Un tatuaggio coreano, un tema alle elementari, la pasta alla gricia. Storia del fenomeno Quadarella

Europei di nuoto a Budapest. Una ventiduenne romana si prende il ruolo di protagonista. Oro sugli 800 e 1500 sl.
Questa è la sua storia.

Un tatuaggio racconta momenti felici, perdite inconsolabili.
Quel tatuaggio lì, un numero, parla di un sogno diventato realtà.
Il 23 è impresso per sempre sul polso di Simona Quadarella. È il giorno di luglio dell’anno 2019 in cui ha conquistato il mondo.
È in coreano, 스물셋, perché l’oro lo ha vinto a Gwangju in Corea del Sud. È sul polso destro, perché è stato con il palmo di quella mano che ha toccato la piastra elettronica all’arrivo.
Era un sogno nato quando era ancora bambina.
In un tema, frequentava la quarta elementare, aveva scritto che sarebbe diventata una nuotatrice. Brava come Erica, o forse di più. La sorella maggiore è stata campionessa juniores, poi ha cambiato percorso puntando sullo studio. Simona è andata avanti. Argento mondiale e tre ori (400, 800 e 1500 sl) negli Europei appena conclusi a Budapest.
Vive a Ottavia, zona nord ovest di Roma, da quando doveva ancora nascere. La famiglia si è trasferita lì quando mamma Marzia, professoressa di inglese, era incinta di lei.
Il papà Carlo, impiegato di banca, è stato sempre innamorato dell’acqua. Portava spesso le bambine al mare, sulla barca o sul gommone. Non voleva che corressero pericoli, bisognava che imparassero a nuotare. Simona a tre mesi era in piscina, quella della Polisportiva Delta alla Borgata Ottavia. A otto anni faceva agonismo al Circolo Canottieri Aniene.


A volte una vittoria la commuove fino alle lacrime, più spesso le fa apparire sul viso un sorriso pieno, una pioggia d’estate che tutto travolge. È dirompente. Ma sotto ci vedi una persona decisa, pronta a lottare per conquistare quello che pensa le appartenga. L’ha dipinta bene la mamma: gnappet, quando piccolina si lasciava prendere in giro per una statura meno imponente di tutte le compagne di gioco. Per poi diventare veleno nel momento in cui scattava la competizione. Una sorta di Clark Kent/Superman in versione femminile. Traduco per i meno giovani. Una figliola tranquilla, serena, simpatica in abiti civili. Determinata, al limite della spietatezza quando si tuffa nell’acqua della piscina.


Ha tifosi ovunque, ma è in Borgata che si annidano i fedelissimi. La Curva di Simona. O, meglio, quello che lei chiama il Villaggio. È all’interno di quella zona magica che si nascondono sentimenti e amicizie. Lei tifa Roma, frequentava l’Olimpico quando la pandemia non era ancora arrivata a toglierci la libertà.
Il sogno infranto si chiama Rio de Janeiro. Si sentiva ai Giochi, ha sbagliato la gara decisiva ed è rimasta a casa. Tutte le sere prima di addormentarsi rivedeva lo stesso film. Cosa avrebbe fatto in Brasile, come avrebbe condotto la gara, come avrebbe lottato. Non ha avuto l’occasione per farlo. Ha pianto, si è disperata. Poi ha capito che doveva reagire.
Perché Simona è una che lotta. La tabella di marcia di una nuotatrice non concede grandi libertà. Quella di una fondista ne concede ancora meno. Sveglia alle 5, due sedute in acqua e altrettante in palestra. Dodici chilometri al giorno. Niente distrazioni, pochi svaghi, doveva trovare anche il tempo per studiare. Al Liceo Scientifico Pasteur prima, alla facoltà di Scienza della Comunicazione (Tecnologia innovativa per la comunicazione digitale) poi.
Una passione per i social, 113.000 followers su Instagram, quasi 21.000 su Facebook. Foto, messaggi, scambio di informazioni.
Nel tempo libero, poco, un po’ di televisione. Serie televisive soprattutto. Tra passato recente e presente: Gossip Girl, Peaky Blinders, La Casa di Carta.
Ma fuori dall’acqua, amore a parte, la cosa che la fa davvero impazzire è un’altra. La pasta alla gricia. Rigatoni, guanciale, pecorino, parmigiano, vino bianco, acqua di cottura della pasta, olio. Un misto di sapori e profumi, comunque forti. Come sembra essere Simona Quadarella.


La allena Christian Minotti, fondista azzurro bronzo ai Mondiali in vasca corta, due medaglie agli Europei in lunga. Sempre sui 1500 sl. Detto Lo Scuro, per una abbronzatura sempre presente. Bravo tecnicamente, buon psicologo. Guida sicura. Romano anche lui.
A Tokyo ad aspettare Simona ci sarà una fuoriclasse del nuoto mondiale.
Katie Ledecky, ragazza di Washington che vive nel Maryland. Oro sugli 800 sl a Londra 2012 quando aveva solo quindici anni. Vincitrice nei 200, 400, 800 e 4×200 sl a Rio 2016. Quindici successi iridati. Primatista del mondo nei 400, 800 e 1500 sl. Un fenomeno.
Simona ha davanti agli occhi un’impresa che sembra disperata.
Mai dire mai. C’è una frase a cui ogni persona determinata, che faccia sport, si aggrappa quando tutto sembra impossibile.
È di Nelson Mandela.
“Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso”.
E allora…