Il Wbc senza pudore. Cintura e giuria per una seduta di sparring!

Il World Boxing Council pur di mettere il cappello sull’evento non ha portato rispetto neppure a sè stesso. Ha creato una cintura da assegnare al termine di una seduta di sparring, quale è stata ieri notte l’esibizione di Mike Tyson e Roy Jones jr. Come del resto ha fatto in decine di altre simili occasioni. L’importante è testimoniare la propria esistenza sfruttando la complicità dei media.
Come se non bastasse ha messo in piedi una giuria di tre ex campioni del mondo (Chad Dawson, Christy Martin e Vinny Pazienza). Ha detto che avrebbero operato con metodi anti convenzionali. Cosa significasse nell’occasione il termine lo sa solo il signor Mauricio Sulaiman.
Non è stata anti convenzionale neppure la disparità di giudizio. Sicuramente lo è stata la pretesa di dare un punteggio a un match che non era tale, a un’esibizione che non prevedeva colpi duri, a una seduta di sparring.
Sull’evento hanno messo il cappello in tanti.
La Commissione Atletica della California, che ha mandato sul ring un arbitro in tenuta ufficiale per garantire la non pericolosità della sfida e ha preteso le operazioni di peso a 24 ore dall’evento. Tutto questo ribadendo con cadenza quotidiana che si trattava di un’esibizione e non di un match. Avete mai visto le stesse procedure rese obbligatorie in occasione di altre esibizioni?
La Commissione antidoping si è accodata, ha voluto fare il test. Salvo poi tenere fuori dagli esami la marijuana. Uno dei due protagonisti dell’esibizione ne è infatti produttore e consumatore. Senza per questo operare al di fuori dalla legge, che in California non lo ritiene un reato.
Sono curioso di conoscere i dati della vendita della pay per view. Sono curioso di capire quanti siano stati quelli che hanno creduto al grande sogno proposto da illusionisti senza scrupoli.

Tyson e Jones jr, custodire i ricordi senza illudersi costa fatica…

Hanno messo in vendita le foto del loro passato, hanno lucrato sui ricordi. Lo show di ieri notte è stato esaltante (forse) solo per gli organizzatori.
Mike Tyson e Roy Jones jr sono saliti sul ring e hanno offerto l’immagine del tempo che è stato, l’hanno fatto per portare soldi nelle casse di chi aveva messo in piedi lo spettacolo e, spero, anche sul loro conto. Beneficenza a parte.
In forma fisicamente, capaci di apprezzabili gesti tecnici, di qualche lodabile combinazione. Sì, ma riferita a una seduta di sparring over 50. Perché questo è stato.
Non poteva essere un match, volevano farci credere che non fosse un’esibizione.
E così qualche ooohh di gioia per alcuni movimenti sul tronco di Tyson, per qualche jab di Roy Jones jr, per un paio di ganci di Iron Mike. Ma quanti clinch, quanti tempi morti, quanti colpi a vuoto, quanta noia.
Che volevi da un pugile che ha 54 anni e mezzo e da un altro che ne compirà 52 il prossimo mese?
Niente. Avrei solo preferito che non salissero sul ring.
Perché così facendo hanno davvero tirato giù il telo che proteggeva la boxe moderna. Non quella che giovani pugili di talento combattono sui ring di tutto il mondo, ma quella che non lascia più amore negli occhi e nel cuore della gente. E allora ci si rifugia nel passato. Può essere bello. Si scartano i momenti brutti, si godono quelli esaltanti e ci si sente felici come allora. Ma la vita va vissuta oggi, giorno per giorno, il riferimento deve essere il futuro. La memoria serve a non commettere errori, a emozionarsi ritornando con la mente ai giorni felici. Ma non può essere usata da altri per ingannarci, per abbindolarci mettendo illusioni sul piatto dello spettacolo spacciandole per verità.
Tyson era in perfetta forma, un ottimo atleta. Per un uomo della sua età.
Ecco, se ci fermiamo a questo concetto, si può anche discutere. Avventurarci al gradino successivo vorrebbe dire offendere il suo passato. Ma era una esibizione! Lo sento quel grido. Ma non può essere un’esibizione solo quando vi fa comodo.
Sono stati bravi, ciascuno nel loro ruolo. Preparati sul piano fisico e atletico, anche se il ritmo delle otto riprese da due minuti è stato più da ballo lento che da rock&roll. A molti è bastato questo per sentirsi appagati, la goduria di vedere il santino nuovamente esposto, dopo essere stato per tanto tempo nascosto in sacrestia, ha provocato attacchi di nostalgia.
Non si torna indietro nel tempo. Purtroppo. E ogni tentativo per creare questa illusione è un’utopia, può solo provocare danni. Ho letto in giro che Iron Mike batterebbe molti dei pesi massimi di oggi, che potrebbe addirittura cimentarsi in una sfida mondiale. Non accettiamo la realtà perché non ci piace, perché vorrebbe dire riconoscere il percorso che abbiamo compiuto, quello che potremmo compiere. Gli eroi di ieri sono i nostri eroi. Quelli di oggi spesso neppure li conosciamo. Meglio pensare che lo scorrere del tempo si sia fermato, che il passato possa tornare ad essere il presente. Siamo attaccati ai ricordi, separarcene ci sembra impossibile. Custodirli senza illuderci costa fatica.
Mike Tyson è stato un campione.
Roy Jones jr è stato un fenomeno.
Ma tutto questo accadeva molti anni fa.
Le vecchie foto a volte riscaldano il cuore, altre provocano solo tristezza.
Soprattutto se in mezzo ci sono i soldi.

Roy Jones jr è diventato un fantasma. Mike Tyson ha oscurato il fenomeno

Mike Tyson si è preso tutta la scena. Si parla solo di lui, quasi salisse sul ring senza nessuno accanto, a parte la sua ombra. E invece a fargli compagnia stanotte avrà uno dei più forti pugili della storia della boxe. Roy Jones jr è un fuoriclasse del ring. Eppure nell’intera promozione dell’evento ha fatto da comparsa. Niente di più, si fatica a trovare il suo nome in un titolo di giornale, in un servizio televisivo.
La figura di Iron Mike è così ingombrante da oscurare chiunque.
Roy Jones da dilettante è stato medaglia d’argento all’Olimpiade di Seul. Ha perso in finale contro il coreano Park Si-Hun nel più grande scandalo che il pugilato dilettantistico abbia mai messo in atto. Durante le fasi più calde del match, l’intera tribuna stampa, ne sono testimone diretto, urlava all’arbitro italiano Leoni: “Ferma il match, lo sta uccidendo!”
Alla fine il verdetto era stato per quello che aveva preso botte per l’intero incontro. E con la faccia tosta che contraddistingue il dilettantismo, Roy Jones jr era stato premiato come miglior pugile dei Giochi. A lui era andata la Coppa Val Barker.
Da professionista è stato campione del mondo in quattro diverse categorie di peso. Dai medi ai massimi leggeri.
Ha sconfitto gente come Artur Tarver, Clinton Woods, Eric Harding, Virgil Hill, Mike McCallum, Vinny Pazienza, James Toney, Bernard Hopkins, Jorge Castro.


È stato un fenomeno assoluto. Abile nel movimento di gambe, rapido come nessuno di braccia, tecnico e potente. Un fuoriclasse che ha dominato la scena
Il prossimo 16 gennaio compirà 52 anni e ancora calca il ring.
Perché?
La prestigiosa rivista Sports Illustrated tempo fa sosteneva lo facesse per soldi. Ricordava i due contratti con la televisione HBO: 60 milioni per sei anni e poi 20 milioni per tre match. Ma rammentava anche il fallimento della compagnia discografica, il furto da parte di un impiegato della sua azienda, le spese folli per l’entourage e i familiari, la difficoltà a gestire le operazioni immobiliari in Florida.
Ora però sembra che le cose vadano bene. Vive tra i suoi animali in una casa con un grande parco a Pensacola. Ha tre cani, decine di anatre, tacchini, pavoni, pecore e oltre duecento galli, più qualche serpente. Va a caccia, a pesca, si diverte. Ha fatto l’attore, il cantante rap, ha creato una sua linea di profumi chiamata Legend (una boccetta costa 60 dollari…). Non sembra se la passi poi così male.
Eppure eccolo qui. Per soldi, non per la gloria.
“Arrivi a un certo punto della tua vita in cui contano solo due cose: Dio e la famiglia”.
Anche lui dunque è uno che tiene famiglia. Va capito.
Ha passato l’intera giovinezza sotto il papà, Roy Jones sr, che lo ha addestrato come un marine. Lavoro, sacrifici, nessuno svago. Non sempre ha gradito, ha molto sofferto. È arrivato al punto da pensare al suicidio, alla fine ha rotto i rapporti con il papà.
Ha vinto tutto quello che c’era da vincere e ora eccolo qui. Un fantasma che si muove all’ombra di Mike Tyson. Un fuoriclasse del ring nascosto dal carisma dell’ex campione dei pesi massimi.
Per fortuna hanno messo il suo faccione nelle locandine, altrimenti avrei pensato che Mike Tyson sarebbe salito sul ring da solo…

IN ITALIA, L’EVENTO A 9.99 EURO SU SKY

Nella notte tra oggi e domani un evento, assai simile al wrestling (uno spettacolo con un copione scritto da abili sceneggiatori, con attori/atleti sul ring), si svolgerà allo Staple Center di Los Angeles, in California. Vedremo Mike Tyson e Roy Jones jr. Non sarà un match, né un’esibizione. Sarà solo una brutta notte. O ci sentiremo tutti presi in giro, o ci sarà qualcuno che si farà male.

COSA
Mike Tyson e Roy Jones, esibizione
QUANDO
Oggi 28 novembre.
DOVE
Staple Center di Los Angeles (California, Stati Uniti)
A CHE ORA
Inizio riunione ore 02:00 italiane di questa notte.
L’ESIBIZIONE
Inizio esibizione attorno alle 5:00 italiane di domani mattina.
IL PESO
Ieri, alle operazioni di peso Mike Tyson ha segnato 99,800 kg; Roy Jones 95,250.
RIPRESE
Otto da due minuti.
ARBITRO
Ron Corona (California)
GIUDICI
Non ci saranno giudici ufficiali. In remoto giudicheranno con metodi non tradizionali, non ancora annunciati dal World Boxing Councili che li ha scelti, gli ex campioni del mondo Chat Dawson, Christy Martin, Vinny Pazienza.
COSA DICE LA COMMISSIONE
La commissione atletica della California è l’organismo sotto la cui giurisdizione si svolge l’esibizione. Il presidente Andy Foster ha detto:
1. Non sarà un vero match
2. Non ci sarà un vincitore ufficiale
3. Non sarà annunciato alcun verdetto
4. Non ci saranno giudici ufficiali designati
5. Se uno dei due pugili subirà una brutta ferita, il match sarà sospeso.
6. L’evento sarà solo uno spettacolo

GUANTONI
Tyson e Jones jr useranno guantoni da 12 once.
TEST MEDICO
I due dovranno sottoporsi a un test medico che attesti la loro idoneità all’esibizione.
ANTIDOPING
I due dovranno sottoporsi a un test antidoping con la VADA (Voluntary Antidoping Agency). La marijuana non sarà cercata, Tyson ne è produttore.
BOOKMAKER
Nonostante sia stato più volte detto che non sarà annunciato un vincitore ufficiale, i bookmaker americani hanno aperto le scommesse. Al momento Tyson è favorito a 1/2, Jones viene offerto a 8/5.
ULTIMI MATCH
L’ultima volta che Mike Tyson è salito sul ring per un vero incontro era l’11 giugno 2005, quando ha perso per abbandono tra la sesta e settima ripresa contro Kevin McBride. L’8 febbraio del 2018 è stata l’ultima volta di Roy Jones jr, vittoria ai punti in 10 riprese contro Scott Sigmon.
ETA’ 
Mike Tyson ha 54 anni, è nato il 30 giugno 1966. Roy Jones jr ne ha 51, essendo nato il 16 gennaio del 1969.

IN TELEVISIONE
I
n Italia l’evento sarà trasmesso in diretta su Sky Sport 256 HD, dalle 3 di questa notte. Sarà possibile vederlo in pay per view, pagando poco meno di dieci euro (9.99). La telecronaca sarà di Mario Giambuzzi e Francesco Damiani. Bisognerà sintonizzarsi su Primafila, cliccare sulla voce Eventi, seguire le istruzioni che appariranno sul video. Lo spettacolo sarà disponibile anche On Demand, sempre in PPV, da domani al 7 dicembre. Le repliche saranno su Sky Sport 262, da domani al 2 dicembre (ore 12, 15, 18 e 21).
IL PROGRAMMA
Il programma prevede. mediomassimi: Badou Jack (22-3-3) vs Blake McKernan (13-0); leggeri: Jamaine Ortiz (13-0) vs Sulaiman Segawas (13-2-1); piuma: Irvin Gonzalez (14-2-0) vs Edward Vazquez (8-0); massimi: Joe Cusumano (18-3-0) vs Nick Jones (9-3-0);mediomassimi: Jake Paul (1-0) vs Nathaniel Robinson (debutto).

Moonsri perde, Mayweather torna in possesso del record che non c’è…

Buone notizie per Floyd Mayweather jr, potrà tornare a vantarsi di un record che non esiste*
Si è ritirato con un personale di 50-0, il mondo del pugilato ricomincerà a parlare di lui come del pugile con il miglior record di sempre. Solo perché dopo aver segnato quel 50-0 si è ritirato.
Sino a oggi il primato era nelle mani di un piccolo tailandese che i suoi connazionali avevano soprannominato il nano gigante. Parlo di Chayaphon Moonsri (a sinistra nella foto) che ieri notte è salito sul ring vantando un sontuoso 54-0. Poi, ha affrontato Panya Pradabsri, un ventinovenne di Amphoe Nam Yuen, tailandese anche lui.
In palio il titolo mondiale WBC dei pesi paglia. Lo sfidante ha faticato a rientrare nel peso, fare 47.600 essendo alti 1.62 non è cosa semplice. Gli sono serviti due tentativi prima di rientrare nel limite. Gli osservatori neutrali non pensavano potesse farcela. Era numero 3 del World Boxing Council, aveva un record di 34-1-0 (22 ko), aveva dato prova di possedere ottime qualità. Ma sembrava che tutto questo non bastasse. I bookmaker pagavano sei volte la quota in caso di una sua vittoria. Il campione era in lavagna a 1/12, dovevi puntare dodici per vincerne uno.
E invece Pradabsri ce l’ha fatta. Ha vinto di stretta misura (un triplo 115-113), e ora è il nuovo campione del mondo dei paglia WBC.
Viene dalla Muay Thai, dove ha disputato circa duecento combattimenti. L’unica sconfitta nella carriera pugilistica l’ha subita tre anni fa per split decision contro il cinese Xiong Zhoo Zong. Il suo idolo è Miguel Cotto.
Esce così di scena Moonsri, quella della scorsa notte era la sua quattordicesima difesa del titolo negli ultimi sei anni. In estate aveva annunciato il ritiro, stanchezza e infortuni gli avevano tolto la voglia di continuare. Del resto a 35 anni si può anche smettere. Poi si era lasciato convincere. Una decisione che lo ha costretto a sporcare un record immacolato: 54-1-0, il record che non esiste non è più suo.

Mike Tyson e Roy Jones jr, uno show per chi non ama il pugilato

La realtà esiste nella mente umana e non altrove, diceva George Orwell.
Ognuno inventa la sua, quella che gli piacerebbe vivere. Non si cura di ciò che gli occhi vedono, le orecchie sentono. È convinto che il mondo reale sia come appare nella sua testa, perché è l’unico in cui è disposto a stare.
I fatti sono elementi scomodi che vanno a intralciare questa realtà immaginaria.
Non difficili da capire, impossibili da accettare.
Per quel che riguarda il popolo della boxe, la serata che coinvolge Mike Tyson e Roy Jones jr ne è l’ultimo esempio.
C’è un’organizzazione che sancisce l’evento. Si chiama Commissione Atletica della California, il suo presidente Andy Foster ha detto: “Sarà un’esibizione, se esagereranno o se uno dei due sarà ferito, l’arbitro fermerà tutto. Niente verdetto, niente giudici a bordo ring”.
Cosa c’è di poco chiaro in questa frase? Quale parola non viene capita?
Tyson e Jones jr pompano l’evento per vendere (a 50 dollari a colpo) la pay per view. Normale. Promettono ko, colpi terribili, distruzione. Normale.
A questo punto potranno verificarsi due situazioni.

  1. I due rispetteranno le disposizioni della Commissione e allora vedremo, bene che vada, una vivace seduta di sparring.
  2. I due tenteranno di darsele come se si trattasse di un vero match. L’arbitro proverà a fermare il tutto, proveranno a picchiare anche lui e poi cercheranno di mettersi ko l’un l’altro.

Nel primo caso avremo persone che pagheranno 50 dollari per uno show sulla falsariga del wrestling. Solo che nel wrestling tutto è più chiaro, paradossalmente potrei dire che lì la finzione è reale.
Nel secondo caso la boxe ne uscirà svilita, umiliata.
Il pugilato è uno sport che si regge su un principio allo stesso tempo semplice e difficile da osservare, il rispetto. La violenza che la boxe indubbiamente ha in sè è tollerata perché fa parte di uno scenario più ampio. L’esercizio fisico in palestra, il sacrificio, la capacità di sopportare il dolore, la sofferenza, l’apprendimento di come solo attraverso il lavoro si possa raggiungere un risultato, l’esaltazione del talento, della mente e della forza del corpo all’interno di regole e di comportamenti. Questo consente alla boxe di non essere messa fuori dalla società civile. Questi sono i valori che reggono l’intera struttura.
Nel momento in cui due over 50 dovessero con il loro comportamento buttare giù il castello, il re si troverebbe nudo. E la realtà sarebbe quella di una boxe identificata con la violenza, il disprezzo delle regole, l’incapacità a gestire le proprie pulsioni distruttrici. La mancata gestione della rabbia, la fragilità psicologica e l’aggressività allo stato puro dei protagonisti sarebbero elementi messi incautamente nelle mani dei denigratori.
La scelta è dunque ristretta: danno all’immagine o alla credibilità.
Il pugilato da noi è diventato sport di nicchia, una disciplina per pochi. Lo dimostra il modo in cui i media lo trattano. Sento e leggo che il tanto parlare di boxe scatenato dall’evento Tyson&Jones jr avrebbe fatto del bene, avrebbe generato interesse. Ma li avete letti gli articoli? Avete ascoltato la televisione? Un festival di luoghi comuni, di frasi fatte. Si sono avvicinati all’evento i soliti parolai, gli sputasentenze, giornalisti e scrittori che non hanno mai visto dal vivo questo sport ne hanno parlato come se lo conoscessero da sempre. E questo, pensate abbia prodotto risultati positivi?
È stata semplicemente l’ennesima spinta per farci restare nel ghetto. Perché dalla vicenda, la boxe ne uscirà sicuramente impoverita.
Sento un gran parlare di valori tecnici, di possibilità reali. Ma di quale realtà state parlando? Ma davvero pensate che Mike Tyson a 54 anni compiuti da tempo, da 15 lontano dal ring, con un finale di carriera che definire disastroso sarebbe un eufemismo, potrebbe affrontare Tyson Fury o Anthony Joshua?
Sono caduto anch’io nel tranello. Il problema non è quello a cui ho appena accennato nell’ultimo capoverso. Il problema è perché mai l’evento dovrebbe giovare alla boxe. Se rispetteranno le regole, sarà un’esibizione spacciata come match. Se non le rispetteranno, il colpo sarà ancora più duro. Tirerà giù il velo e farà vedere un pugilato incapace di stare nei confini della legalità, mai pronto a gestire i propri impulsi, sempre in affanno, capace di affidarsi solo alla violenza. E ancora dite che tutto questo farà del bene alla boxe?
Show promosso con l’inganno o pericolosa dimostrazione di violenza.
Eppure sento e leggo che non ci sarebbe nulla di male.
Se così davvero fosse, credo che questo sport meriterebbe di restare nel ghetto. Se il popolo del pugilato davvero crede che l’evento possa giovare alla causa, spingere a una nuova popolarità, allora vuol dire che i confini si sono ristretti fino a soffocarci. Se questo fosse davvero il nuovo mondo, dico: Godetevelo pure. Io, questa volta scendo.

Tyson e Jones jr, tutto quello che c’è da sapere (in Italia diretta Sky)

Nella notte tra sabato e domenica un evento, assai simile al wrestling (uno spettacolo ispirato da un copione, con attori/atleti sul ring), si svolgerà in California. Vedremo Mike Tyson e Roy Jones jr. Non sarà un match, né un’esibizione. Sarà solo una brutta notte. O ci sentiremo tutti presi in giro, o ci sarà qualcuno che si farà male.

COSA
Mike Tyson e Roy Jones, esibizione
QUANDO
Sabato 28 novembre.
DOVE
Staple Center di Los Angeles (California, Stati Uniti)
A CHE ORA
Inizio riunione ore 02:00 italiane nella notte tra il 28 e il 29 novembre
L’ESIBIZIONE
Inizio esibizione attorno alle 5:00 italiane nella notte tra il 28 e il 29 novembre
RIPRESE
Otto da due minuti
ARBITRO
Ron Corona (California)
GIUDICI
Non ci saranno giudici ufficiali. In remoto giudicheranno con metodi non tradizionali, non ancora annunciati dal World Boxing Councili che li ha scelti, gli ex campioni del mondo Chat Dawson, Christy Martin, Vinny Pazienza.
COSA DICE LA COMMISSIONE
La commissione atletica della California è l’organismo sotto la cui giurisdizione si svolge l’esibizione. Oggi ha parlato il presidente Andy Foster che ha tenuto a dire:
1. Non sarà un vero match
2. Non ci sarà un vincitore ufficiale
3. Non sarà annunciato alcun verdetto
4. Non ci saranno giudici ufficiali designati
5. Se uno dei due pugili subirà una brutta ferita, il match sarà sospeso.
6. L’evento sarà solo uno spettacolo
GUANTONI
Tyson e Jones jr useranno guantoni da 12 once.
TEST MEDICO
I due dovranno sottoporsi a un test medico che attesti la loro idoneità all’esibizione.
ANTIDOPING
I due dovranno sottoporsi a un test antidoping con la VADA (Voluntary Antidoping Agency). La marijuana non sarà cercata, Tyson ne è produttore.
BOOKMAKER
Nonostante sia stato più volte detto che non sarà annunciato un vincitore ufficiale, i bookmaker americani hanno aperto le scommesse. Al momento Tyson è favorito a 1/2, Jones viene offerto a 8/5.
ULTIMI MATCH
L’ultima volta che Mike Tyson è salito sul ring per un vero incontro era l’11 giugno 2005, quando ha perso per abbandono tra la sesta e settima ripresa contro Kevin McBride. L’8 febbraio del 2018 è stata l’ultima volta di Roy Jones jr, vittoria ai punti in 10 riprese contro Scott Sigmon.
ETA’
Mike Tyson ha 54 anni, è nato il 30 giugno 1966. Roy Jones jr ne ha 51, essendo nato il 16 gennaio del 1969.
IN TELEVISIONE
In Italia l’evento sarà trasmesso in diretta su Sky Sport 256 HD, dalle 3 nella notte tra il 28 e il 29 novembre. Sarà possibile vederlo in pay per view, pagando poco meno di dieci euro (9.99). La telecronaca sarà di Mario Giambuzzi e Francesco Damiani. Bisognerà sintonizzarsi su Primafila, cliccare sulla voce Eventi, seguire le istruzioni che appariranno sul video. Lo spettacolo sarà disponibile anche On Demand, sempre in PPV, dal 29 novembre al 7 dicembre. Le repliche saranno su Sky Sport 262, dal 29 novembre al 2 dicembre (ore 12, 15, 18 e 21).
IL PROGRAMMA
Il programma prevede. mediomassimi: Badou Jack (22-3-3) vs Blake McKernan (13-0); leggeri: Jamaine Ortiz (13-0) vs Sulaiman Segawas (13-2-1); piuma: Irvin Gonzalez (14-2-0) vs Edward Vazquez (8-0); massimi: Joe Cusumano (18-3-0) vs Nick Jones (9-3-0);mediomassimi: Jake Paul (1-0) vs Nathaniel Robinson (debutto).

Nonno, chi è Alessandro Mazzinghi? “Ascolta, c’era una volta…”

Nonno, chi è Alessandro Mazzinghi?
“Oh piccolino, e tu che ne sai di Mazzinghi?”
Niente, per questo te lo chiedo.
“Dove hai letto quel nome?”
Lì in alto, sulla targa. C’è scritto Piazza Alessandro Mazzinghi.
“Sediamoci al bar, ti prendo un bel cappuccino e una pastarella. E ti racconto una storia”.
Dai, nonno.
“Sandro Mazzinghi era un guerriero”.
Con l’armatura e i superpoteri?
“Niente armatura, niente superpoteri. Lui era un guerriero nel cuore. Non aveva paura di nulla. Affrontava i nemici e li sconfiggeva tutti. O quasi”.
Ma anche lui, come noi, era nato qui?
“Certo Aldino. Era nato a Bella di Mai, un quartiere che le bombe avevano devastato nella seconda guerra mondiale”.
E lui si era fatto male?
“No, per fortuna. Era stato protetto da mamma Ernesta e da suo fratello Guido. Ma tutto attorno era un disastro”.
Non avevano neppure da mangiare?
“Ne avevano poco, davvero poco. Pensa che sognavano il pane”.
Anche io lo sogno.
“Come? Tu sogni il pane?”
Sì, quello con la Nutella sopra. Ne mangio tutta la notte e la mattina quando la mamma mi porta la colazione ne mangio ancora. Solo che quello della mamma è più buono.
“Lui aveva tanti sogni nella testa, pensa che voleva diventare un ciclista”.
Anche io. Papà mi ha comprato una bicicletta, mi ha insegnato ad andarci. Ho sei anni, sono grande io.
“Anche Sandro era grande a sei anni”.
Ma l’ha poi fatto il ciclista?
“No, lui è diventato un pugile”.
Un pugile bravo?
“Bravissimo. Lo chiamavano il Ciclone di Pontedera”.
Forte! Nonno, adesso che ci penso, tu ti chiami come lui. Sandro.
“E sì. Il mio papà amava la boxe e io sono nato il 26 maggio del 1968”.
E allora? Che vuol dire?
“Il 26 maggio 1968 Sandro Mazzinghi è diventato campione del mondo per la seconda volta. Pensa che papà ha rischiato di non vedermi nascere. Per fortuna ho aspettato la fine del combattimento per venire al mondo. L’ostetrica era in casa e stava accanto alla mamma, papà l’avevano mandato via dalla stanza. Lui era davanti alla tv a vedere Sandro combattere. Quando mi ha registrato all’anagrafe, non è stato tanto a vedere l’ora. Ha deciso che il suo figliolo si sarebbe chiamato Sandro. Nato in quella notte magica, non potevo avere altro nome”.
Ma era forte, quello che Sandro ha battuto?
“Fortissimo. Veniva da lontano, aveva uno strano nome: Ki Soo Kim”.
Kisochi?
“No, lascia perdere. Io ci ho messo una vita per dirlo bene. Tu hai tutto il tempo di impararlo. Veniva da molto lontano, dalla Corea. Era fortissimo, non si arrendeva mai. Anche lui era un guerriero senza paura”.
E  Sandro ha vinto?
“Sì”.
Doveva proprio essere fortissimo. Viveva qui?
“Viveva vicino, a Cascine di Buti. Ma solo da quando era diventato grande e famoso. A Pontedera voleva un gran bene. Era famoso. Pensa che quando ha vinto il primo titolo mondiale contro Ralph Dupas a Milano c’erano quarantamila persone a vederlo”.
Quarantamila? Quante sono?
“Tante. Pensa che sono più di tutti gli abitanti di Pontedera”.
Mamma mia. E…
“Dimmi Aldino”.
Nonno, a te piace la boxe?
“Mi piace leggere le storie dei vecchi campioni, mi piaceva vederli alla tv, mi piaceva andare con il papà qualche volta al Palasport. Ecco il pugilato mi fa ricordare il babbo”.
Nonno ma che fai, adesso piangi?
“No Aldino, mi è andato un moscerino nell’occhio”.
Meno male.
“Domani ti regalo un libro, racconta la vita di Sandro Mazzinghi. Mettilo da parte, tra qualche anno quando lo leggerai ti piacerà”.
Nonno, se me lo regali io lo leggo subito. Sono grande io e questo Mazzinghi mi sta proprio simpatico.
“Adesso andiamo, si è fatto tardi. La mamma si starà preoccupando”.
Va bene, grazie.
“Di cosa Aldino?”
Di avermi raccontato questa bella storia. Ora la racconterò alla mamma, piacerà anche a lei. Tutti dovrebbero conoscere la storia di Piazza Alessandro Mazzinghi.
“Aldino, lui si chiamava solo Alessandro Mazzinghi. Senza Piazza davanti”.
Ma a me così piace di più.
“Beh, se a te piace di più, allora…”

Il Consiglio Comunale di Pontedera ha deciso di rendere omaggio al campione intitolandogli la piazza centrale (già Curtatone e Montanara). Piazza Alessandro Mazzinghi è il modo migliore per ricordare un cittadino che ha dato prestigio alla città. Due volte campione del mondo, cinque volte vincitore nei match per il titolo europeo. La moglie Marisa, i figli David e Simone ne sono orgogliosi.
Vivere nel ricordo è il modo più compiuto di vita; il ricordo sazia più di tutta la realtà, e ha una certezza che nessuna realtà possiede. Un fatto della vita che sia ricordato, è già entrato nell’eternità, e non ha più alcun interesse temporale. (Søren Kierkegaard)

Oliva: Tyson e Jones jr sul ring? Una buffonata che fa male alla boxe

Patrizio Oliva, che pensi del fatto che Mike Tyson e Roy Jones jr sabato prossimo saliranno su un ring per prendersi a pugni?
Una cosa è se lo faranno per beneficienza, un’esibizione a ritmi moderati. Un’altra se, come dicono, trasformeranno l’evento in un match. Ma stiamo scherzando?
In che senso?
Fare un combattimento vero a 54 anni sarebbe estremamente pericoloso. Il corpo invecchia, i tempi di recupero si allungano, la resistenza cala. È la natura. Tyson non combatte da 15 anni e negli ultimi incontri veri non è certo andato bene, rimediando tre sconfitte in quattro match. Adesso, dopo tanto tempo e alla sua età, parla di sfida vera. Dall’altra parte c’è Roy Jones jr, uno che ha preso suonate memorabili contro Lebedev e Maccarinelli. È stato un grande, un fenomeno del pugilato. Ma a 51 anni farebbe meglio a non parlare di match a viso aperto.
Dicono che sarà un’esibizione, la Commissione Atletica della California giura di avere mandato sul ring l’arbitro Ray Corona per evitare brutte sorprese. Se vedrà che uno dei due proverà a portare colpi pesanti, sospenderà subito l’evento.
E allora sarà sancita la buffonata. Negli Stati Uniti faranno pagare 50 dollari per vederli in televisione e poi al primo colpo un po’ più duro fermeranno tutto? Sono proprio curioso di vedere come riusciranno a impedire a Tyson di pressare e colpire. Il suo pugilato è sempre stato solo questo. Pressare e colpire, pressare e colpire. E adesso dovrebbe mettersi a scherzare sul ring con uno come Roy Jones jr che in questo gli è superiore? Voglio vedere cosa accadrà quando l’arbitro avvicinerà Tyson per dirgli: Vai piano o smetti.
Che pensi di tutto questo?
Lo ripeto, è una buffonata. Stanno promuovendo l’evento in modo non corretto. Da una parte dicono: Tranquilli, sono due over 50, ma è un’esibizione. Dall’altra fanno dire a Tyson e Jones j: Io vado sul ring e lo metto ko. L’importante è che la gente tiri fuori i cinquanta dollari.
Tyson ha detto che darà la sua borsa in beneficenza.
Ma voi credete che in America qualcuno metta in piedi un’operazione come questa, investa tanti soldi per comprare i diritti televisivi, mettere in atto la trasmissione in pay per view, organizzare l’evento e devolva l’incasso in beneficenza? Sì? Voi siete liberi di crederci, io mi tiro fuori.


In molti, anche in Italia, hanno detto che tutto questo gran parlare di boxe abbia fatto bene alla promozione dello sport.
Non sono d’accordo. È una promozione che genera un’idea falsa del pugilato. Un uomo di 54 anni e uno di 51, entrambi con un finale di carriera assolutamente non all’altezza del loro passato, da tempo lontani dal ring, avversari in un match vero? Perché è questo che, nonostante le smentite, stanno vendendo. Perché dovrebbe fare del bene alla boxe? Farà credere a tutti che il pugilato sia quello che andrete, io non ci sarò, a vedere sabato prossimo. Mi suona tutto falso. Se non sarà match, sarà una buffonata che non avrà niente a che vedere con il pugilato vero. A vincere saranno quelli che alla fine del gioco si metteranno i soldi in tasca, se soldi ce ne saranno.
Lo sai che i bookmaker hanno dato le quote per il match?
E qui siamo in pieno paradosso. Non ci sarà verdetto, così dice la Commissione Atletica della California. Come faranno a sapere chi ha vinto? Che senso ha aprire le scommesse?
Negli Stati Uniti danno spesso delle etichette ai combattimenti. Questo come lo chiameresti?
Un affare per pochi.

Il cuoco Vidoz e il problema dell’assaggio… Boxe e ricordi

Conosco Paolo Vidoz da quasi un quarto di secolo. L’ho visto da dilettante battersi in due Olimpiadi, e da professionista in campionati italiani ed europei. L’ho visto conquistare il titolo italiano dei massimi a Udine contro Alessandro Guni il 19 aprile del 2002. Il giorno dopo ero al suo matrimonio, il giorno prima aveva discusso il futuro americano con Lou Di Bella e Giovanni Branchini. Imprevedibile, spiritoso, spesso affidabile, a volte da corrergli dietro sino al confine. Comunque generoso. Un ottimo pugile di grande tecnica, che adesso si è trasformato in apprezzato cuoco. La pandemia l’ha travolto, come ha fatto con tutti quelli che lavorano nel suo settore. Sono tempi brutti. Ma è anche il tempo di parlare con lui di cucina, del suo agriturismo vicino Gorizia e dei giorni in cui faceva il pugile…

Paolo Vidoz, come va?
Tutto chiuso.
In che senso?
Chiuso il ristorante, mi diverto con la campagna. Mi riposo, sono anni che non faccio ferie.
Chi ti ha insegnato a cucinare?
Ma chi te l’ha detto che so cucinare?
Chi ci pensa nel tuo agriturismo?
All’inizio ho avuto dei cuochi a giro, mi hanno insegnato molto. Ognuno di loro mi ha dato qualcosa. Adesso me la cavo…
Sei sempre dell’idea che un bravo cuoco deve essere grosso e che non ti fideresti di uno chef magro?
Certo. Io devo assaggiare quello che poi porto in tavola.
Giusto.
Il problema è che non assaggio uno o due cucchiaiate. Io sono un professionista, per capire bene come è venuto il piatto devo mangiare tutto quello che c’è dentro. Solo a quel punto saprò che sensazione proverà il cliente. E assaggia questo, assaggia quello…
Sei arrivato a…
Anche a 160 chili. Ma ora sono calato.
Quindi a 130 chili, come nel match contro Modugno, eri magro?
Certo.


Fai attività fisica?
Ho comprato una bici elettrica.
Con i soldi del governo?
Pensavo fosse così, ma i soldi ancora non li ho visti.
E la usi?
Sì, un po’ di lavoro lo faccio. E già mi sento meglio.
Ti stai preparando per il rientro sul ring?
Sì, ho deciso anche contro chi lo farò.
Chi sarà il fortunato?
Il primo cliente che fa il mona.


Se ti dico Matt Skelton che mi rispondi?
L’animaccia sua!
Non mi sembra bello.
Quella sera (19 dicembre 2008, Palalido di Milano, ndr) è finito tutto. Non avrei mai pensato che ci sarebbe stato un match in cui avrei abbandonato. Più volte in quel match ho pregato perché mi mettesse ko… Da quel giorno non sono stato più un pugile, ma un mestierante che faceva le cose per abitudine. Un calo improvviso, mi sono ritrovato senza forze. Non per i suoi colpi, o per la durezza dell’incontro. Forse per un approccio alimentare sbagliato. Ero vuoto, è stata una sconfitta bruciante, brutta, dolorosa.
E se dico Tim Hoffman?
In due nomi hai toccato il punto più basso e più alto della mia carriera. Con Hoffman (11 giugno 2005, Kempten, ndr) è stato il top. Non avevo nessun condizionamento psicologico, ero al massimo delle mie possibilità. Mi sentivo davvero bene. Non avevo neppure avuto molto tempo per allenarmi, ma ho vinto. In casa sua, per il titolo europeo.


La boxe ti piaceva? Ti piace?
Mi piace, c’è stato però un periodo in cui mi faceva schifo. Ero saturo, stanco di qualsiasi cosa. Adesso un po’, ma proprio un po’, mi manca.
Cosa farebbe il miglior Vidoz contro i pesi massimi di oggi?
Non lo so, sinceramente non lo so. Non credo che potrei competere con Anthony Joshua o Tyson Fury. Magari mi batterei per un titolo minore. No, non so proprio cosa risponderti.
E in un match Fury vs Joshua, chi vedi vincitore?
Credo che la spunterebbe Tyson Fury.


Ho visto su Facebook una tua foto con Luca Rigoldi. Siete amici?
È un grande. Mi piace. È serio, si allena nel modo giusto, è intelligente. Spero combatta presto. La cosa peggiore per un pugile sono le lunghe pause tra un match e l’altro. E questa situazione ha reso ancora più pesante le attese.
Hai mai pensato cosa avresti fatto nella boxe, se avessi avuto un fisico da supergallo?
Non so rispondere. Non ho rimpianti in questo senso. L’unica recriminazione che mi porto dietro è quella legata alla lunga fila di infortuni, di operazioni. Ne avessi avuti di meno, forse avrei fatto qualcosa di meglio.

Nella storia del pugilato, quale è il tuo idolo?
Rocky Marciano. Incassava anche le bombe e picchiava come un mulo.
Una volta mi hai detto che non avere vinto l’oro all’Olimpiade è uno dei tuoi più grandi rimpianti. È ancora così?
Certo. Sono andato ad Atlanta ’96 per mettere in mostra quello che avevo imparato, ero già un pugile maturo. Cercavo un trampolino per passare professionista. È andata male. E allora mi sono detto, rimango altri quattro anni e vediamo cosa succede. Mi sentivo pronto per vincere Sydney 2000. Tre mesi prima dell’Olimpiade, nella finale degli Europei, mi danno sconfitto contro il russo Alexei Lezin nei supermassimi, uno che avevo messo giù tre volte. Un brutto colpo, una botta terribile da assorbire. Ma ho pensato: mi hanno sottratto quello che era mio, adesso ai Giochi mi compenseranno. E invece ho perso contro Harrison, che era davvero forte, ma che in avvio di match ha goduto di un punteggio un po’ generoso. Così mi sono ritrovato costretto ad attaccare e ho finito per fare il suo gioco.


Ad Atlanta sei stato messo ko da Rubalcaba. Ricordi ancora quel pugno?
Una mazzata. Ma non sono stato male per il dolore, quello poi passa, quanto per la delusione che quella sconfitta aveva provocato. Sono stato bastonato sul ring, bastonato quando sono sceso dal ring, bastonato dopo. Un disastro.
La vittoria più bella da dilettante?
Quella contro un ungherese in un torneo in Ungheria.
Bella perché?
Nello spogliatoio lui mi guardava, poi diceva qualcosa ai suoi amici e ridevano tutti assieme. Non sono mai salito sul ring così incazzato. Dopo due riprese era tutto finito.
Il tuo agriturismo si chiama Alla Madonna. Il nome lo ha davvero scelto tua madre?
Io volevo chiamarlo Mal’ora, con il disegno di una luna che cala nel bicchiere. Mamma ha detto che era meglio Alla Madonna. E così è stato.


Vedi qualche novità nel tuo futuro?
Non riesco a vedere più in là della mia pancia, figuriamoci se riesco a vedere il futuro.
In una vecchia intervista, quando ti chiedevo il sogno della tua vita, mi rispondevi: Essere un pensionato. E quando ti chiedevo il perché, dicevi: Per non fare niente.
Mi sa che dovrò rinunciare al progetto. Purtroppo ho cinquant’anni e devo ancora metterne assieme molti di contribuiti. Credo che quel sogno non si avvererà. Ma io continuo a pensare che sarebbe stato davvero bello.
Chiudiamo la nostra chiacchierata con un riferimento culinario. Quale è il piatto che ti piace di più cucinare e quello che ti piace di più mangiare?
Una risposta sola per le due domande. Le lasagne al ragù.
Dammi la ricetta.
Viene qui a mangiarle. È un piatto semplice, senza avventure in campi sconosciuti o ingredienti misteriosi. Ma bisogna saperlo fare…
Grazie Paolo, alla prossima.
Ciao Dario, le lasagne ti aspettano.

Paolo Vidoz, cinquant’anni lo scorso agosto. Da dilettante, bronzo all’Olimpiade di Sydney 2000, ai Mondiali di Budapest ’97 e Houston ’99. Oro ai Goodwill Games e ai Giochi del Mediterraneo. Da professionista 28 vittorie (15 per ko) e 11 sconfitte (9 delle quali negli ultimi 15 match). Campione italiano ed europeo dei pesi massimi. Ha disputato l’ultimo incontro il 16 dicembre 2011. Ha un agriturismo al civico 424 dello Stradone Mainizza a Lucinico (Gorizia).

L’arbitro Mora, che scandalo! Mette in fila disastri e viene premiato…

Russell Mora ha colpito ancora.
Ha visto una testata involontaria nel corso del primo round del titolo WBA dei supermosca tra Joshua Franco e Andrew Moloney. Una testata che gli stessi commentatori di ESPN, che ha trasmesso il match, dopo avere riguardato decine e decine di volte la ripresa incriminata non sono riusciti a individuare. Per loro, come per me, a provocare il danno è stato il sinistro di Moloney. Prima in jab, poi in gancio e poi usato a stantuffo proprio sulla ferita. Ma quello che conta in un giudizio ufficiale è quanto viene sancito dall’arbitro. Così quando il medico ha interrotto, giustamente, il match perché l’occhio destro del campione era gonfio e chiuso, essendo l’incontro ancora al terzo round, il verdetto è stato no decision.


Franco ha salvato il titolo.
Come se non bastasse, tre della commissione atletica del Nevada (Robert Byrd, Jay Nady e il direttore esecutivo Bob Bennett) hanno rivisitato quei secondi con l’instant replay per mezz’ora. Alla fine hanno avallato la decisione dell’arbitro.
Un insulto al pugilato, uno scippo commesso ai danni dello sfidante australiano.
Non a caso il match era sanzionato dalla WBA che, a un giorno di distanza, ha emesso un comunicato in cui afferma: “In un combattimento durato solo due round, l’occhio del campione era piuttosto gonfio dal terzo round. Quando stavano per uscire per il quinto round, l’arbitro Russell Mora ha deciso di interrompere il match…”
Questo è quel che si dice avere una chiara visione di quanto accaduto…


Russell Mora, per chi non lo ricordasse è lo stesso che NON ha sanzionato trenta colpi bassi, ma davvero bassi, di Abnes Mares nel titolo IBF dei gallo contro Joseph Agbeko. Colpi che hanno provocato anche due tragicomici conteggi da parte di un arbitro che, intervistato a fine match da Jim Gray di Showtime che gli mostrava il replay delle azioni scorrette, si è difeso dicendo: “Qui si vede da un’angolazione diversa e sul ring non c’è il replay”. In difficoltà per le domande di Gray, Mora ha tagliato corto: “Sei fuori strada!”


Al Bernstein, commentatore di Showtime non c’è andato leggero: “Il peggiore arbitro che abbia visto negli ultimi quindici anni”.
The bleacherreport.com è stato più buono: “Tra i cinque peggiori degli ultimi dieci anni”.
Il tempo passa, le nefandezze restano e non vengono punite, anzi. Per premio gli vengono assegnati match di prestigio, l’ultimo dei quali il 17 ottobre 2020: Vasyl Lomachenko vs Teofimo Lopez…
Russell Mora è un arbitro che non dovrebbe stare sul ring.
A mio giudizio, se proprio vuol vedere il pugilato, si compri un biglietto. Niente omaggi per cortesia. E si sieda, possibilmente, un posto il più lontano possibile dal ring.
Aggiungo, come dato di cronaca, che anche Oscar De La Hoya ha detto di non avere assolutamente visto la testata involontaria.
De La Hoya è il promoter di Joshua Franco.