
A Wolverhampton stanno preparando la festa per l’incoronazione. Hanno tappezzato la città di manifesti, a sentire in giro sembra che sabato sera Tyler Denny e Adam Azim saliranno sul ring da soli. Senza avversari, anche se Matteo Signani e Franck Petitjean sono i campioni europei in carica.
Tremilacinquecento biglietti venduti, giurano. Sold out, tutto esaurito. Diretta su Sky Sports in Gran Bretagna e su RaiSport in Italia. Uno scenario degno di una grande avventura.
Matteo è abituato a queste vigilie, mi è piaciuta la definizione che ha dato di sé stesso. “Sono uno
sfavorito di successo”. Se dovesse dare retta ai pronostici della vigilia e ai bookmaker, non dovrebbe neppure presentarsi. Gli allibratori offronto l’italiano a una quota che oscilla tra 3.40 e 4, mentre lo sfidante si assesta tra 1.15 e 1.30…
E invece Signani è nelle West Midlands per vincere un’altra volta. Sì, a 44 anni non è ancora sazio. L’altro è dodici anni più giovane, e questo conta. Ha tutto il tifo dalla sua parte, e anche questo conta. È un tipo tosto, altro elemento importante. Ma il ragazzo di Savignano sul Rubicone non è sazio. Continua a ripetere sino allo sfinimento il suo motto (sangue, sudore, lacrime) e va avanti.
Tyler Denny ha invocato a lungo un posto dove sentirsi al sicuro (Un campione in cerca di una casa titolava, nel numero del 5 luglio 2022, Boxing News un articolo in cui il giovanotto raccontava sogni e progetti). Alla fine casa l’ha trovata. Ha firmato un contratto con Boxxer di Benjamin Shalom, ha vinto il titolo inglese e inanellato quattro vittorie di fila.
A vederlo sul ring si rischia di sbagliare. È uno di quei pugili che se lo guardi combattere mentre te ne stai comodamente seduto nelle prime file della platea, ti fa un’impressione che non corrisponde alla realtà. Sembra facile da boxare, poco incisivo nei colpi. Poi analizzi il record e capisci che le cose stanno diversamente.
Ha un pugilato che sa adattarsi alle situazioni. Se c’è da combattere sporco, lo fa senza stare tanto a pensarci su. Accorcia la distanza, lega e porta colpi in serie. Attenzione soprattutto al suo gancio destro. Non sono pugni molto potenti, ma sono efficaci e convincono i giudici. Specialmente nella bolgia di un Palasport pieno di gente che urla solo il suo nome.
“Ci sarà tanto rumore, ci sarà un’unica possibile soluzione finale. Io con le braccia alzate e la cintura europea sui fianchi”, Taylor Denny non ha dubbi.
Matteo ne ha sentiti tanti in carriera di discorsi così.
Prima di partire mi ha detto una cosa che mi ha quasi convinto. “Una volontà di vincere uguale alla mia non ce l’ha nessuno. È quella che mi porta a dare il massimo in ogni giorno della vita, non solo alla vigilia di un match. Spero che la fatica paghi anche stavolta”.
Sarà un combattimento dispendioso. I pugni del britannico non sono devastanti, ma la sua azione è continua. Ha la capacità di muoversi a ritmi alti per l’intero incontro. Signani non dovrà fermarsi mai, e quando saranno inevitabilmente vicini dovrà scaricare serie importanti, da lasciare il segno. Una vittoria del romagnolo ai punti, a sentire giornalisti e tifosi inglesi, non è prevista nel programma della serata.
Ma attenzione. Andare sul ring convinti che solo un ko potrebbe permettere al romagnolo di tornare a Savignano sul Rubicone con la cintura, sarebbe un errore. Lo costringerebbe a un combattimento in cui le probabilità di rischio crescerebbero e tutto diventerebbe più pericoloso.
Meo Gordini, il maestro tornato al suo fianco, mi dice che tutto è stato fatto al meglio. Aggiunge che Signani è davvero pronto per questa sfida. Gli credo.
Il boato della Civic Hall di Wolverhampton sarà lì ad attenderlo, ci saranno tanti tifosi arrivati da Rowley Regis dove Denny abita. Ci sono meno di 15 chilometri da fare lungo la A 4123, meno di quaranta minuti di macchina e poi potranno sedersi in platea a urlare per il loro idolo. Matteo è adulto e vaccinato, non sono queste le difficoltà che lo spaventano.
Quando ha esordito al professionismo, il suo rivale di sabato aveva 15 anni e sognava di diventare un pugile. La preparazione è stata fatta al massimo, la serietà del campione e del suo maestro è inconfutabile. Ma i tempi di recupero potrebbero essersi allungati, la pressione del rivale potrebbe essere diventata più difficile da contrastare. Gli anni regalano esperienza, ma con invisibile crudeltà tolgono qualcosa di cui ti accorgi solo sul ring la notte del combattimento.
Ancora un match, questo. E poi che festa sia per Matteo Signani. Un campione che ha onorato il pugilato e merita un altro trionfo prima di affrontare la paura del momento in cui dovrà dire basta, finisce qui.
Sarebbe davvero bello se lo facesse da campione.

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