D’Ambrosi nuovo presidente. CF, fuori Locatelli e Macchiarola, dentro Cherchi

Exibition.
È il modo in cui i bookmaker americani definiscono un match che non ha quota, troppo evidente è la differenza delle forze in campo. Così è stata la sfida elettorale per la presidenza della Federazione Pugilistica Italiana tra Flavio D’Ambrosi e il gruppo di Giuseppe Macchiarola, gestito e coordinato da lui medesimo come ha tenuto a dire nell’ultimo intervento prima delle votazioni.
D’Ambrosi ha dominato e per i prossimi quattro anni governerà il movimento.
Non parlo, per scelta convinta, dei programmi del vincitore. Accade che ad ogni rinnovo di carica i candidati promettano il paradiso, per poi ritrovarsi puntualmente peggio di prima alla fine del quadriennio.
Prendete ad esempio Vittorio Lai.
Nel discorso di commiato ha raccontato di quanto sia in salute la boxe di casa nostra, ha illustrato con slide a supporto quali fantastici risultati abbia raggiunto, ha insomma spiegato alla platea come il suo successore avrebbe potuto operare con animo tranquillo, visto il punto da cui sarebbe partito.
Salvo poi essere parzialmente smentito da quello che fino a ieri era il suo vice e oggi diventa un uomo al comando. Tengo in archivio le promesse del neo eletto presidente, ma su un paio non mollo. Ci credo e mi piacerebbe che fossero onorate, anche perché da quelle passa gran parte delle possibilità di riuscita del nuovo governo.
La prima riguarda la ristrutturazione del settore AOB con un peso decisamente minore lasciato al Centro Tecnico Nazionale di Santa Maria degli Angeli e la creazione di tre luoghi (Nord, Centro, Sud) di alta specializzazione. La seconda è il richiamo a un’unità di alte professionalità tra le parti migliori del panorama nazionale per far fronte comune nella rincorsa a un riscatto della disciplina.
Flavio D’Ambrosi è la scelta migliore che potesse essere fatta al momento. È stato a fianco di Lai nel quadriennio, assumendo spesso un ruolo da protagonista sul ponte di comando. Ha quindi colpe pregresse. Ma nei momenti di discontinuità ha fatto vedere capacità politiche e gestionali che sono il punto da cui ripartire.
Adesso è inutile guardare al passato, il futuro non è dietro le spalle ma davanti ai nostri occhi. Il pugilato italiano è in affanno clamoroso a livello del settore maschile AOB, in discrete condizioni in quello femminile. Il professionismo ha bisogno di una visione ampia, di risorse da investire e di onestà di giudizio. Sta affogando, tranne rare eccezioni, e ha necessità di chi operi conoscendo il mondo in cui andrà muoversi. Serve onestà soprattutto da parte di chi dovrà giudicare i risultati del proprio operato. Altrimenti continueremo a raccontarci favole fino alle prossime elezioni.
Mi dispiace per Angelo Musone, posso dirlo? Non aveva possibilità, ci ha messo tanta volontà, ma non sono queste le acque in cui deve nuotare. Lo dico con affetto,
non doveva lasciarsi coinvolgere in un match che tale non era. Quella di oggi era ed è sempre stata una exibition.
P.S. Da segnalare a margine delle votazioni per il Consiglio Federale due esclusioni clamorose: fuori Andrea Locatelli e Giuseppe Macchiarola.

RISULTATI VOTAZIONI
PRESIDENZA
Flavio D’Ambrosi 628 voti (85,68%).
Angelo Musone 102 voti (14,32%).
Aventi diritto al voto presenti 733, hanno esercitato il diritto 730.

CONSIGLIERI FEDERALI

Rappresentanti affiliati
Fabrizio Baldantoni 491
Marco Consolati 449
Mariangela Verna 403
Giancarlo Ottavio Ranno 387
Salvatore Cherchi 343
Sergio Rosa 343
Carlotta Rigatti Luchini 163
Rappresentanti atleti
Roberta Bonatti 33
Antonio De Vitis 30
Rappresentante tecnici
Biagio Zurlo 34
Presidente revisore conti
Sergio Melai 461

Scardina soffre più del dovuto, ma batte Nunez ed è campione UE supermedi

Alla fine ha vinto Daniele Scardina, ha messo kot Nunez con una lunga serie: un montante e undici colpi a segno, ma soprattutto con un’ottava ripresa finalmente da applausi. Dico finalmente perché per lunghi tratti dell’incontro ha subito e sofferto la boxe di Cesar da Pamplona. Lo spagnolo ha un pugilato povero, fondato soprattutto su dei ganci che partono da lontano, da molto lontano. E non devono avere grande potenza per la mancata spinta di gamba e spalla. A conferma di questa teoria ci sono i risultati: solo il 45% dei successi è arrivato prima del limite. Eppure Scardina li ha accusati oltre misura.
Cesar Nunez fino al 17 agosto 2019 era imbattuto, grazie a una serie di vittorie contro rivali di medio cabotaggio. Poi chi lo guida ha esagerato. Nunes è andato ad affrontare Feingebutz ed ha perso per kot 8. Gli è andata decisamente peggio nel match successivo al Madison Square Garden contro un ottimo Edgar Berlanda che lo ha letteralmente distrutto. Tre atterramenti e un kot senza scuse. Il tutto prima che finisse il round iniziale, come era accaduto ai dodici avversari che lo avevano preceduto contro lo statunitense.
È bastato un successo contro un quarantenne Alejandro Mostazo (4-5-2) per portarlo al ruolo di co-challanger del titolo vacante dell’Unione Europea.
Contro Nunez, Scardina ha sudato oltre misura. Bene, in alcuni fasi in cui ha mostrato alcuni miglioramenti tecnici soprattutto nella pulizia dei colpi. Poi però sotto la pressione del rivale ha perso sicurezza, in un paio di occasione ha accusato vistosamente i ganci dello spagnolo.
La vittoria, a mio avviso, non è mai stata in discussione. Lo dico perché, nonostante alcuni punti in cui ha pericolosamente lasciato spazi aperti alle traiettorie dell’avversario, ogni cartellino onesto avrebbe dovuto essere in suo favore,
Quello che non mi è piaciuto è stata la gestione dell’incontro nelle fasi critiche. Credo che non siano in molti a condividere questa mia visione del match. Ma si sa, l’hanno ripetuto un po’ tutti ieri sera in tv, i giornalisti criticano a prescindere, la gente non capisce. E così ieri un po’ tutti quelli di DAZN hanno fatto i complimenti a a Daniele Scardina e lui ha detto che punta a salire tra i primi cinque del mondo.
Non credo ci riuscirà.
È solo una mia opinione, e io faccio il giornalista. Figuratevi se indovino un pronostico.

PRODAN – La soluzione arriva 1:50 del decimo round. Cristofori perde il paradenti, indica il fatto all’arbitro e ingenuamente si scopre permettendo a Prodan di centrarlo più di una volta con dei ganci potenti. Il signor Ammar Sktoon interviene e ferma il match decretando il kot.
Il regolamento dice: “Un pugile vince per KOT quando l’arbitro ritiene che l’avversario si trovi in stato di evidente inferiorità e non sia in grado di continuare l’incontro“.
Non mi sembra fosse il caso. Prodan è stato in difficoltà per l’intero match. Non conosco i cartellini dei giudici, ma il mio vedeva Cristofori in vantaggio. E mancavano solo settanta secondi alla fine…

NUOVO CAMPIONE – Nicholas Esposito è il nuovo campione italiano dei pesi welter. Ha conquistato il titolo, con merito totale, contro un forte rivale. Tobia Loriga ha fatto vedere cose pregevoli. Si è giocato tutte le carte che aveva a disposizione. Ha boxato con grande orgoglio, con determinazione, con coraggio. Ha sfidato il lombardo sul piano della battaglia.
È stato un match di grande intensità, come raramente se ne sono visti negli ultimi tempi in Itralia. Una spettacolarità nata dalla grande voglia di vincere dimostrata da entrambi, dalla capacità di mettere a segno colpi importanti, ma anche dal non avere ambedue nei pugni una grande potenza.
Nicholas Esposito è stato bravo, bravissimo. Era la prima volta che boxava sulla distanza delle dieci riprese e l’ha fatto in modo egregio. Ha superato l’esame più difficile. Si è gettato nella mischia, ha messo a segno i colpi più importanti dell’intero combattimento. I suoi montanti e ganci hanno segnato l’incontro portandolo in suo favore. Ha tenuto un ritmo elevato, ha pressato per tutte e dieci le riprese. È un degno campione italiano.
Loriga è stato bravo. Non ha, come d’altro canto non ha neppure l’altro, potenza nei colpi ma ha capacità atletiche da applausi e buona tecnica. Ha tirato delle pregevoli serie, ha messo a tratti in difficoltà Esposito. Lo ha impegnato al massimo delle sue possibilità. Ma alla fine, a mio giudizio, ha perso. 
Il pugile di Crotone non ha accettato il verdetto. “Un pari mi sarebbe stato stretto. Guardatelo in faccia, è pieno dei segni lasciati dai miei pugni. Eppure ha vinto lui“. 
Esposito ha replicato: “I tagli sono conseguenza delle decine di testate che mi ha dato, non certo dei colpi che non facevano male per nulla“.
Non sono nè giudice, nè arbitro, ma credo che il verdetto sia stato giusto. Anche nel punteggio. 

NATALIZI – Chi ha scelto Islam Teffahi per Natalizi sapeva di portare sul ring un problema da risolvere. Mirko non si è di certo trovato davanti un campione, ma un pugile che aveva alcuni elementi che potevano metterlo in difficoltà. Il tunisino ha esperienza, sa giocare sporco, ha carattere. Non mi è sembrato pericoloso in fase di attacco, colpi larghi e prevedibili. Meglio in fase difensiva. Niente di particolare, abbastanza però per capire quale fosse il livello attuale del romano. 
Per quasi quattro riprese Natalizi ha boxato contratto, disattento in difesa, poco preciso in attacco.
Prendere i colpi larghi e previdibili di Teffahi è decisamente un segnale di difficoltà, sono errori da correggere. È nell’interpretazione tattica del match che Mirko deve fare i miglioramenti più grandi, nel modo di gestire l’incontro. Non può sempre e solo affidarsi alla potenza dei colpi. Dall’angolo Stefano Vagni lanciava messaggi precisi. Chiedeva più scioltezza, meno affanno in attacco, una tranquillità che avrebbe portato al risultato.
Ma non era la serata di Natalizi. Fino al momento in cui ha chiuso il match non ha seguito il percorso giusto.
Tanti i colpi a vuoto. Poi, a 1:50 del quarto round, è arrivato il fulmine. Primo gancio destro, ancora gancio destro. Fine. Enrico Licini decretava il ko. Tutto è bene quel che finisce bene, ma questa strada non porta dove lui e il suo clan vorrebbero arrivare.

DA PAGANI – La Femina ha aperto la serata. Una vittoria netta contro un collaudatore di medio basso livello (ventidue sconfitte) come Pablo Narvaez. Da apprezzare da parte del pugile di Pagani la voglia di portare più volte un colpo difficile come il montante. È un segnale positivo, testimonia la voglia di non fare semplicemente il compitino, ma di cercare anche in match come questo di provare qualche chicca del repertorio.

RISULTATIPiuma: Vincenzo La Femina (7-0, 3 ko, 57,700 kg) b Pablo Narvaez (9-22-7, 1 ko, 58 kg) p.6; medi: Mirko Natalizi (10-0, 7 ko, 71,950 kg) b Islam Teffahi (22-9-2, 5 ko, 71,750 kg) ko 4 dopo 1:50 . Arbitro: Enrico Licini; welter (titolo italiano) Nicholas Esposito (14-0, 5 ko, 66,650 kg) b Tobia Loriga (32-9-3, 6 ko, 66,200 kg) p. 10 (97-93, 97-93, 97-93). Arbitro: Gaetano Virgilito; superwelter (Internazionale IBF) Maxim Prodan (19-0-1, 15 ko, 66,200) b Nicola Cristofori (11-3-2, 1 ko, 66,500 kg) kot 10 dopo 1:50. Arbitro: Ammar Sktoon; supermedi (Unione Europea) Daniele Scardina (19-0, 15 ko, 75,500) b Cesar Nunez (17-3-1, 9 ko, 75,900 kg) kot 10 dopo 2:55. Arbitro: Poggi.

Sabato le elezioni. D’Ambrosi o Musone, chi sarà il nuovo presidente?

La politica è fatta soprattutto di parole, anche quella sportiva. I candidati promettono sconvolgimenti epocali, ma spesso alla fine del mandato si ritrovano in condizioni peggiori di quelle trovate al momento in cui hanno assunto il comando.
Flavio D’Ambrosi o Angelo Musone?
Sabato sapremo chi sarà il nuovo presidente federale.
Arrivo alle elezioni tirando un sospiro di sollievo. Non ne potevo più di una campagna elettorale piena di veleno.
Non mi è piaciuta, come non mi sono mai piaciute allusioni, insulti, accuse senza destinatario, affermazioni senza prove a sostegno, numeri che non corrispondono alla realtà, uso di un linguaggio intimidatorio, vilipendio della lingua italiana.
Non mi sono schierato.
L’errore l’ho commesso quattro anni fa quando ho dato fiducia ad Andrea Locatelli che, sconfitto per un pugno di voti, ha poi velocemente abbandonato il suo partito ed è saltato dall’altra parte. Senza avvisare nessuno. A conferma che quello fosse un atteggiamento proprio della persona e non del momento, quest’anno si è ripetuto.

Prima candidato solitario alla presidenza.
Poi compagno di cordata di Giuseppe Macchiarola, con tanto di comunicato congiunto con cui annunciavano l’alleanza per il bene della boxe.
Era il 30 novembre 2020.
Due giorni dopo Locatelli raggiungeva l’accordo con la controparte e rendeva ufficiale la rinuncia alla candidatura presidenziale per schierarsi al fianco di Flavio D’Ambrosi.
Nel caso specifico Macchiarola ha manifestato una visione politica miope. Non è riuscito a vedere in tempo quale ruolo Locatelli avesse disegnato per sé. Lo ha prima accolto come partner, poi lo ha insultato, poi di nuovo esaltato, infine attaccato in modo violento. Non ha visto quello che altri avevano capito da tempo. Anche perché il precedente di quattro anni fa avrebbe dovuto consigliare maggiore prudenza. Non avere valutato nel giusto modo la situazione è un segnale che non depone a favore delle capacità strategiche del dottore.

Il 6 marzo 2019 Macchiarola ha reso pubblica la sua candidatura, scelta che aveva già fatto intuire il 14 novembre 2017 quando aveva affidato a boxeringweb un atto di accusa profondo e circostanziato sui peccati del gruppo che governava il pugilato.
Poi ha fatto un passo di lato quando ha siglato l’accordo con Locatelli. Quindi ha riassunto il ruolo di candidato, per fare un altro passo di lato quando ha ceduto il campo ad Angelo Musone.
In questo lasso di tempo ha distribuito accuse a chiunque osasse criticare i suoi proclami. Ha promesso a ogni categoria che opera nella boxe il miracolo di un ritorno al futuro. Si presenta alle elezioni gestendo la candidatura alla presidenza di Angelo Musone, persona che stimo e atleta di valore, riservando a sè stesso un ruolo nella corsa al Consiglio Federale. Obiettivo meno nobile, ma decisamente più abbordabile.
Flavio D’Ambrosi è stato l’uomo di facciata e di sostanza dell’ultimo quadriennio, lasciando per la maggior parte del tempo a Vittorio Lai un ruolo simbolico.
D’Ambrosi arriva a questa tornata elettorale portando dunque con sé il peccato originale. Nel 2017 a vincere per una manciata di voti è stato Lai, protagonista di alcuni autentici capolavori.
Ne cito tre, tanto per non dimenticare.
In campagna e anche dopo ha affermato che sarebbe stato un errore designare alla guida delle nazionali un tecnico italiano. “Da noi ogni allenatore si crede il migliore di tutti, per questa ragione contesterebbe chiunque fosse scelto. Bisognerà optare per una persona al di sopra di ogni sospetto“.
Il ct delle nazionali è Giorgio Coletta. Il tecnico della femminile Emanuele Renzini. Due italiani, appunto.
Lai aveva promesso una rivoluzione anche per quel che riguarda la gestione del Centro Tecnico di Santa Maria degli Angeli. “Di una cosa sono certo: non dovrà più essere un Centro Vacanze. I ragazzi ci andranno con i loro tecnici a fare la rifinitura della preparazione. Ha tutto per essere un luogo di altissima specializzazione. È questo che dovrà essere. Dobbiamo tirare fuori il meglio dai dilettanti senza portarli fuori dal loro ambiente, senza allontanarli da scuola, famiglia e per molti il lavoro. Assisi è un posto fantastico che il mondo ci invidia. Ma deve essere un posto dove allenarsi, dove ritrovare tutti assieme l’orgoglio. Insisto, non potrà essere un Centro Vacanze”.
Non sarà un Centro Vacanze (definizione a cui pugili, allenatori, gestori del Centro avrebbero dovuto ribellarsi. Cosa che non mi risulta abbiano mai fatto), ma dal precedente quadriennio a oggi non è cambiato in alcun aspetto.
Accade sempre così. Il politico di turno promette. A giochi fatti tutto resta come prima.


Per fortuna, credo che né Musone, sponsorizzato Macchiarola, né D’Ambrosi potranno macchiarsi del terzo capolavoro firmato dal presidente uscente: l’assunzione di Jorge Valdez Perez e Gerardo Gonzalez Bicet. I due tecnici cubani, arrivati da noi per arricchire il movimento, hanno dovuto iscriversi al corso per la prima stella Aiba. Non potevano neppure andare all’angolo.
Flavio D’Ambrosi ha cercato di mascherare sotto una montagna di numeri il fallimento, sul piano dei risultati, della nazionale azzurra. In quattro campionati del mondo (due maschili e due femminili) una sola medaglia (Angela Carini nei 64 kg). Forse così forti non lo siamo.
Ha parlato più volte di un grande ritorno alla promozione sui media, una presenza degna dei tempi d’oro. Andare in streaming o su emittenti che nel migliore dei casi stanno attorno ai 200.000 spettatori di audience, finire relegati nelle brevi per dei campionati europei o in mini articoli per un titolo di sigla non mi sembra cosa di cui potersi vantare.
Ci sono altri aspetti di questa campagna che non mi sono piaciuti.
A ogni contestazione è scattata una reazione verbale violenta. Prima da parte del titolare di cattedra, poi dalla schiera dei seguaci più battaglieri che mi hanno sempre dato l’impressione di essere più tifosi che acuti osservatori politici. E come se non bastasse, questo appunto è quasi esclusivamente per il gruppo Macchiarola, ci si è ribellati a qualsiasi dissenso con una frase usata da chi non ha argomenti a sostegno: “Mi contesti? E allora candidati tu. Vuoi cambiare le cose? Vieni e corri per la presidenza”.
Fare il politico significa assumersi le responsabilità di quello che si dice e di quello che si fa, non solo urlare contro l’oppositore di turno. Hai deciso di candidarti? Bene, cerca di fare al meglio il tuo lavoro, nessuno ti ha obbligato a cimentarti nella competizione elettorale. Nessuno ti ha puntato una pistola alla testa minacciandoti nel caso non ti fossi presentato. È stata una tua libera scelta.


Un’ultima considerazione.
La nicchia degli appassionati si restringe sempre di più. La boxe è diventata autoreferenziale, qui tutti ormai si fanno i complimenti tra loro. Il successo in titoli di scarso valore è esaltato come se si trattasse di un risultato epocale, la sconfitta non è quasi mai frutto della bravura dell’avversario ma colpa dei giudici. Il pubblico ha perso l’abitudine ai livelli alti che un pugilato di qualità dovrebbe proporre, si accontenta di quello che c’è e lo esalta senza capire che così facendo si autocondanna alla mediocrità.
C’è un’imbarazzante autocelebrazione di ciascuna categoria, quando invece l’unica salvezza potrebbe arrivare da una unità di intenti. Ogni componente del mondo pugilistico è convinta di essere il traino del movimento dietro cui tutti dovrebbero accodarsi.
Senza pugili la boxe è finita.
Senza maestri il movimento non esisterebbe.
Senza arbitri le riunioni non si farebbero.
Senza dirigenti la situazione precipiterebbe.
Ogni singola affermazione corrisponde al vero, ma è figlia di una realtà parziale. Fino a quando tutti assieme non capiranno che è l’unione ad essere la vera forza del movimento, non si andrà da nessuna parte.
Flavio D’Ambrosi o Angelo Musone?
Lo sapremo sabato.
Ci risentiamo dopo le elezioni.

Tarapia tapioco! Prematurata la supercazzola o scherziamo?

I quarti attaccano i quinti, il problema arriva però quando uno di loro lo fa calciando con il piede non suo. A quel punto pensi che l’arbitro fischi e chiami la polizia, ma dura un attimo. Un altro calciatore usa il piede educato, l’arbitro apprezza. Il bomber tocca per il centrocampista che viene a rimorchio.
Accade di tutto.
Body check dopo una corsa coast to coast, gol.
Niente clean sheet, è bastato un tap in.
E pensare che quello ha tirato con il piede sordo.
Il coach in panchina si allinea con l’estasi, l’altro loda la pulizia dell’assistenza.
E dire che qualcuno pensa ancora alle seconde palle, mentre il bomber segna una doppietta personale. Un gol è suo, l’altro pure, ça va sans dire.
L’esterno a sostegno attacca la profondità, ma viene tamponato nel traffico. Nessuno si chiede il perché non aprano lo svincolo, tacciono perché sanno che il poverino non ha due piedi. Quello insiste e calcia un cross panoramico, ma all’improvviso scopre di avere i piedi invertiti. Pazzesco! Ne viene fuori una giocata meno bella di quanto sia difficile che poi lui ha fatto facile.
Il treno armeno smorza con grande confidenza, la palla va a morire da sola. Tranquilla.
Il bomber si mette in proprio, alza il baricentro, tocca coi tempi giusti, calcia ogni pallone con il contagiri. Ne conta fino a cento prima di scontrarsi con il difensore al limite del controfallo.
Il difendente ha il piede debole e accompagna la palla all’uscita. Questione di educazione. Meglio mettersi in proprio.
Ripartenza e pallone sanguinoso, una giocata piaciuta sul protagonismo. Lui lo fa spesso e la squadra trova sicurezza nel vivere l’area di rigore.
E via così.
Il falso nueve insegue la manita, gli avversari cercano la remuntada. Mucchio selvaggio. Il bimbo viene dalla cantera, palla in buca.
Eccezionale!
Ma che gol ha fatto il falso nueve?
A me lo chiedi? Io, al massimo, posso mettere una seconda palla in touche.
Uno spettatore urla, ha scoperto di non avere più un piede.
In campo, il bomber ha appena segnato con un arto non suo. E non ha alcuna intenzione di restituirlo.
Seguono per i non udenti, scandite sillaba per sillaba, le infinite generalità del marcatore.

P.S. Il titolo è preso da una frase di Amici miei, pronunciata dal conte Mascetti, interpretato dal grande Ugo Tognazzi.

Diventa davvero dura per l’Italia del pugilato qualificarsi per Tokyo 2020

La Task Force del Comitato Olimpico Internazionale ha ridisegnato il calendario delle qualificazioni per Tokyo 2020 (dal 23 luglio all’8 agosto 2021).
Le qualificazioni europee, in programma a marzo nella sede di Londra, sono state posticipate a giugno (1-10) in una località ancora da decidere. Quelle dell’America si disputeranno sempre a giugno, dal 10 al 16 a Buenos Aires.
Annullato il torneo mondiale di ripescaggio, inizialmente in calendario a giugno nel Palasport di Parigi.
Dopo la conclusione dei tornei di qualificazione continentale (Africa e Asia/Oceania hanno già chiuso i loro incontri) la Task Force elaborerà nuove classifiche mondiali dalle quali saranno presi 53 pugili che andranno a coprire i posti ancora a disposizione per i Giochi. I posti andranno ai primi di ogni categoria di peso in ciascuno dei quattro raggruppamenti continentali (Asia/Oceania, America, Africa, Europa).
Non sono stati ancora annunciati i criteri con cui saranno stilate le classifiche. Molto probabilmente saranno tenuti in vita i parametri già formulati dal CIO. Saranno presi in considerazione i risultati degli ultimi due Mondiali (Amburgo 2017 ed Ekaterinburg 2019 per gli uomini; Nuova Delhi 2018 e Ulan-Udè 2019 per le donne), più l’ultimo campionato continentale (per l’Europa si tratta di Minsk 2019 e Alcobendas 2019, rispettivamente per uomini e donne). 
È una brutta notizia per l’Italia. Nei due Mondiali maschili, gli azzurri non sono mai saliti sul podio.
In quelli femminili, Angela Carini (argento categoria 64 kg, foto) è l’unica ad avere ottenuto una medaglia. E il punteggio assegnato ai titoli iridati sarà più del doppio di quello che andrà ai medagliati degli Europei.
Una certezza. Clamente Russo è fuori, non potrà coronare il sogno di una quinta Olimpiade.
Sarà difficile affidarsi alle classifiche anche per gli altri ancora in corsa, la più avanti nel campo delle possibilità è Angela Carini. Gli altri dovranno cercare la partecipazione olimpica nei match che mancano al completamento della selezione europea.
Vediamo quale è la situazione.
Uomini, due ancora in corsa.
Fiori negli 81 kg ha un avversario temibile. Il russo Imam Kathaev ha dimostrato di avere pugno pesante, di essere un rivale davvero pericoloso. In caso di successo il pugile italiano si troverebbe, quasi certamente davanti l’azero Alfonso Dominguez, testa di serie numero 2 del tabellone.
Mouhiidine nei 91 kg affronterà il turco Ylyas, poi dovrebbe incrociare il russo Muslim Gadzhimagomedov, il rivale più pericoloso dell’intera categoria.
Donne.
Cinque ancora in tabellone.
Nei 57 kg Irma Testa trova subito la russa Ludmila Vorontsova, testa di serie numero 1 del torneo.
Nei 60 kg Rebecca Nicoli sfida la Tebelova, ma se vorrà approdare ai Giochi dovrà, in caso di vittoria, sconfiggere nel turno successivo la vincente del match tra la Potkonen (finlandese, leader della categoria) e l’inglese Dubois.
Nei 75 kg la Severin deve passare due turni per andare a Tokyo. Prima sfida contro la turca Demir, poi con molta probabilità quella contro la Magomedlieva, russa temibile.
Un solo incontro e il pass in tasca.
Sarà così per Angela Carini nei 69 kg, la francese Sonvico è l’ultimo ostacolo tra lei e il sogno olimpico. 
Stessa situazione per Giordana Sorrentino nei 51 kg. La Radovanovic è l’avversaria da battere.