Parla Flavio D’Ambrosi, neo presidente: “Ecco il piano per rialzare il livello”

Il 27 febbraio scorso Flavio D’Ambrosi è diventato, a larga maggioranza (85,68% dei voti), il nuovo presidente della Federazione Pugilistica Italiana. A lui ho posto una serie di domande sul futuro del nostro sport.

Il settore AOB è quello che ha bisogno degli interventi più decisi. Cosa farete?
Il riassetto delle rappresentative azzurre sarà al primo posto nei nostri programmi. Non tanto per quanto concerne la scelta del nome del CT, quanto per la riorganizzazione complessiva. Ogni squadra avrà un responsabile e un suo staff. Questo ci aiuterà a programmare meglio, a gestire con maggiore razionalità gli allenamenti.

Come sarà composto l’organigramma tecnico?
Due direttori tecnici, uno per la squadra maschile, uno per la femminile. Poi un responsabile per ogni rappresentativa azzurra divisa per qualifiche. Cioè Schoolboys, Junior, Youth e Under 22. I direttori tecnici, della maschile e della femminile, si occuperanno della squadra Elite.

La gestione generale delle rappresentative azzurre in mano a chi sarà?
Genereremo una struttura gerarchica. Ci sarà un direttore sportivo che farà da interfaccia tra squadre azzurre, direttori tecnici e Consiglio Federale. Ogni responsabile squadre agirà in maniera autonoma.

Sono stati già individuati i nomi che andranno ad occupare i ruoli chiave?
Sto formando la squadra, a breve comunicheremo i nomi che faranno parte della struttura. Per quanto riguarda l’Elite, probabilmente ci sarà un periodo di traghettamento sino al 31 agosto, cioè sino alla fine dell’Olimpiade di Tokyo 2020. Non sarebbe giusto mettere un tecnico nuovo che potrebbe trarre benefici dal lavoro fatto da altri negli anni precedenti. Dovremo trovare una soluzione transitoria che copra questo periodo che è finalizzato alla qualificazione per i Giochi.  Le prime nomine saranno quelle dei responsabili delle squadre giovanili. Poi procederemo con le nazionali maggiori. Dal primo settembre l’assetto sarà definitivo.

Quello di Santa Maria degli Angeli rimarrà l’unico Centro Nazionale?
Vogliamo ampliare la nostra capacità di selezione, avere una sola struttura riduce questa possibilità. Vogliamo allargare la platea dei Centri Federali. Ho già affiancato Formia, in cui si sono tenuti tre collegiali delle rappresentative giovanili. Ne aggiungeremo uno al nord, probabilmente a Milano, e uno al Sud: Calabria, Puglia o Sicilia. Tutti, comunque facilmente raggiungibili.

E quello esistente che ruolo avrà?
Assisi rimarrà un asset strategico. Il Centro di eccellenza dopo le varie selezioni.

Anche l’ex presidente Vittorio Lai aveva promesso una riorganizzzione simile, poi tutto è rimasto come prima. Corriamo il rischio che la storia si ripeta?
Io spero di no, Formia è già partito. Non possono rimanere solo parole, se non aumentiamo i processi di selezione rischiamo di perderci per strada i talenti. E questo vorrebbe dire costruire un palazzo senza le fondamenta.

Il settore giovanile è la base su cui edificare il movimento. Come lo gestirete?
Dovremo avere un’attenzione maniacale per il settore giovanile. Agiremo sulla fascia 8-12 anni con un modello di competizione che, seppure senza contatto, sia l’anticamera dell’agonismo. Incentiveremo i Comitati Regionali, aiuteremo le società anche con adeguati supporti economici per sviluppare l’attività in quella fascia di età. Avremo particolare attenzione alle qualifiche giovanili, 13-18 anni, incrementando l’attività nazionale.

Da vent’anni i migliori dilettanti restano tali, il naturale serbatoio per il professionismo si è inaridito. Così è andata anche nell’ultimo quadriennio. Proseguirete su questa linea politica?
C’è un principio essenziale da seguire. Noi abbiamo la fortuna, rispetto altre discipline, di avere un settore pro che è la vetrina del nostro sport. Questo deve spingerci ad amplificare l’attività. Dobbiamo sbloccare il passaggio degli AOB. Creare per gli atleti di alto livello un elemento di attrattiva verso i pro. Devono desiderare la transizione, devono avere la possibilità di andare incontro ad aspettative economiche adeguate. Per realizzare questo progetto servirà che la Federazione si impegni economicamente. La spinta principale va creata, dobbiamo tornare ad essere appetibili con il movimento pro per il circuito mediatico e le sponsorizzazioni. Dobbiamo ricollocarci sulle maggiori emittenti tv. L’abbiamo già fatto con Raisport, adesso stiamo portando avanti un progetto con altre televisioni di serie A. Una volta centrato questo obiettivo, dovremo essere in grado di attirare nuovamente gli sponsor.

Una volta trovato il contenitore, dovrete avere un contenuto da proporre. Come farete?
Dopo avere agito per il ricollocamento nella posizione di prima fascia, bisognerà spingere verso il settore pro gli elementi più interessanti. Va incrementata la ricerca del talento. Dobbiamo aiutare le società dilettantistiche e le società organizzatrici a individuare e crescere i giovani pro. Scovandoli nella nazionale azzurra, affiancando le organizzazioni che organizzano eventi misti.

Quanto tempo ci vorrà per ricreare un prodotto qualitativamente appetibile?
Dipenderà da quanto saremo bravi a stimolare e creare pugili che possono alzare il livello. Noi incentiveremo. Il laboratorio artigianale è nelle mani delle società. Se noi riusciremo ad attivare il meccanismo del pugilato pro nelle emittenti tv più importanti, poi gli organizzatori dovranno essere in grado di proporre programmi importanti.

Quali sono gli elementi da coinvolgere?
Le ASD prima di tutto. Sono loro a far combattere i giovani pugili pro. Le società organizzatrici fanno un lavoro sul medio livello, titoli italiani, a volte europei. Per far crescere i neo pro, dobbiamo supportare quelli che lavorano sul territorio, allenando e facendo crescere i giovani. Dobbiamo affiancarli con eventi nostri, incentivarne l’attività. Per ogni evento misto sarà stanziato un contributo attraverso i Comitati regionali. Tra qualche Consiglio Federale voteremo la delibera per cui chi partecipa a titoli per la cintura nazionale pro abbia premi in denaro.

Il CIO ha deciso che chi non si qualificherà nell’ultimo torneo europeo di Parigi in giugno, dovrà affidarsi alle classifiche continentali per andare ai Giochi. Cosa ne pensate?
Non siamo rimasti contenti dei nuovi criteri di qualificazione.

Il settore femminile ha decisamente più risultati di quello maschile, come mai?
I fattori sono più di uno. Le donne oggi, bisogna dirlo, hanno meno concorrenza rispetto agli uomini. Molti Paesi nel mondo non hanno praticanti o non fanno praticare alle donne attività agonistica di vertice. Le donne hanno anche una determinazione più alta di quella degli uomini. Il loro medagliere olimpico si va sempre più avvicinando a quello maschile. Noi abbiamo avuto la fortuna di avere tante ragazze che già praticavano sport da combattimento. E infine credo che il mondo della boxe sia finalmente uscito da questo machismo che pensava che il nostro sport fosse competenza esclusiva degli uomini. Il pugilato femminile è una realtà importante che può dare lustro al pugilato italiano.

Il titolo italiano dovrebbe essere un grande punto di partenza, il primo valido banco di prova. E invece ha perso valore rispetto al passato. Perché?
È calato il livello dei campionati italiani. Non solo di quelli pro, ma anche di quelli AOB. Il declassamento deriva dal fatto che non siamo riusciti a portare sul ring un buon prodotto sotto il profilo pugilistico. Dobbiamo ritrovare la qualità.

Il livello generale degli incontri lascia a desiderare, cosa farete per alzarlo?
La qualità dipende dal valore assoluto dei pugili, ma anche dalla scelta dei pugili e dalla possibilità di avere un filtro nella scelta. Ricostruiremo il vecchio CEP, un organismo che deciderà sui campionati italiani. Dovrà fare filtro per rendere più appetibili i match. Legittimerà gli eventi con un nulla osta tecnico. Sarà il primo gradino per alzare la qualità degli avvenimenti. Negli ultimi anni sono stati fatti campionati italiani che in altri tempi non si sarebbero fatti.

Molti verdetti sono sembrati discutibili, alcuni assurdi. Cosa farete per rimediare a questa pecca?
Stiamo modificando quella parte regolamento al cui interno ci sono i verdetti. Partiremo da un lavoro già fatto nel quadriennio precedente, sostanzialmente il procedimento sarà pronto a partire dai campionati italiani AOB di quest’anno. Un verdetto ai punti non conforme all’andamento del match, sarà sottoposto al giudizio di una commissione composta da arbitri e forse da uno o due tecnici che andranno a riesaminare il match, anche con un filmato. Se il verdetto della commissione si discosterà da quello della giuria, il verdetto sarà rivisto. L’Aiba ha già adottato il procedimento. L’anno scorso la regola non era ancora definita, adesso sì. Daremo mandato alla competente commissione carte federali di redigere un articolato specifico su questo punto. Spero di potere estendere la normativa ai pro. Anche se sono consapevole che, in questo caso, il discorso è più complesso.

A me sembra che ci sia una preoccupante proliferazione di tecnici. Quantità non significa qualità. Non le sembra che siano stati conferiti patentini in eccesso?
Negli ultimi anni i corsi di formazione dei tecnici hanno reso l’organico in sovrannumero, con tanti nuovi giovani che non hanno ancora un bagaglio di esperienza e conoscenze tali da insegnare subito ad alti livelli. Siamo già intervenuti cercando di migliorare i processi di formazione e restringere l’organico tecnico. Abbiamo messo in atto una procedura che riguarda gli avanzamenti di carriera e le mansioni. Prima un aspirante poteva svolgere le stesse mansioni di un maestro che insegnava da vent’anni. Oggi on può più essere titolare di palestra, non può più andare all’angolo. Dovrà fare un corso di formazione. Corsi in cui si dovrà essere molto selettivi. Quando trent’anni fa sono entrato in questo mondo, mi hanno detto che il pugilato non potevano praticarlo tutti, poi mi hanno detto che il pugilato non poteva essere insegnato da tutti. Io posso accedere ai corsi di formazione, posso provare a diventare aspirante tecnico e poi salire, ma devo guadagnarmi ogni avanzamento. Devo essere sottoposto a una selezione che garantisca sulle mie qualità di insegnamento. Ho detto chiaramente ai Comitati Regionali che il 6 politico non sarà più possibile.