Nadal rientra a fine mese, il 3 marzo a Las Vegas giocherà con Alcaraz…

Rafa Nadal, 37 anni, non gioca un incontro ufficiale dal 18 gennaio scorso, sconfitta contro McDonald agli Australian Open. Un dolore all’anca sinistra lo ha messo a riposo, a giugno si è operato. Tornerà nel torneo di Brisbane (31 dicembre-7 gennaio), da 668 del mondo. Il 3 marzo 2024 disputerà un’esibizione con Carlos Alcaraz a Las Vegas (diretta su Netflix). Si sta allenando nella sua Academy in Kuwait. 
“Spero di risentire i nervi, l’illusione, le paure, i dubbi della competizione. So di trovarmi in un terreno inesplorato. Ho sempre preteso il massimo da me stesso. In questo momento quello che spero davvero è di riuscire a non farlo. Sbagliare all’inizio sarà una possibilità molto grande. Ma so che potrebbe esserci un futuro non troppo lontano in cui le cose potrebbero cambiare. Dovrò mantenere l’illusione e lo spirito del lavoro, nella speranza che il fisico risponda alle mie sollecitazioni.”
Rafa è entrato per la prima volta nella Top Ten il 25 aprile 2005. Giocavano ancora Pete Sampras e Martina Navratilova. Carlos Alcaraz non aveva neppure due anni. Due settimane dopo, Nadal giocava per la prima volta la finale degli Internazionali di Roma. Aveva 18 anni. Partite così intense se ne vedono poche nella vita.

Il Pirata si presenta. 
Lotta per 5 ore e 14 minuti, sconfigge Guillermo Coria. Lo fa con la mano sinistra coperta di piaghe. Un ematoma all’indice, il palmo tormentato da una vescica. Per un mancino è quasi un miracolo arrivare sino in fondo in quelle condizioni. Lui va oltre, vince la partita.
Per la prima volta la finale romana si chiude al tie break, mai una gara delle Masters Series è durata così a lungo.
Rafa Nadal è il nuovo re di Roma. Quando si sposta sulla parte destra del campo lancia al rivale un segnale inquietante. 
L’incubo è appena cominciato. 
Da lì spara colpi terribili, affidandosi sia al rovescio che a un dritto anomalo che gli riesce naturale.
«Ecco, quello è un colpo che mi sarebbe piaciuto avere» dice John McEnroe a Sergio Palmieri che gli siede accanto in tribuna.
Il Pirata non si arrende mai. Picchia la palla e il pensiero corre veloce al prossimo colpo. Anche quando è sotto e sembra impossibile possa uscire da una situazione irrecuperabile, eccolo tirare fuori dal cilindro una serie da paura.
Il popolo del Foro lo prende sotto la sua protezione. E così l’argentino, solo in mezzo a migliaia di persone, fissa con lo sguardo cattivo i nemici. 
Sta calando di concentrazione” pensa qualcuno. Errore. Lui si nutre di quella rabbia per continuare a lottare. È uno che non cede mai. Sceglie di osare di più nel secondo set e lo porta a casa, nel quarto riesce a recuperare una partita persa dopo avere ceduto nel set precedente il game più incredibile delle 5 ore e 14′ di incontro. Parlo del nono. Dura 22 minuti, a Nadal servono 28 punti per conquistarlo e andare 6-3.
Guillermo stringe gli occhi, cento rughe vanno a invecchiare quel viso da bambino. Il ragazzo dall’altra parte della rete gioca un tennis incredibile e non sembra avere nessuna voglia di arrendersi. Coria capisce che per avere le migliori occasioni dovrà entrare nel campo, cercare di chiudere il punto. Fino a quando rimarrà ancorato a due metri dalla linea di fondo, il terreno di caccia sarà in mano a Nadal.
«Il ragazzo spagnolo ha la miglior difesa che io abbia mai visto», commenta McEnroe.
Urlano gli argentini. Agitano la bandiera e invocavano il nome di Coria. Ritmano cori gli spagnoli, accompagnati dal resto del pubblico romano. Poi, si ammutoliscono. Il fisioterapista va verso il loro eroe. Tintura, polvere di cicatrene e una doppia fasciatura. Prima sull’indice sinistro, poi sul palmo della mano. Sembra il segnale di una resa imminente.
Coria porta a casa il quarto set. Il 18enne di Manacor sembra stanco, mette in fila una preoccupante serie di errori, non reagisce. La sua immagine ricorda quella di un pugile alle corde, in affanno.
L’argentino apre il quinto e decisivo set con tre game vinti di fila e si porta per due volte a un punto dal 4-0. I tifosi di Nadal si guardano in faccia. Sono tristi, scuotono la testa, perdono la fiducia. Popolo di miscredenti, per battere Rafa devi colpirlo senza lasciargli la possibilità di rialzarsi. Se non ne sei capace, vai incontro a brutte sorprese.
Eccolo rinascere sulle ceneri di un tennista a pochi colpi dalla sconfitta. Tira fuori dal cilindro le energie per rimettersi in piedi. La gente urla impazzita, lungo i gradoni del Foro anziani signori inscenano curiosi balletti ad ogni punto importante messo a segno dallo spagnolo. Lui si issa sino a guadagnare il primo match point sul 6-5 30-40 con Coria al servizio.
Solo chi non conosce Guillermo può credere si sia rassegnato. Corre ancora a prendere qualsiasi colpo negli angoli più lontani del campo. Rimette palle impossibili e lo fa cercando di marcare a sua volta il punto che lo tirerebbe su dal burrone. Poi osa fino al limite dell’incoscienza e spara una palla sulla riga. Annulla il match point, si rimette in partita fino a chiudere con un pallonetto sull’attacco di Nadal. Sarà il tie break a decidere la finale.
Un fascio di muscoli Nadal, un folletto che vola sul campo dopo oltre cinque ore di lotta Coria. Due match point per Nadal sul 6-4. Annullati. Poi, raccogliendo le stille di energia ancora rimaste, lo spagnolo vince una fantastica finale. 
John McEnroe si alza in piedi e applaude. 


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