Tokyo 2020. Avanza Rebecca, ora c’è la numero 1 del mondo

Un colpo alla volta, un colpo alla volta.
Prima il gancio destro, poi il gancio sinistro. Poi un diretto sinistro.
Precisi, puliti, a segno.


Rebecca Nicoli (foto FPI/Bozzani) è andata a prendersi la vittoria senza affanno, macinando un pugilato di qualità.
Davanti aveva un treno in corsa, Esmeralda Falcon Reyes conosce un solo modo di stare sul ring. Attaccando, senza fermarsi un attimo. Viene avanti e tira pugni, sperando di piazzare quello buono.
L’azzurra non ha snaturato la sua boxe, non è andata a complicarsi la vita.
Vuoi la battaglia, l’avrai.
L’arrembante sudamericana pressava in continuazione, ma non aveva né la tecnica, né la scelta di tempo di Rebecca. È stato un combattimento intenso, senza pause, piede sull’acceleratore e via.
Correndo, rischi di farti male se non hai gli appoggi tecnici a cui chiedere aiuto. E così è stato per la Reyes. Sbracciava, indovinava un paio di serie al corpo e poi finiva vittima dei colpi puliti, tecnicamente piacevoli dell’italiana.
Una corrida di sofferenza sul piano fisico, non certo su quello del punteggio. Un terzo round in cui la Nicoli ha concesso qualcosa in più all’altra, ma senza mai mettere in discussione il risultato finale.
Per tutti, meno che per la giudice bulgara Mariya Kavaklieva che ha visto vincere la messicana dopo averle assegnato prima e terza ripresa. Ci risiamo. Prima o poi, a forza di errori di valutazione, il risultato scandaloso salterà fuori. Solo allora probabilmente ci saranno urla di protesta e analisi di inadeguatezza. Per ora le falle di alcuni giudici sono coperte dalla saggezza di altri.
Adesso per Rebecca arriva la madre di tutte le sfide.
Venerdì 30 luglio, alle 4:00 del mattino in Italia, affronterà Kelly Harrington. È l’irlandese numero 1 del mondo, la grande favorita per la medaglia d’oro.
La Nicoli è una guerriera, non si spaventa. Sono sicuro che darà battaglia, anche se sarà dannatamente dura.

PESI LEGGERI (60 kg, sedicesimi di finale) Rebecca Nicoli b. Esmeralda Falcon Reyes (Messico) 4-1.

Russo è stato odiato o amato. Comunque, è un campione

Queste sono le mie opinioni
Se non vi piacciono, ne ho delle altre
(Groucho Marx)

Clemente Russo ha ufficialmente annunciato il ritiro dal ring. L’ha fatto in controtempo, in piena Olimpiade. L’ha fatto mettendosi al di fuori della cronaca, come del resto ha sempre gestito la carriera. L’ha fatto dopo avere di recente raccontato favole a giornalisti che non si sono vergognati di farle passare per realtà.
Ma questo fa parte del personaggio, il pugile è altra cosa. Anche se, debbo dirlo, è stato lui a creare questa fusione dei ruoli, godendone poi i benefici.
Detto quello che credo fosse giusto dire, vado oltre. E aggiungo, Clemente è stato un grande dilettante.
È una verità confortata dai fatti, anche se chi non l’ha mai sopportato ha approfittato della parte finale della carriera per infierire, traendo da una serie di eventi recenti lo spunto per giudicare fallimentare l’intero percorso.
Come se due argenti olimpici e due ori mondiali, la conquista delle WSB, i successi su Danny Price, Oleksandr Usyk, Deontay Wilder, Egor Mekhontsev potessero essere il frutto solo di una fortuna sfacciata.



Russo è uno che nel pentolone mediatico c’è finito dal primo momento in cui è salito sul ring. Gli insulti che ha ricevuto sono stati (spesso) superiori ai complimenti.
Capisco che si potesse non gradire il suo modo di boxare. Anche a me non piaceva, anzi era uno stile che non sopportavo. Era un pugilato fatto più di astuzia ed esperienza che di un talento classico. È vero, spesso portava sventole larghe che finivano sul bersaglio, schiaffi senza valore. Ma non ci sto quando sento dire che non è stato un campione tra i dilettanti.

Anche perché ha sempre inseguito e raggiunto il successo con determinazione. Ricordate la semifinale dei Giochi di Londra 2012? Contro Mammadov sembrava fosse finita dopo appena un round e due conteggi. E invece ne è uscito vincitore.
Quando in una calda mattinata duranti i Giochi di Londra 2012, gli ho chiesto quale fosse la chiave delle sue vittorie, mi ha risposto con quel sorriso con cui sembra prendere in giro il mondo intero.
Cuore e testa. Vinco così. Il cuore per trovare il coraggio di soffrire, la testa per motivazioni e orgoglio.”
Gli ricordavo i fischi del pubblico dopo il bruttissimo match con il cubano Lardouet Gomez e lui replicava.
I fischi sono stati la reazione al fatto che non avevano visto del pugilato. Perché, è vero, quella sera di boxe non se ne è vista per niente.

Alle critiche è dunque abituato. Gliene sono arrivate a fiumi.
È l’invidia, guaglio’. Ho letto un commento molto bello di Marco Maddaloni, mio cognato. Diceva: “Ragazzi, purtroppo l’invidia è l’arma peggiore che viene puntata contro il campione”. Anche se non hai nulla contro Usain Bolt, avresti voluto che vincesse Gatlin. Non può vincere sempre lo stesso. Hanno goduto tantissimo anche sulle sconfitte della Pellegrini. Sono dei gufi maledetti, chi vince dà fastidio. È così da sempre. E poi c’è un’altra cosa…

Dimmi…
Stravinci e l’avversario nun nè bbuono, straperdi e si ‘nu scemo, che amma a fa’? Voglio prendere i fischi sino alla fine, me ne strafotto. L’importante è il risultato”.
Era stato così a Londra, come lo era stato a Pechino, ai Mondiali di Chicago e a quelli di Almaty.
Quando era al massimo della condizione Russo era resistente, abile nella difesa (“Il mio maestro, Domenico Brillantino, mi ha insegnato che è un’arte determinante in questo sport. Non l’ho mai dimenticato”) e sapeva colpire rapido per poi uscire altrettanto velocemente dalla replica dell’avversario. Portava i colpi attraverso strane traiettorie. Impossibili per chiunque, ma non per lui. E faceva risultati. Poteva non piacere, ma è stato sicuramente un dilettante fortissimo.
Non so cosa avrebbe fatto da professionista. Mi dispiace non ci abbia provato, anche perché resto dell’idea che un pugile che si limiti al dilettantismo rimanga un incompiuto, uno che non può essere giudicato in assoluto. Ma ho rispetto per la sua scelta.
Quelli che oggi chiamano haters, perché non odiatori professionisti?, gongolano. Si eccitavano davanti alle sconfitte di Clemente, cancellavano con un ingiusto colpo di spugna il passato. E adesso godono del ritiro.
Non funziona così. Ed è proprio il pugilato a insegnarcelo.
I punti accumulati nelle riprese iniziali di un match valgono quanto quelli messi assieme negli ultimi round. Russo campione lo è stato, il fatto che negli ultimi anni si sia mosso su bassi livelli di rendimento non giustifica i cartellini di chi non gli assegna alcun merito nell’intera carriera.

Clemente Russo ha segnato una linea di confine. È stato un dilettante che ha goduto di grande popolarità. Ha agito da protagonista in televisione, sulle prime pagine dei giornali, sulle riviste non sportive. E questo gli ha dato riconoscibilità, soldi e sicurezza. Ma ha minato l’attendibilità dei giudizi. Troppo spesso si è portati, anche inconsapevolmente, a giudicare il personaggio e non l’atleta. E lui, con l’atteggiamento fuori dal ring nel finale di carriera (nelle interviste, intendo) ha dato materiale in abbondanza agli odiatori di professione.
Clemente Russo, anche se il suo stile non piaceva agli amanti della nobile arte, me compreso, è stato un degno campione tra i dilettanti. Chi non lo sopporta, se ne faccia una ragione.

Scende dal ring un campione. I risultati che ha ottenuti sono esaltanti. Non lanciamoci in confronti azzardati. Clemente Russo ha in bacheca risultati che pochi pugili sono riusciti a mettere assieme nel mondo del dilettantismo. E allora, per una volta, mettiamo da parte antipatie e gusti tecnici. Applaudiamo l’uscita di scena di un pugile che di sicuro questi applausi li merita tutti.
A Clemente dico solo, avessi evitato le ultime interviste sarebbe stato tutto più facile…

Tokyo 2020. Nicoli, c’è la Pantera… Carini, sarà dura

Domani, martedì 27 luglio, esordiscono nel torneo olimpico Rebecca Nicoli (prima in piedi, da sinistra nella foto FPI/Bozzani)) e Angela Carini (prima a destra).
Diverso il coefficiente di rischio.


Rebecca se la vedrà contro Esmeralda Falcon Reyes, soprannominata La Pantera. Una ragazza che un risultato l’ha già ottenuto, è la prima messicana a disputare un’Olimpiade.
Mancina, trasforma i match in combattimenti senza un attimo di tregua. Sempre in attacco, mulinando le braccia e tirando colpi. Raramente lascia partire il montante sinistro, ma quando lo fa diventa pericolosa. Questa foga le fa perdere a volte attenzione in difesa, si espone così ai colpi dell’avversaria rischiando non poco.
Ha un altro problema che ha cercato di trasformare in vantaggio.
Ho l’asma, la malattia mi ha solo reso più forte e ribelle”. 
Rebecca Nicoli  l’ho raccontata così.
Ha 21 anni e un cuore da guerriera. Ci sono quelle giornate in cui devi mettere da parte la ricerca della perfezione, l’esasperazione del bel gesto tecnico. Sali sul ring e sai che come unica compagna di avventura avrai la tigre che si nasconde dentro di te. Rebecca non dimentica di scavare in fondo all’anima per tirare fuori ogni goccia di coraggio. Soprattutto se la rivale cerca lo scontro fisico, una guerra fatta di piccoli sotterfugi e grandi trattenute.

È a Tokyo in cerca di momenti di gioia.
È un’occasione da non perdere. Rebecca Nicoli è una tosta, saprà farsi rispettare. Ha già superato molti ostacoli, altri dovrà superarne. Il primo ostacolo è alla sua portata, deve solo muoversi al meglio delle sue possibilità e l’altra non sarà in grado di seguirla su quei ritmi.
Angela Carini (pesi welter, 69 kg) è una tipa tosta. È arrivata a Tokyo 2020 con una missione da portare a termine. Non vuole sentire difficile, impossibile, terribile. Lei in questa avventura giapponese ha una promessa da rispettare, deve tornare nella casa di Afragola con una medaglia al collo. Altri risultati non li prende neppurein considerazione.
Le è capitata la cliente più scomoda. Saltato il primo match grazie a un bye, martedì troverà Nien-Chin Chen (anche lei all’esordio) di Taipei, data di nascita 10 maggio 1997, numero 3 del mondo. Ha vinto l’argento all’Olimpiade giovanile del 2014, il bronzo ai Mondiali 2016. Le è andata male alla sua prima Olimpiade, quella di Rio cinque anni fa. Fuori al primo turno.
Boxava nei medi, a 75 chili. Nel 2018 il suo allenatore le ha chiesto di cambiare categoria, di scendere di sei chili e provare tra i welter.
Adesso si presenta sul ring meglio strutturata sul piano fisico. Guardia normale, pecca di eccessivo di autostima. Boxa spesso con le mani basse, si fida dei suoi riflessi e di una velocità di braccia che le permette di anticipare il tentativo di attacco dell’avversaria. Il suo uno/due è rapido, ma non mi sembra possieda eccessiva potenza.
Angela è forte, può affrontare chiunque sperando di vincere. Sarà così anche stavolta, ma come primo match avrebbe potuto essere più fortunata.
L’ho raccontata così.
Guerriera coraggiosa, a mezza via tra una tigre e una principessa. Lotta con tenacia, ha colpi e movimenti tecnici per esaltare. Il dolore che si porta dentro potrebbe essere una spinta o un freno. Penso che la pena che ha per il papà, aggravatosi proprio alla vigilia della partenza per il Giappone, sia superiore a qualsiasi altra cosa. Ha messo in dubbio la sua partecipazione, si è chiesta se sia giusto combattere a Tokyo quando a casa, ad Afragola, la persona a cui vuole più bene al mondo sta soffrendo. A togliere ogni perplessità ci ha pensato lui, il papà ferito in servizio, Peppe, che anche se su una sedia a rotelle non ha mai perso fermezza e rispetto che la divisa da poliziotto impone, è stato chiaro.
“Io sono qui, e più tu combatterai forte, più il mio cuore riprenderà a battere. Più tu rallenterai, più il mio cuore rallenterà. Porta quella medaglia qui”.

Domani, martedì 27 luglio, è il giorno di Rebecca Nicoli e Angela Carini.

PROGRAMMA
MARTEDI’ (27 luglio, ottavi di finale) Pesi leggeri (6:06 ora italiana, 60 kg) Rebecca Nicoli vs Esmeralda Falcon Reyes (Mes). Pesi welter (7:42 ora italiana, 69 kg) Angela Carini vs Nien-Chin Chen (Taipei).
MERCOLEDI’ (28 luglio, quarti di finale) Pesi piuma (4:15 ora italiana, 57 kg) Irma Testa vs Caroline Veyre (Can).
GIOVEDI’ (29 luglio, ottavi di finale) Pesi mosca (6:54 ora italiana, 52 kg) Giordana Sorrentino vs Hsiao-Wen Huang (Taipei)

Tokyo 2020. Irma doma Walsh, mercoledì per la medaglia…

Ringrazio tre giudici: il tunisino Hichem Menchaoui, l’argentino Roberto Fernando Servide e l’australiano Carl Ruhen. Mi hanno regalato una scossa in più, hanno creato l’ombra del dubbio nella mia testa.


Pensavo di avere visto un primo round non esaltante di Irma Testa (a sinistra nella foto), ma comunque vinto chiaramente dalla ragazza di Torre Annunziata. Mi sembrava di avere visto una Michaela Walsh addirittura intimidita dall’avversaria, incapace di mettere a segno colpi importanti.
E mi sono ritrovato davanti a un risultato inaspettato. Un triplo 9-10 a sfavore dell’azzurra.
Per carità, in altre occasioni Irma ha boxato meglio, a Parigi ad esempio ha dominato senza lasciare dubbi anche a eventuali giudici distratti. Ma per la miseria, anche stavolta non c’erano dubbi su chi maledizione avesse vinto quella ripresa iniziale.
Poi, per fortuna le cose sono andate meglio.
Per Irma e per i giudici.
Il secondo round è stato perfetto. Colpi lunghi, sinistro scattante, destro a concretizzare la supremazia. Alla Walsh sono rimaste poche armi. Qualche scorrettezza, qualche colpo dietro la nuca, alcuni ganci al corpo dopo il break. Niente di più.
Terza ripresa di consolidamento. Una supremazia evidente anche qui, anche se meno marcata, meno esaltante dal punto di vista tecnico come era stato il round precedente.
È stato un combattimento condizionato da una tensione nervosa eccessiva, dalla necessità di agire in recupero dopo che pensava di avere chiuso davanti. È stata comunque una vittoria netta, meritata.
E adesso i quarti di finale, i secondi ai Giochi per Irma Testa, l’ultimo ostacolo prima della medaglia.
Ma stavolta ci arriva nettamente meglio che a Rio. Ha sconfitto Vorontsova e Walsh, due delle migliori del lotto. Lo ha fatto con autorità, mostrando una boxe a tratti esaltante, a tratti bella, a tratti sufficiente per comandare le sorti di entrambe le sfide. Brava.
Mercoledì 28 luglio, quando in Italia saranno le 4:15 del mattino, affronterà la canadese Caroline Veyre. Cliente davvero scomoda, attaccante senza pause. Ma il guanto di sfida al mondo dei pesi piuma è stato lanciato.
Irma Testa vede la cima della montagna e sorride.

PESI PIUMA (57 kg, ottavi di finale) Irma Testa b. Michaela Wash (Irl) 5-0.

Tokyo 2020. Giordana, inizio teso. Poi cavalcata trionfale

Avanza Giordana Sorrentino (foto FPI/Bozzani), batte chiaramente Irismar Rojas Cardozo e passa agli ottavi nella categoria pesi mosca.

Un successo netto, con qualche incertezza iniziale dovuta, credo, a un eccesso di tensione.
Ha pagato l’esordio olimpico, sulle spalle aveva il peso di sogni e speranze, finalmente poteva toccare con mano tutto quello che aveva inseguito per anni.
L’altra, la venzuelana, faceva onore al suo soprannome. Avispa, la Vespa, non si fermava un attimo. Cercava di pungere continuamente. Per tre minuti creava qualche problema all’azzurra, arrembante ma poco precisa. La Sorrentino caricava troppo i colpi e il risultato non era esaltante, Non riusciva a esprimere la solita boxe. Era macchinosa, poco fluida nell’azione. Non era il suo solito pugilato di attacco, mancavano gli uno-due efficaci. Ne veniva fuori un round confuso, fatto di colpi isolati. Una ripresa che si aggiudicava, concedendo però spazio al caos organizzatto della Rojas Cardozo,
Tornata all’angolo, Giordana buttava via tutto le scorie accumulate nell’attesa di questo momento, finalmente era pronta a fare vedere per intero il suo valore.
Quando si rialzava sembrava che tutti i pensieri che le frullavano nella testa fossero volati via. Boxava in scioltezza e per l’altra non c’era più via di scampo. Le combinazioni della Sorrentino andavano a segno, i tentativi di Irismar colpivano l’aria, il vuoto. 
Un primo round vinto di misura, seconda e terza ripresa portata a casa senza problemi. 
Una prova positiva della ragazza di Fiumicino, un pronostico rispettato, una vittoria senza affanno se non quello dettato dalla tensione per l’ingresso in una competizione finora solo sognata.
Tornerà sul ring giovedì 29 (alle 6:54 del mattino, ora italiana) contro Huang Hsiao-Wen di Taipei, numero 3 del mondo.
Ci sarà da soffrire.

PESI MOSCA (57 kg, sedicesimi di finale) Giordana Sorrentino b. Irismar Rojas Cardozo (Ven) 5-0.

Tokyo 2020. L’urlo del mago: La Walsh? Irma battila ancora

Irma Testa (foto FPI/Bozzani) torna sul ring lunedì, poco prima delle 7:30 del mattino, ora italiana. Affronta Michaela Walsh, una ventottenne di Belfast, numero 3 della classifica mondiale.

Forte, brava, esperta. Ha tutto Michaela, ma prima che azzardiate un pronostico, vi ricordo che questo match lo abbiamo già visto. È stato combattuto l’8 giugno scorso, non una vita fa, nel torneo di qualificazione olimpica a Parigi. Come è andata? Ve lo racconto usando le parole che ho usato un mese e mezzo fa.
Vittoria, oro, dominio.
E ancora una volta un tema tattico diverso.
Contro la Vorontsova ha boxato da incontrista, schivando con millimetrici spostamenti del tronco, o con un passo di lato, per poi rientrare e colpire. Contro la Cacic è diventata attaccante, andando a cercare la croata, beffandola sul tempo, imponendole una boxe che non concedeva speranze.
Oggi contro la Walsh ha mostrato che si può anche boxare di anticipo, spezzando l’azione dell’altra sul nascere, togliendole la possibilità di mettere a segno i suoi colpi, privandolo dello spazio per agire.
Signori, Irma Testa ha mostrato in questo torneo che davvero può andare a Tokyo indossando i panni della protagonista. Ha talento, saggezza tattica, capacità tecniche. Lucio Zurlo, il mago di Torre Annunziata, ha formato una campionessa. Irma è forte di suo, ma un tocco importante l’ha dato questo maestro di grande saggezza e capacità.

Ci sono diverse definizioni di mago nel vocabolario Treccani. Scelgo quella che mi sembra faccia al mio caso.
Chi è straordinariamente abile in una data cosa”.
Che il signore che sto per intervistare lo sia, nessuno può metterlo in discussione.
Il mago è al telefono.
Lucio Zurlo, ti è piaciuta Irma al debutto?
Tanto, non ha sbagliato quasi nulla”.
Quasi?
Quando ha deciso solo di schivare i colpi, è caduta in qualche scorrettezza, ma ha capito subito e ha ripreso a fare la sua boxe”.
Brava è sempre stata brava, ma negli ultimi tempi mi è sembrata più sicura, determinata, capace di esprimere sino in fondo il suo talento. Cosa è successo?
Era una ragazza, è diventata donna. Adesso è più consapevole del suo talento, fa il pugilato che è nelle sue corde, una boxe istintiva guidata da accortezza tattica. Ci vedo molto di quello che le ho insegnato, ci vedo molto della sua bravura di sempre. Prima non riusciva ad esprimersi, adesso è come se si fosse liberata di qualche laccio che le impediva di essere quella che è”.
La Vorontsova è un’avversaria difficile, Irma l’ha dominata.
Vero. Quella la attaccava e lei la prendeva di incontro. Ha vinto chiaramente tutte e tre le riprese, non riesco a capire come quello abbia potuto darne due alla russa”.
Il giudice mongolo probabilmente ha visto poco pugilato.
Forse” (ride).
Dove hai guardato il match?
Volevo vederlo a casa, ma poi ho avuto difficoltà con il computer. Mentre provavo a capire cosa fare, mi ha chiamato Lucia (la sorella di Irma, quella che le ha trasmesso l’amore per la boxe, ndr). Mi ha detto: Vieni al bar, lo vediamo assieme. Cosi ho fatto, sono andato al bar vicino casa. Lucia aveva un computer con uno schermo grande e l’abbiamo potuta vedere bene”.
Eravate soli?
All’inizio sì. Ma dopo poco tutti quelli che erano nel bar hanno fatto capannello attorno al computer e si è creato un tifo come quando i Palazzetti dello Sport erano pieni di pubblico”.
C’è stato un momento in cui la tensione è cresciuta?
No. Sono stato tranquillo per tutto l’incontro. La vedevo sicura, le avevo parlato il giorno prima. Avevamo fatto una videochiamata. Era serena, tranquilla. C’era la giusta tensione del primo match in una Olimpiade, ma non aveva dubbi che ce l’avrebbe fatta. Una cosa curiosa però è successa”.
Cosa?
Davanti allo schermo di quel computer io continuavo a urlare come se fossi all’angolo. La stranezza era che lei un attimo dopo eseguiva proprio l’azione che le avevo suggerito. Forse ha ragione Lucia”.
In che senso? Cosa dice?
Che abbiamo una sorta di telepatia. Ci capiamo anche se siamo a diecimila chilometri di distanza”.
Adesso c’è Michaela Walsh, irlandese numero 3 del mondo. Una tipa tosta, brava anche tecnicamente.
Ma Irma è più brava di lei. Si è tolta dalle spalle il peso dell’esordio, sono convinto che anche contro la Walsh disputerà un grande match”.
Vincerà?
Può farlo, l’ha già fatto, ha i mezzi per vincere. È forte, ha trasmesso grande sicurezza anche a me”.
Cosa ti ha detto quando è partita per il Giappone?
Prima di salutarmi, mi ha detto: Tranquillo, torno con la medaglia”.
Se penso a Rio e rivedo Irma oggi, mi chiedo se sia la stessa ragazza.
È cresciuta come persona e come atleta. Ha talento ed è determinata, può arrivare a qualsiasi risultato”.

Irma Testa sta attraversando un periodo di grande maturità. Lunedì dovrà confermare questo stato di grazia, se riuscirà a muoversi sugli stessi livelli di Parigi credo che i favori del pronostico le spettino di diritto ancora una volta.

PROGRAMMA
Lunedì 26 (ore 6:06 italiana) Pesi piuma (57 kg, ottavi) Irma Testa vs Michaela Walsh (Irl),
Martedì 27 (ore 7:27) Pesi leggeri (60 kg, sedicesimi) Rebecca Nicoli vs Esmeralda Reyes (Mes)
Martedì 27 (ore 7:42) Pesi welter (69 kg, ottavi) Angela Carini vs Nien-Chin Chen (Taipei)

Tokyo 2020. Irma domina la forte russa. E adesso la Walsh

Prima azzurra a salire sul ring, prima vittoria.
Comincia bene l’avventura del Poker di Donne azzurre nell’Olimpiade giapponese.

Un match senza sbavature, un dominio assoluto.
Così Irma Testa (foto FPI/Bozzani) ha fatto il suo esordio ai Giochi di Tokyo 2020.
Davanti aveva una rivale forte, una russa tosta e combattiva. Liudmila Vorontsova aveva imparato le precedenti lezioni. Per due volte aveva affrontato l‘azzurra, per due volte aveva perso. E allora ha cambiato tattica. Per un intero round ha provato ad essere meno irruenta, più riflessiva. Non si è lanciata addosso alla Testa come un toro infuriato. Tutto inutile. La torrese è andata a cercarla, le ha dato ancora una volta una lezione di boxe. L’avevo indicata come favorita di questo sedicesimo, non sono stato quindi sorpreso dalla sua performance.
Costantemente in anticipo, più veloce di braccia, dotata di una scelta di tempo decisamente superiore, Irma ha trasformato la russa in uno sparring. Buona per allenarsi.
È stato un segnale importante. L’altra, non dimentichiamolo, è forte. Se ci è apparsa lenta e prevedibile il merito va cercato nel talento e nella capacità di esprimere questo talento della Testa.
Seconda e terza ripresa hanno visto uno scenario diverso, La russa è tornata a inseguire forsennatamente la corta distanza, provando a fare pressione, cercando lo scambio ravvicinato per piazzare i suoi colpi potenti. Tutto inutile anche stavolta. Irma ha avuto in mano il pallino della sfida, il match è stato a senso unico.
Alla fine mi è passato per la testa un pensiero. Lunedì ci sarà una cliente ancora più scomoda: Michaela Walsh è numero 3 del mondo. Ma, contro la Testa che ho ammirato ieri, ho pensato, a doversi preoccupare credo dovrebbe essere l’irlandese.
Poi però ho ascoltato il verdetto. Split decision: 4 giudici 30-27 per Irma, uno 28-29 per la russa! Ripeto split decision in un match dominato. Il giudice mongolo Otgongbayar Mandakhbayar deve essere digiuno di pugilato per avere firmato un cartellino a favore di Liudmilla Vorontsova. Forse è la prima volta che si trova coinvolto in un torneo così importante.Va fermato, sospeso. La Boxing Task Force del CIO ha un problema enorme di arbitri e giudici. Era stato facile scrivere qualche mese fa che a Tokyo 2020 avremmo assistito alla peggiore Olimpiade di sempre, per quel che riguarda gli ufficiali di gara. Oggi ne abbiamo avuto la conferma.
La speranza è che non si inventino niente.
Irma Testa è forte, in forma, ha un senso del tempo e un talento da mostrare al mondo. Lasciateglielo fare senza romperci le palle.

Tokyo 2020. Giordana domani all’alba contro la “Vespa”…

Domani alle 12 in Giappone, le cinque del mattino in Italia, Giordana Sorrentino (a destra nella foto FPI/Bozzani, a sinistra Rebecca Nicoli) esordirà nel torneo olimpico. Affronterà Irismar Rojas Cardozo, detta Avispa. La Vespa.

La venezuelana è un motorino instancabile che mette a dura prova la resistenza delle rivali. Ventitrè anni e una gran voglia di riscatto.
Avversaria alla portata di Giordana, la romana di Fiumicino. La Sorrentino è in buona forma e sogna di andare lontano in questa avventura. Dovesse farcela, come penso, al prossimo incontro se la vedrà con Huang Hsiao.Wan di Taipei, numero 3 della classifica mondiale.
Ma restiamo al match di esordio.Ne parlo con il maestro che l’ha allenata agli inizi.

Luciano Sordini, come era Giordana, quando è entrata la prima volta in palestra?
“Era una bambina di 12 anni, carina, educata. Veniva dal pattinaggio, era già forte di gambe”.
Come ha cominciato a boxare?
“In palestra da me si allenava suo fratello Michael, un giorno lei mi ha avvicinato e mi ha fatto una domanda?”
Quale?
“Posso provare?”
E tu?
“Le ho detto: Certo. Attenta a non farti male. Dopo pochi minuti mi sono girato e ho visto che piangeva”.
Cosa era successo?
“Il fratello aveva esagerato”.
E lei?
“Per un po’ di tempo non si è fatta vedere, poi è tornata”.
Se dovessi indicare una sua qualità su tutte?
“Il temperamento. È una guerriera, non fa mai un passo indietro”.
Combatte a 51 chili, pensi fatichi a fare il peso?
“Nei primi tempi faceva 60 kg, poi ha combattuto a 57. Credo che in questa categoria, i pesi mosca, facciano tutte una gran fatica. Lei è forte dal bacino in giù, la pratica del pattinaggio ha creato una muscolatura possente. Forse faticherà un po’ più delle altre”.
È sempre stata mancina?
“Quando ha cominciato era mancina naturale, ma impostata in guardia normale. Col tempo ho capito che dovevamo cambiare. Non era in equilibrio, faticava a tenere la linea di combattimento. E allora abbiamo cambiato, come era giusto fare. Destro avanti e sinistro dietro a picchiare”.
Il primo match è alla sua portata, poi avrà una sfida contro un’avversaria davvero forte.
“Sono convinto che Giordana neppure in quell’occasione farà un passo indietro. Non conosce la retromarcia. È determinata, ha carattere. Sarà un incontro difficile da gestire, l’angolo dovrà essere bravo nel darle i consigli giusti. Ma sono pronto a scommettere che farà di tutto per superare anche quell’avversaria tosta. Le donne del pugilato hanno talento, ma hanno anche un carattere di ferro. L’avessero avuto gli uomini, non ci saremmo trovati senza neppure uno di loro nel programma dei Giochi”.
Domani vedrai il suo match?
“Certo”.
Ma combatte alle 5 del mattino.
“E allora?”

Seconda azzurra a salire sul ring, tutta Fiumicino tiferà per lei.
Giordana non vuole avere sorprese.

MOSCA (51 kg) Sedicesimi (domani attorno alle ore 5 del mattino, ora italiana) Giordana Sorrentino (Ita) vs Irismar Rojas Cardozo (Ven).

Tokyo 2020. Con la russa sarà dura, ma Irma partirà favorita

Segui i tuoi sogni
essi conoscono la via
(Kobe Yamada)

Domani si comincia.
Primi match del torneo di pugilato che vede impegnate quattro ragazze azzurre.
La prima a salire sul ring sarà Irma Testa (foto FPI/Bozzani) da Torre Annunziata.

Irma lo sa.
Sono cinque anni che si prepara a questo momento. È uscita dall’Arena di Rio 2016 portandosi dietro un senso di cose incompiute, lasciando emozioni in sospeso. Era la sua prima Olimpiade, era sbarcata in Brasile per fare all in, puntare tutto quello che aveva e portare a casa l’intero bottino. È tornata in Italia delusa, facendosi mille domande.
Ha impiegato un intero lustro per trovare le risposte definitive. Ha capito di essere davvero sulla retta via il mese scorso a Parigi. Nelle qualificazioni europee ha sfiorato la perfezione. Non si è posta tanti dubbi, ha solo pensato a portare sul ring il suo talento. Ha stupito chi l’ha vista combattere, qualche senso di meraviglia l’ha lasciato anche in chi la conosceva a fondo.
Solo il mago, laggiù nell’eremo solitario di Torre Annunziata, già sapeva tutto. Ha tirato fuori un mezzo sorriso e ha aspettato che la sua pupilla tornasse a casa. È fatto così Lucio Zurlo, maestro di boxe e di vita. Sembra che non si emozioni mai, ma il suo cuore non conosce riposo.
Domani Irma Testa riprende da dove ha lasciato. Sale nuovamente sul ring e va incontro al destino, seguendo la strada dei sogni. Ma con la concretezza di un’atleta ritrovata, nel fisico e nella testa.
Sono i sedicesimi di finale, categoria pesi piuma, al limite dei 57 chili.
Davanti c’è una grande avversaria, una delle migliori del lotto.
Si chiama Liudmilla Vorontsova e ha già vinto trofei importanti. Ha 22 anni e tanta voglia di riscatto anche lei. Il modo in cui è uscita dalle qualificazioni in terra di Francia l’ha delusa, avvilita, riempita di un desiderio assoluto di riscatto.
Ha affrontato Irma. E la torrese l’ha dominata, ha giocato con lei, le ha fatto ammirare per intero il suo talento. Boxando da incontrista, la Testa ha messo in atto un gioco crudele contro la russa. L’ha portata verso la follia sportiva. Un toro a cui usciva il fumo dalle narici, scherzato dal torero campano.
Un verdetto netto, 5-0, tutti i giudici per l’azzurra. Niente scuse.
Una vittoria ancora più chiara del loro primo incontro, avvenuto il 12 marzo 2019 a Vladikavkaz nei campionati europei Under 22. Quella volta due giudici erano stati per Liudimilla. Ma neppure il fatto che giocasse in casa, aveva convinto uno degli altri tre a seguirli su quella strada.
Due volte si sono affrontate, due volte ha vinto Irma Testa.
Ma questo non deve farci scivolare verso un’errata interpretazione sulla difficoltà dell’incontro. La Vorontsova è forte. A Parigi era numero 8 del mondo e testa di serie numero 1 del torneo. Qui è scivolata al numero 12 della classifica, ma resta sempre e comunque una avversaria tosta, dotata di personalità, capace di disputare l’intero combattimento su ritmi alti, dando poco respiro alla nostra ragazza.
È il primo match, si disputa alle 17 locali, le 10 del mattino in Italia.
La Russia è squalificata per doping, le russe combatteranno sotto la sigla ROC, che è l’acronimo della federazione.
Se dovesse andare bene, negli ottavi Irma Testa lunedì troverebbe l’irlandese Michaela Walsh, che è numero 3 del mondo. Ma a questo penseremo domani, attorno alle 10 e venti…

PESI PIUMA (57 kg) Sedicesimi (il match attorno alle ore 10 del mattino di domani in Italia): Irma Testa (Ita) vs Liudmilla Vorontsova (ROC).



È dura per Testa e Carini. Buon avvio per le altre due. Poi…

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Sorteggio effettuato.
Diciamolo subito, non è andata bene.
Entro lunedì, tutte sul ring le ragazze del Poker azzurro ai Giochi di Tokyo 2020.
Da sinistra, accosciate (foto FPI/Bozzani) Testa, Nicoli, Sorrentino, Carini.
In piedi il fisioterapista Fabio Morbidini, il capo tecnico Emanuele Renzini, l’allenatore Riccardo D’Andrea.

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La prima ad esordire nel torneo sarà Irma Testa.
Preliminari.
Nei 57 kg, sabato 24 luglio la Testa contro Liudmilla Vorontsova (Roc) alle ore 10 del mattino (fuso orario italiano).
Domenica 25 luglio (ore 5 del mattino) toccherà a Giordana Sorrentino nei 51 kg contro Irismar Rojas Cardozo (Venezuela).
Lunedì 27 (alle 6 del mattino) nei 60 kg Rebecca Niccoli affronterà Esmeralda Falcon Reyes (Messico).
Alle 7.40 a. m. dello stesso giorno nei pesi welter Angela Carini contro Chen Nien-Chin di Taipei.


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A PARIGI, UN MESE FA, LE HA DATO UNA LEZIONE

Liudmilla Vorontsova (che in Giappone gareggerà sotto la sigla ROC, acronimo del Comitato Olimpico Russo) era numero 8 del mondo e testa di serie numero 1 del torneo, quando Irma Testa l’ha affrontata a Parigi nelle qualificazioni olimpiche lo scorso mese. Oggi è scivolata al 12. E questo anche per merito della ragazza di Torre Annunziata (a sinistra nella foto sopra) che le ha dato un’autentica lezione di boxe.
Così ho commentato quel match.
Un capolavoro. Irma Testa ha dominato la 22enne Valentina Vorontsova. L’ha fatta sembrare un’alunna alle prime lezioni di pugilato. Ha sfruttato ogni suo difetto, esaltandosi in una boxe di rimessa ingigantita da un talento eccezionale.
Che Irma fosse brava si sapeva, bisognava però che tutta questa bravura riuscisse ad esprimerla sino in fondo. È stata un gigante, una donna baciata dalla classe che solo i campioni hanno.
L’altra attaccava a testa bassa, lei la stoppava con il sinistro lungo. Glielo stampava in faccia, lo schiacciava tra muso e naso, infliggendole più dolore psicologico che fisico. Ma poi arrivava il destro e quell’uno/due era la combinazione che diceva al mondo: io sono qui, venitemi a prendere.
L’altra diventava un toro, sbuffava e attaccava, attaccava e sbuffava. Passo laterale e la Vorontsova si trovava davanti al nulla, si doveva accontentare dell’aria, del vuoto, della rabbia di un bersaglio impossibile da colpire. La Testa era un fantasma imprendibile.
Ha avuto la capacità di reggere per tre riprese a ritmi fantastici. È stata una professoressa. E davanti
aveva una delle leader della categoria non una qualunque.
Bisogna partire da qui per capire cosa ci aspetta. Un match duro, contro una delle migliori ragazze a 57 kg. Ma una sfida in cui Irma ha tutte le armi per spuntarla. Il torneo parte in salita, la Testa può arrivare sino in cima alla montagna, anche se il sorteggio non è stato benevolo con lei.
Se riuscirà a superare la russa, avrà subito Michaela Wash, numero 3 del mondo. Candidata all’oro.

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LA VESPA È ALLA PORTATA DELLA SORRENTINO

Avispa, la vespa, così è affettuosamente chiamata degli appassionati venezuelani Irismar Rojas Cardozo. Nata il 2 maggio 1998 a La Guaira, il porto principale del Paese, nello stato di Vargas, ha ottenuto il miglior risultato ai Panamericani del 2019 dove ha vinto la medaglia di bronzo. E all’esordio olimpico.
“Qualificarmi per i Giochi di Tokyo 2020 rappresenta la mia più grande soddisfazione da quando faccio pugilato. Voglio lasciare il segno. La mia aspettativa è quella di salire sul podio, che poi è il sogno di ogni atleta. Quindi, anche il mio. Ringrazio innanzitutto Dio per questo risultato, la dottoressa Luisa, la mia famiglia, i miei allenatori e tutti coloro che hanno fatto parte della mia squadra”.
Irismar è entrata con il ripescaggio tramite classifica. Era a pari punti (75) con la dominicana Miguelina Hernandez. Si è così andati a vedere l’ultimo match tra le due, sfida in cui era stata la venezuelana a prevalere. È stato così che si è guadagnata un posto per il volo su Tokyo.
È una ragazza dalla boxe irruenta, una attaccante con una guardia frontale. Porta quasi esclusivamente colpi girati, ganci che potrebbero risultare pericolosi.
È una rivale decisamente alla porta di Giordana Sorrentino. Peccato che al secondo match l’ostacolo si chiamerebbe Huang Hsiao-Wen, numero 3 del mondo, esonerata dal primo combattimento grazie a un bye. Un muro contro cui l’azzurra rischia di finire la corsa.

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LA PRIMA MESSICANA AI GIOCHI, BUON TEST PER LA NICOLI

La Pantera. È il soprannome di Esmeralda Falcon. È la prima messicana a salire su un ring nella storia delle Olimpiadi, una spinta in più per una guerriera che non si ferma mai.
Mancina, trasforma i match in un combattimento in cui non c’è un attimo di tregua. Sempre in attacco, mulinando le braccia e tirando colpi. Raramente lascia partire il montante sinistro, ma quando lo fa è davvero pericoloso. Questa foga le fa perdere a volte attenzione in difesa, si espone così ai colpi dell’avversaria rischiando non poco.
Ha un altro problema che ha cercato di trasformare in vantaggio.
“Ho l’asma, la malattia mi ha solo reso più forte e ribelle. Non ho mai pensato di passare professionista, a Tokyo cercherò di fare un grande torneo. Se non ci riuscirò, rimarrò per un altro quadriennio”.
Ha vinto i Giochi Centroamericani del 2018 e ha conquistato il bronzo ai Panamericani l’anno successivo.
La 25enne nata nell’area di Città del Messico è una tosta, ma Rebecca Nicoli può sicuramente tenerle testa. Peccato però che il successivo combattimento non avrebbe un pronostico altrettanto favorevole. La rivale, in caso di successo dell’azzurra sulla Flacon, sarebbe Kellie Harrington: favorita per la vittoria, il pericolo pubblico numero 1 di ogni peso leggero ai Giochi.

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RIVALE FORTE PER LA CARINI, MA ANGELA È UNA DURA

Ad Angela Carini è capitata la cliente più scomoda. Saltato il primo match grazie a un bye, troverà Nien-Chin Chen (anche lei all’esordio) di Taipei, data di nascita 10 maggio 1997, è la numero 3 del mondo. Ha vinto l’argento all’Olimpiade giovanile del 2014, il bronzo ai Mondiali 2016. Le è andata male alla sua prima Olimpiade, quella di Rio cinque anni fa. Fuori al primo turno.
All’epoca boxava nei medi, a 75 chili. Nel 2018 il suo allenatore le ha chiesto di cambiare categoria, di scendere di sei chili e boxare tra i welter. Impresa non semplice, ma finora riuscita. Alta 1,69 a 75 kg pagava pegno in statura a molte rivali.
Adesso si presenta sul ring meglio strutturata sul piano fisico. Guardia normale, pecca di eccessivo di autostima. Boxa spesso con le mani basse, si fida dei suoi riflessi e di una velocità di braccia che le permette di anticipare il tentativo di attacco dell’avversaria. Il suo uno/due è rapido, ma non mi sembra possieda eccessiva potenza.
Angela è forte, può affrontare chiunque sperando di vincere. Sarà così anche stavolta, ma come primo match avrebbe potuto essere più fortunata.

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