Quando il sole brucia il viso e i polmoni

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Dieci anni fa nelle acque di Glyfada, ALESSANDRA SENSINI conquistava la terza medaglia in tre differenti Olimpiadi. Mai nessuno nella vela c’era riuscito. Eppure era delusa. Ecco il racconto di quella giornata.

 

BISOGNA vederle da vicino le ragazze del windsurf. Bisogna vederle in una giornata di poco vento, non più di otto nodi, quando pompano come canottieri nella passata in acqua. Roba da strapparti i muscoli. Il sole che brucia il viso e i polmoni, i capelli pieni di sale. Bisogna vederle per capire quanto sia duro questo sport. Alessandra Sensini è una sa bene cosa sia la fatica.

L’ha scoperta quando aveva dodici anni. Se la ritrova davanti nelle fredde mattine d’inverno, quando carica la tavola sul tetto della macchina e va in cerca di una spiaggia per allenarsi. La riscopre ogni estate quando la tuta della gomma le si appiccia addosso. La maledice quando passa un intero inverno a lavorare per rafforzare i muscoli delle spalle. La ringrazia quando taglia il traguardo per prima. E’ successo infinite volte.

Tutto questo deve esserle passato per la testa in un caldo pomeriggio d’agosto sul mare di Glyfada, Grecia. Era prima, mancava solo una regata alla fine. La francese Faustine Merret l’aveva già battuta mille volte. L’altra, la cinese Jian Yin, era una novità. Nel suo Paese il windsurf è sport per pochi eletti, al massimo duecento praticanti. E sono soprattutto professionisti. Allora, perchè tremare?

Il perchè, Alessandra l’avrebbe scoperto presto. I giudici dovevano ancora decidere se far partire la regata, lei guardava il bollino giallo sulla vela. Medaglia d’oro virtuale, una sorta di maglia rosa del ciclismo. Nella testa le immagini di un altro oro, quello di Sydney. Una medaglia che le pesava al collo come un macigno. Erano già tutti lì a provare il modo migliore per festeggiare, a studiare la sua biografia, a fare raffronti col passato. Lei, in mare, sola nella folla delle concorrenti, sentiva la scimmia della pressione appollaiata sulla schiena.

Il vento era debole. Brutto segno. La Sensini avrebbe preferito che il meltemi, il vento secco e fresco che d’estate soffia nel mar Egeo, si facesse sentire in maniera pesante, sognava una regata in cui la tecnica venisse premiata.

Per lanciare maledizioni, usa il dialetto toscano, ha avuto mille occasioni per farlo. Ad esempio quando ha trovato l’israeliana Lee Korsiz sulla sua strada. Stava scontando una penalità e ha involontariamente frenato il lancio di Alessandra. Come poco dopo ha fatto, forse senza volerlo, la greca Athina Frai.

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E così si è complicata una situazione che era già difficile di suo.

Nella testa della Sensini c’era il ricordo di un’altra Olimpiade, vecchia di appena quattro anni. Quell’ultima regata di Sydney, decisiva per battere la tedesca Amelie Lux e conquistare l’oro, l’aveva rivista solo poche settimane fa. E aveva rivissuto con la stessa intensità quelle emozioni.

Stavolta le sensazioni sono state subito diverse.

«Ho capito di aver perso fin dalla seconda bolina

E’ stato lì che si è sentita in una situazione disperata, senza ritorno. E ha tentato la strada che le altre avevano lasciato, si è lanciata a destra sperando di trovare il refolo giusto. Sognando di non dover più continuare a usare il boma come fosse il remo di una barca del canottaggio. E invece il vento, da quella parte lì, è arrivato solo a gara finita. Era proprio una giornata maledetta. Un mercoledì, ma i leoni erano le altre.

 

Ha cominciato prima e chiuso terza Alessandra Sensini. Un po’ di rabbia, tanta delusione, ma anche la sicurezza di avere vinto la terza medaglia in tre diverse Olimpiadi. Nessuno prima nella vela c’era riuscito. Bisogna andarne orgogliosi.

«Sono contenta, anche se dentro ho anche tanta delusione. Certo, avrei preferito che tutto fosse rimasto come era in mattinata.»

Era d’oro ieri mattina Alessandra. Poi la lunga attesa cercando di tenere in linea a fatica il windsurf, parliamo di 18 chili che in acqua devono sembrare cento. Servivano braccia robuste, da fatica. Meno indispensabili le strategie, l’abilità tecnica. Solo forza, tanta forza.

«E’ stata un’attesa lunga, snervante, brutta».

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Faustine Merret ha tagliato la linea ideale del traguardo e si è voltata indietro. Ha contato i windsurf tra lei e Alessandra, ha contato un’altra volta e poi finalmente ha esultato. Si è tuffata in acqua, si è abbracciata col suo allenatore ed ha pianto.

La Sensini è salita sulla barca del tecnico Luca Depedrini, si è messa le mani nei capelli ed ha cercato di buttare via il magone che le cresceva dentro.

«Luca lo sa, avrei voluto dedicargli un’altra medaglia, quella d’oro. Perchè lui è davvero d’oro. Mi dispiace».

Tre Olimpiadi, altrettante medaglie. Ma quest’ultima sembra che occupi meno spazio nel cuore di Alessandra. Sorride la grossetana, dice a tutti che è contenta del bronzo, che rifarebbe tutto quello che ha fatto negli ultimi quattro anni, che di soddisfazioni ne ha avute tante. Ma mentre la giornata andava avanti, sul volto di questa simpatica 34enne cominciavano a diventare più evidenti i segni della delusione.

«Faustine l’avevo battuta tante volte, anche quando tutto si decideva nell’ultima regata. Peccato

Atlanta, Sydney, Atene. Sempre sul podio. Il futuro si chiama Pechino 2008, un’Olimpiade a 38 anni potrebbe regalarle stimoli nuovi.

Ride Alessandra.

«Ma cosa volete che vi dica, mancano quattro anni e già volete sapere se andrò ai Giochi. L’unica cosa certa è che andrò in vacanza».

Sicuramente al mare, sicuramente senza windsurf. Quella tavola a vela adesso non le sta simpatica.

Forza Alessandra, sei appena entrata nella storia, seppellisci il magone sotto una risata.

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