Quando Rocky combatteva, lei pregava. Anche la mamma di un campione imbattibile ha paura…

Pasqualina e Pierino Marchegiano vivono a Brockton, una cittadina di sessantamila abitanti a sud di Boston.
Il primo settembre del 1923, nasce Francesco Rocco. Un ragazzino che, a meno di due anni, rischia di morire per una polmonite. Lo salva una guaritrice di novant’anni. Usa acqua calda e brodo di gallina, tutta qui la medicina miracolosa.
Il ragazzino malaticcio cresce e diventa Rocky Marciano. Fa il pugile, vince il titolo mondiale dei pesi massimi e lo difende sei volte. Combatte per otto anni (dal 1947 al 1955), la mamma non vuole mai vederlo.
Pasqualina Picciuto è una donna robusta, ha un paio di grossi occhiali da miope, indossa vestiti color pastello e tiene su i capelli con un fermaglio. Ha la faccia piena, le guance rotonde come il resto del corpo in salute. Viene da San Bartolomeo in Galdo, nella provincia di Benevento. Arriva all’America, come si dice all’epoca, nel primo decennio del Novecento.
Ogni volta che Rocky combatte, Pasqualina sale sulla macchina di Rocco Del Colliano, il medico di famiglia, e si fa portare in giro per il quartiere. Il dottore fa una fermata fissa davanti alla chiesa.
Lei entra, prega, accende un paio di ceri.
“Pasqualina, non avete mai visto Rocky combattere?”
“Mai, e mai lo vedrò”.
“Rocky è forte, vince. Di che cosa avete paura?”
“Che faccia del male all’altro ragazzo, anche lui ha una mamma che prega”.


Tornata a casa, si assicura che la radio sia spenta. Vuole rimanere isolata dal resto del mondo. Aspetta solo che il telefono suoni.
Finalmente qualcuno chiama, lei alza trepidante la cornetta. Riconosce la voce sin dalla prima parola. Il cuore batte forte.
“Mamma, sono Rocky”.
“Sì…”
“Ho vinto un’altra volta. Nessuno si è fatto male”.
Anche stanotte, Pasqualina dormirà serena.