Okolie distrugge Jezewski, lo manda tre volte giù e vince per kot 2

Lawrence Okolie ha distrutto Nikodem Jezewski. Il rivale, chiamato a dieci giorni dal match, si è presentato in discrete condizioni fisiche, ma non è mai stato nel match. Okolie lo ha centrato nel primo round con un destro alla milza, al limite, forse addirittura poco sotto la cintura provocando un inevitabile knock down.
Un altro destro, sempre nel round iniziale, è arrivato in maniera devastante  sul volto del polacco. Un colpo che ha provocato un effetto tremendo. Jezewski ha cominciato a tremare, le gambe molli, il corpo scosso da un pauroso tremolio. Sembrava fosse stato colpito da una scossa elettrica. 
Un miracolo che sia rimasto in piedi.
Ancora il destro di Okolie, stavolta un gancio alla tempia, ha mandato ancora una volta al tappeto il rivale. E finalmente si è chiuso il primo round.
Un minuto di intervallo non poteva certo bastare a recuperare, a riportare la situazione in equilibrio. Così infatti è stato. In apertura della seconda ripresa, Okolie ha piazzato l’ennesimo destro devastante in pieno volto di Jezewski. L’arbitro ha interrotto un incontro che non aveva più storia.
È stata una vittoria esaltante per Okolie che ora affronterà Krzysztof Glowacki, con il titolo Wbo in palio, come ha deliberato la Corte di New York.

RISULTATI Massimi (mondiale Wba, Wbo, Ibf, Ibo) Anthony Joshua (23-1-0, 109,200 kg) vs Kubrat Pulev (28-1-0, 108,700); arbitro: Deon Dwarte (Sudafrica); giudici: Matteo Montella (Italia), Yordan Ezekiev (Bulgaria), Phil Edwards (Gran Bretagna); massimi leggeri (Wbo Internazionale)Lawrence Okolie (15-0, 90,500) b. Nikodem Jezewski (19-1-1, 90,450) kot 2; massimi: Hughie Fury (25-3-0,112,100 ) b. Mariusz Wach (36-7-0, 123,400) p. 10 (100-90, 100-90, 99-91); massimi (vacante Wbc Internazionale) Martin Bakole (16-1-0, 113,780) b. Sergey Kuzmin (15-2-0, 117,100) p. 10 (98-92, 97-93, 96-94); superwelter: Kieron Conway (16-1-1, 71,900) b. Macauley McGowan (14-2-1, 72,380) p. 10 (100-90, 100-89, 100-89); welter: Florian Marku (7-0-1, 66,700) e Jamie Stewart (2-0-1, 66,200) pari 8 (arbitro e giudice unico Marcus McDonnell 76-76); supergallo: Qais Ashfaq (9-1-0, 56,350) b. Ashley Lane (14-10-2, 55,500) kot 7.

Hughie Fury, ferito, vince comunque il match contro Mariusz Wach

Tra i match che hanno preceduto il mondiale massimi Joshua vs Pulev, deludente la sfida tra Hughie Fury e Nikodem Jezewski. 
Comprensibile per il gigante Mariusz Wach, 40 anni e mille battaglie alle spalle. Meno per Hughie Fury che ha confermato di essere un peso massimo di livello medio/basso. È lento, poco preciso, macchinoso nell’azione. Non l’aiutano neppure le scorrettezze che esibisce sul ring. Colpi dietro la nuca, il sinistro a tenere fermo l’avversario per poi provare a colpire col destro, lo stesso destro in approccio portato in modo chiaramente irregolare.
A complicare la situazione ci si è messa una brutta ferita appena sotto l’arcata sopracciliare sinistra di Fury nel corso del quarto round, provocata da una testa involontaria di Wach. Il medico ha fatto andare avanti il match, anche se il sangue usciva copioso dallo spacco.
Il polacco ha usato l’unica arma che ha ancora in repertorio, un destro lungo portato in diretto e raramente in gancio. Efficace forse un tempo, quando c’era ancora velocità di braccia e spinta sufficiente da parte di gamba e spalla. Oggi, nella fase finale della carriera, spera solo nel colpo fortunato.
Un brutto match che ha confermato l’impossibilità per entrambi di sperare in qualche appuntamento interessante nei prossimi mesi. Alla fine, vittoria meritata di Hughie Fury su Mariusz Wach, giunto alla quinta sconfitta negli ultimi otto match. Ma c’è poco da gioire, Quello visto ieri è un peso massimo modesto.
Nel resto del programma, da sottolineare la solenne rapina a volto scoperto nei confronti di Florian Marku. L’albanese residente a Londra ha dominato Jamie Stewart, lo ha anche messo al tappetto, e si è visto rifilare un pari da parte dell’arbitro e giudice unico Marcus McDonnell.
“Un arbitro ridicolo” è stato il commento di Marku.
Pari? Si è chieso stupito Eddie Hearn su Twitter.
Natasha Jones e Joshua Boatsi, che commentavano per la tv inglese, hanno detto: “Un verdetto incredibile”.
Avanti così, facciamoci del male. E accade ancora una volta in Inghilterra…

RISULTATI Massimi (mondiale Wba, Wbo, Ibf, Ibo) Anthony Joshua (23-1-0, 109,200 kg) vs Kubrat Pulev (28-1-0, 108,700); arbitro: Deon Dwarte (Sudafrica); giudici: Matteo Montella (Italia), Yordan Ezekiev (Bulgaria), Phil Edwards (Gran Bretagna); massimi leggeri (Wbo Internazionale)Lawrence Okolie (14-0, 90,500) vs Nikodem Jezewski (19-0-1, 90,450); massimi: Hughie Fury (25-3-0,112,100 ) b. Mariusz Wach (36-7-0, 123,400) p. 10 (; massimi (vacante Wbc Internazionale) Martin Bakole (16-1-0, 113,780) b. Sergey Kuzmin (15-2-0, 117,100) p. 10 (98-92, 97-93, 96-94); superwelter: Kieron Conway (16-1-1, 71,900) b. Macauley McGowan (14-2-1, 72,380) p. 10 (100-90, 100-89, 100-89); welter: Florian Marku (7-0-1, 66,700) e Jamie Stewart (2-0-1, 66,200) pari 8 (arbitro e giudice unico Marcus McDonnell 76-76); supergallo: Qais Ashfaq (9-1-0, 56,350) b. Ashley Lane (14-10-2, 55,500) kot 7.

Kremlev, segretario della Federazione russa, nuovo presidente dell’AIBA

Il segretario della Federazione pugilista russa, Kumar Kremlev, è stato eletto presidente dell’AIBA dopo quattro turni di votazioni nel Congresso che si è tenuto per via telematica virtuale.
L’AIBA era senza presidente effettivo dal giugno del 2019.
Kremlev ha vinto con il 57.33 % preferenze da parte delle 155 nazioni che hanno preso parte al voto.
In un comunicato stampa, il neo presidente subito dopo la vittoria ha dichiarato: “Vorrei essere chiaro: il percorso per ricostruire l’AIBA non sarà facile. Non accadrà dall’oggi al domani. Dobbiamo unirci e lavorare con una sola missione: ricostruire la credibilità e la fiducia che una volta l’AIBA aveva nelle menti degli sportivi di tutto il mondo e che include, ovviamente, il ripristino dello status olimpico dell’AIBA. Liberarsi del debito dell’AIBA sarà la priorità. Come avevo promesso quando ho annunciato la mia corsa alla presidenza, cancellerò questo debito nei primi sei mesi. La mia amministrazione mirerà a raccogliere 50 milioni di dollari entro due anni, che saranno tutti utilizzati per ricostruire l’Associazione”.
Kremlev ha anche annunciato l’intenzione di fornire un finanziamento annuale di 2 milioni di dollari alle Federazioni Nazionali affiliate all’AIBA e di istituire accademie di boxe in ogni continente per formare atleti, allenatori, arbitri e giudici.
L’obiettivo dell’AIBA è soprattutto quello di essere reintegrata come Federazione mondiale dal Comitato Olimpico Internazionale in tempo per organizzare l’Olimpiade di Parigi 2024 per quanto riguarda il pugilato.
“La boxe è lo sport dei combattenti. La nostra lotta oggi è contro il debito finanziario, contro l’incompetenza, contro la corruzione, contro il doping, contro la scarsa formazione e contro la scarsa sicurezza. Il rafforzamento delle strutture di governance dell’AIBA e la garanzia del nostro lavoro di controllo ed equilibrio saranno al centro del mio mandato di presidente”.

Il 7 ottobre scorso il presidente del CIO, Thomas Bach, aveva emesso un durissimo commento sulla situazione, dopo avere ricevuto l’ultimo rapporto da parte di Nenad Lalovic, che è a capo del gruppo che sta monitorando la situazione.
Abbiamo ricevuto il rapporto del gruppo di monitoraggio. Posso riassumere il risultato, dicendo che siamo molto preoccupati per la mancanza di progressi per quanto riguarda la riforma della governance dell’AIBA. Si parla di elezioni presidenziali, ma non vediamo alcun progresso su queste riforme che sono molto importanti”.
Penso che Kremlev abbia già iniziato le trattative con il CIO, non riesco a individuare quale potrà essere il risultato.

L’AIBA elegge il nuovo presidente. Kremlev favorito, un azero l’outsider

Dopo venti mesi, l’AIBA avrà un nuovo presidente.
Il Congresso su piattaforma virtuale avrà inizio oggi 12 dicembre alle 12:00 (giorno delle votazioni) e si concluderà nel pomeriggio di domani.
A giugno 2019 la Federazione mondiale è stata sospesa dal CIO che le ha tolto ogni contributo e l’ha estromessa dall’organizzazione dei Giochi di Rio 2016. Per tutto questo tempo, contro quanto affermato dallo Statuto che restringeva a un anno il periodo massimo di reggenza ad interim, il ruolo è stato affidato a un presidente provvisorio.
La governance che verrà scelta avrà davanti un cammino in salita, dovrà convincere il Comitato Olimpico Internazionale della sua efficienza al punto da farsi riamettere nel ruolo di gestore della boxe dilettantistica mondiale, Olimpiadi comprese.
Si arriva a questa elezione in un clima di polemiche e mistero.
Una lettera anonima fatta pervenire da un indirizzo sconosciuto a tutte le Federazioni Nazionali aventi diritto al voto ha accusato il candidato Umar Kremlev di avere precedenti penali, di essere coinvolto con organizzazioni professionistiche e di avere violato il regolamento AIBA durante la campagna elettorale.
Bernhard Welten, il presidente del Comitato elettorale dell’AIBA, ha ritenuto false le accuse.


Lo stesso Kremlev le ha fortemente contestate.
Ha dichiarato al sito insidethegames.net: “Sono stato completamente trasparente nei confronti del comitato elettorale dell’AIBA e ho fornito tutte le informazioni pertinenti in merito a queste accuse presentate contro di me. In particolare, ho fornito un certificato ufficiale rilasciato dalle autorità russe secondo cui non sono mai stato condannato per condotta criminale. Le voci e le informazioni palesemente false sui miei presunti legami criminali e sulla mia fedina penale sono state oggetto di procedimenti giudiziari in Russia. Il tribunale le ha giudicate diffamatorie”.
Alla vigilia delle elezioni ha invece ritirato la sua candidatura Domingo Solano, dopo che erano state accertate quattro violazioni disciplinari della Repubblica Dominicana che lo aveva candidato. La Federazione dominicana avrebbe tentato di pagare le quote di iscrizioni di nove Paesi per consentire alle rispettive Federazioni Nazionali di votare alle elezioni per la presidenza.
Resta in corsa invece l’olandese Boris van der Vorst che il sito worldboxingnews.net accusa di essersi falsamente accreditato come candidato scelto dal CIO per la presidenza.
Assieme al russo Kremlev e a vand der Vost, sono in corsa Anas Al Otaiba (Confederazione Asiatica), Sulayman Mikayilov (Azerbajian) e Mohamed Moustahsane (Marocco). Quest’ultimo è il presidente ad interim, ma è anche l’uomo indicato dal rapporto CIO come uno dei protagonisti dello scandalo arbitrale che ha coinvolto l’ultima Olimpiade (Rio 2016). Nell’occasione il marocchino era presidente della commissione sorteggio arbitri e giurie. A causa dello scandalo erano stati sospesi trentasei tra arbitri e giudici.
Cinque candidati con un favorito e un outsider, a meno di clamorose sorprese dell’ultimo momento. Il favorito è Umar Kremlev che, se eletto, potrebbe anche operare una clamorosa operazione. La chiusura dell’AIBA e la creazione di un’altra associazione, gestita da una governance totalmente rinnovata. Il segretario della federazione russa ha indetto una conferenza stampa per le ore 16:00 a Ginevra, subito dopo le elezioni.
L’outsider è l’azero Mikayilov, che ha alle spalle una federazione forte e con notevole influenza su buona parte dell’elettorato.

Jushua parla del match con Pulev, di Fury, di Wilder, della sua eredità…

Gareth A. Davies ha intervistato Anthony Joshua in esclusiva per “Off the cuff” , il nuovo format disponibile su DAZN. Una trasmissione con interviste dedicate alle grandi stelle dello sport internazionale. Apre il campione mondiale dei pesi massimi. Ecco un estratto delle sue dichiarazioni.

SU PULEV
“Ha delle ottime basi, è un pugile tecnico, ha un’ottima mano forte. Poi risponde con un altro pugno alla testa o al corpo, colpisce dritto e colpisce pesante.”   “Devo prendere seriamente il match contro Pulev. La boxe funziona in maniera strana. Ho dovuto combattere e conquistarmi queste cinture ad una a una, Pulev le otterrà tutte e quattro se mi sconfiggerà.”  
SUL SUO STILE E GLI INIZI
“Quando voglio mandare ko e non voglio scambiare pugni – e spesso ci provo davvero a portare sul ring la vera arte della boxe – e intravedo uno spiraglio nell’armatura avversaria mi piace colpire forte. Riesco a percepire la debolezza degli avversari e mi piace colpirli con forza.”   “Quando ho iniziato a combattere era tutto molto veloce, tutto accadeva rapidamente. Era dura, ero sempre pieno di lividi perché facevo molti errori. Ma poi ho cambiato mentalità: se mi colpisci 5 volte io ti colpisco 6. Ero molto diretto e reattivo. Prima di imparare la sottile arte della boxe ho appreso come colpire forte, ero già campione negli amatori, poi lo sono diventato dei professionisti.”  
“Quando ho visto il successo di Andy ho pensato: è speciale, è incredibile, lo voglio anche io. Solo allora ho capito il significato dell’essere Campione del Mondo.”  
COMBATTERE CONTRO FURY
“Sarebbe bello. Mi sento fiducioso, più attesa c’è meglio è perché sto continuando a migliorare. Sono un pugile che impara costantemente. Divento più forte, più intelligente, è una benedizione. In questo senso sì, voglio quel match ma non mi interessano tutti gli aspetti extra ring. Mi interessa solo combattere. Sarà clamoroso, sarà uno spettacolo. Allo stesso tempo però non sono ossessionato. Si tratta di un pugile contro un altro che si trova dall’altro lato del ring.”   COMBATTERE CONTRO WILDER
“È un altro avversario di livello della mia divisione. Gli abbiamo fatto un’offerta l’anno scorso ed è stata rifiutata. Ma la proposta esiste ancora se lui è pronto. Non vado da nessuna parte, combatteremo quando lui sarà abbastanza coraggioso e abbastanza maturo da non dire bugie e essere onesto.”  
SUL “COLPO BASSO” RICEVUTO
“Non è stato bello quando hanno provato a infangare il mio nome e la mia reputazione, ma l’ho tollerato. Sarà meglio che la prossima volta siano onesti. Dev’essere un vero combattimento soprattutto per i fan. Questo è ciò che voglio.”  
COSA SI ASPETTA DAL FUTURO DENTRO E FUORI DAL RING
“Dentro il ring non proverò mai invidia per i prossimi pugili. Avrò solo ammirazione e rispetto perché conosco la sensazione che si prova. Li guiderò nella loro carriera, non solo i pugili eh, tutti gli atleti, calciatori, tennisti…so cosa serve per essere un atleta.”  
“Fuori dal ring mi interessa essere un giovane uomo che sia in grado di essere un uomo d’affari per costruire un impero alla fine della sua carriera. Penso sia importante soprattutto come pugile dimostrare di avere un cervello. Ci sono troppi pregiudizi intorno alla boxe ed è importante dimostrarsi un modello per tutte le comunità.”  
“Voglio anche far capire che agli errori si può rimediare. Io ne ho fatti e la boxe mi ha aiutato molto. Più cresci e più diventi saggio.”  
L’EREDITÀ CHE SOGNA
“Il tempo vola, non voglio entrare in testa alla gente solo per sport. Il cambiamento è sul lungo termine, puoi cambiare la vita di una famiglia, ispirare un ragazzo a diventare un contabile o un avvocato, puoi cambiare un’intera comunità. L’educazione, magari costruire una scuola.”  
“Se costruisco una palestra, questa non si sposterà per altri 100 anni. Come la Finch ABC. Ha fatto emergere Mason, Chisora, me, Sahaun, Bengale, Sam, Patrick. Sono uscite tante belle persone da quella palestra. Le palestre continuano a sfornare tante belle persone. Questa è eredità.”


Il dicembre americano di Mazzinghi, tra Dean Martin e un ko senza felicità

È il 17 dicembre del 1969.
L’aviazione degli Stati Uniti conclude le sue investigazioni e annuncia che non ci sono prove dell’esistenza di astronavi extraterrestri. Gli UFO non esistono, almeno sulla Terra.
Non basta certo a farci sentire più tranquilli, anche perché l’idea che da qualche parte dell’Universo ci sia una forma di vita ci piace. E ci accompagnerà per sempre.
E poi sul nostro pianeta esiste più di un essere umano che sia fuori dal mondo, almeno da quello civile. Pietro Valpreda è detenuto a Regina Coeli, in cella di isolamento, accusato di concorso in strage per Piazza Fontana. Lui continua a negare, dice che quando è scoppiata la bomba era a letto in casa della zia, a Milano. Ma loro, gli UFO, continuano a indagare in una sola direzione. Volano bassi e dalle loro astronavi dicono che sono gli anarchici i grandi colpevoli.
Il nero è il colore del buio, ma anche di quegli anni.

In Toscana un uomo vive i suoi tormenti. È stato un grande campione, protagonista nello sport e nella società degli anni Sessanta. Adesso sente che il lungo viaggio sta per concludersi.
L’idea del ritiro prende sempre più consistenza.
L’ha promesso a Marisa, la moglie. E poi c’è in ballo un film. Dovrebbe recitare in una pellicola sulla malavita americana. Già pronto il contratto, l’accordo con il produttore. Mancano solo le firme.
Eppure staccarsi dalla boxe è dura. Per anni è stata la sua vita, ne ha governato le giornate, le ha riempite di pensieri e di progetti. Più che dal passare dei mesi, gli anni di Sandro Mazzinghi sono stati scanditi dal susseguirsi degli incontri. Uno dopo l’altro, con pause appena necessarie per capire chi aveva affrontato e contro chi avrebbe dovuto battersi. E adesso, anche se la carica interna sembra esaurita, è incerto tra la voglia di chiuderla qui e quella di riprovarci.
L’offerta di volare negli Stati Uniti risolve ogni dubbio. È un modo per staccare la spina, per liberarsi dal peso di combattere in Italia, per andare a scoprire un mondo diverso. In fondo in America c’è stato una sola volta, da dilettante, ed è tornato con un titolo mondiale militare e il ricordo di una bella esperienza.
Perché non riprovarci?
È il 17 dicembre del 1969.
Il match si disputa al Caesars Palace di Las Vegas, in una sala da ballo, il Silver Slipper. Lui alloggia al Riviera Hotel di proprietà di Dean Martin, cantante e attore assai famoso. Artista di origini italiane.
Il papà Gaetano Crocetti è nativo di Montesilvano in provincia di Pescara, la mamma Angela Barra è nata in America da genitori abruzzesi.
All’angolo di Mazzinghi ci sono il fratello Guido e il nuovo manager Umberto Branchini, il Cardinale.
L’incontro soddisfa il pubblico, nella piccola arena mille persone applaudono quel ragazzo italiano che combatte da vero guerriero. Proprio come piace a loro. Il match è programmato sulle dieci riprese, ma Cipriano Hernandez resiste solo due round. Applausi, pacche sulle spalle e al rientro in albergo la sorpresa di vedere la sua foto tra le decine di immagini che riempiono un’intera parete. I complimenti di Dean Martin, poi quelli di Freddie Little che è in platea.
Una bella serata anche se la borsa è di sole ottocentomila lire.
Non è certo per soldi che Sandro è sbarcato in Nevada. Chiede solo un po’ di calore, ha voglia di risentirsi protagonista.
Cercava l’emozione di un ko veloce. Ha avuto tutto questo, ma proprio non ce la fa a sentirsi felice.


Questo racconto è stato in parte pubblicato su Anche i pugili piangono, Sandro Mazzinghi un uomo senza paura, nato per combattere. Vincitore del Premio Selezione Bancarella Sport 2017.

Erano gli anni della seconda guerra mondiale. La mamma si alzava alle cinque del mattino e tirava avanti fino alle sei della sera. Andava a fare i materassi dai contadini, il bucato in casa dei ricchi. Quando rientrava, Sandro interrompeva il lavoro nei campi, metteva gli zoccoli sotto la bretella della canottiera e le andava incontro. L’Ernesta appariva in fondo alla strada, un’ombra che avanzava dondolando. Due borse nelle mani, una cesta sulla testa. Dentro c’erano cipolle, aglio, fagioli, ceci, pane. Soldi non ce n’erano e i contadini le davano gran parte della ricompensa direttamente dall’orto. Sandro Mazzinghi ha sofferto la fame, quella vera che ti fa svegliare nel cuore della notte. È stato sotto i bombardamenti, ha conosciuto la tragedia quando Vera è morta in un incidente d’auto. Era sua moglie da dieci giorni. Voleva smettere, è tornato sul ring perché è nato per combattere. Ha vinto il mondiale contro Dupas, l’ha difeso in Australia. Accanto a lui Guido, fratello ma anche amico, consigliere, maestro. Ha spaccato l’Italia a metà. Da una parte lui, dall’altra Nino Benvenuti. Due incontri entrati nella storia della boxe e del nostro Paese. Perso il titolo, se lo è ripreso contro Ki-Soo Kim in un match cruento, spietato. Battaglie così, un uomo ne può affrontare solo una nella vita. Sandro Mazzinghi, pugile da leggenda. Questa è la sua storia.
(di Dario Torromeo, edizioni Absolutely Free)

Mondiale massimi. Joshua netto favorito, Pulev vuole emulare Rocky


Kubrat Pulev ha corso per dieci chilometri sulle salite delle montagne Pirin in Bulgaria sudoccidentale. Giura di avere coperto la distanza in 50 minuti. Ha scalato il Tooth Peak, il Picco del Dente, a 2.340 metri di altezza. Ha lavorato duro al Balmeken Olympic Center, sempre tra le montagne, in uno di quei centri in cui si rifugiavano gli atleti della Germania Est in tempi sospetti. Si è allenato lontano dalla città, dai suoi rumori. Ha cercato nel silenzio la concentrazione per essere al meglio. Ha completato un ritiro degno di Rocky (Balboa). Ma quello era il protagonista di un film, lui sul ring sabato ci salirà davvero.
Ha il volto scolpito nel marmo Pulev, lo sguardo da cattivo, la determinazione di uno che a 39 anni e sette mesi sa di giocarsi l’ultima carta. Sfida il campione Anthony Joshua. Senza speranze dicono i bookmaker che quotano il bulgaro a 6 (ogni sterlina puntata su di lui ne frutterà sei di vincita, nel caso dovesse farcela), mentre bisogna investirne 10 per guadagnarne 1 se si decide di andare sul sicuro e puntare su AJ.
Kubrat tira fuori il suo inglese duro, cavernoso, fatto di parole base messe in fila per esprimere un concetto semplice.
“Joshua ha detto che mi schiaccerà. Io dico che lo riporterò giù dalla montagna dopo averlo investito come se fossi una valanga”.


Trova un ovvio alleato dall’altra parte dell’Oceano. È il suo promoter Bob Arum, 89 anni da poco compiuti, sempre sulla breccia. Come spesso gli capita, il promoter americano riesce a costruire una tesi complessa appoggiando ogni concetto su una base solida. Che poi sia la verità, è da vedere. Alla fine del discorso i dubbi restano gli stessi, ma vale la pena ascoltarlo.
“Pulev può battere Joshua, non sarei per nulla sorpreso se ci riuscisse. Andy Ruiz jr non è certo un picchiatore. Lo dico perché lo conosco bene, ho organizzato una trentina dei suoi incontri. È veloce, bravo tecnicamente, ma non è un picchiatore. Eppure nel primo match ha distrutto Joshua, lo ha messo knock out. Poi ha cominciato le celebrazioni, in tanti lo hanno adulato, si è lasciato andare. Così nella rivincita è salito sul ring grasso e lento. Il campione britannico ha cominciato a correre per il ring e lui non è stato in grado di tagliargli la strada, di fermarlo. Così ha perso il titolo”.

Tesi affascinante, ma gli elementi che ho in mano mi fanno propendere per un altro risultato.
Pulev negli ultimi cinque match ha vinto per tre volte ai punti. E lo ha fatto contro gente tipo Kevin Johnson, Rydell Booker, Hughie Fury. Buoni pugili, ma non certo nell’elite dei migliori. E poi va per i 40, combatte da oltre venti. Un’attività molto intensa da dilettante e undici anni da professionista. Una carriera lunga, con un solo precedente mondiale.
Il 15 novembre 2014 è stato dominato e messo ko al quinto round da Wladimir Klitschko. In palio c’era il mondiale di quattro categorie, mancava solo il WBC. Proprio come sabato.
Se Pulev non troverà d’incanto la mazzata del picchiatore, dubito fortemente che possa mettere in seria difficoltà AJ.


Il campione non combatte da un anno, come del resto lo sfidante. Ma a 31 anni è più facile che a 40 restare nei meccanismi giusti e ritrovare confidenza con la battaglia.
Il britannico nel secondo match contro Andy Ruiz jr ha dimostrato personalità, forza morale.
Ha sofferto, ha subito anche insulti pesanti. E alla fine è tornato campione al termine di una prestazione tatticamente e tecnicamente perfetta. Gambe, ritmo, un sinistro veloce e pesante, controllo tattico dell’intero incontro. A chi gli chiedeva una spiegazione al prima e dopo, dal match del Garden a quello negli Emirati, offriva un commento suggestivo.
“Devi saper rimanere nella tua merda, buona o cattiva che sia, è questo che conta. In molti interpretano la tua storia a modo loro, perché vogliono fotterti. Finché riesci a rimanere fedele alla persona che sei e a essere consapevole del ruolo che hai, non avrai nulla di cui preoccuparti.”
Ecco, credo che se Joshua rimarrà fedele a sé stesso anche sabato, batterà Pulev e si preparerà alla grande sfida. Perché Eddie Hearn lo ha detto chiaramente: “Il match con Tyson Fury è chiuso, al 100%. Si farà entro giugno del 2021, spero solo che lui non voglia fare un match prima di quello con AJ, sempre che sabato sia Anthony il vincitore. Se Fury dovesse chiederci tempo, il prossimo incontro di AJ sarà contro Usyk”.
Accade sempre così, quando sul ring c’è un netto favorito. Il match del Madison Square Garden contro Andy Ruiz jr ha insegnato poco. Un pugno alla volta, un round alla volta, un match alla volta. Dovrebbe essere il mantra di chiunque operi nel pugilato. Ma questa pandemia che ci ha costretto, e ancora ci costringe, all’immobilità, rende difficile ogni attesa. Quando si può, si preferisce correre. E la fretta, si sa, induce all’errore.


Sabato dunque il mondiale massimi. Il mio chiaro favorito è Anthony Joshua, un dominio che penso si possa concretizzare con una larga vittoria ai punti. Ma non date per spacciato Kubrat Pulev. Uno con una faccia così da cattivo non si arrende facilmente. E poi si è allenato in un clima alla Rocky, quasi volesse sottolineare che nella boxe, come nella vita, la sorpresa è dietro l’angolo.
Non ci resta che aspettare, tra poco sapremo.


https://dartortorromeo.com/2020/12/10/tutto-su-joshua-vs-pulev-torna-il-pubblico-a-bordo-ring/

Conte è il peggiore in campo, ma le colpe sono sempre degli altri…

Antonio Conte.
Fuori, per il secondo anno consecutivo, al primo approccio con l’Inter in Champions League.
Fuori anche dall’Europa League.
Unica squadra italiana eliminata.
Ultimo nel girone.
Ultimo nel modo di affrontare una sconfitta.
Le colpe della disfatta?
Ad Anna Billò che, nel dopo partita Sky, gli chiede se ci sia un problema di gioco per l’Inter in Europa, lui risponde che la colpa è dello Shakhtar che ha stravolto il suo sistema di gioco. E aggiunge “Informatevi prima di parlare”.
Magari sarebbe stato meglio se si fosse informato lui, sul gioco dello Shakhtar, visto che è proprio per fare questo lavoro che lo pagano 12 milioni l‘anno, un milione a mese, oltre 33.000 euro al giorno.
A Fabio Capello che gli chiede se il problema non sia la qualità della squadra, replica che non ha niente da dire. Allo stesso Capello che chiede come mai non avesse un piano B per affrontare il cambio di modulo degli avversari, risponde che ce l’ha, ma non lo dice.
Il bambino sorpreso con le mani nella marmellata si difende accusando e battendo i piedi per terra, offeso da questo mondo che non lo capisce, da questi signori cattivi che lo stanno tormentando solo perché ha fallito in quello che in fondo è il suo lavoro.
Le colpe non sono mai sue. Sono dei dirigenti che non gli comprano cento giocatori, della società che non lo sostiene, dei calciatori che non segnano mai, del VAR cattivo e crudele, degli arbitri, dei giornalisti
Stavolta ha superato sé stesso.
La colpa è del portiere avversario reo di avere parato troppo bene.
La colpa è dello Shakhtar per non avere giocato come lui sapeva.
E poi si lancia al galoppo su quello che è uno dei suoi cavalli di battaglia
Accusa i giornalisti.
Una brutta uscita quella di ieri sera, come si dice a Roma: Conte ha sbroccato.
Sei partite. Una vittoria, tre pari, due sconfitte. Sette gol fatti, nove subiti.
Conte esce nel modo peggiore. Un fallimento totale, un disastro.
Eppure…
Un comportamento da maleducato nei confronti di Fabio Capello, un grande allenatore, un ottimo analista di tecnica e tattica.
Un comportamento da maleducato nei confronti di una giornalista come Anna Billò che ha stile, classe e capacità. Le prime due per Conte sono parole sconosciute.
Due anni all’Inter, due volte fuori a dicembre dall’UEFA Champions League.
In modo brutto per il gioco mostrato, in modo disastroso per l’atteggiamento avuto lontano dalla partita.
Antonio Conte, il peggiore in campo.

Tutto su Joshua vs Pulev, torna il pubblico a bordo ring

DOVE
Wembley Arena, Londra.
Per la prima volta il pubblico tornerà a bordo ring nel Regno Unito. Saranno ammessi mille spettatori che dovranno ovviamente rispettare la distanza sociale dettata dal protocollo Covid-19.

QUANDO
Sabato 12 dicembre. La riunione avrà inizio attorno alle ore 19:00 italiane. Il mondiale si disputerà attorno alle 23:30 italiana, ma potrebbe avere un lieve anticipo nel caso in cui i match che lo precederanno dovessero concludersi prima del previsto.

TV IN ITALIA
Diretta su DAZN, collegamento dalle 19:30

COSA
Anthony Joshua vs Kubrat Pulev, campionato del mondo Wba, Wbo, Ibf, Ibo pesi massimi.

ANTHONY JOSHUA
età: 31 anni
record: 23-1-0 (21 ko)
percentuale ko: 87.5 %
altezza: 1.98
peso ultimo match: 107,480 kg

Ultimi cinque match
7/12/2019   Andy Ruiz jr (33-1-0) + UD 12
(mondiale Wba, Wbo, Ibf, Ibo)
1/6/2019     Andy Ruiz jr (32-1-0) – kot 7
(mondiale Wba, Wbo, Ibf, Ibo)
22/9/2018   Alexander Povetkin (34-1-0) + kot 7
(mondiale Wba, Wbo, Ibf, Ibo)
31/3/2018   Joseph Parker (24-0) + UD 12
(mondiale Wba, Wbo, Ibf, Ibo)
28/10/2017 Carlos Takam (/35-3-1) + kot 10
(mondiale Wba, Ibf, Ibo)

KUBRAT PULEV
età
: 39 anni
record: 28-1-0 (14 ko)
percentuale ko: 48.3 %
altezza: 1.94
peso ultimo match: 112,700 kg

Ultimi cinque match
9/11/2019    Rydell Booker (26-2-0) + UD 10
23/3/2019    Bogdan Dinu (18-1-0) + ko 7
27/10/2018 Hughie Fury (21-1-0) + UD 12
28/4/2017    Kevin Johnson (30-7-1) + UD 12
3/12/2016    Samuel Peter (36-5-0) + RTD 3

LE SCOMMESSE
Pulev è offerto a 6/1
Joshua è offerto a 1/10

LE BORSE
Anthony Joshua avrà una borsa di circa 8,5 milioni di euro
Kubrat Pulev avrà una borsa di circa 3 milioni di euro

HANNO DETTO
Joshua: “Il mio corpo è solo un contenitore che trasporta il mio cervello, quindi ho allenato il mio cervello più di quanto non abbia allenato il mio corpo. Sono pronto per la guerra. Sono pronto a combattere, non vedo l’ora di salire sul ring.”
Pulev: “Sarò assolutamente diverso da quando ho perso contro Wladimir Klitschko perché ho acquisito molta esperienza da quel combattimento. Joshua vs Fury? Sarebbe un buon incontro, ma non credo che accadrà perché sabato sera sarò io a vincere. Ho visto molti errori in Anthony, molti lati negativi. Penso che questi lati negativi lui non sia riuscito a correggerli. Il mondiale era il sogno del mio defunto padre. Ecco perché io e mio fratello siamo qui. Il suo progetto era quello di avere dei figli e che quei ragazzi diventassero campioni di boxe. Lui ci guarda dall’alto e sono sicuro che lo renderemo felice. Sabato sera vincerà con me “.

IL PROGRAMMA
Massimi (mondiale Wba, Wbo, Ibf, Ibo) Anthony Joshua (23-1-0, detentore) vs Kubrat Pulev (28-1-0); arbitro: Deon Dwarte (Sudafrica); giudici: Matteo Montella (Italia), Yordan Ezekiev (Bulgaria), Phil Edwards (Gran Bretagna); massimi leggeri (Wbo Internazionale)Lawrence Okolie (14-0) vs Nikodem Jezewski (19-0-1); massimi: Hughie Fury (24-3-0) vs Mariusz Wach (36-6-0); massimi (vacante Wbc Internazionale) Martin Bakole (15-1-0) vs Sergey Kuzmin (15-1-0); superwelter: Macauley McGowan (14-1-1) vs Kieron Conway (15-1-1).

Rigoldi racconta un anno di tensioni. Paure, speranze, sacrifici…

Luca Rigoldi non combatte da un anno, il 14 dicembre del 2019 ha affrontato Spartak Shengelia a Polverara (Padova). Match pari in sei riprese. Il veneto ha conquistato l’europeo dei supergallo due anni fa contro Jeremy Parodi, lo ha difeso contro Anthony Settoul e Oleksandr Yegorov.
Venerdì 17 dicembre, all’Allianz Cloud di Milano, Rigoldi (22-1-2, 8 ko) difendera la cintura contro il britannico Gamal Yafai (17-1-0, 10 ko). La serata sarà trasmessa in diretta su DAZN a partire dalle 19:30.
Ho parlato a lungo con Luca mentre andava in macchina a Piove di Sacco, in casa del suo maestro Gino Freo per completare la preparazione. Con lui, in macchina, da Freo e nello stesso programma di Milano, Devis Boschiero (48-6-2) che all’Allianz Cloud sfiderà Francesco Patera (23-3-0) per il titolo Wbc Silver dei leggeri.


Luca Rigoldi, un anno fermo. Cosa è accaduto in questa lunga attesa?“Abbiamo finito il 2019 in maniera un po’ strana. Vorrei dimenticare il verdetto che hanno dato nel mio ultimo match, un pari che sa di resa dei conti. Hanno voluto far pagare a Gino (Freo, ndr) le sue polemiche con gli arbitri locali. Hanno voluto darci contro. Questo ci ha segnati. Ci siamo rimasti male. Abbiamo comunque trascorso delle feste di Natale tranquille, il sabato dopo l’Epifania è ripresa la preparazione. Poi sono cominciate a uscire le prime voci, a saltare tutti eventi. Ci dicevano, rimandiamo di una ventina di giorni. Abbiamo continuato ad allenarci, allentando un po’ la corda. Poi si è cominciato a capire cosa fosse il Covid, si è bloccato tutto. Siamo stati più di un mese lontani dalla palestra. Quando abbiamo ripreso, c’è stato un tira e molla sul nostro evento. E oggi è proprio questo che mi preoccupa. Non ho mai avuto il tempo di rilassarmi. Sono sempre stato con la pressione addosso, in attesa che dall’oggi a domani potessero ufficializzare la data. In quel momento noi non avremmo potuto farci trovare impreparati. Sembrava sempre che la data giusta stesse per arrivare. Almeno cinque sei appuntamenti sono stati messi sul piatto da metà luglio in poi. In Inghilterra per agosto, settembre a Verona, un continuo rincorrere di possibilità che poi venivano regolarmente cancellate. Ho pensato anche che il giorno giusto non sarebbe arrivato mai. Il maestro è stato bravo a tenerci sotto pressione. Aspettando, aspettando, aspettando, aspettando. Sempre in attesa…”
Come si riesce a mantenere alta la concentrazione?
“Ho un difetto. Sono uno che pensa molto, per questo ancora oggi non sono convinto che sia ufficiale al 100% l’appuntamento del 17. Dobbiamo fare i tamponi. E non devo farli solo io. Deve farli il maestro, il mio avversario, il maestro del mio avversario. Mi dicono stai attento. Io ci sto attento. Ma non credo che Lewis Hamilton non sia rimasto attento, non credo che Cristiano Ronaldo e Federica Pellegrini non siano rimasti attenti. Questo virus non ha una faccia, non si sa neppure come si prenda, da dove arrivi. La cosa che mi metterebbe davvero in difficoltà, sarebbe arrivare al giorno del peso, fare il tampone e sentirmi dire: ascolta Rigoldi, salta tutto un’altra volta. Sarei davvero in seria difficoltà. Sia per un discorso sportivo, che per un discorso economico. È la mia terza difesa di un titolo europeo, e ancora non vedo una programmazione. Mi chiedo: se dovesse andare male, il mio valore rimarrebbe quello che è o ne uscirei ridimensionato? Dopo il successo in Francia, le difese vittoriose del titolo con lo sfidante ufficiale e un altro rivale, non ho ancora certezze. Eppure mi sono sempre fatto trovare pronto, sia nei confronti dell’organizzazione che del procuratore. Mi sento stressato, è come se avessi perso il titolo e mi stessero offrendo un’altra chance. La vivo un po’ così. So anche che se le cose non dovessero andare bene, diventerebbe tutto molto difficile, nonostante la mia età. Ho 27 anni è sto per combattere per la quarta volta con un europeo in palio, non so quanti pugili possano vantarsi di avere fatto altrettanto”.
Hai mai avuto un attimo di scoramento, hai mai pensato di lasciare perdere?
“L’ho pensato spesso. Vivo una situazione di instabilità. Non sappiamo cosa ci sarà in futuro. Mi chiedo, sono stato un anno fermo, ma non potevano farmi fare sei o otto riprese per mantenere alta la concentrazione? No. È impossibile, se sei campione europeo puoi fare solo match con il titolo in palio. Pensano che sia giusto così. Come se chi avesse in programma la Champions, dovesse saltare le partite di campionato.  E invece è proprio la quotidianità del lavoro che permette di riprendere confidenza con il campo gara. Non me la sono mai tirata, se mi avessero chiesto di fare il sottoclou in una serata impegnata su un tricolore, contro un avversario impegnativo, avrei accettato felice. Mi sarebbe servito moltissimo. Il problema è che nessuno vuole investire, qui tutti vogliono guadagnare e nessuno vuole investire. Sono amareggiato dal sistema che c’è nel nostro sport. Mi dicono, finalmente hai un po’ di visibilità. Ma in passato quando si giocavano l’europeo avevano le prime pagine dei giornali. Oggi non riesco a venire fuori, nonostante faccia di tutto per emergere. Lavoro e mi impegno sul sociale e nella comunicazione, ma è difficile. E poi vedo altri atleti che a livello sportivo non vogliono nemmeno fare gli atleti, ma usano questo sport come mezzo per raggiungere il loro scopo. Fanno tre, quattro match, vincono una cintura di cartone e poi vanno di qua, vanno di là. E oggi hanno risultati, sia economici che di visibilità, molto più alti di chi porta a casa risultati più prestigiosi. Chi come me crede nei valori dello sport e non si sente di sposare questa mentalità, si chiede in che mondo viviamo. Siamo noi a sbagliare?”
Non accade solo nello sport. Anche in altri campi della società si dà più spazio all’apparenza che alla sostanza.
“Così facendo non si rappresentano più gli ideali dello sport. Allora sei portato a pensare che sia meglio fare molta meno fatica, vincere una cintura che vale poco, magari tatuarsi dalla testa ai piedi, andare al bar con il Rolex e la Lamborghini. È questo il mondo in cui viviamo”.
Il pugilato oltre a mancanza di certezze, a problemi di visibilità e alle difficoltà di avere adeguate e frequenti ricompense economiche, ha altri problemi che non tutti gli sport hanno. L’altalena degli appuntamenti crea problemi come il raggiungimento del peso e la capacità di tenere alta la concentrazione. Oltre a quelli di regolare i ritmi di preparazione.
“È un aspetto che mi tocca molto. A giugno, qualcuno mi ha chiesto: perché vai subito da Freo? Vado perché so che il maestro mi farà lavorare in maniera dura, saprà gestire la preparazione sia quando sono lontano dal match che quando l’evento si avvicina. Il resto fa parte della gestione che ogni atleta dovrebbe essere capace di darsi, se fa il professionista. Fatico a rientrare nel peso. Mangio sempre. Non mi impongo lunghi digiuni. Ma non esagero, al massimo posso essere fuori di 4/5 chili quando sono lontano dal ring. In avvicinamento faccio dei sacrifici e rientro. Trenta ore dopo il peso, recupero 5 o 6 chili. Se non stai attento, accade che poi non ti concentri sul lavoro che ti serve, ma sul peso“.


Come descriveresti tecnicamente il tuo avversario?
“Non ho guardato più di un paio di volte i suoi match. Ho paura di vedere una cosa che poi non è. Mi sembra un buon pugile, tecnicamente bravo, senza un grandissimo ritmo. Mi sembra che lavori molto a corta distanza, che gli piaccia scambiare con le gambe ben piantate sul tappeto, che lavori bene sia sopra che sotto”.
Che effetto pensi ti farà combattere in un palazzetto senza pubblico?
“Questa è un’altra incognita. Non mi è mai capitato, non so come reagirò. Posso solo dirti che in Francia avevo tutti contro, a parte la corriera dei miei supertifosi, e me la sono cavata nonostante tutto. Qui mi sembra che potrei trovarmi nello stesso clima che c’è quando ti mandano lo sparring con il suo maestro. Avrò meno pressione sulle spalle. Saranno però tutti incollati davanti alla tv. Non li sentirò rumoreggiare, ma so che saranno in tanti. Voglio immaginare di battermi in un’arena piena di gente, tutti in silenzio perché qualcuno ha messo la museruola a ogni spettatore”.


In questo modo sentirai ancora di più Freo.“E sarà un bene. Due titoli così, uno dietro altro, Devis (Boschiero, ndr) ed io non li avevamo mai fatti. E devo dirti che mi fa piacere combattere prima, così il maestro avrà un po’ più di benzina. Comincia ad accumulare anni… Gli ruberò un po’ di energia in più. Sono fiducioso, abbiamo fatto un’ottima preparazione. Speriamo vada bene. Io ce la metterò tutta. Ma mi preparo anche al peggio, perché solo pensando al peggio potrà andare meglio. Non sento addosso troppa pressione. Sono preparato a tutto”.
Un’ultima domanda, ancora sul tuo maestro. Cosa pensi che ti abbia dato in questi cinque anni che ti prepari con lui?
“Gino mi ha dato tanto. Soprattutto la consapevolezza che devo migliorare io, piuttosto che preoccuparmi dell’altro. È meglio che riempiamo, come dice lui, lo zainetto che ho sulle spalle. Meglio che lavori sulla mia tecnica, sui colpi stretti, lunghi, sul cambio guardia. Meglio cercare di togliere i difetti che ho. Così, al momento in cui il comportamento dell’avversario mi imporrà di trovare una soluzione, io saprò e potrò tirare fuori dallo zainetto che ho sulle spalle le armi che mi aiuteranno a vincere. E adesso, andiamo a portare a casa quest’altra vittoria”.