto sino a quel momento in maniera perfetta. Sicuramente la migliore prestazione di sempre, un campione, un guerriero lucido nell’azione di attacco. Viene avanti muovendosi sul tronco, cercando di non offrire mai un bersaglio facile a Masaori Rikiishi. E quando lo aggancia, non commette l’errore che ne ha sporcato in passato le prestazioni, non si getta addosso all’avversario. Rimane sempre lucido e tiene una distanza ottimale per piazzare i colpi.
Dall’angolo gli dicono di non rischiare, di tenere alta la guardia e soprattutto di nn scambiare.
Purtroppo il capolavoro finisce proprio in una scazzottata. Dura, selvaggia, paurosa, nel corso del decimo round, manco fossero all’interno di un saloon.
Prosciugato di ogni energia, privo della necessaria freddezza e con gambe e braccia che non rispondono più, come vorrebbe, ai comandi che la mente manda, sfinito, Magnesi va comunque avanti.
A quel punto il titolo è ancora salvo. E, soprattutto, lui non ha subito una punizione. 
È avanti anche all’inizio dell’ultimo round, il dodicesimo.
Daniel Van der WIelde 106-103
Fabian Guggenheim 106-103
Steve Mertz 107-102

Anche se perdesse la dodicesima ripresa, anche se la perdesse subendo due knock down, chiuderebbe in parità, salvando il titolo.
Michael però ha speso tutto e nel round finale cede di schianto.
Un dramma, una conclusione da brividi.
Riviviamola (ogni riga comincia con il minuto in cui si è svolta l’azione).
0:27
Gancio destro di Rikiishi, Michael va giù. Primo knock down.
1:01
Sinistro dritto de giapponese. Secondo knock down.
1:59
Scambio di colpi, l’arbitro separa i due pugili. Magnesi indietreggia lentamente e va al tappeto senza che Rikiishi lo tocchi ancora. Un brutto, bruttissimo segnale. Si rialza, ma non è fermo sulle gambe. È questo il momento chiave dell’incontro. È qui che la storia sarebbe dovuta finire. Hector Afu, referee esperto e capace, gli chiede due volte di fare un passo avanti e di alzare i guantoni. Magnesi non lo fa, solo al terzo sollecito tira su lentamente le braccia. Si prosegue.
2:34
Dopo avere subito sette colpi consecutivi, Magnesi finisce tra la seconda e la terza corda del ring. Ne esce lentamente, ormai da molti secondi in difesa passiva, incapace di reagire. Niente. Deve subire altri tre colpi prima che il match sia fermato.
Errore macroscopico dell’arbitro.
Ma l’angolo non può essere esente da colpe.
Il regolamento, e la riunione delle regole il giorno prima del match, chiariscono che se l’angolo di uno dei due pugili vuole fermare un incontro perché lo ritiene pericoloso per il proprio assistito, il capo allenatore (nel caso in questione Gesumino Aglioti) deve salire i tre gradini, entrare nel ring e segnalare chiaramente la propria intenzione. 
L’angolo di Michael Magnesi non l’ha fatto.
Ieri sera il campione è stato portato in ospedale, dove è stato sottoposto a TAC alla testa e all’addome. Per precauzione i medici lo hanno tenuto in osservazione anche nelle ore successive. Ha dormito in ospedale. Sembra che questa mattina le cose vadano meglio, Michael Magnesi tornerà a casa quando i medici daranno l’ok.


Lascia un commento