Dossier WBA. Classifiche inspiegabili, 42 campioni, cinture da pagare…

Ancora la World Boxing Association, un’organizzazione capace di qualsiasi sorpresa. L’ultima, in ordine di tempo, arriva dalle classifiche di settembre 2019.
Nei pesi massimi, al decimo posto c’è Christopher Lovejoy. Leggo il record, 18-0 (18 ko), e penso: però, buono il ragazzo. Comincio a insospettirmi quando vedo che i diciotto incontri sono stati tutti disputati a Tijuana.
Lo confesso, non sapevo chi fosse Lovejoy. Mi informo. È un signore di 35 anni, un omone di 1.96 con un peso che oscilla tra 116 e 138 chili.
Leggo il curriculum e scopro che nell’intera carriera ha affrontato un solo pugile con il record positivo. Gli altri diciassette, messi assieme, completano un desolante 25-177-11!
L’ultimo incontro lo ha disputato il 17 maggio scorso contro Daniel Yocupicio, un 34enne messicano che in carriera ha vinto 6 match, pareggiati 2 e persi 50 (trenta dei quali per ko).

Lovejoy, che gli amici chiamano Pretty Boy, non è nelle classifiche pubblicate dagli altri tre enti: fuori dai primi 40 nel WBC, dai primi 15 sia nell’IBF che nella WBO.
È numero 435 nel ranking mondiale del sito specializzato boxrec.com e 117 in quello dei massimi americani.
In base a quale criterio, per la WBA meriti la Top Ten non si sa.
L’ente non è nuovo a questi exploit.
Ho cercato di mettere su un breve dossier sulla WBA, dalle origini a oggi.

LA STORIA

L’Associazione è nata nel 1962 da una costola della National Boxing Association.
Negli ultimi trentasette anni è stata governata dalla famiglia venezuelana dei Mendoza.
Gilberto Mendoza è stato eletto nel 1982 ed è rimasto in carica sino a dicembre 2015, quando si è dovuto far da parte per problemi di salute. È rimasto come presidente emerito sino alla sua morte nel marzo 2016.
Gli è succeduto il figlio Gilberto Jesus Mendoza.

I CAMPIONI

Al momento la WBA definisce campioni del mondo 42 pugili distribuiti nelle 17 categorie di peso. C’è il Super Campione, il Campione, il Gold Champion e il campione ad interim in gran parte delle categorie.
Per definizione il campione ad interim (temporaneamente) è colui che dovrebbe coprire il periodo di vuoto tra la momentanea impossibilità del detentore a difendere il titolo e il suo ritorno all’attività. E allora perché il campione ad interim esiste anche quando il titolo ha un campione in piena attività?
C’è poi l’ultimo arrivato, il Gold Champion. Terza cintura in ordine di valore. Non provate a chiedere alla WBA perché sia nata, a meno che non vogliate sentirvi rispondere: “Per aumentare l’attività”.

LE TASSE

Ad aumentare sono certamente le tasse.
Si pagano anche per avere le cinture: 2.500 dollari per quella del campione ad interim, 3.500 $ per quella del campione regolare, 5.000 $ per il supercampione.
Tasse per gli organizzatori e i manager.

Per le cinture, ma anche per organizzare i titoli e presentare i reclami. Per pagare le spese per arbitri, giudici, supervisor.
Tanto per rendere l’idea, solo per il mondiale dei pesi massimi tra Andy Ruiz jr e Anthony Joshua, la World Boxing Association incasserà 525.000 dollari.
Più la quota annuale di 5.000 $ per l’affiliazione del promoter, 1.200 $ per quella del manager. In caso di reclamo, la documentazione non sarà presa in considerazione se non saranno prima versati 10.000 $.

Facile intuire quale sia il vantaggio di avere a disposizione diciassette categorie su cui piazzare 42 campioni del mondo.
L’organizzatore dovrà pagare gli ufficiali di gara: 3.900 $ l’arbitro più le spese; 3.500 i giudici; 1.000 il supervisor, che però avrà diritto a un viaggio aereo in business class e all’alloggio per tre giorni in un albergo di prima categoria, più pasti in ristoranti di primo livello.

IL DOPPIO CAMPIONE

Saul Alvarez è attualmente campione in due categorie di peso. Nei medi e nei supermedi. La furbata è stata resa possibile dalla differenziazione dei titoli: Super nei medi e regolare nei supermedi. E il 2 novembre affronterà Sergey Kovalev per il titolo dei mediomassimi della World Boxing Organizzation.

LE ASSURDITA’

La WBA negli ultimi anni si è resa protagonista di molte stranezze.
Ne ricordo alcune.

JOE FOURNIER

Novembre 2017
È un milionario inglese proprietario di vari night club, combatte da professionista nei mediomassimi. All’epoca dei fatti ha 34 anni e un record di 9-0, tutte le vittorie sono state ottenute per ko contro rivali di modesto livello. Il 25 giugno 2016, al termine del match contro Mustapha Stini viene trovato positivo all’esame antidoping. Il verdetto diventa No Decision e lui è squalificato fino al 5 dicembre 2020. In appello la pena è stata ridotta a 18 mesi, termina alla mezzanotte del 5 giugno 2018.
Il seguito della storia non è così lineare.
Dopo l’incontro incriminato, Fournier ne sostiene altri cinque, nell’ultimo (18 dicembre 2017) conquista addirittura il titolo Internazionale Wba della categoria battendo per ko 2 Wilmer Mejia (11-9-2 negli ultimi ventidue incontri).
Dove è l’errore?
Come può un pugile squalificato per doping sostenere cinque incontri e addirittura battersi per un titolo (minore) di un Ente come la World Boxing Association?
Tutti e cinque i match dopo la positività si sono svolti a Santo Domingo. La Repubblica Dominicana è nella zona caraibica, cioè in un luogo in cui l’influenza della Wba è molto importante. Come può essere accaduto?

MANUEL CHARR 

Novembre 2016
Manuel Charr è il numero 8 della World Boxing Association nei pesi massimi.
Ad agosto era 15.
Nei suoi ultimi tre incontri ha perso per ko 5 contro il massimo leggero Mairis Briedis (6 centimetri più basso e 14,5 kg più leggero del tedesco di origini libanesi) e vinto contro il bielorusso Andrei Mazanik che poco più di due mesi prima di quella sfida era stato messo ko da Smir Nebo.
Mazanik è numero 574 nel ranking di boxrec.com, che non sarà il libro della verità, ma un’idea sul valore di questo pugile la offre. L’ultima volta che Charr è salito sul ring ha sconfitto Sefer Seferi, a fatica nella Top 100 della categoria.
Il colosso tedesco è stato protagonista di un bel salto in avanti, nonostante abbia perso tre volte negli ultimi sette incontri (in due occasioni per ko).
La Wba lo ha nominato campione Intercontinentale e gli ha promesso una sfida per il titolo entro il 2017 contro il vincente di Browne vs Briggs.
Lui ha già annunciato un match in gennaio.
La comunicazione della qualifica di campione Intercontinentale è stata fatta dal sito ufficiale dell’Associazione, lo stesso che ha come notizia più importante del mese la partecipazione di Gilberto Jesus Mendoza jr alla maratona di New York…
Manuel Charr non è in classifica per Wbc, Ibf, Wbo.

PESI MASSIMI 

Ottobre 2016
Un lungo elenco di (chiamiamole) stranezze.

  1. Il 6 luglio 2014 Ruslan Chagaev batte Fres Oquendo (ai punti, decisione a maggioranza) a Grozny. Dopo il match Oquendo viene trovato positivo all’antidoping per due sostanze: tamoxifin e anastazole. Viene squalificato. Fa causa alla Wba che decide di fare un passo indietro e da quel momento in poi lo inserisce come sfidante ufficiale in qualsiasi situazione. Anche in questi giorni lo ha fatto. Fres Oquendo ha 43 anni e non combatte da due.
  2. L’11 luglio 2015 Chagaev batte per ko1 Francesco Planeta in Germania. Il 5 marzo 2016 torna sul ring e perde contro Lucas Browne per kot10 dopo avere dominato le prime nove riprese (88-82, 88-82, 88-81). Al controllo antidoping Browne viene trovato positivo al clenbuterolo. La Wba gli toglie il titolo e lo squalifica per sei mesi, quando in Australia per ogni altro sport la squalifica va da due a quattro anni.
  3. Lucas Browne fa causa alla Wba in un tribunale americano. Le parti trovano un accordo extragiudiziale. Browne viene inserito nei primi cinque della classifica e tenuto in considerazione per ogni match che abbia il titolo in palio. La versione ufficiale della Wba è: “Il pugile ha preso, consapevolmente o meno, una quantità minima di doping che non avrebbe potuto dare benefici, soprattutto tra i pesi massimi.”
  4. Il titolo nel frattempo torna a Chagaev a cui però viene successivamente tolto per non averlo difeso nei tempi indicati (120 giorni) contro lo sfidante ufficiale che era (chi l’avrebbe mai detto?) Fres Oquendo.
  5. La Wba, in attesa che il portoricano si decida a tornare sul ring, impone un match tra Luis Ortiz e Alexander Ustinov da disputarsi il 17 settembre. Ortiz salirà sul ring il 12 novembre contro Malik Scott per il titolo intercontinentale vacante dell’Associazione. Ustinov è da un anno inattivo.
  6. Tyson Fury ha ufficialmente rinunciato al titolo. Nella classifica online la Wba lo mette ancora come campione unificato, ma accompagna il nome con un asterisco (*) per indicare che la situazione è sotto esame.
  7. La Wba non ha mai preso posizione nella vicenda Tyson Fury
  8. La Wba aspetta che altri decidano per lei, poi (a meno che nel frattempo qualcuno non le faccia causa) parla.

E vissero tutti felici e contenti.
A parte i tifosi di uno sport che una volta era una cosa dannatamente seria…

ALI RAYMI

Giugno 2015.
Il capolavoro assoluto.
La WBA pubblica le ultime classifiche il 4 giugno.
Nella Top 15 dei minimosca c’è Ali Raymi, è al numero 11.
Troppo in alto? Non è questo il problema.
Ventuno vittorie consecutive nei primi ventuno match, tutti per ko 1. Poi quattro incontri nel 2014 contro lo stesso avversario, tale Prince Maz. Vinti anche questi prima del limite.
Discutibile il livello dei rivali.
Ma non sto scrivendo  per dire che non meritava un posizionamento così alto. La realtà è che non doveva proprio essere inserito nelle classifiche uscite il 4 giugno.
Ali Raymi è infatti morto il 23 maggio a causa di un’esplosione dopo un attacco aereo a Sana’a nello Yemen. Aveva 41 anni.
Il primo ad accorgersi dell’assurdità è stato il giornalista americano Dan Rafael di ESPN.com.
La WBA non conosce confini, nè vergogna.
Il povero Raymi è coinvolto, ovviamente incolpevole, in una vicenda farsesca che copre di tristezza e ridicolo quella che un tempo era chiamata la nobile arte.
La boxe merita tutto questo?

State collegati. La WBA non ha confini.

 

 

 

 

 

 

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