Martin è lo sfidante IBF. Match noioso chiuso da un bel gancio sinistro

Un gancio sinistro alla mascella chiude, dopo 1:54 del sesto round, un match noioso. Charles Martin supera per kot 6 Gerald Washington e conquista il diritto a sfidare Anthony Joshua per il mondiale massimi IBF.
Per cinque riprese i due sono andati avanti a ritmo lento. Una sfida fatta di intenzioni mai realizzate, qualche fiammata a fine round e nulla più.
È stato sempre Martin a risultare il più attivo.
Tre ganci sinistri nel round iniziale, un diretto sinistro nel quarto, poi il colpo che ha segnato il match. Di Washington ricordo un destro nella seconda ripresa e nulla più.
Un combattimento deludente, racchiuso praticamente nello spazio di pochi secondi, quanti ne sono serviti a Charles Martin per piazzare il suo bel gancio sinistro. Washington è andato giù e Tony Banks ha decretato la fine della contesa.
Per Washington, con quattro sconfitte per ko e trentotto anni in arrivo, dovrebbe essere stata l’ultima grande occasione. Per Martin c’è la concreta possibilità di un secondo match contro AJ. Nel primo è durato due riprese, se dovessi fare un pronostico dopo quanto ho visto stanotte sul ring dell’MGM di Las Vegas, direi che nella replica potrebbe durare ancora di meno.

RISULTATIMassimi (mondiale WBC) Tyson Fury (123,669) b Deontay Wilder (104,643) kot 7; Superwelter: Sebastian Fundora (69,500) b Daniel Lewis (69,310) p. 10; Supergallo (mondiale WBO) Emanuel Navarrete (55,300) b Jeo Santisima (55,300) kot 11; Massimi (eliminatoria IBF) Charles Martin (115,600) b Gerald Washington (107,100) kot 6; piuma: Isaac Lowe b Alberto Guevara p. 10; welter: Petros Ananian b Subriel Matias p. 10; welter: Javier Molina b Amir Ahmed Imam p. 8; leggeri: Gabriel Flores j b Magt Conway p. 8; superleggeri: Rolando Romero b Arturs Ahmetovs kot 2; welter: Vito Mielmicki jr b Corey Campion p. 4.

Fury domina Wilder, gli infligge due atterramenti e vince per kot 7

Il sinistro di Tyson Fury domina il match, il destro lo risolve.
Deontay Wilder è stato dominato, senza mai riuscire a trovare un momento per piazzare il suo devastante destro. La bravura dello sfidante lo ha trasformato in un pugile senza armi, incapace di mettere in piedi un’azione di attacco, lo ha privato della sua arma migliore. Un maestro Fury, un allievo impreparato WIlder.
Il jab sinistro del britannico ha comandato la scena, ha tolto spazio e tempo a Wilder, gli ha spezzato sul nascere la speranza di un destro che potesse ribaltare l’incontro. Tyson doveva essere perfetto in ogni secondo del match, lo è stato. Al campione sarebbero bastati due secondi per far scattare quel diretto destro che avrebbe chiuso la sfida in suo favore, non ha mai trovato la strada e la scelta di tempo per piazzarlo.
Due volte giù Wilder. Nel terzo e nel quinto round.
Il destro di Fury appena dietro l’orecchio sinistro del campione nel terzo round. È stato l’inizio della fine. Deontay è andato al tappeto, ha provato per altre quattro riprese a tirarsi su da quel colpo e non ci è riuscito. Il sangue che usciva dall’orecchio intimoriva l’angolo, The Bronze Bomber sembrava fosse stato privato con un solo colpo di tutta la sua magia.
Nella quinta ripresa un gancio sinistro sotto metteva di nuovo giù Wilder. Ma a destare stupore era la facilità con cui Fury teneva il match in mano. Lo comandava con la sua maggiore abilità tecnica, con una scelta di tempo e velocità di esecuzione che l’altro non poteva contrastare. È stata la lezione di un maestro a un rivale che proprio non riusciva a capire costa stesse accadendo, non perché non volesse, ma perché non aveva i mezzi per farlo. La boxe di Wilder è elementare, non lo scopriamo certo oggi. Ha in repertorio una sola arma, il diretto destro. Quando arriva a segno è devastante, terribile.
Tyson Fury lo ha disinnescato accorciando la distanza, anticipandolo con il jab sinistro, esercitando pressione per l’intero incontro. Un capolavoro tecnico e tattico. Ha trovato la notte magica al momento giusto. E non c’è stata storia.
Traballante sulle gambe, incapace di imbastire la minima reazione Wilder ha vinto un solo istante del match. Lo ha fatto quando l’arbitro ha inflitto un richiamo ufficiale a Fury nel quinto round. Poi, il buio.
Alla settima ripresa la conclusione, due diretti destri al volto e un terzo destro sotto. Kenny Bayless, dopo che l’angolo del campione aveva lanciato l’asciugamano, ha dichiarato il kot dopo 1:39. Non so se la ferita all’orecchio sinistro di Deontay Wilder avesse privato il campione di qualsiasi scampolo di reazione, non so se ne avesse minato l’equilibrio. Quello che so è che Tyson Fury ha riconquistato il mondiale dei massimi nel modo più chiaro, esaltante, emozionante in cui potesse farlo. Dominando il match da qualsiasi angolazione lo si voglia guardare.
Lo ha dominato tecnicamente, sul piano della personalità, su quello della scelta tattica, sulla precisione dei colpi, sulla concentrazione. Ha vinto il migliore, non c’è stata storia.
Il contratto parla di una terza sfida. Il modo in cui si è risolto questo combattimento lascia poche incertezze, ma davanti al dio denaro tutto è possibile.
A me piacerebbe vedere un match con la riunificazione del titolo in palio. Un po’ perché così nei pesi massimi si tornerebbe, finalmente, ad avere un solo campione. Un po’ perché mi intrigherebbe scoprire cosa sarebbe capace di fare Fury davanti a un pugile tecnicamente abile come Anthony Joshua. Partirerebbe favorito, ma la curiosità rimarrebbe intatta.
Grande Tyson Fury, deludente Deontay Wilder.

Wilder mai così pesante, ma Fury lo supera di diciannove chili!

Tyson Fury in forma, ma decisamente più pesante di quanto fosse possibile prevedere.
Ha fermato la bilancia a 123,669 kg. Oltre sette chili in più rispetto al primo match.
Anche Deontay Wilder è andato oltre il suo standard: 104,643, più di otto chili rispetto all’incontro del’1 dicembre 2018. Non aveva mai pesato così tanto in carriera. Nonostante questo, resta diciannove chili sotto il rivale.

Davanti a una folla incredibile (foto sopra), migliaia e migliaia di persone hanno riempito l’arena dove si sono svolte le operazione di peso, entrambi i protagonisti del mondiale massimi WBC si sono mostrati tranquilli, rilassati.
Sul palcoscenico, Wilder ha chiaramente indicato il suo pronostico: “Metterò ko Fury al secondo round.”
Anche il britannico, che non si è mai tolto la t-shirt, ha puntato il dito sulla sua vittoria prima del limite: “Lo manderò al tappeto, sarà la più dura sconfitta della sua carriera.”
I due sono rimasti a debita distanza, con gli uomini della sicurezza a garantire l’ordine. Bob Bennett, direttore della Commissione Atletica del Nevada aveva vietato il tradizionale faccia a faccia dopo che i due si erano spinti e avevano scatenato disordini al termini della conferenza stampa finale.

I PESI – Massimi (mondiale WBC) Deontay Wilder (104,643) vs Tyson Fury (123,669); Superwelter: Sebastian Fundora (69,500) vs Daniel Lewis (69,310); Supergallo (mondiale WBO) Emanuel Navarrete (55,300) vs Jeo Santisima (55,300); Massimi (eliminatoria IBF) Gerald Washington (107,100) vs Charles Martin (115,600)

Martin vs Washington, in palio la sfida al mondiale massimi IBF

Gerald Washington (a destra nella foto) e Charles Martin si giocheranno domani notte a Las Vegas (diretta Tv su DAZN dalle 03:00) la possibilità di una sfida mondiale. Combatteranno nell’eliminatoria IBF dei pesi massimi.
Martin il titolo, stesso ente e stessa categoria, l’ha già conquistato. Ma è stato un regno di breve durata, appena ottantacinque giorni. Ha preso la cintura il 16 gennaio 2016 battendo per kot 3 Vyacheslov Gearkov. Una vittoria figlia di un infortunio del rivale che, senza essere colpito, è finito al tappeto provocandosi una forte distorsione del ginocchio destro. Ha lasciato la corona il 9 aprile dello stesso anno, messo knock out in due riprese da Anthony Joshua. Solo Tony Tucker è stato campione dei massimi per un periodo più breve del suo: 65 giorni…
Martin è un mancino del Missouri, 1.96 di altezza e pugno pesante (27-2-1, 24 ko). L’altra sconfitta in carriera l’ha subita, ai punti in 10 riprese, contro Kownaski.
Nel suo passato anche un episodio non del tutto chiaro. Il 5 agosto del 2016 è stato centrato da un colpo di pistola dopo una lite in strada. Ricoverato in ospedale, ne è uscito dopo cinque giorni.
Anche Washington ha un buco nero nella sua vita. Il 14 settembre del 2014 è stato arrestato nel corso di un normale pattugliamento di polizia. Guidava zizagando in una strada a quattro corsie, a Burbank in California. È uscito dopo avere pagato una cauzione di cinquemila dollari.
Gerald ha cominciato tardi l’avventura nel pugilato. Aveva già trent’anni quando ha esordito al professionismo. Prima aveva frequentato College e Università. E aveva giocato a Football Americano. Era arrivato addirittura a due periodi di prova con i Seattle Seawaks e i Buffalo Bills.
Padre afroamericano, madre messicana. Quattro anni in Marina come meccanico di elicotteri.
Si è già battuto per il mondiale, perdendo per kot 5 contro Deontay Wilder.
Tre sconfitte negli ultimi cinque match. Contro Adam Kownacki per kot 2, Jarrell Miller per kot 8 e Wilder per il titolo WBC. Due vittorie contro Robert Helenius per kot 8 e John Wesley ai punti in dieci riprese.
Alto 1.98, fisico possente, veloce, discreta potenza (20-3-1, 13 ko). Questa potrebbe essere la sua ultima grande occasione, compirà 38 anni il prossimo 23 aprile.
Ovvi i pronostici dei protagonisti.
“Vincerò per ko al quarto round” ha detto Martin.
“Vincerò prima del limite” ha risposto Washington.
I bookmaer indicano Martin come il chiaro favorito, la sua quota è di 1.28. Washington paga 3.75 la posta.

 

Ultime dall’AIBA. Coppa del Mondo a novembre in Russia…

L’AIBA non finirà mai di stupire.
La WADA (l’agenzia mondiale antidoping) ha messo al bando la Russia, anche per quanto riguarda l’organizzazione delle grandi competizioni internazionali. E l’AIBA cosa fa? Organizza in Russia la Coppa del Mondo.
La World Cup, riesumata dai polverosi archivi per volontà di Umar Kremlev, segretario generale della Federazione russa, si svolgerà a novembre a Nizhny Novograd sulle rive del fiume Volga. Vi parteciperanno sedici nazioni con squadre miste (professionisti e dilettanti), in palio (giurano) un montepremi di almeno quattro milioni di dollari. Non è escluso che in futuro siano inserite nella competizione anche le donne.
Mohamed Moustahsane, il marocchino che è l’attuale presidente ad interim, dice che non ci dovrebbero essere problemi con la WADA: “In fondo non si tratta di un campionato del mondo”.
Kremlev che sta sempre più assumendo il ruolo di capo assoluto del movimento, ha detto al sito insidethegames.biz di non fare tutto questo perché intende candidarsi alla presidenza, ma solo per il bene del pugilato.
Per lo sviluppo della boxe, la Federazione russa ha anche investito un notevole capitale organizzando cinque Forum nel mondo. Il primo si è svolto a Panama (America), il secondo si terrà il 22 febbraio alle Fiji (Oceania), il terzo il 29 febbraio ad Assisi (Europa). Ancora non state comunicate date e sedi per Africa e Asia.
“Nel nostro statuto c’è scritto che siamo disposti ad aiutare tutte le nazioni in cui la boxe sia in difficoltà” ha detto Kremlev.
È stato intanto spostato da Losanna a Budapest il prossimo Congresso AIBA, si terrà il 20 marzo. All’ordine del giorno numerosi punti, il principale è la riduzione da 28 a 22 membri del Consiglio Esecuitvo, più l’abolizione delle nomine presidenziali. I membri del prossimo CE, se passerà questa linea, saranno solo i ventidue eletti.

Wilder vs Fury II, finora troppe parole. Sabato la verità…

Non so dirvi quando, ma so perché nella mia testa è entrato uno strano pensiero.
Ogni volta che provo a scrivere di questo match, mi vengono in mente alcune scene di Pulp Fiction, il capolavoro di Quentin Tarantino. Una scena in particolare.
(Quella in cui Jules Winnfield (Samuel L. Jackson) e Vincent Vega (John Travolta) portano Marvin (Phil LaMarr) nella loro macchina e dalla pistola di Vincent parte un colpo che fa saltare la testa di Marvin.)

Vincent: Oooh!
Jules: Che cazzo sta succedendo, amico? Ah merda!
Vincent: Oh amico, ho sparato a Marvin in faccia.
Jules: Perché cazzo l’hai fatto!
Vincent: Beh, non intendevo farlo, è stato un incidente!
Jules: Oh amico, ho visto delle cazzate da matti nella mia vita…
Vincent: Rilassati, amico. Ti ho detto che è stato un incidente. Probabilmente hai preso un dosso o qualcosa del genere.
Jules: Ehi, la macchina non ha colpito nessun fottuto dosso!
Vincent: Ehi, guarda amico, non intendevo sparare al figlio di puttana. Il colpo è partito. Non so perché.
Jules: Beh, guarda questo fottuto casino, amico. Siamo su una strada cittadina in pieno giorno!
Vincent: Non ci credo.
Jules: Bene, adesso credici, figlio di puttana! Dobbiamo togliere questa macchina dalla strada! Sai che ai poliziotti non piace vedere uno sta guidando un’auto inzuppata di fottuto sangue.
Vincent: Portiamolo in un posto tranquillo, tutto qui.
Jules: Questa è la valle, Vincent. Marsellus non ha posti tranquilli nella valle.
Vincent: Beh, Jules, questa non è la mia fottuta città, amico!
Jules: Merda!

Al centro della scena, chi ha visto il film la ricorderà sicuramente, c’è violenza, sangue, crudeltà. Ma è tutto esagerato, i dialoghi sono surreali, tutto è troppo cattivo per mettere paura, creare tensione o generare disgusto. Sembra di leggere un fumetto, di guardare alla tv Willy il Coyote che insegue Beep Beep. Non lo prende mai, in compenso cade in un burrone, precipita per centinaia di metri, viene colpito da un’incudine. In altre parole è travolto da ogni sorta di disgrazia. Ma noi sorridiamo davanti a queste situazioni, non ci sentiamo certo al centro di un dramma. L’assurdità del racconto attenua la violenza di cui è pregna la narrrazione.
Mi accade così con Deontay Wilder vs Tyson Fury II, la replica del mondiale WBC dei pesi massimi.
Wilder dice che sabato ucciderà Fury, e non è certo all’esordio in questo genere di volgari minacce.
“La boxe è l’unico sport al mondo in cui puoi uccidere un uomo e allo stesso tempo essere pagato per questo. Allora, perché non dovrei sfruttare il mio diritto di farlo?”

Calma ragazzi, sta recitando un copione.
Sta cercando di avvalorare la sua figura di Bad Man, l’Uomo Cattivo.
Mike Tyson non aveva difficoltà a presentarsi come The baddest man in the Universe.
Diceva che era il più cattivo, e tutti ci credevano.
Wilder cerca un’identità pugilistica che fatica a trovare. Vuole legittimare la sua figura. È all’undicesima difesa del titolo e ancora non gli è stato riconosciuto in pieno lo status di campione.
Ha un destro di una potenza devastante, un pugno come se ne sono visti pochi nella storia dei pesi massimi. Un colpo che porta in modo fantastico. Perfetta coordinazione piedi, gambe, busto, braccia. Quando arriva, il buio scende sul suo rivale. Ha un jab sinistro pesante. E poi…
Poi, basta. Tecnicamente è assai lontano dalla decenza.

Se andate a curiosare nel suo record, troverete due soli rivali degni di un mondiale.
Doppia sfida contro Luis Ortiz.
Nella prima era leggermente avanti (triplo 85-84 dei giudici), poi è arrivato il destro e il match si è chiuso con un kot 10.
Nella seconda era largamente sotto in tutti e tre i cartellini (56-58, 55-59, 55-59) quando il destro ha posto la parola fine determinando il ko alla settima.
L’altro avversario degno di salire sul ring per un titolo prestigioso, è stato Tyson Fury. Uno che veniva da un periodo angosciante della sua vita, uno che lungo il cammino verso la sfida aveva dovuto perdere quarantacinque chili di peso.
Wilder gli ha inflitto due knock down, ma quello si è tirato su in entrambe le occasioni e ha chiuso il match in piedi. La giuria ha decretato il pari (115-111 per l’americano, 112-114 per lo sfidante, 113-113). Io avevo 114-112 per il britannico.
Mmmhh.
E allora?
Allora nelle tante corbellerie che Wilder ha detto quando si trova in pubblico, una ha un fondo di grande verità.
“Se vuoi battermi, devi essere perfetto per dodici round. A me bastano due secondi…”
Il destro del campione è la mina vagante di questo incontro. Basta una distrazione e BUM! Cala il sipario.

In quanto a parole in libertà, Tyson Fury il suo mondiale l’ha già vinto.
Ha costruito una capanna di oscenità, ha raccontato balle talmente grandi da far tremare i palazzi. E molti media (tabloid inglesi e siti web in prima linea) gli sono andati dietro.
Sette masturbazioni al giorno per aumentare il testosterone, sesso orali per fortificare la resistenza della mascella, una promessa di party a base di prostituite e cocaina per festeggiare.
Ma per favore…
Fury è fatto così. Esagera, poi esagera ancora, per finire facendo scoppiare il pallone.
Eppure, parlando di pugilato, non ne avrebbe bisogno. Il personaggio avrebbe potuto disegnarlo con il modo di stare sul ring.
Un omone di 2.06, attorno ai 120 chili, che balla sulle punte per dodici round. Un jab sinistro tosto, un destro potente, rapido di braccia, abile in difesa con millimetrici movimenti sul tronco, combattente che non si arrende mai.

Il secondo knock down subito contro Wilder è stato terrificante. Alzi la macchina chiunque di voi pensasse che Fury sarebbe riuscito a tirarsi su. Mettetele giù, bugiardi. Anche lì il faccione del campione mi ha ricordato un altro protagonista di un film. Mi è sembrato Apollo Creed quando vede per l’ennesima volta Rocky tirarsi su e riprendere a combattere.
E allora, direte a questo punto, Tyson Fury è il mio netto favorito?
Mai dare come sicuro perdente uno che ha il pugno di Wilder. Con quel destro può fare ciò che vuole. Con quel colpo terrà sotto minaccia lo sfidante per l’intero combattimento.
Due personaggi che si sforzano di essere tali, due ottimi pugili. Hanno rivitalizzato l’interesse della categoria, hanno creato frenesia attorno a questo secondo episodio. C’è grande attesa perché ci troviamo davanti a un match in cui, ad essere onesti, non c’è un chiaro favorito. E nella boxe, come in qualsiasi sport individuale, l’incertezza del pronostico scatena la voglia di vedere come andrà a finire.
Se dovessi puntare qualche euro lo farei su Tyson Fury (il mio leggero favorito al 55%), credo che Deontay Wilder possa batterlo solo per knock out.
La notte tra sabato e domenica sta per arrivare, restiamo in contatto.

DEONTAY WILDER
Età: 34 anni (Tuscaalosa, Alabama, 22 ottobre 1985)
Record: 42-0-1 (41 ko, 95,85%)
Debutto: 15 novembre 2008 (+ kot 2 Ethan Cox)
Ultimo match: 23 novembre 2019 (+ kot 7 Luis Ortiz)
Altezza: 2.01
Peso ultimo match: 99,400 kg
Titolo: campione mondiale WBC

TYSON FURY
Età: 31 anni (Manchester, Gran Bretagna, 12 agosto 1988)
Record: 29-0-1 (20 ko, 66,67%)
Debutto: 6 dicembre 2008 (+ kot 1 Bela Gyongyosi)
Ultimo match: 14 settembre 2019 (+ UD 12 Otto Wallin)
Altezza: 2.06
Peso ultimo match: 115,300 kg
Titolo: –

PROGRAMMA – Massimi (mondiale WBC, 12×3) Deontay Wilder vs Tyson Fury; (eliminatoria IBF, 12×3) Charles Martin vs Gerald Washington; supergallo (mondiale WBO, 12×3) Emanuel Navarrete vs Jeo Santisima; superwelter (10×3) Sebastian Fundora vs Daniel Lewis; superleggeri: Subriel Matias vs Petros Ananyan; Amir Imam vs Javier Molina; leggeri: Rolando Romero vs Arturs Ahmetovs; Gabriel Flores Jr vs Matt Conway; welter (4×3) Vito Mielnicki Jr vs Corey Champion; piuma: Isaac Lowe vs Alberto Guevara.

TELEVISIONE – Diretta da Las Vegas su DAZN a partire dalle ore 03:00 (fuso orario italiano) di domenica mattina, 23 febbraio. Il match principale avrà inizio attorno alle 05:00. Primo gong alle 02:30.

 

 

 

 

 

Wilder vs Tyson Fury, ci sarà il terzo incontro. È sul contratto

È scritto sul contratto, lo ha confermato ieri Frank Warren ai microfoni di radio BBC. Chi perderà tra Deontay Wilder e Tyson Fury, avrà trenta giorni di tempo per chiedere la rivincita e la controparte sarà obbligata ad accettare la richiesta.
Il terzo match si farà nell’estate del 2020.
Ha detto Fury.
“Quando avrò sconfitto Wilder il clan di Anthony Joshua tenterà di propormi una riunificazione. Ma io accetterò la terza sfida, niente altro. Ci sono troppi soldi in ballo”.
Il primo match si è svolto l’1 dicembre 2018 ed è finito in parità: un giudice 115-111 per Wilder, un altro 114-112 per Fury, il terzo 113-113.
Sabato 22 febbraio il secondo incontro all’MGM di Las Vegas per il titolo WBC dei pesi massimi.
La maggior parte dei bookmaker offre Wilder (42-0-1, 40 ko) favorito su Fury (29-0-1, 20 ko). Il campione paga 115/100, lo sfidante 100/125. Solo William Hill ha invertito la tendenza, passando proprio oggi Deontay Wilder leggermente favorito, offrendo la sua quota a 1.90, mentre Tyson Fury è a 2. Il pari è a 21.

I pugili romani e il Palazzetto, ricordi di quegli anni romantici

La grande ruota continua a girare.
Come spesso accade, ascolto una canzone e parto per un viaggio nel passato.
I Creedence Clearwater Revival, popolari sino alla prima metà degli anni Settanta, ci sono riusciti. Vedere il video (sotto) di Proud Mary, mi ha dato una scossa. Mi ha fatto ricordare gli anni in cui ascoltavo e riascoltavo quella musica. Avevo appena finito il liceo e mi preparavo a diventare adulto. Università e studio. Senza soldi, ma con un infinito ottimismo a farmi compagnia.
Avrei dovuto aspettare ancora un poco, poi avrei cominciato la grande avventura.
Avrei attraversato da giornalista la stagione della boxe romana, quella in cui pugili della Capitale, o adottati da mamma Roma, riempivano il Palazzetto dello Sport di viale Tiziano. Un mondo in cui tutti godevano di sufficiente popolarità. Maestri, pugili, organizzatori.
E Ballarati.
Il dottor Giuseppe Ballarati, l’uomo che aveva inventato la “Bibbia” del Pugilato. Internet sarebbe arrivato vent’anni dopo, chi voleva conoscere date, risultati, statistiche doveva rivolgersi a lui. C’erano i record di tutti i pugili italiani e dei principali stranieri.
Poi c’era una sezione speciale dedicata a arbitri, dirigenti, manager e giornalisti .

La grande ruota continua a girare.
Ero stato fortunato, qualche anno dopo Ballarati mi avrebbe inserito nel prezioso volume. Era veicolo di grande popolarità nell’ambiente. Un giorno, ero a Bologna per raccontare un titolo europeo, ero stato avvicinato al banco del bar da un distinto signore che non avevo mai visto prima. Mi aveva fissato per qualche secondo, poi aveva sparato la domanda.
“Mi scusi, ma lei è nella Bibbia?”
Detta così può sembrare irriverente, addirittura blasfema, ve la racconto esattamente come è andata.
Chiarita l’assenza di qualsiasi riferimento al testo sacro, avevo rassicurato quel signore.
“Sono nella “Bibbia”, ma solo in quella tra virgolette. Quella dedicata al pugilato”.

Roberto Felicioni e Nicola Cirelli sono stati personaggi popolari, quando il pugilato era ancora popolare in Italia. Due ottimi pugili degli anni Settanta. Due pesi medi con trentadue match complessivi nella Capitale.
Roberto (foto sotto, a sinistra) si è battuto per il titolo italiano contro Matteo Salvemini, cedendo ai punti. Pugile elegante, più tecnico che potente (18-2-0, 6 ko il suo record), ha lasciato un ottimo ricordo in chi non perdeva un suo incontro.

Nicola il tricolore l’ha conquistato contro Roberto Manoni, dopo aver perso per ko contro Salvemini. Ha poi tentato l’avventura europea contro Tony Sibson (25 ko all’attivo) che aveva appena chiuso la carriera di Alan Minter. È un azzardo, pensavano in molti.
Il Corriere dello Sport titolava
SPERANZE APPESE A UN GANCIO.
Il gancio sinistro del pugile nativo di Morcone, ma ormai romano a tutti gli effetti, era infatti un’arma micidiale. Le previsioni non avevano trovato riscontro nella realtà. Perlomeno non in toto. Per otto round il nostro pugile aveva infatti retto alla grande la difficile sfida, poi aveva ceduto di schianto.

Pugile potente (28-4-0, 19 ko il record finale) Cirelli è stato una presenza importante nel panorama nazionale.
Roberto, Nicola e i loro amici riempivano il parterre del Palazzetto di viale Tiziano, avevano un bel seguito di tifosi. E quando uno di loro si esibiva al Palazzone dell’Eur lo spettacolo era assicurato. Il ko con cui Cirelli ha chiuso il match contro Johnny Heard il 30 ottobre del 1980 è stato micidiale (foto sopra).
Era il periodo in cui Roma ospitava, una volta a settimana al Palazzetto dello Sport e assai più raramente al PalaEur, la boxe. Il venerdì era un appuntamento imperdibile.
Roberto, Nicola, Aldo Bentini (di Cisterna), Lino Lemma (di Rocca Priora), Luciano Sordini, i sardi Rosario Sanna e Libero Moi, Pietro Callarà, Gregorio Ciancaglione, Luigi Martello, Vincenzo Moruzzi, Carlo Frassinetti (di Pomezia), Roberto Benacquista e altri ancora, si esibivano sul ring.
Organizzavano Rodolfo Sabbatini, Renzo Spagnoli e Franco Morasca (il primo a destra nella foto sotto, gli altri tre da sinistra sono: Cesare Carrara, il manager Giorgio Bonetti e io in versione Beat Generation).

In quei giorni combatteva anche Mario Romersi che, qualche tempo fa, mi ha svelato i segreti di una storia che sembra presa dai film fine anni Cinquanta/inizio anni Sessanta con Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Renato Salvatori. O da un racconto del grande Pasolini. In quella storia c’è tutta Roma.
L’ho già raccontata nel libro Dentro i secondi (scritto assieme a Franco Esposito), ma oggi mi sento nostalgico e mi va di riproporla. I Creedence Clearwater Revival mi hanno fatto fare un salto nel tempo. E Mario di quel tempo è testimone importante.

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La grande ruota continua a girare.
Mario Romersi è nato al numero 18 di vicolo Moroni in Trastevere.
La guerra era appena finita e l’Italia faticava a rimettersi in piedi.
Viveva con quattro sorelle, mamma Silvana detta la carabiniera e papà Emilio che guidava i camion della nettezza urbana.
Silvana curava l’educazione dei figli in modo antico, come facevano le mamme di una volta.
In fondo al vicolo, in piazza San Giovanni della Malva, c’era una fontana. Lì andava a lavare i panni. Quando le avevano detto che Mario aveva combinato un altro guaio rovesciando l’olio del mobiliere sotto casa, si era messa in attesa.
Vista l’ombra del ragazzo apparire in lontananza aveva preso in mano una scopa e senza perdere tempo gliel’aveva lanciata contro.
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Centrato.
Mario la faceva impazzire.

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Al giovanotto piaceva una vita senza regole. Assieme a qualche amico aveva messo su una piccola banda. C’erano Tonino, Er Cippa, Giacani e poi c’era Nando: il cugino di Mario, ma soprattutto il capo del gruppo. Se ne andavano in giro in cerca di guai, pronti a difendere il territorio che erano convinti gli appartenesse senza discussioni.
Ogni volta che quelli di Monte Cucco sconfinavano, la banda di vicolo Moroni si opponeva. Erano sassaiole senza regole, a volte spuntavano delle accette affilate costruite piegando i coperchi di grossi barattoli di pomodori trovati dentro casa. Si combatteva ovunque.
Da quelle parti c’è ancora gente che ricorda una battaglia in piena Festa de’ Noantri. Cicatrici, ferite, un po’ di sangue e qualche ossa rotta. Ma poi, alla fine, andavano tutti assieme a mangiare una pizza. Come se niente fosse.
Roma era così.
Trastevere era zona di duri.

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Al Fontanone del Gianicolo non andavano solo per lavarsi le ferite, ma anche per fare il bagno quando il sole dell’estate cominciava a bruciare la pelle. Era la piscina di chi non poteva permettersi altri lussi. Facevano sega a scuola e se ne stavano lì a sguazzare fino a quando non arrivavano i Carabinieri a cavallo e loro prendevano la fuga raccattando velocemente pantaloncini e canottiere. Ancora tutti bagnati si disperdevano per i vicoli di Trastevere.
Il pomeriggio, quando le finanze lo permettevano, era dedicato al cinema. Tarzan era il favorito. Entravano alle tre e non uscivano mai prima delle otto. Un giorno erano andati a vedere un film con Tony Curtis, pugile sordomuto, e Mona Freeman. Era stato così che Mario, a dieci anni, aveva scoperto la boxe. Aveva visto i guantoni, il ring, i match. E aveva subito capito che quello sarebbe stato il suo futuro.
Era entrato alla Gianicolense nel Cinquantotto.
«Papà me sò segnato, faccio la boxe.»
A casa sbucciava le arance in modo da disegnare una sorta di paradenti, se lo metteva in bocca e fingeva di essere sui ring più famosi del mondo.
Amava la palestra.
Tirava pugni al sacco cercando di non commettere il minimo errore, aveva il libro della tecnica stampato nella mente.

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Pe-Pam, Pam, Pam, Pam, Pe-pam, Pe-pam-pam.
Una musica suonata per conquistare il mitico Klaus che a fine allenamento l’aveva avvicinato.
«Ragazzo, mi stai simpatico. Ti applichi e cerchi di perfezionare il gesto. Ti voglio dire una cosa: ricordati sempre che un match di boxe è come una partita a scacchi».
Romersi non aveva avuto la forza di dire neppure una parola.
Aveva mosso lentamente la testa avanti e indietro, ma dentro di sé aveva pensato: «Ma questo che stà a dì?»
Poi però aveva capito.
«Aveva ragione il maestro. Sul ring se guardi il tuo avversario negli occhi, intuisci quello che sta per fare. Sai che devi impedirglielo e allo stesso tempo devi fare qualcosa che lo metterà in difficoltà. Mossa e contromossa, proprio come a scacchi

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Il ragazzino di vicolo Moroni si stava facendo strada in un mondo difficile come era quello del pugilato professionistico italiano nei primi anni Sessanta.
Romersi non era alto per essere un peso medio, non arrivava a uno e ottanta. Aveva però buona tecnica e pugno pesante.
Peccato che non sempre riuscisse a mantenere la forma tra un match e l’altro. Non era votato al sacrificio.
Agli allenamenti spesso preferiva la pesca.
Da bambino faceva gli ami con le spille che la zia usava per cucire le camicie. Appena poteva, scappava sotto Ponte Sisto («che allora era in ferro e non di mattoni come adesso») e stava ore e ore ad aspettare che un pesce abboccasse.
Quando accadeva, l’esultanza per l’impresa durava un centesimo di secondo perché anche il pesce più tonto riusciva comunque a scappare da una spilla per camicie.

renzo

Mario aveva un record di sette vittorie consecutive quel 22 novembre del ‘69 e sedeva tranquillo a bordo ring nel Palazzetto dello Sport di Roma. Si preparava a gustare una riunione che aveva in cartellone nomi importanti.
Le cose erano improvvisamente cambiate nel momento in cui lo aveva avvicinato il promoter Renzo Spagnoli.
«Mario, sei allenato?»
«Più o meno, perché?»
«Hai fatto sette incontri in dieci mesi, hai combattuto l’ultima volta quaranta giorni fa. Quindi, sei allenato.»
«Ahò, te lo ripeto: più o meno. Che c’è?»
«Le voi otto piotte?»
«Chi devo ammazzà?» e giù una risata.
«José Manuel Urtain rischia di finire il combattimento molto presto contro George Holden, lo stesso potrebbero fare altri pugili in programma. Ci serve un incontro in più, altrimenti questi ci menano.»
«Co’ chi devo fà?»
«Joe Hooks, ha meno match di te».
«Affare chiuso.»
Mario si era alzato, era andato negli spogliatoi, si era fatto prestare pantaloncini, scarpe e conghiglia, si era riscaldato, poi era salito sul ring e aveva battuto Hook per ko alla quinta.

dario_torromeo_e_mario_romersi

4 giugno 1976.
Una sera che Mario (a destra nella foto di Renata Romagnoli) non avrebbe mai dimenticato.
L’avversario era Roberto Benacquista, romano come lui.
Si combatteva al Palalido di Milano per la cintura tricolore dei medi.
Un match duro, difficile. Equilibrato nei primi round, poi il trasteverino aveva preso fiducia. Il destro entrava preciso nella guardia dell’altro, lo scuoteva. Benacquista sembrava attraversare un momento difficile e dal quinto round in poi il suo rendimento era calato. Nella settima ripresa era ancora un destro di Romersi a fare danni. Apriva un lungo spacco sulla palpebra sinistra del rivale, il medico fermava l’incontro, l’arbitro decretava la fine del match.
Mario aveva vinto per kot, a trent’anni era campione d’Italia.
Si sentiva il padrone del mondo, Superman, l’eroe del Palalido.
Era stato in quel momento che aveva capito di dover dividere la gioia con la persona che gli era stata più vicina, il grande amico Emilio. Il papà.
Si era riempito la saccoccia di gettoni, ne aveva infilati otto nella fessura del telefono e aveva composto il numero.
… 377.
Appena girato l’ultimo 7 sul rotante del vecchio telefono, aveva sentito dall’altro capo del filo una voce carica di emozione.
«Bello, dimme».
«A papà, semo campioni d’Italia.»
«Bello pisellone mio!»
Poi avevano cominciato a piangere, senza riuscire a dire più una parola.
Ha sposato Gabriella Cenciarelli nel Settanta. Donna intelligente, carattere forte, ha vissuto anche gli inverni del campione.
Il giorno del trionfo Roberta e Rita erano già nate, Mario jr sarebbe arrivato qualche tempo dopo. Le cose finalmente stavano cominciando a girare per il verso giusto.
La grande ruota continua a girare…

 

Tutto quello che c’è da sapere su Wilder vs Fury II…

Sabato 22 febbraio, all’MGM Grand di Las Vegas, il mondiale dei massimi WBC: Deontay Wilder vs Tyson Fury II. La prima sfida si è disputata l’1 dicembre 2018 allo Staples Center di Los Angeles e si è chiusa con un verdetto di parità.

DOVE
A Las Vegas, nell’arena dell’Hotel MGM Grand.

COSA
Deontay Wilder difenderà il mondiale massimi WBC contro Tyson Fury. Dodici round da tre minuti.

ORARI
Il match principale avrà inizio attorno alle 05:00 di domenica mattina 23 febbraio (fuso orario italiano). La riunione avrà il primo gong attorno alle 02:30.

BIGLIETTI
Il costo dei biglietti (alla data del 14 febbraio) va da 450 a 6.850 dollari.

TELEVISIONE

DAZN Italia ha annunciato la diretta da Las Vegas a partire dalle ore 03:00 di domenica mattina 23 febbraio.

DEONTAY WILDER
età: 34 anni
record: 42-0-1 (41 ko)
percentuale ko: 95.35 %
altezza: 2.01
peso ultimo match: 99,400 kg

Ultimi cinque match

4-11-2017    Bermane Stiverne (25-2-1) + ko 1
3-3-2018     Luis Ortiz (28-0) + kot 10
1-12-2018    Tyson Fury (27-0) SD 12 (113-113, 115-111, 112-114)
18-5-2019   Dominic Brezeale (20-1-0) + ko 1
23-11-2019  Luis Ortiz (31-1-0) + ko7

TYSON FURY
età: 31 anni
record: 29–0-1 (20 ko)
percentuale ko: 66.67 %
altezza: 2.06
peso ultimo match: 115,300 kg

Ultimi cinque match

9-6-2018    Sefer Seferi (23-1-0) + kot 4
18-8-2018 Francesco Pianeta (35-4-1) + p. 10
1-12-2018 Deontay Wilder (40-0) SD 12 (113-113, 111-115, 114-112)
15-6-2019 Tom Schwarz (24-0) + Kot 2
14-9-2019 Otto Wallin (20-0) UD 12

LE SCOMMESSE

Leggermente favorito Tyson Fury che i bookmaker offrono a 1.90. Per Deontay Wilder si sale a 2.0. Il pari è quotato 21.

LE BORSE

Le borse ufficiali parlano di un minimo garantito di 4 milioni di dollari per Wilder e 3 milioni per Fury. Con la percentuale della pay per view le borse dovrebbero salire a 14 milioni per Wilder e 10 per Fury.

HANNO DETTO

Deontay Wilder: 
“Il 22 febbraio sarà il giorno in cui sistemeremo tutto, sarà il giorno del giudizio. Il primo match è stato una battaglia incredibile, questa volta però lui non si rialzerà. Ne sono sicuro, ve lo prometto. Sono preparato per qualsiasi situazione. Nel profondo del suo cuore sento che lui è davvero nervoso. E ha ragione di esserlo, perché io quella notte lo metterò al tappeto e lui non si tirerà su”.

Tyson Fury
: “Voglio un knockout, è quello che intendo ottenere, sto colpendo molto duramente in palestra. Sono altro 2.06, peso 120 chili, posso picchiare forte come lui. Chiunque pensi che Deontay Wilder non possa essere messo fuori combattimento è davvero un idiota. Ho intenzione di farlo smettere, Deontay Wilder dopo questo incontro si ritirerà dal pugilato”.

IL PROGRAMMA 

Massimi (mondiale WBC, 12×3) Deontay Wilder vs Tyson Fury; (eliminatoria IBF, 12×3) Charles Martin vs Gerald Washington; supergallo (mondiale WBO, 12×3) Emanuel Navarrete vs Jeo Santisima; superwelter (10×3) Sebastian Fundora vs Daniel Lewis; superleggeri: Subriel Matias vs Petros Ananyan; Amir Imam vs Javier Molina; leggeri: Rolando Romero vs Arturs Ahmetovs; Gabriel Flores Jr vs Matt Conway; welter (4×3) Vito Mielnicki Jr vs Corey Champion; piuma: Isaac Lowe vs Alberto Guevara.