Gennaio ’61. Due pugili sul ring. Uno sarà campione, l’altro diventerà assassino


Miami, 31 ottobre 1967.
È la notte di Halloween.
A Place for Steak è un ristorante che propone indimenticabili bistecche sulla 79th Street Causeway, a North Bay Village, la strada sull’Oceano.
Un omone se ne sta seduto all’Harbour Lounge bar, un bar aperto fino a tardi, collocato proprio all’ingresso del ristorante. È grande e grosso, supera l’1.90 di altezza e da qualche tempo sfiora i 100 chili. Un bicchiere di whiskey in mano e lo sguardo che scruta fuori dalla grande finestra. Sembra che viva in un mondo tutto suo, tutto attorno la gente mangia, beve, chiacchiera. Ma lui continua a fissare oltre il vetro.
Gli occhi diventano improvvisamente attenti, il volto si riempie di una luce scura. È un po’ difficile da spiegare. C’è un lampo che attraversa il suo sguardo, ma poi lentamente si spegne e sembra che tutto sia circondato dall’oscurità.
Il giovane, sicuramente sotto i quarant’anni, è in forma. Deve essere stato un atleta e non ha sicuramente perso l’abitudine all’allenamento.
La sua attenzione è catturata da un uomo maturo, oltre la cinquantina, che ha appena fatto ingresso nel ristorante. Il caposala lo ha salutato con rispetto, i camerieri si sono precipitati attorno a lui. Deve essere un tizio popolare da queste parti.
Il nuovo entrato si siede a un tavolo con una splendida vista sull’Oceano e ordina una New York Sirloin steak. Non riuscirà neppure ad assaggiarla.
L’omone si muove sicuro, attraversa la sala, arriva davanti al tavolo del nuovo entrato.
BANG
BANG
BANG
BANG
BANG
Cinque colpi di pistola in rapida sequenza. Il nuovo entrato crolla sul pavimento, il sangue copre la sua faccia e scende a macchiare giacca e t-shirt. È un cadavere ormai.
(altri collocano l’omicidio fuori dal ristorante, ma la dinamica degli eventi sarebbe comunque la stessa e non altererebbe il senso della storia).
Quando il medico legale lo esaminerà per la prima volta, un testimone (come riporta webgalleria.com) lo sentirà dire: “Che bel buco che è”. Sulla fronte c’è la firma del primo dei cinque colpi sparati dall’omone. Lo stesso che il nuovo entrato aveva minacciato di morte dopo una violenta lite appena pochi giorni prima.
La vittima si chiamava Thomas Altamura, detto The Enforcer, il garante. Aveva 53 anni e faceva parte del clan Gambino, uno dei cinque gruppi che gestisce la mafia a New York e nel resto degli States (fonte thenewyorkmafia.com).
La polizia accusa dell’assassinio Anthony Esperti, detto Big Tony. Ha 37 anni e il locale in cui è stato commesso l’omicidio è il suo.
Gli agenti lo catturano. Ma l’arresto non è cosa semplice. Big Tony si agita e lancia per aria poliziotti come se fossero bambole di pezza (He trew the police around like rag dolls, scriveranno i giornalisti americani ).
In tribunale, la giuria lo riconosce colpevole di omicidio di primo grado. Viene condannato all’ergastolo. Stavolta non ce l’ha fatta ad evitare il processo. Era già stato arrestato altre undici volte, per vari reati, ma le vittime si erano tutte rifiutate di testimoniare (come ha scritto il Miami Herald).
Anthony Esperti muore il 12 aprile del 2002, aveva 72 anni. Era nato a Baltimora, viveva nel Bronx.
Da giovane era stato un pugile, aveva anche fatto da sparring a Sonny Liston.
Il 17 gennaio del 1961, cinquant’anni fa, era salito sul ring dell’Auditorium di Miami Beach. Erano cinque anni che non combatteva. L’ultimo match lo aveva disputato il 21 marzo del ’55, perdendo ai punti contro Al Andersen. Aveva quasi sempre boxato a Brooklyn, a volte nel Bronx, raramente a Long Beach.
Il rivale di quella notte di gennaio era al suo terzo incontro, aveva vinto i primi due. Proprio quel giorno festeggiava il suo diciannovesimo compleanno.
Dopo meno di tre round, l’arbitro Mike Kaplan interrompeva il combattimento. Decretando la sconfitta di Big Tony per kot. Aveva l’occhio sinistro devastato dai jab dell’avversario.
Era la sua sesta sconfitta, la quarta consecutiva.
L’altro proseguiva il suo cammino. Sarebbe diventato il personaggio sportivo più popolare del mondo, uno dei più grandi pesi massimi di sempre.
Il suo nome era Cassius Clay, tutti a breve lo avrebbero conosciuto come Muhammad Ali.

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