Torna la Quintavalle, regina di Pechino

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Giulia Quintavalle è tornata ad allenarsi, insegue un posto per Rio 2016. E’ l’unica italiana ad avere vinto un oro olimpico nel judo (Pechino 2008). A Londra 2012 ha chiuso al quinto posto. Poi si è sposata con Orazio D’Allura, ha avunto un bambino: Leonardo, si è fermata. Ma non ha mai pensato di lasciare lo sport. Ora è di nuovo sul tatami, pronta a combattere. Questo è il racconto di quella magica giornata all’interno di un mega impianto cinese.

GIULIA ti conquista con un sorriso e con una timidezza antica. Di cognome fa Quintavalle ed è la prima azzurra a vincere l’oro nel judo.

Il match che l’ha consegnata alla storia l’ha vinto dominando Deborah Gravenstijn, tenente dell’esercito olandese. Un combattimento d’attacco prima, di gestione del vantaggio poi. Un capolavoro tattico, studiato a tavolino con il coach Felice Mariani che al termine della finale era completamente afono.

Appena avuta la certezza della medaglia, ha fatto ruotare la mano vicino all’orecchio destro, nel gesto reso famoso da Luca Toni.

«Era una promessa fatta alla mia migliore amica, Antonia. Voleva dire: non so se avete capito cosa ho fatto…»

Ha vinto un torneo duro, difficile, cominciato battendo la campionessa olimpica Yvonne Boenisch.

Non era un nome da favorita quello di Giulia Quintavalle. Ma l’oro l’ha portato a casa con pieno merito.

Finanziere semplice, forse avrà una promozione. La caserma di Castelporzionato, all’Infernetto (Roma) ha sofferto assieme a lei. Tutti in sala mensa a tifare per questa dolce ragazza che sul tatami si trasforma e diventa determinata, sicura, forte.

Lei sudava a Pechino, a migliaia di chilometri di distanza un signore soffriva ancora più di lei. Renato Contini è il maestro di sempre a Cecina. Davanti alla tv non si è perso una mossa e quando ha visto Giulia strisciare il piede sinistro sul tallone destro, ha capito che per la vittoria era solo questione di tempo. Era quello un segnale convenuto, una specie di dichiarazione di intenti fra i soci di una setta che fa del judo il proprio credo.

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Livornese, figlia di Fabrizio, geometra comunale di Rosignano Marittima, e di Marina: casalinga che ha già preparato la schiacciata di pane e la pasta con le cicale per festeggiare il ritorno a casa della figliola.

Il judo cominciato a 5 anni, forse per farle sfogare tutta quella agitazione che aveva dentro. Due fratelli. I genitori hanno chiamato il primo Manuel, in onore del bisnonno. Il papà di Juana, la nonna che viene dalle Grandi Canarie. L’altro, il gemello di Giulia, l’hanno battezzato Michel in onore di Platini che il 6 marzo 1983, il giorno in cui Giulia&Michel sono nati, ha segnato il gol della vittoria nell’1-2 della Juventus allo stadio Olimpico contro la Roma. E’ chiaro a questo punto della storia che i Quintavalle sono tutti sfacciatamente di fede bianconera.

Giulia ha provato il judo, il basket e il nuoto. E ha scelto il judo.

Da piccola ha vinto tutto a livello giovanile, le difficoltà sono arrivate più tardi. Andava bene, ma non riusciva a trovare il successo. Una lunga serie di quinti posti. Il cambio di peso, dai 63 è scesa a 57 chili, è stata la chiave di volta per scoprire la strada giusta.

Timida, ma solo con le persone che non conosce. Per farsi vedere in tv durante la sfilata nella cerimonia di apertura ha indossato una parrucca tricolore, poi ha alzato una bandiera con su scritto “Questi sono schizzi”, nel senso che quando uno scoppia di fatica gli schizzi di sudore sono lì a far da testimoni.

Finanziera dal 2002, è fedele all’arma sino in fondo all’anima. E’ nelle FF.GG il fidanzato, Orazio D’Allura. Come in finanza è la migliore amica Antonia Cuomo. Il Centro di Castelporziano è il buon ritiro. Lì prepara dolci da far assaggiare ai colleghi. Lei non ne mangia, quel che cucina le viene a noia.

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Famiglia di universitari quella dei Quintavalle. Manuel studia architettura, Michel ingegneria. Giulia era iscritta al Liceo Linguistico, ma ha dovuto interrompere gli studi al terzo anno. Il judo si era preso tutte le giornate. Ha ricominciato qualche tempo dopo fino a ottenere un diploma “un po’ privato”. Ora frequenta l’Istituto Tecnico per le Attività

Festeggiava a Pechino la dolce Giulia. A Cecina il maestro Contini le spediva il suo Sms di complimenti, poi le confessava che un giro sulla sua barca da pesca d’altura Vermar (dal nome delle figlie: Veronica e Maria) sarebbe stato il modo migliore per celebrare l’impresa.

La Quintavalle prendeva l’oro, lo baciava, si faceva fotografare. Poi concludeva il rituale delle interviste. Tornata al Villaggio metteva la medaglia sul comodino e continuava a guardarla, fino a quando non si addormentava.

 

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