L’AIBA cambia nome, crea la World Cup e spera. I problemi restano

Si è tenuto a Panama, con la presenza di 36 nazioni, il primo dei cinque Forum continentali che l’AIBA ha programmato per gennaio/marzo 2020.
Il Comitato Olimpico Internazionale (nella foto il presidente Bach) aveva chiesto alla Federazione Mondiale del pugilato tre cose:

  1. Nuovo Statuto.
  2. Cambiamento totale della leadership: presidente e Comitato Esecutivo da sostituire in blocco.
  3. Azzeramento dell’attuale situazione debitoria che oscilla tra i 16 e i 18 milioni di dollari.

Al Forum i delegati AIBA hanno portato avanti soprattutto quattro temi:

  1. Ampliamento del marketing, chiave per risolvere il problema finanziario.
  2. Modifiche allo Statuto.
  3. Cambiamento del nome. Da AIBA a World Boxing Association (casualmente ne esiste già una a livello professionistico)
  4. Prolungamento della presidenza ad interim di Mohamed Moustahsane.

È stato detto che potrebbero essere cambiate venti norme del vecchio Statuto. Il 20 marzo era stata fissata una riunione del Comitato Esecutivo a Wuhan, in Cina, per redigere il documento finale da proporre poi in Assemblea per la votazione. L’appuntamento è stato spostato a Losanna nella stessa data. La città cinese è stata, come tutti sanno, contagiata dal coronavirus che ha colpito già 540 persone e provocato diciassette morti. Per il pericolo di contagio è stata messa in quarantena. Sono state ovviamente spostate anche le qualificazioni ai Giochi di Tokyo 2020 per Cina, Australia, Tailandia e Taipei che avrebbero dovuto svolgersi proprio a Wuhan dal 3 al 9 febbraio. Sarà salvata la data, ma il torneo si svolgerà in un altro Paese.

Tra le modifiche allo Statuto dovrebbe esserci anche il prolungamento del mandato del presidente ad interim. Se dovesse andare in porto, Moustahsane, che secondo le norme attuali non potrebbe rimanere in carica oltre il 29 marzo prossimo (un anno da quando ha assunto la carica), potrà dare le dimissioni ad agosto, quando a Istanbul si svolgerà il Congresso Elettivo.

Per quanto riguarda la situazione economico/finanziaria dell’AIBA, l’Associazione ha detto che lo sviluppo del marketing, grandi sponsorizzazioni e la creazione di un nuovo torneo che produrrà cospicui diritti televisivi risolveranno il problema.
Al Forum di Panama è stato infatti annunciata una nuova competizione. Partirà a novembre, si chiamerà World Cup, avrà 16 nazioni in gara e metterà in palio un milione di montepremi.
In pratica gli stessi discorsi che avevamo già sentito in passato. Si diceva infatti così per le World Boxing Series e l’APB. Entrambi i tornei sono stati  autentici bagni di sangue dal punto di vista commerciale. Sono scomparsi senza lasciare rimpianti, se non negli investitori.
Di certo resta il fatto che la sospensione inflitta dal CIO in occasione dell’Olimpiade giapponese costerà un mancato incasso di 17 milioni di dollari, quota dei dividendi da assegnare ad ogni federazione mondiale.

Loris Stecca scopre l’inferno allenandosi in una cella a Portorico

Il 26 maggio 1984 Loris Stecca difende il mondiale WBA
supergallo contro Victor Callejas a Guaynabo (Portorico).

 

San Juan de Portorico, 22 maggio 1984
Loris Stecca ha lo sguardo rabbioso, le cose non vanno bene.
«Hanno studiato tutto alla perfezione, mi muovo in un clima di intimidazione, di litigi continui. In allenamento la gente mi fischia, mi insulta ogni volta che prendo un colpo. Callejas cerca di innervosirmi e il suo clan sembra abbia il solo compito di darmi fastidio. Ivan, il figlio del maestro Ghelfi, e mio suocero Lillo Platania sono quasi venuti alle mani con Hector: il fratello dello sfidante. Erano andati a vedere un suo allenamento. Li hanno riconosciuti, sono stati invitati ad allontanarsi. Sono volate parole grosse, insulti, minacce di sistemare la cosa con una scazzottata di strada. Nell’isola hanno già deciso tutto. Sperano che mi crollino i nervi e perda ancora prima di cominciare. L’unica cosa che mi chiedono in continuazione è a che ripresa finirò ko. Pepito Cordero da queste parti è il boss, il padrone. E nella WBA conta molto, impossibile non accorgersi della congiura. Hai capito in che ambiente mi sto muovendo?».
Gli chiedo se tema di salire sul ring condizionato da tutto questo, se stia facendo qualcosa per tenere lontano il nervosismo che lo sta avvolgendo come un serpente.
«Se mi batterà perché è più bravo, bene. Non si può sempre vincere. Ma a farmi rubare il match non ci sto. Ho sudato, mi sono sacrificato, non mi lascerò portare via il titolo tanto facilmente. Ho curato i minimi particolari, mi sono anche tagliato i capelli: non voglio che un colpo subìto possa essere interpretato in maniera più netta di quanto non sia nella realtà. Non ho trascurato niente, niente può essere trascurato se ti muovi in questo ambientino».
Domani andrò a dare un’occhiata all’allenamento. Voglio capire sino in fondo cosa sta accadendo.

Guaynabo, 23 maggio 1984
Lascio San Juan e punto verso Guaynabo, guido per trenta chilometri in direzione sud. Un sole infuocato mi fa compagnia, l’aria condizionata della macchina non funziona.
Loris si allena al Metz Pavillon, di fronte alla casa di Victor Luvi Callejas. L’altro non deve fare altro che chiudersi la porta alle spalle, camminare per meno di venti metri, attraversare la strada ed eccolo nel Palazzetto dove si disputerà il mondiale.
In fondo al parterre c’è animazione. Sento urla, insulti, minacce. Mi faccio largo a fatica tra una decina di scalmanati e sono davanti alla stanza dove si sta preparando il romagnolo. È nell’anello più grande, al pianterreno. Venticinque metri quadri. Tre pareti, il quarto lato è costituito da una serie di sbarre che trasformano quel luogo in una gabbia. Sembra la cella di una prigione. Aggrappati alle sbarre i tifosi di Callejas insultano Loris.
Va avanti così da dieci giorni. Il campione ha ragione, c’è da perdere la testa.
I fischi sono l’offesa più gentile…

(tratto da ERAVAMO L’AMERICA di Dario Torromeo, edizioni Absolutely Free)

 

Storia di Amilcar Brusa, il maestro che ha creato il mito Monzon…

La notte del 9 aprile 1964, Carlos Monzon apriva l’ennesimo capitolo della sua vita. Aveva appena perso da Alberto Massi, un giovanotto di 24 anni che gli amici di Rio Cuarto chiamavano Pirincho e che Carlos chiamava con spregio “el gordo”. Il ciccione. Avevano combattuto a Cordoba. Monzon era più alto e più bravo, ma aveva perso.
«Non è vero. La verità è che sono stato derubato. L’ho battuto ogni volta che l’ho affrontato».
Alla fine sarebbero stati quattro i loro match, tre verdetti avrebbero parlato in favore del mito di Santa Fe.

Alberto del Carmen Massi, all’epoca cameriere (poi diventerà muratore e successivamente fuochista su una nave), era stato campione militare e aveva vinto i primi due match da professionista. Niente di speciale, il record di fine percorso l’avrebbe confermato. Giovane, inesperto e senza grandi potenzialità. La vittoria contro il santafesino sarebbe stato il ricordo più bello di una carriera anonima. Se lo sarebbe portato dietro per sempre, non l’avrebbe mai lasciato.
«Yo le gané a Carlos Monzón».
L’avrebbe scritto anche sul biglietto da visita, se solo ne avesse mai avuto uno.
All’angolo di Escopeta non c’era Amilcar Brusa, il maestro era a Santa Fe per assistere Roberto Chetta, che affrontava Federico Thompson. Per sostituirlo erano saliti sul ring, accanto al santafesino, addirittura in tre: Genaro Ramusio, Alfredo Luna, Manuel Hemida. Ma l’omone non aveva sostituiti. Era unico.

Amilcar Brusa era il maestro, il manager.
«Chi è questo negretto?»
«Senti Brusa, non mi piace che mi rubino sulle percentuali. So che tu non rubi. Per questo sono qui, mi prendi come allievo?»
«Sei pronto a soffrire?»
«Voglio vincere, mettimi alla prova».
Il ragazzotto aveva la pelle scura e lo sguardo da bandito. Aveva alzato la testa verso l’alto e aveva guardato negli occhi l’omone che non sorrideva mai.
Era lì per chiedere, ma era come se fosse lui a offrire qualcosa.
«Se vuoi che ti alleni, riporta indietro quelle borse che non sono tue. Poi vieni e vediamo che succede».

Il maestro avrebbe parlato con lui soltanto quando il ragazzo avrebbe restituito al legittimo proprietario quel borsone che portava sulla spalla, il borsone che aveva rubato al Club Union.
«Glielo ridarò, ma non mi sembra una cosa così grave».
«Lo è. Se non vuoi che gli altri rubino a te, tu non rubare agli altri».
Carlos piegava la testa, tirava su col naso, caricava il manico del borsone ancora più vicino al collo e se ne andava. Solo dopo essersi assicurato che la restituzione fosse avvenuta, Brusa aveva accettato di allenarlo.
C’erano già pugili di talento in quella palestra.
Josè Lemos, Adolfio Innocencio Robledo, Pedro Coria.
Adesso entrava nel gruppo un ragazzo alto e magro, con la faccia triste e scura. E una rabbia che nessuno degli altri possedeva.
Amilcar Brusa, 1.90 di altezza per centodieci chili di peso, era nato il 23 ottobre 1922 a Desvio Kilometro 140 y Abipones nel dipartimento di San Justo, provincia di Santa Fe nel nord dell’Argentina.
“El pueblo tiene más nombres que habitantes”.
Da pugile dilettante aveva combattuto come peso massimo, ma a 26 anni aveva già smesso dopo aver conquistato il “Guanto d’oro” e aver perso solo tre volte in carriera. L’ultima contro Rafael Iglesias, che poi avrebbe vinto la medaglia d’oro all’Olimpiade di Londra 1948.
Messi via i guantoni, aveva provato con la lotta libera. Si faceva chiamare El Enmascarado Rojo, un personaggio che faceva parte della troupe di Martìn Karadagian e del russo Ivan Zelezniak (El Hombre Montana). L’avventura sarebbe finita presto anche lì. Meglio fare l’allenatore di boxe.

Nel 1951, aveva diviso la giornata dedicando il tempo ai suoi lavori. La boxe era solo la via per inseguire un sogno, i soldi per vivere glieli davano gli impegni come impiegato civile dell’Aeronautica e del Banco Spagnolo di Rio. Non poteva dunque sprecare neppure un minuto. E quando aveva deciso di mollare tutto per dedicarsi solo al pugilato, l’aveva fatto non lasciando uno spazio libero neppure per se stesso. La scommessa era pesante, se voleva vincerla doveva rinunciare alla libertà.
Si svegliava alle 4 del mattino, andava nelle stanze dei pugili che dormivano nella casa/palestra e li buttava giù dal letto, dava loro le istruzioni per il footing, consumava la colazione sfruttando il tempo in cui i ragazzi correvano. Al loro rientro, passava alla pesatura e poi controllava che andassero tutti a dormire. Arrivava in palestra alle 7 per allenare i pugili che non vivevano lì, poi si dedicava alla seduta di allenamento con i “residenti”, sino all’ora di pranzo. Un breve riposo e alle due del pomeriggio era di nuovo in sala. Alla fine della giornata, puliva la palestra, preparava la cena, controllava gli abitanti della casa. E finalmente andava a letto per il meritato riposo. Una vita monacale, da recluso.
Una vita che amava da morire.
Il futuro campione del mondo dei pesi medi era entrato in quella palestra nel 1960.
Da quel momento i due avevano sempre lavorato assieme.
Solo tre volte Amilcar Brusa non era stato all’angolo di Carlos.
Le uniche tre volte in cui Monzon aveva perso…

(tratto da Monzon, il professionista della violenza di Riccardo Romani e Dario Torromeo, edizioni Absolutely Free)

 

Ruiz jr in palestra: “Il viaggio di ritorno sarà dolce. Torno alle basi”

Nel tardo pomeriggio di ieri, in Italia era notte, Andy Ruiz jr ha postato una foto sul suo profilo Instagram (il social network sembra sia diventato il suo principale canale di comunicazione).
L’immagine lo ritrae sul ring, in tenuta da allenamento.
“Il viaggio di ritorno sarà dolce. Torno alle basi”.
Uno stato d’animo e una promessa.
A quaranta giorni dalla sconfitta contro Anthony Joshua, nella rivincita del match dell’1 giugno che gli aveva regalato un triplo titolo mondiale, ha fatto il primo passo verso una nuova avventura.
Dopo essere sparito dai radar, a sorpresa ha voluto comunicare il doppio messaggio.
Nella foto non ci sono indicazioni temporali, lo stesso fisico dell’ex campione sembra addirittura più asciutto di quando è salito sul ring in Arabia Saudita.
Poca chiarezza sulla data in cui è stata presa l’immagine, ma certezza assoluta sui suoi propositi.
Resta invece ancora misterioso il suo rapporto con Manny Robles.
Nè sulla foto, nè sul testo ci sono riferimenti all’allenatore.

Il 2020 dei pesi massimi. RUIZ JR è tornato, per ora solo su Instagram

Un pugile deve privarsi dei lussi della vita, se vuole diventare grande.
Un ricco dalla nascita non ce la potrà mai fare.
(Mike Tyson)

Cinque articoli per raccontare l’anno che verrà di altrettanti protagonisti tra gli attuali pesi massimi: Deontay Wilder, Anthony Joshua,Tyson Fury, Oleksander Usyk ed Andy Ruiz jr.

Il 2020 dei pesi massimi 5) fine

Tutti lo vogliono, nessuno lo trova.
Poi, improvvisamente Andy Ruiz jr torna a farsi sentire. E lo fa come si usa fare oggi, attraverso i social network. Pubblica sul suo profilo Instagram un messaggio per i tifosi: “Chi vorreste che incontrassi quest’anno?“. E loro rispondono senza troppa fantasia: Wilder, Tyson Fury, Whyte, Ortiz…. Alla fine comunque i like sono quasi 130.000. Ma in quanto a fatti concreti, ovviamente, siamo ancora a quota zero.
Dopo la sconfitta subita in Arabia Saudita, Eddie Hearn gli ha proposto un match, con compenso a sette cifre (ovvero a partire da un milione di euro) per il 28 marzo contro Dillian Whyte. Il boss di Matchroom sta cercando un nome importante più che un forte rivale per il suo pugile. L’ultima esibizione di Whyte il 7 dicembre scorso, contro un imbarazzante quarantenne: il polacco Wach, non è stata certo entusiasmante.
Il peso massimo britannico, assolto dalla UKAD e scagionato dalle accuse di doping, ora deve fare il secondo passo: riguadagnare un minimo di credibilità. È il campione ad interim e numero 1 del WBC, ma opporlo a Deontay WIlder o Tyson Fury sarebbe al momento un’autentica follia.
Ruiz jr non può certo combattere tra due mesi. Tornerà in palestra, forse, a metà febbraio. Più probabilmente a inizio marzo. E non si sa ancora chi sarà ad allenarlo. Manny Robles dice che non parla più con lui dalla notte della sconfitta contro Anthony Joshua.

Intanto continuano a circolare nomi da opporgli al rientro che sarà, se ci sarà, molto probabilmente a giugno.
Dominic Brezeale, Gerald Washington, Alan Kownacki.
Pesi massimi fuori dall’area dei protagonisti o speranze a caccia di un buon nome da mettere ko. È triste che l’uomo in grado di segnare appena sette mesi fa una delle più grandi sorprese nella storia della boxe, sia così rapidamente uscito dal primo livello della categoria.
Se propio volesse prendersela con qualcuno, Andy Ruiz jr dovrebbe farlo con se stesso. Si è allenato poco e male per la rivincita contro Anthony Joshua. Si è presentato sul ring a 128,500, oltre sette chili in più della prima sfida. Qualcuno che lo ha visto di recente ha detto che attualmente sfiora i 170 chili! Non credo che partendo da queste basi sia il caso di parlare di rientro a breve scadenza.

Perso il titolo, ha acquisito una nuova posizione nelle classifiche: 7 per il WBC, 4 per la WBO, 5 per WBA e IBF. È ancora nella Top Ten, ma se non cambierà marcia, se non ritroverà in fretta la voglia di tornare in palestra, se non la smetterà di dilapidare i 19 milioni di dollari guadagnati nelle due sfide contro AJ, ci troveremo davanti all’ennesimo patetico caso di un re per una notte che non ha saputo reggere alla pressione di un’accoppiata devastante: popolarità&ricchezza improvvise.
Il Rocky Messicano sta già diventando un ricordo sfumato.

ANDY RUIZ JR

Età: 30 anni (Imperial, Stati Uniti, 11 settembre 1989)
Record: 33-2-0 (22 ko, 62,86%)
Debutto: 28 marzo 2009 (+ kot 5 Felipe Romero)
Ultimo match: 7 dicembre 2019 (- UD 12 Anthony Joshua)
Altezza: 1.88
Peso ultimo match: 128,500 kg
Titolo: –
Percentuali vittoria: vs Deontay Wilder 30 %; vs Tyson Fury 40%; vs Anthony Joshua 35%; vs Olexander Usyk jr 40%

Le precedenti puntate (Deontay Wilder, Tyson Fury, Anthony Joshua e Olexsandr Usyk) sono state pubblicate il 12, 13, 14 e 15 gennaio:

https://dartortorromeo.com/2020/01/12/il-2020-dei-pesi-massimi-wilder-caratteristiche-confronto-con-i-rivali/

https://dartortorromeo.com/2020/01/13/il-2020-dei-pesi-massimi-tyson-fury-dramma-o-gioia-dietro-langolo/

https://dartortorromeo.com/2020/01/14/il-2020-dei-pesi-massimi-joshua-caratteristiche-prossime-sfide/

https://dartortorromeo.com/2020/01/15/il-2020-dei-pesi-massimi-ecco-usyk-luomo-nuovo-della-categoria/

Oliva contro El Gato, l’uomo che ha sfidato la morte. E ha vinto…

Agrigento, gennaio 1987

Tre lunghe cicatrici, su gamba, petto e braccio disegnano il suo corpo. Gli ricordano il momento in cui incontra la morte. E la sconfigge.
È il 12 settembre del 1981, El Gato perde ai punti contro Claude Noel ad Atlantic City, in palio c’è il mondiale WBA dei leggeri.
Regala una casa alla mamma e con il resto della borsa fa una grande festa.
Musica, balli, cibo e alcol per tutta la notte.
Poi sale sulla nuova Mustang gialla assieme a quattro amici e si tuffa nella notte.
Lo scontro con il camion è violento. Una carambola pazzesca. La Mustang è distrutta, morti tutti gli occupanti.
Il corpo di Rodolfo Gonzalez detto El Gato riposa nell’obitorio dell’ospedale, steso su un tavolo di marmo e coperto da un lenzuolo bianco. Accanto a lui giacciono gli altri quattro cadaveri, quelli dei suoi amici.

Il padre entra nella sala mortuaria, si avvicina al tavolo, alza leggermente il lenzuolo e scoppia in un pianto dirotto, singhiozzi che lacerano l’aria.
“È lui. È il mio ragazzo, aveva solo ventidue anni!”
Poi si copre il volto con le mani e si blocca, sembra non abbia più le forze neppure per fare un solo passo.
Un medico gli poggia un braccio sulla spalla e lo accompagna lentamente verso l’uscita.
«Ahiii».
Un flebile lamento, un suono che viene da lontano.
Il padre riconosce la voce del figlio.
Si gira, corre, urla.
«È vivo! È vivo! Aiutatelo!».
El Gato respira ancora.
Ha una mano fratturata in più punti, l’anca lussata, un versamento al polmone sinistro e cento tagli su tutto il corpo. Ma è vivo.
Lo operano, lo riportano in questo mondo, lo salvano.
Un anno dopo torna sul ring.
E adesso Rodolfo El Gato Gonzalez è ad Agrigento per sfidare Patrizio Oliva, in palio c’è il mondiale WBA dei superleggeri…

(da ERAVAMO L’AMERICA di Dario Torromeo, 270 pagine 15 euro, Edizioni Absolutely Free. Patrizio Oliva vs Rodolfo Gonzalez, trentatrè anni fa…)

 

 

Il 2020 dei pesi massimi. Ecco USYK, l’uomo nuovo della categoria

Sono salito sul ring deciso a tirare fuori la belva che è in me.
(Mike Tyson)

Cinque articoli per raccontare l’anno che verrà di altrettanti protagonisti tra gli attuali pesi massimi: Deontay Wilder, Anthony Joshua,Tyson Fury, Oleksander Usyk ed Andy Ruiz jr.

Il 2020 dei pesi massimi 4) continua

Anno 2008, Olimpiade di Pechino.
17 agosto.
Clemente Russo batte Olexsander Usyk.
22 agosto.
Clemente Russo batte Deontay Wilder e va in finale.
Undici anni dopo molte cose sono cambiate. Wilder è il campione del mondo del WBC e Usyk è l’uomo nuovo dei pesi massimi. Russo continua la sua avventura tra i dilettanti, cercando un posto per Tokyo 2020 in una categoria che non gli appartiene, quella dei supermassimi.

Usyk è stato uno dei più grandi massimi leggeri di sempre, l’unico a unificare le quattro cinture: WBC, WBA, IBF, WBO. A 32 anni ha deciso di andare a cercare maggiori soddisfazioni e, soprattutto più soldi, facendo un salto in avanti.
Mancino, veloce di braccia, capace di reggere un ritmo alto per tutte e dodici le riprese, sinistro pesante, personalità. Ha tutte le caratteristiche per essere un grande pugile, non so quanto possa esserlo tra i massimi.
Alto 1.90, peso appena sopra i 97 chili. Appare piccolo per una categoria che schiera Tyson Fury (2.06 per 116 kg), Anthony Joshua (1.98 per 108 kg) e Deontay Wilder (2.01 per 100 kg). Il suo esordio tra i colossi non è stato entusiasmante.
Il 12 ottobre dello scorso anno ha affrontato Chazz Whiterspoon a Chicago. Un rimpiazzo dell’ultimo momento, Tyrone Spong (14-0, 13 ko) si era dovuto fare da parte dopo essere stato trovato positivo a un test antidoping. Un trentottenne con un record di 38-4-0, 27 ko, ma due soli match negli ultimi tre anni. Un uomo comunque pesante, 1.93 per quasi 110 chili. A Usyk sono state necessarie 7 riprese prima di chiudere un match non esaltante.
Il passo è lungo. Tra i massimi leggeri l’ucraino ha sconfitto Michael Hunter, Marco Huck, Mairis Briedis, Murat Gassaiev e Tony Bellew. Il meglio di quanto offrisse il panorama pugilistico. Ma la categoria più pesante resta ancora un’incognita per lui.

Calciatore fino a 15 anni con la squadra della sua città, Simferopol, ha poi scelto la boxe: partito dai pesi medi è ora arrivato ai massimi. Una lunga carriera da dilettante (335-15-0) coronata da un titolo mondiale nel 2011 e un oro olimpico nel 2012.
Una moglie, Kateryna, e tre figli. La voglia di affrontare nuove avventure.
La World Boxing Organizzation lo pone al numero 1 nella classifica di dicembre 2019. È lo sfidante ufficiale di Anthony Joshua. Il match, se ci sarà, si farà nella seconda metà dell’anno. Due le alternative per Usyk.
La WBO toglie il titolo a AJ e nomina Usyk e Joseph Parker co-sfidanti. L’incontro potrebbe svolgersi entro giugno, ma la parte neozelandese ha grandi pretese. “Vogliamo una divisione degli introiti proporzionale al peso promozionale dei due pugili: 70% Parker, 30% Usyk. Il nostro uomo ha battuto Andy Ruiz jr, ha riempito la 02 Arena di Londra nel match contro Anthony Joshua. Lui è all’esordio nella categoria” ha detto David Higgins, il manager di Parker. Difficile che la trattativa possa trovare uno sblocco felice se i termini del discorso rimarranno questi.

E allora ecco tornare l’ipotesi Dereck Chisora (numero 9 della WBO). Eddie Hearn ha detto che vorrebbe mettere su il match il 7 marzo alla Manchester Arena. L’opposizione del clan di Parker (che il 29 febbraio combatterà a Frisco in Texas nel programma di Mickey Garcia vs Jessie Vargas) sarà dura. Vedremo.
Olexander Usyk ha 32 anni e una lunga carriera alle spalle. Vuole fare in fretta.

OLEKSANDR USYK

Età: 32 anni (Simferopol, Crimea, 17 gennaio 1987)
Record: 17-0 (13 ko, 76,47%)
Debutto: 5 ottobre 2013 (+ kot 5 Felipe Romero)
Ultimo match: 12 ottobre 2019 (+ kot7 Chazz Whiterspoon)
Altezza: 1.90
Peso ultimo match: 97,300 kg
Titolo: –
Percentuali vittoria: vs Deontay Wilder 40 %; vs Tyson Fury 45%; vs Anthony Joshua 45%; vs Andy Ruiz jr 60%

Le precedenti puntate (Deontay Wilder, Tyson Fury ed Anthony Joshua) sono state pubblicate il 12, 13 e 14 gennaio:

https://dartortorromeo.com/2020/01/12/il-2020-dei-pesi-massimi-wilder-caratteristiche-confronto-con-i-rivali/

https://dartortorromeo.com/2020/01/13/il-2020-dei-pesi-massimi-tyson-fury-dramma-o-gioia-dietro-langolo/

https://dartortorromeo.com/2020/01/14/il-2020-dei-pesi-massimi-joshua-caratteristiche-prossime-sfide/

 

Il 2020 dei pesi massimi. JOSHUA, caratteristiche, prossime sfide

Il mio incontro migliore è stato proprio quello contro Douglas, perché lì ho dimostrato che potevo prenderle da uomo e poi rimettermi in piedi.
(Mike Tyson)

Cinque articoli per raccontare l’anno che verrà di altrettanti protagonisti tra gli attuali pesi massimi: Deontay Wilder, Anthony Joshua,
Tyson Fury, Oleksander Usyk ed Andy Ruiz jr.

Il 2020 dei pesi massimi 3) continua

Anthony Joshua potrebbe non affrontare entro la fine dell’anno il vincente del match Deontay Wilder vs Tyson Fury (22 febbraio, Las Vegas). Il campione britannico il 31 di questo mese dovrebbe annunciare la difesa del titolo IBF contro Kubrat Pulev (28-1-0, 14 ko), l’International Boxing Federation gli ha infatti concesso un prolungamento dei termini di accordo. Il match si potrebbe fare in maggio/giugno.
Questo significherebbe che AJ non potrebbe rispettare l’ultimatum che la World Boxing Organizzation gli ha posto per la difesa della sua parte di titolo: entro il 30 giugno contro Oleksandr Usyk (17-0, 13 ko).
Le soluzioni potrebbero essere due.
Eddie Hearn di Matchroom realizza un accordo con la controparte e la sfida contro l’ucraino slitta a dicembre, oppure Usyk affronta Joseph Parker o Dereck Chisora per la corona WBO nella prima parte dell’anno e solo successivamente si misura con Joshua. In entrambi i casi l’incontro con Deontay Wilder o Tyson Fury slitterebbe a inizio 2021.
Proseguono intanto le polemiche a distanza.

The Bronze Bomber non ha perso tempo. Appena ha saputo che AJ si è offerto come sparring di Tyson Fury ha lanciato il suo anatema: “Sono due figli di buona donna, fanno squadra per fottermi. È Stati Uniti vs Gran Bretagna.”
Tra i due britannici non c’è ancora alcun accordo.
Il clan di Fury ha già annunciato gli sparring che lo aiuteranno nella preparazione: Greg Fox (27 anni, 3-0), David Adeleye (22 anni, 1-0, 1 ko) e Jared Anderson (20 anni, 2-0, 2 ko). E Joshua? Entrambi i clan sono d’accordo, ma non è stato ancora raggiunto nulla di concreto.
“Mi sono quasi sorpreso delle mie parole, ma resto convinto che qualche seduta di sparring con lui mi migliorerebbe” ha detto AJ.
“Per me non ci sono problemi” ha risposto Fury.
Anthony Joshua ha appena avuto la conferma che la rivincita contro Andy Ruiz jr è stato il programma più visto in pay per view su DAZN nel 2019. Sembra che siano state sfiorate due milioni di sottoscrizioni. L’ennesima conferma della popolarità del personaggio.

Il 2019 è stato un anno intenso per lui.
Prima la drammatica e soprendente sconfitta per kot contro Andy Ruiz jr, poi la rivincita in cui ha letteralmente dominato il rivale dopo aver rivoluzionato stile e tattica. In Arabia Saudita ho visto Aj protagonista di un match perfetto.
Ripropongo quello che ho scritto nell’occasione.
Il sinistro del britannico è stato uno spettacolo assoluto. Per precisione, rapidità di esecuzione, efficacia. Perché ha fatto sino in fondo il suo lavoro, che era quello di portarlo a vincere il match. 
La condizione fisica che gli ha permesso di ballare, non di scappare ma di ballare, per dodici riprese è da applausi. Il destro dritto che è andato a schiantarsi sulla faccia del Rocky messicano è stato preciso e potente, al punto da tenere sempre a distanza Ruiz jr.

AJ aveva un problema. Doveva riprendersi il mondiale battendo un avversario che dalla corta distanza lo aveva dominato nel primo match.
 Bisognava applicare, nel rispetto delle regole e della sportività, la tattica migliore per vincere.
 Joshua lo ha fatto. E alla grande.
Ha messo sul piatto un sinistro tirato alla perfezione, grande mobilità di gambe, scelta di tempo, capacità di stare sempre alla giusta distanza, un destro che serve a dare sostanza all’azione, bravura nel tenere lo stesso alto livello di concentrazione per dodici lunghe e interminabili riprese.

Mancanza di carattere e scarsa resistenza ai colpi.
Ecco i due difetti che a più riprese sono stati usati contro di lui.
Credo che il primo sia stato spazzato via. AJ ha saputo rivoluzionare il suo modo di interpretare la boxe. Ha riservato il tempo della preparazione alla costruzione del pugile più che a quella del fisico perfetto. Ha cercato e trovato nuove motivazioni, ha accettato di cambiare tattica. Per dodici round un signore alto quasi due metri e pesante oltre 107 chili ha danzato sulle punte, ha tenuto ritmi altissimi e ha chiesto alla sua preparazione atletica le forze per reggere un ritmo pazzesco per la categoria.
Sulla scarsa capacità di resistere ai colpi il dubbio resta. Il primo match contro Andy Ruiz jr è nella testa di tutti noi e ci ricorda che davanti a una crisi prolungata non ha saputo reagire. Ma non credo che sia così poco solido come si dice.La riconquista dei titoli mondiali lo ha riproposto nel ruolo di protagonista che ha avuto negli ultimi quattro anni. È uno dei principi della scena. Gli altri pesi massimi sanno che i soldi veri si fanno affrontando lui. Può permettersi di aspettare un altro anno, prima di andare a giocarsi tutto contro Deontay WIlder o Tyson Fury.

ANTHONY JOSHUA
Età
: 30 anni (Watford, Gran Bretagna, 15 ottobre 1989)
Record: 23-1-0 (21 ko, 87,50%)
Debutto: 5 ottobre 2013 (+ kot 1 Emanuele Leo)
Ultimo match: 7 dicembre 2019 (+ UD 12 Andy Ruiz jr)
Altezza: 1.98
Peso ultimo match: 107,400 kg
Titolo: campione del mondo WBA, IBF, WBO
Percentuali vittoria: vs Deontay Wilder 51%; vs Tyson Fury 49%; vs Oleksandr Usyk 55%; vs Andy Ruiz jr 65%

(le precedenti puntate, su Deontay Wilder e Tyson Fury, sono state pubblicate il 12 e 13 gennaio:
https://dartortorromeo.com/2020/01/12/il-2020-dei-pesi-massimi-wilder-caratteristiche-confronto-con-i-rivali/
https://dartortorromeo.com/2020/01/13/il-2020-dei-pesi-massimi-tyson-fury-dramma-o-gioia-dietro-langolo/)

Il 2020 dei pesi massimi. Tyson Fury, dramma o gioia dietro l’angolo?

Tutti nella boxe se la cavano bene, tranne il pugile
(Mike Tyson)

Cinque articoli per raccontare l’anno che verrà di altrettanti protagonisti tra gli attuali pesi massimi: Deontay Wilder, Anthony Joshua,
Tyson Fury, Oleksander Usyk ed Andy Ruiz jr.

Il 2020 dei pesi massimi 2) continua

Esaltante e tormentata, a un passo dalla tragedia, l’avventura di Tyson Fury.
La sorprendente vittoria ai punti contro Wladimir Klitschko il 28 novembre del 2015 lo consegnava alla storia della boxe. Ma allo stesso tempo apriva anche uno dei periodi più drammatici della sua vita.
Alcool, droga, una profonda depressione. Sembrava avesse perso la voglia di vivere, non solo quella di boxare. Riusciva a riprendere il controllo delle sue azioni e lentamente, con grande determinazione, si incamminava sulla strada del recupero.
Lungo il cammino perdeva più di 45 chili e il 9 giugno del 2018 tornava sul ring. Metteva kot Sefer Seferi, poi batteva Francesco Planeta.

L’1 dicembre 2018 sfidava Deontay Wilder. Subiva due knock down, nella nona e dodicesima ripresa, ma a mio avviso (e di molti altri osservatori) vinceva quel match. Un giudice la pensava come me, un altro era per il campione del WBC e il terzo dava pari che poi era il risultato finale per split decision.
Ecco, ho provato a riassumere quasi cinque anni di tormenti in pochi capoversi.
Tyson Fury è uno showman, ma è soprattutto un ottimo pugile.
Nonostante sia alto 2.06 e pesi oltre 115 chili, è capace di danzare con eleganza sulle punte. Porta con precisione e pesantezza il jab sinistro, ha potenza nel destro. Rapido di braccia e abile in difesa con notevole agilità sul tronco, ha dimostrato di possedere anche sufficienti doti di combattente.
Il knock down subito contro Wilder nel round finale avrebbe convinto molti a rimanere giù fino al conto finale. Lui ha saputo recuperare e chiudere il match.

Contro Otto Wallin è stato ferito nel terzo round, il taglio sull’arcata sopracciliare destra era profondo e perdeva molto sangue. Tyson Fury è andato avanti sino al gong che ha chiuso l’incontro. Ha resistito, ha dominato lo svedese, non si è fatto condizionare da quanto accaduto. La sua faccia era una maschera di sangue, ma non ha avuto il minimo tentennamento.
Ha battuto chiaramente Wladimir Klitschko, conquistando i titoli WBA, IBF, WBO che non ha mai difeso. Ha pareggiato contro Deontay Wilder. Ha sconfitto due volte, una prima del limite e l’altra ai punti, Dereck Chisora. È imbattuto.
Credo sia il migliore del gruppo, partirebbe favorito contro tutti e quattro i rivali.
Le difficoltà avute tra la conquista del mondiale e il ritorno sul ring dopo due anni e mezzo fanno pensare che il suo nemico numero 1 sia lui stesso. Problemi di gestione lontano dal ring, lacune di concentrazione sotto pressione, calo o eccesso di tensione. In combattimento non ha ancora manifestato questi problemi. Ma, si sa, spesso i difetti di un campione si scoprono alla prima sconfitta.

Contro Wilder e Joshua parte leggermente favorito. Per il resto della truppa ripeto le stesse cose che ho scritto sull’articolo che aveva come protagonista il campione del WBC. Con Usyk e Ruiz jr a mio avviso sarebbe chiaramente favorito. Gli altri pesi massimi sono una spanna sotto questi cinque, in attesa che Adam Kownacki, Daniel Dubois e Filip Hrgovic facciano test più impegnativi per capire se possano aspirare a qualcosa di più di quanto hanno raggiunto finora.
Prossimo appuntamento, Las Vegas 22 febbraio. Mondiale massimi WBC contro Deontay Wilder. Sarà il match della verità, il britannico scoprirà finalmente se dietro l’angolo c’è la gioia più forte o l’ennesimo dramma.

TYSON FURY

Età: 31 anni (Manchester, Gran Bretagna, 12 agosto 1988)
Record: 29-0-1 (20 ko, 66,67%)
Debutto: 6 dicembre 2008 (+ kot 1 Bela Gyongyosi)
Ultimo match: 14 settembre 2019 (+ UD 12 Otto Wallin)
Altezza: 2.06
Peso ultimo match: 115,300 kg
Titolo: –
Percentuali vittoria: vs Deontay Wilder 55%; vs Anthony Joshua 51%; vs Oleksandr Usyk 55%; vs Andy Ruiz jr 60%:

(la precedente puntata, 12 gennaio, Deontay Wilder: https://dartortorromeo.com/2020/01/12/il-2020-dei-pesi-massimi-wilder-caratteristiche-confronto-con-i-rivali/)

 

 

Il 2020 dei pesi massimi. Wilder, caratteristiche, confronto con i rivali…

Ero piuttosto egocentrico, egoista e pigro. Ma da Cus D’Amato
ho preso lo spirito del sacrificio, l’abbandonare le cose
che prima ritenevo importanti per una causa
che lo è ancora di più. Disciplina vuol dire fare cose
che odi, e farle facendo finta che ti piacciano.
(Mike Tyson)

I pesi massimi, categoria da sempre affascinante.
Tre uomini guidano la classifica, dietro di loro una new entry e un fighter passato in sei mesi da una delle più grandi sorprese della storia a una delle più cocenti delusioni.
Non farò paragoni con il passato, sarebbe ingeneroso e per molti lettori anche noioso. Ma un paio di precisazioni vorrei comunque farle. Ho letto in giro che Mike Tyson non avrebbe sconfitto alcun rivale importante in carriera. Pensate che oggi non avrebbero avuto possibilità di diventare campioni del mondo Frank Bruno, Donovan Razor Ruddock, Michael Spinks, Tony Tucker, Trevor Berbick e James Smith? Qualche altro competente è andato anche oltre, scrivendo a proposito di Muhammad Ali: chi ha battuto? Qualche nome: Frazier, Bugner, Lyle, Foreman, Norton, Patterson, Quarry, Ellis, Bonavena, Liston. Ma, come ho detto, non voglio parlare del passato. Oggi preferisco guardare avanti, il fatto è che a volte leggo cose che credo avrebbero la loro sede naturale in un libro di fantascienza, anzichè sui social.
Veniamo al presente/futuro.
Cinque articoli per raccontare i protagonisti sulla scena pugilistica dei pesi massimi: Deontay Wilder, Anthony Joshua, Tyson Fury, Oleksander Usyk ed Andy Ruiz jr.

Il 2020 dei pesi massimi 1) continua

Deontay Wilder è esattamente quello che l’immaginario collettivo pensa debba essere un peso massimo. Un Uomo Cattivo, The Bad Man, fuori e dentro il ring. Un pugile che riesce a fare dimenticare con la potenza dei colpi e la continuità dei risultati tutte le nefandezze che escono dalla sua bocca.
Recita, lo so. Non a caso se devo presentare un suo incontro scrivo dal palcoscenico al ring, si va in scena. È antipatico, anche questo è vero. Ma è quello che in giro possiede la maggiore carica di dinamite nei pugni. Il suo diretto destro è micidiale, dovrebbe presentare il porto d’armi prima di salire sul ring.
Peccato si senta in dovere di interpretare la parte del feroce distruttore. Inganna solo gli ingenui. Non è il pugile Wilder a non convincermi. È il maldestro attore, la farsesca interpretazione del Bad Man a darmi fastidio. Da sempre dico che la boxe non ha bisogno di queste sceneggiate di terza classe. Ma sembra che mi sbagli. Ho trovato molti sostenitori, oggi come in passato, dell’atteggiamento di Derek Chisora: interprete principe del “ti spacco la faccia, ti mando al cimitero”. Ognuno resti pure della sua idea, nei limiti della legalità. A me queste dichiarazioni non fanno sorridere. Mi intristiscono.

Sul piano tecnico il campione del WBC ha molte carenze, sia in fase offensiva che quando si difende. Non a caso la seconda volta che ha affrontato Luis Ortiz, fino al momento in cui è riuscito a piazzare il colpo del ko (nel settimo round) era chiaramente in svantaggio: 56-58, 55-59, 55-59. E la prima (kot 10) era avanti di un solo punto: un triplo 85-84.
Luis Ortiz è uno dei due pugili di livello che Wilder ha affrontato in carriera. Il cubano, all’epoca delle sfide, era un over 39.
L’altro rivale di categoria è stato Tyson Fury che Deontay ha incontrato dopo che l’inglese aveva attraversato un periodo estremamente difficile: fermo per due anni e rientrato con una doppia sfida contro Sefer Seferi e Francesco Planeta.
Wilder vs Fury è finito in parità, con kd subito dall’inglese nell’ultimo round.
Il 22 febbraio si replica.

Ma sarebbe scorretto impostare un discorso su questo pugile analizzando esclusivamente la sua caratura tecnica.
È nella potenza fisica che si trovano le armi migliori del campione.
Ha un jab sinistro pesante.
Il diretto destro è un’arma letale. Lo porta con perfetta coordinazione piedi, gambe, busto, braccia. Quando arriva è devastante, con quel colpo può mettere ko qualsiasi peso massimo in circolazione compresi Fury, Joshua, Usyk e Ruiz jr.
Sono con lui quando dice: “Gli altri per pensare di battermi devono essere perfetti per dodici riprese, a me bastano due secondi all’interno del match”.
È grazie a questa caratteristica, l’arma del destro è in grado di capovolgere in suo favore qualsiasi sfida andrà ad affrontare, che è meritatamente il re dei massimi per il WBC. Ha affrontato Fury, lo incontrerà a breve nella rivincita, entro l’anno dovrebbe battersi con Joshua.
Con Usyk e Ruiz jr a mio avviso partirebbe chiaramente favorito. Gli altri sono una spanna sotto questi cinque, in attesa che Adam Kownacki, Daniel Dubois e Filip Hrgovic facciano test più impegnativi per capire se possano aspirare a qualcosa di più di quanto hanno raggiunto finora.

DEONTAY WILDER

Età: 34 anni (Tuscaalosa, Alabama, 22 ottobre 1985)
Record: 42-0-1 (41 ko, 95,85%)
Debutto: 15 novembre 2008 (+ kot 2 Ethan Cox)
Ultimo match: 23 novembre 2019 (+ kot 7 Luis Ortiz)
Altezza: 2.01
Peso ultimo match: 99,400 kg
Titolo: campione mondiale WBC
Percentuali vittoria: vs Tyson Fury 45%; vs Anthony Joshua 49%; vs Oleksandr Usyk 60%; vs Andy Ruiz jr 70%: