Hearn: Joshua vs Fury senza cinture in palio. Liberiamoci della politica!

Credo proprio che quella di Eddie Hearn sia una provocazione, quando invece potrebbe essere la mossa giusta per rimettere le cose a posto. Sgominare in un solo colpo la banda dell’alfabeto, indurle a più miti obiettivi.
“Abbiamo un grande match tra le mani, mi dispiace per gli Enti mondiali, che eclissa tutte le cinture. Dobbiamo solo stare un po’ attenti. Potremmo essere sul punto di dire: Sapete una cosa? Liberiamoci di tutta la politica adesso. Lasciamo perdere tutte le corone mondiale. Perché se rinunci a una cintura, potresti anche perderle tutte. Siamo entrati nella fase in cui possiamo realizzare uno dei più grandi incontri di tutta la boxe. Intanto continuiamo a pagare a ciascun organo di governo centinaia e centinaia di migliaia di dollari. E adesso c’è un altro ragazzo che probabilmente vuole un assegno a sette cifre per farsi da parte. Quindi dobbiamo solo stare attenti. E scegliere la giusta soluzione. Se insistono a porre restrizioni, potremmo fare a meno di loro. Anthony Joshua vs Tyson Fury è un match che il mondo della boxe vuole, si può fare anche senza cinture in palio”.
Paura nelle stanze del potere.
Da tempo la banda controlla il pugilato. Quattro organizzazioni principali (Wbc, Wba, Ibf, Wbo) più una serie di altri enti che sgomitano per dividersi la torta. Gestiscono 68 campioni del mondo, oltre a supercampioni, campioni ad interim, campioni silver, campioni unificati, campioni diamond.
Fino al 1913 esistevano otto categorie di peso: mosca, gallo, piuma, leggeri, welter, medi, mediomassimi e massimi. I detentori dei titoli erano facilmente identificabili, quello dei massimi aveva una popolarità incredibile.
Lentamente, con le scuse più varie (quasi sempre facendo appello alla necessità di offrire maggiore sicurezza alla boxe), siamo arrivati a 17 differenti categorie. Si sono aggiunte: paglia, minimosca, supermosca, supergallo, superpiuma, superleggeri, superwelter, supermedi e massimi leggeri. Nel giochino si è nuovamente lanciato il Wbc (governato da quarantacinque anni dalla famiglia Sulaiman, Josè prima e Mauricio poi), che ha creato il campione franchise (ovvero campione simbolo). L’idea, nata lo scorso anno, ha già visto Canelo e Lomachenko godere dei benefici di questo status. Non sono obbligati a difendere il titolo nei termini stabiliti dal regolamento, possono programmare l’attività a proprio piacimento. Il World Boxing Council ha anche dato alla luce una nuova categoria, i bridger, a mezza via tra i massimi leggeri e i massimi.
Siamo ormai a un passo dai settanta campioni del mondo, senza contare quelli che aggiungono una parolina magica accanto al titolo e si sentono sul trono.
Il risultato è che solo pochissimi conoscono i loro nomi, ma cosa assai più strana è il fatto che questo sport sia l’unico tra quelli più antichi a non avere un solo padrone per categoria. Ne ha almeno quattro.
Gli Enti sono gestiti come monarchie, in cui a governare è un re o una famiglia reale. Del Wbc ho appena detto, veniamo alla Wbo. Paco Valcarcel, a capo della World Boxing Organizzation, sta sbraitando affinché Anthony Joshua affronti lo sfidante ufficiale Olexsandr Usyk. Un ottimo pugile. Ma ha cominciato da peso medio ed è arrivato a guadagnarsi il titolo di sfidante ufficiale dopo aver lasciato la corona unificata dei massimi leggeri. Nella categoria ha affrontato due soli combattimentio. Contro Chazz Whiterspoon, un sostituto dell’ultimo minuto, avendo preso il posto di Tyrone Spong che aveva fallito più volte il test antidoping. E poi contro Derek Chisora. In entrambi i casi non ha entusiasmato e contro Joshua partirebbe largamente sfavorito. Quale interesse potrebbe scatenare un loro combattimento?
Interessi economici. Il Wbo, come tutti gli altri enti, prende bei soldini dai promoter. Dollari per l’offerta d’asta, dollari da una percentuale sulle borse dei pugili, dollari per l’affiliazione, dollari per la sicurezza e via di questo passo. In pratica campano, bene, con i soldi dei mondiali.
Se poi andiamo a giudicarne l’operato, cominciano i guai.
Lo stesso Wbo, tempo fa, ha fatto avanzare in classifica un pugile che era morto. Si chiamava Darrin Morris era numero 7 tra i supermedi e nei mesi successivi alla sua scomparsa è salito due volte in graduatoria arrivando sino al numero 5. Eppure negli ultimi tre anni aveva disputato un solo match contro tale David McClusky, il cui record era 17-59-5, con 28 sconfitte per ko.
Valcarcel siede sulla poltrona di presidente da 24 anni. Recentemente ha rilasciato una dichiarazione: “Bakhodir Jalolov merita di incontrare Tyson Fury”. Jalolov, il cui manager è Lou Di Bella, ha un record di 6-0, 6 ko, ottenuto contro sei rivali che messi assieme hanno un un curriculum di 31-11-6.
Ma il Wbo non è da solo.
La Wba, tempo fa, ha messo al numero 11 della graduatoria dei minimosca Ali Raymi, deceduto un mese prima. La Wba, la stessa che definisce campioni del mondo 42 pugili distribuiti nelle 17 categorie di peso. C’è il Super Campione, il Campione, il Gold Champion e il campione ad interim. Quella che gestisce con allegria i pugili affiliati. Quella governata ininterrottamente dal 1982 dalla famiglia Mendoza. Gilberto prima Gilberto Jesus poi.
Ecco, le sigle che hanno contribuito allo sgretolamento della popolarità di uno sport che si pratica ovunque. E adesso battono i piedi.
Eddie Hearn dice potrebbe fare a meno di loro.
Credo sarebbe possibile. Pensate che il match tra Anthony Joshua e Tyson Fury avrebbe bisogno dell’appoggio di Wbc, Wba, Ibf o Wbo per avere successo, per vendere almeno due milioni di contatti in pay per view, per far parlare il mondo intero, che il trio Hearn/Arum/Warren non sia in grado di gestire in proprio lo spettacolo?
Sarebbe davvero bello vedere le facce di Sulaiman, Mendoza, Valcarcel e Peoples (non dimentichiamo l’International Boxing Federation) appena avranno realizzato che non godranno di alcuna partecipazione al mega evento multimilionario. Guardare, ma non toccare.
Purtroppo credo che la minaccia del promoter di Matchroom sia solo un grido per spaventare la controparte, per ricordarle quanto sia rischioso insistere su questa strada di contestazione.
I soldi sistemeranno tutto. Olexsandr Usyk si prenderà un assegno milionario e aspetterà il suo turno. La trattativa si chiuderà e tutti saranno contenti, perché ognuno avrà la sua parte.
Urla e minacce fanno parte di una commedia che nel pugilato assume sempre più spesso le caratteristiche della sceneggiata.