D’Ambrosi nuovo presidente. CF, fuori Locatelli e Macchiarola, dentro Cherchi

Exibition.
È il modo in cui i bookmaker americani definiscono un match che non ha quota, troppo evidente è la differenza delle forze in campo. Così è stata la sfida elettorale per la presidenza della Federazione Pugilistica Italiana tra Flavio D’Ambrosi e il gruppo di Giuseppe Macchiarola, gestito e coordinato da lui medesimo come ha tenuto a dire nell’ultimo intervento prima delle votazioni.
D’Ambrosi ha dominato e per i prossimi quattro anni governerà il movimento.
Non parlo, per scelta convinta, dei programmi del vincitore. Accade che ad ogni rinnovo di carica i candidati promettano il paradiso, per poi ritrovarsi puntualmente peggio di prima alla fine del quadriennio.
Prendete ad esempio Vittorio Lai.
Nel discorso di commiato ha raccontato di quanto sia in salute la boxe di casa nostra, ha illustrato con slide a supporto quali fantastici risultati abbia raggiunto, ha insomma spiegato alla platea come il suo successore avrebbe potuto operare con animo tranquillo, visto il punto da cui sarebbe partito.
Salvo poi essere parzialmente smentito da quello che fino a ieri era il suo vice e oggi diventa un uomo al comando. Tengo in archivio le promesse del neo eletto presidente, ma su un paio non mollo. Ci credo e mi piacerebbe che fossero onorate, anche perché da quelle passa gran parte delle possibilità di riuscita del nuovo governo.
La prima riguarda la ristrutturazione del settore AOB con un peso decisamente minore lasciato al Centro Tecnico Nazionale di Santa Maria degli Angeli e la creazione di tre luoghi (Nord, Centro, Sud) di alta specializzazione. La seconda è il richiamo a un’unità di alte professionalità tra le parti migliori del panorama nazionale per far fronte comune nella rincorsa a un riscatto della disciplina.
Flavio D’Ambrosi è la scelta migliore che potesse essere fatta al momento. È stato a fianco di Lai nel quadriennio, assumendo spesso un ruolo da protagonista sul ponte di comando. Ha quindi colpe pregresse. Ma nei momenti di discontinuità ha fatto vedere capacità politiche e gestionali che sono il punto da cui ripartire.
Adesso è inutile guardare al passato, il futuro non è dietro le spalle ma davanti ai nostri occhi. Il pugilato italiano è in affanno clamoroso a livello del settore maschile AOB, in discrete condizioni in quello femminile. Il professionismo ha bisogno di una visione ampia, di risorse da investire e di onestà di giudizio. Sta affogando, tranne rare eccezioni, e ha necessità di chi operi conoscendo il mondo in cui andrà muoversi. Serve onestà soprattutto da parte di chi dovrà giudicare i risultati del proprio operato. Altrimenti continueremo a raccontarci favole fino alle prossime elezioni.
Mi dispiace per Angelo Musone, posso dirlo? Non aveva possibilità, ci ha messo tanta volontà, ma non sono queste le acque in cui deve nuotare. Lo dico con affetto,
non doveva lasciarsi coinvolgere in un match che tale non era. Quella di oggi era ed è sempre stata una exibition.
P.S. Da segnalare a margine delle votazioni per il Consiglio Federale due esclusioni clamorose: fuori Andrea Locatelli e Giuseppe Macchiarola.

RISULTATI VOTAZIONI
PRESIDENZA
Flavio D’Ambrosi 628 voti (85,68%).
Angelo Musone 102 voti (14,32%).
Aventi diritto al voto presenti 733, hanno esercitato il diritto 730.

CONSIGLIERI FEDERALI

Rappresentanti affiliati
Fabrizio Baldantoni 491
Marco Consolati 449
Mariangela Verna 403
Giancarlo Ottavio Ranno 387
Salvatore Cherchi 343
Sergio Rosa 343
Carlotta Rigatti Luchini 163
Rappresentanti atleti
Roberta Bonatti 33
Antonio De Vitis 30
Rappresentante tecnici
Biagio Zurlo 34
Presidente revisore conti
Sergio Melai 461