Un’altra battaglia per Blandamura, Morrison è un rivale duro. Lele può farcela

Lele, come va?
Bene, sono pronto“.
C’è qualche progetto nell’aria?
L’unico progetto che ho in questo momento è battere lui“.
E mentre dice lui, Emanuele Blandamura indica con gli occhi Marcus Morrison.
L’inglese ha i lineamenti del volto spigolosi, lo sguardo da duro. È qualche centimetro più alto del nostro campione.
Ho visto alcuni suoi video.
Jab sinistro, jab sinistro, jab sinistro.
Ne tira in continuazione, sembra sia convinto bastino quelli per portare a casa la vittoria… deve essere un seguace di Pipero Panaccione.
Nel sinistro c’è l’arte e l’eleganza, la finezza, l’impostazione di un boxeur. Avere un bel sinistro e saperlo usare significa essere un pugile quasi completo. Avere un bel destro, senza però fare uso del sinistro, è come trovarsi nel mezzo del deserto, affamato e assetato, con le tasche piene di denaro e non poterlo spendere. Con un bel sinistro sarai ricco e comanderai il mondo“.
Lo ripeteva in continuazione Pipero, che papà Tommaso, vecchio anarchico romano, aveva battezzato Lucifero Arbace Ribelle.
Pipero, il maestro che aveva scelto la boxe come terreno dove praticare le sue battaglie, è stato un insegnante di tutto rispetto.

Il jab sinistro di Marcus è veloce, pesante. Ma anche il gancio destro con cui a volte doppia il colpo guida, è di buona fattura. Lo dimostrano i 14 ko su venti vittorie. È un rivale duro da affrontare, ma Lele non ha certo paura. Non ne ha più. L’ha spesa tutta negli anni di una gioventù difficile e sofferta.
Blandamura arriva sereno alla sfida, ma sa di giocarsi davvero tanto. Il 19 dicembre compirà quarant’anni.
Non può permettersi passi falsi.
Se sono ancora qui c’è un motivo. Voglio tornare al posto che mi spetta, voglio una classifica mondiale migliore e possibilmente un’altra occasione importante“.

Ha la faccia da bravo ragazzo, il sorriso contagioso e una capacità sorprendente di entrare in sintonia con chiunque. Ci parli una volta, e ti conquista. Ma sul ring non servono parole, sono i pugni a parlare.
Nel passato di Lele le sue mani hanno scritto pagine esaltanti. Ha vinto l’europeo dei medi, l’ha difeso, è stato sfidante al mondiale. Su trentadue incontri, tre sconfitte. Una di queste, contro Billy Joe Saunders a Manchester, ha rappresentato una tappa importante della carriera. Ha dimostrato agli altri quello di cui lui era sempre stato convinto. A quei livelli ci può stare, non è un intruso.

Ma gli anni passano, i tempi di recupero si allungano, la fatica si sente di più, la velocità cala. A Lele non sembra sia così, ma è la vita a segnare il tempo. Noi non possiamo farci niente.
Blandamura salirà sul ring per mostrare come si possa lottare anche contro il tempo. Sarà questo l’avversario più duro da battere.
Lele ha sempre fatto del ritmo costante la sua forza. Il pugilato per lui è aggredire il rivale, farlo sentire prigioniero di una ragnatela di colpi, soffocarlo con la propria pressione. È la strada che ha percorso per mettere assieme ventinove vittorie.
Contro Marcus Morrison, quasi quattordici anni più giovane di lui, capiremo quanta benzina ha ancora da spendere.

Il britannico è sicuro, ha un’arroganza gentile. Un ossimoro, due espressioni apparentemente inconciliabili, che mi sembra disegni alla perfezione il soggetto.
Il tempo di Blandamura è passato, mi riprenderò il titolo“.
E sì, perché l’Internazionale SiIver WBC dei pesi medi il giovanotto di Manchester l’ha già vinto. Poi è accaduto qualcosa che neppure lui ha saputo spiegare ed è stato costretto a ricominciare da capo.
Marcus combatterà con un nome scritto a caratteri cubitali sulla cintura dei pantaloncini: EMÈLIE. La figlia che ha poco più di un anno, la bambina che gli ha ridato speranza e voglia di combattere. Quella piccolina è il suo eroe.

Anche Lele ha, da sempre, un eroe scolpito nel cuore. Nonno Felice, l’uomo che ha dato un senso alla sua vita. Lo ricorda ogni giorno nelle preghiere e presto partirà per il Sudafrica. Andrà a visitare la terra dove Felice è stato a lungo prigioniero durante la seconda guerra mondiale. Sarà un modo per sentirlo ancora più vicino.
Prima però c’è il match. Sarà duro, difficile.
Blandamura ha i mezzi per portarlo a casa, per vincere e ricominciare a sognare. Stavolta l’asticella sarà posta a un’altezza elevata. Lele se vorrà scavalcarla, dovrà attraversare la notte romana senza commettere un errore, sarà obbligato a ritrovare come per incanto vecchie sensazioni, energie che sarà indispensabile riprodurre.

Ogni volta che andrà a pressare, si troverà quel maledetto jab sinistro davanti, pronto a sbarrargli la strada e a cancellare i suoi sogni. Il cuore della sfida è tutto lì: nell’abilità di schivare quel colpo, nella continuità d’azione che saprà sostenere, nella capacità di fare rivivere le sensazioni di un tempo.
Marcus Morrison è un cliente decisamente scomodo, Emanuele Lele Blandamura si trova davanti a un esame complesso.
Può farcela.

Morrison sfida Blandamura: Il suo tempo è passato. Turchi non ci sarà

Fabio Turchi non ci sarà. Confermata l’anticipazione. Un infortunio subito al bicipite destro in allenamento una decina di giorni fa, poi il tentativo di stringere i denti e andare avanti. Infine la resa. Dovrebbe stare fermo un paio di settimane per poi riprendere gli allenamenti. Solo rinviata la sfida con Tommy McCarthy, sarà recuperata in ottobre.
Mi dispiace, dopo tanti sacrifici sono stato costretto a fermarmi. A McCarthy do appuntamento tra qualche mese“.
Il britannico resta comunque in programma, sosterrà un match sugli otto round contro Francesco Cataldo. Il pugile italiano ha accettato l’offerta con poche ore di preavviso.
Sono pronto. Certo, il mio è un allenamento di mantenimento in palestra, non una preparazione mirata a un match. Ma l’occasione è troppo importante per non prenderla al volo“.
Non proprio felice McCarthy: “Sono deluso, amareggiato. Ma nel pugilato sono cose che capitano. Mi farò trovare pronto quando arriverà l’occasione di affrontare Turchi sul ring“.


Il clou della serata sarà la sfida tra Emanuele Blandamura e Marcus Morrison per il titolo vacante Internazionale WBC dei pesi medi.
Ho visto qualche suo video. Non mi ha impressionato. Ho rispetto per qualsiasi avversario. So che affronterò un ottimo pugile, ma so anche di essere tornato perché voglio rientrare alla grande in questo mondo. Una vittoria mi rimetterebbe in classifica e in fondo è proprio quello che cerco“.
Sereno Morrison: “Credo che Blandamura abbia passato il suo momento migliore. Ho studiato molti dei suoi filmati. È un pugile di discreto livello. Ho visto gli incontri di quando era ancora imbattuto, la sfida mondiale, gli europei. Penso proprio che riuscirò a batterlo. Molti anni fa ho scelto la boxe e lasciato il calcio, amo questo sport e voglio raggiungere traguardi importanti. Ho avuto un ottimo avvio di carriera: 15 match, 15 vittorie, 12 per ko. Poi qualche problema è arrivato a complicare le cose. Ora ho ricostruito la mia vita. Ho una compagna e una figlia. Ed è con il suo nome, Emélie, scritto su i pantaloncini che salirò sul ring“.
In cartellone anche Sergio Demchenko: “Stamattina quando sono entrato in questo salone ho pensato di avere sbagliato posto. Ho incrociato tanta gente che avevo visto solo in televisione. Sembrava che avessi aperto la porta sbagliata. Scherzo, so di essere davanti a un’occasione davvero importante. Non me la lascerò scappare“.
Demchenko indossava una maglietta della Roma calcio, un omaggio a Maximilian: il figlio tifoso della squadra giallorossa. Ne sarà rimasto piacevolmente sorpreso anche Giovanni Malagò, il presidente del CONI che ha svolto il compito del padrone di casa nel Salone d’Onore dove si è svolta la presentazione della riunione.
Accanto a lui Eddie Hearn boss della Matchroom e Salvatore Cherchi il titolare della OpiSince 82.
Appuntamento giovedì al Foro Italico.


PROGRAMMA (Giovedì 11 luglio, stadio Nicola Pietrangeli, Foro Italico, Roma) –18:15 Massimi (4×3) Alen Babic (debutto, Croazia) vs Lazar Stojanovic (0-6-1, Serbia); 18:45 Superleggeri (6×3) Sebastian Mendizabal (2-0, Spagna) vs Sebastian Saciri (1-1-0, 1 ko, Serbia); 19:30 (inizio programmazione televisiva) Superwelter (6×3) Vincenzo Bevilacqua (15-0, Italia) vs Novak Radulov (9-3-1, 4 ko, Serbia); 20:00 Superwelter (6×3) Mirko Natalizi (5-0, 3ko, Italia) vs Antonio Gomez (4-3-2, 2 ko, Spagna); 20:30 Leggeri (6×3) Emiliano Marsili (37-0-1, 15 ko, Italia) vs Brayan Mairena (10-11-1, 4 ko, Nicaragua); 21:00 Mediomassimi (4×3) Valentino Manfredonia (debutto, Italia) vs Sokol Arsic (1-2-2, Serbia); 21:20 Massimi leggeri (8×3) Francesco Cataldo (7-5-0, 2 ko, Italia) vs Tommy McCarthy (14-2-0, 7 ko, Inghilterra/Irlanda del Nord); 22:00 Leggeri (Unione Europea, titolo vacante) Sergio Demchenko (21-14-1, 14 ko, Italia/Ucraina) vs Hakim Zoulikha (26-10-0, 11 ko, Francia); 23:00 Medi (Internazionale silver Wbc, vacante) Emanuele Blandamura (29-3-0, 5 ko) vs Marcus Morrison (20-3-0, 14 ko).
TELEVISIONE – Diretta dalle 19:30 su DAZN. Telecronista Niccolò Pavesi, commento tecnico Alessandro Duran.

Turchi costretto ad annullare, per infortunio, la difesa contro McCarthy?

Le prime voci mi sono arrivate nella tarda mattinata. Nel pomeriggio ho cominciato a cercare qualcuno che mi aiutasse a capire. Alla fine la notizia ha definitivamente preso corpo.
Il tema del rincorrersi di voci girava sulla possibilità che Fabio Turchi si fosse infortunato in allenamento, durante una delle ultime sedute di sparring, e per questo fosse costretto ad annullare la difesa del titolo Internazionale WBC dei massimi leggeri contro Tommy McCarthy.
Gli organizzatori però non hanno comunicato l’annullamento della sfida titolata.
Al momento in cui scrivo, le 21:15 di lunedì, il match è ancora in cartellone per giovedì allo Stadio Nicola Pietrangeli (Foro Italico) di Roma.
Nella seconda serata però ho letto qualcosa che mi è suonata come una conferma. Il sito ufficiale della FPI ha pubblicato un lungo servizio sulla riunione. All’interno dell’articolo erano nominati tutti i pugili in programma, tranne il massimo leggero toscano.
Troppo strano per essere una disattenzione.


Mi sono praticamente convinto che giovedì sera non vedremo Fabio Turchi salire sul ring, posto al centro dello stadio Nicola Pietrangeli, per affrontare Tommy McCarthy.

Ne sapremo di più questa mattina alla conferenza stampa, prevista per le ore 12:00 nella Sala Giunta del CONI.
Confermato in cartellone l’Internazionale Silver WBC dei medi tra Emanuele Blandamura e Marcus Morrison.

Morrison, deluso dal Manchester City ha scelto il ring. Giovedì sfiderà Blandamura

Fine del provino, un dirigente si avvicina e gli dice: “Ok ragazzo, da oggi fai parte del nostro club. Il Manchester City ti propone due anni di contratto”.
Marcus Niall Morrison (a destra nella foto) ha 16 anni ed è al massimo della felicità.
Un paio di settimane dopo, il club lo convoca in sede assieme ai genitori.
“Ci dispiace, sei un po’ piccolo per i nostri standard. Magari risentiamoci tra qualche tempo”.
Il grande sogno è durato solo quattordici giorni.
Quelle parole pronunciate da un dirigente lo colpiscono duro. In un attimo svanisce la passione per il calcio. Neppure un successivo invito del Liverpool riesce a cancellare la delusione.

Oggi Marcus è alto 1.80, pesa attorno ai 72 chili e fa il pugile. Giovedì sfiderà Emanuele Blandamura (29-3-0, 5 ko) per il vacante titolo Internazionale Silver WBC dei pesi medi.
Morrison (20-3-0, 14 ko) ha avuto un brillante avvio di carriera professionistica che lo ha portato a raggiungere un record importante: 15-0, 12 ko, e la conquista del titolo Internazionale Silver WBC dei pesi medi.

La prima sconfitta l’ha subita contro Jason Wilbon (20-6-0 al momento della sfida), verdetto 93-96 92-97 93-96 e cessione della cintura. Un’altra battuta d’arresto contro Tyan Boot, verdetto 38-39 per Shaun Messer arbitro e giudice unico.  Poco più di un anno fa il terzo stop, contro Alistor Warren, verdetto 75-77 per Steve Gray arbitro e giudice unico. Tre brutti ricordi, tre sconfitte ai punti, due delle quali di stretta misura.
Era una speranza del pugilato britannico, ora si trova davanti a quella che potrebbe essere l’ultima spiaggia. Anche se ha solo 26 anni, sente già il pericolo di finire nel dimenticatoio. Per questo ha accettato qualcosa che non aveva mai fatto prima: combattere all’estero.
Ha disputato tutti e 23 i match in Inghilterra, dodici nella sua Manchester. Affronta la prima trasferta con grande ottimismo.

Ben strutturato fisicamente, jab sinistro pesante, doppiato dal gancio o dal montante destro. Aggressivo, sempre nel vivo dell’azione. Questo quando le cose filano per il verso giusto. Si muove bene, ha un discreto gioco di gambe e un pugno tosto. È però discontinuo, fatica ad avere un rendimento costante.
Da qualche tempo però ha un motivo in più per cercare nella boxe la strada della tranquillità. Ha una compagna, Freya, e una figlia, una bella bambina di un anno e due mesi: Emélie Millie. La sua gioia, la sua ispirazione.

Prima di volare nel nostro Paese ha voluto salutare gli amici su Facebook con un messaggio chiaro: sono pronto per il mio Italian Job. Il lavoro italiano che spera gli faccia riguadagnare posizioni nel panorama pugilistico internazionale.
Ha comprato per la piccola Emélie Millie, la sua regina, un vestitino da ballerina. Sulla maglietta c’è scritto Future Hero. Lo è lei, lo è il suo papà.
Emanuele Blandamura cercherà di spezzare il sogno di Marcus Morrison. L’uomo che avrebbe potuto giocare, chissà, con il Manchester City di Pep Guardiola. Giovedì salirà sul ring al centro del campo Nicola Pietrangeli dove a maggio si muovono i grandi del tennis.
Calcio, boxe, tennis. L’importante è che ci sia spettacolo.

PROGRAMMA – Medi (Internazionale silver Wbc, vacante) Emanuele Blandamura (29-3-0, 5 ko) vs Marcus Morrison (20-3-0, 14 ko); massimi leggeri (Internazionale Wbc) Fabio Turchi vs Tommy McCarthy; mediomassimi (Unione Europea, vacante) Sergio Demchenko (21-14-1) vs Hakim Zoulikha (26-10-0); leggeri: Emiliano Marsili (37-0-1) vs Brayan Mairena (10-11-1). In cartellone anche: Mirko Natalizi (5-0), Sebastian Mendizabal (2-0), Vincenzo Bevilacqua (14-0) e il debuttante Valentino Manfredonia.
TELEVISIONE – Diretta dalle 19:30 su DAZN. Telecronista Niccolò Pavesi, commento tecnico Alessandro Duran.

Frampton è sicuro: McCarthy batterà Turchi e sorprenderà gli italiani!

Thommy McCarthy aveva sette anni quando ha perso la mamma ed è stato costretto a trasferirsi da Londra a Belfast in casa dei nonni.
Vivevano a Lenadoon Avenue, nella parte ovest della città. Lui era uno dei pochi neri che girava da quelle parti. Aveva una pettinatura afro e, quando era diventato un giovanotto, si era fatto crescere una folta barba riccia.
Sono stati duri i primi anni nell’Irlanda del Nord.
I nonni abitavano in una zona difficile della città. Proprio lì, nella seconda settimana di luglio del 1972 era scoppiata la guerriglia tra l’IRA e la British Army. Alla fine, dopo sei giorni di scontri, sul campo erano rimasti ventotto cadaveri.

La boxe è stato il mezzo che l’ha aiutato a superare molti problemi. Ottimo dilettante: bronzo ai Mondiali Youth 2008, argento ai Giochi del Commonwealth 2010, eliminato al quarto turno ai Mondiali 2013.
Niente Olimpiade, sognava di salire sul ring di Londra 2012, un’aggressione all’uscita di un nightclub glielo ha impedito. Commozione cerebrale, contusione di un osso del collo, occhio pesto e tagli sulla faccia. Due giorni in ospedale, una settimana sotto osservazione, un mese di riposo. Questo incidente lo costringeva a saltare l’ultimo torneo di qualificazione a Istanbul.
Il passaggio al professionismo è datato 2014.
Tommy McCarthy oggi ha 28 anni, è alto 1.89, ha un record di 14-2-0, 7 vittorie per ko. Giovedì sarà l’avversario di Fabio Turchi (17-0, 13 ko) nel titolo internazionale Wbc dei massimi leggeri.

Carlo Frampton, il nord irlandese due volte campione del mondo, ha scritto una pagina sul Sunday Life Sport, l’edizione domenicale del Belfast Telegraph.
TOMMY PUO’ FARCELA
ROMA, DOLCE ROMA
Così il titolo,
Nel testo Frampton dice: “Quando Tommy è diventato pro’ cinque anni fa, aveva tutto il diritto di pensare che sarebbe potuto diventare campione del mondo. Veniva da una carriera dilettantistica di grande livello. Poi le cose non sono andate come avrebbe voluto e giovedì si giocherà quella che è forse l’ultima grande occasione della carriera.

Ha fisico, potenza e tecnica per vincere. Ma dovrà snaturare la sua boxe. È un incontrista, dovrà trasformarsi in attaccante, dovrà aggredire Turchi, imporre la sua boxe. Sono sicuro che possa sorprendere gli italiani che probabilmente lo vedono come sicuro perdente”.
DAZN trasmetterà in diretta dal Foro Italico di Roma, Campo Nicola Pietrangeli, l’intero evento a partire dalle 19:30 di giovedì 11 luglio.



PROGRAMMA
Medi (Internazionale silver Wbc, vacante) Emanuele Blandamura (29-3-0, 5 ko) vs Marcus Morrison (20-3-0, 14 ko); massimi leggeri (Internazionale Wbc) Fabio Turchi vs Tommy McCarthy; mediomassimi (Unione Europea, vacante) Sergio Demchenko (21-14-1) vs Hakim Zoulikha (26-10-0); leggeri: Emiliano Marsili (37-0-1) vs Brayan Mairena (10-11-1). In cartellone anche: Mirko Natalizi (5-0), Sebastian Mendizabal (2-0), Vincenzo Bevilacqua (14-0) e il debuttante Valentino Manfredonia.

Ivanisevic, Wimbledon 2001. Sette frasi per capire meglio il… Goran pensiero

La mia regola è usare soltanto parole 
che migliorino il silenzio.
(Eduardo Galeano)

Sette frasi per capire meglio GORAN IVANISEVIC.

7.
«Essere papà è fantastico ma c’è un problema. Lei non dorme. Di notte è come se si trasformasse in un vampiro. Si sveglia cinque o dieci volte, chiedendo qualsiasi cosa, cantando, chiamando. Se accade solo cinque volte in una notte è come se avessi vinto la lotteria. Ho provato a urlare, ma se urlo è ancora peggio, lei inizia a piangere e urlare più di me, così le do solo quello che vuole. Forse tra 10 anni dormirà tutta la notte».
(a Nick Harris, Independent, 28 novembre 2005)

6. 
«Balotelli mi piace da morire. Lo metterei sempre in squadra perché può decidere sempre. Vorrei conoscerlo, davvero, mettiamo sul tavolo tutte le nostre personalità e vediamo quant’è grande il tavolo».
(a Vincenzo Martucci, Gazzetta dello Sport, 27 giugno 2012)

5. 
«Sulla terra forse il tennis si gusta di più, ma se permettete a me non interessa, io vado in campo per vincere, non per piacere agli spettatori. Quando gioco un’esibizione scherzo, ma è a Wimbledon che stiamo giocando. Devo divertirmi io, non gli spettatori».
(a Roberto Perrone, Corriere della Sera, 27 giugno 1992)

4. 
«Mio padre mi ha detto: se vuoi colpire un dritto, fallo e basta. È solo una pallina da tennis, non un fantasma».
(a Gaia Piccardi, Corriere della Sera, 9 febbraio 2004)

3.
«Cosa non mi piace nel tennis? L’abitudine di usare l’asciugamano dopo ogni punto. È disgustosa, si perde tempo. Un doppio fallo e un asciugamano, una risposta in rete e un asciugamano…».
(a Stefano Semeraro, La Stampa, 28 giugno 2012)

2.
«Era come una tragedia greca, un film western. Rafter era lì, ma era come se non ci fosse. Era il mio mortale nemico in un duello sotto il sole, ma così lontano che forse mi stavo sbagliando: forse ero sempre io, forse mi stavo guardando allo specchio…».
(a Leonardo Colombati, Il Sole 24ore, 27 settembre 2017)

1.
«Ho guardato in alto al momento del primo match point: Signore, se sbaglio il primo servizio, fammi tirare una seconda molto forte. E fa’ che sia buona. Ma è stato un doppio fallo. Allora ho detto: forse il Signore è a pranzo e non mi vede. Poi ho fatto ace con la seconda di servizio e ho pensato: okay, ora è tornato. È solo grazie a lui se sono in finale. Mi ha dato un’altra opportunità. Ha detto: ragazzo sei così noioso, sempre a chiedere un’altra possibilità. Ma sono buono e voglio dartela. Speriamo continui così».
(Goran Ivanisevic, dopo la semifinale)

Maurizio Icio Stecca, storia di una magica notte vissuta in terra di Francia

La gioia più grande
è quella che non era attesa.
(Sofocle)

È un dicembre freddo, ventoso. La pioggia viene giù fitta. Niente scrosci d’acqua, né temporali. Solo una lenta, continua pioggerella fastidiosa. Poca gente in strada. Anche il clan italiano, dopo l’allenamento, si è rintanato in albergo. Nella piccola hall, Umberto Branchini, Elio Ghelfi e il dottor Mario Ireneo Sturla siedono su minuscole poltrone.
Maurizio “Icio” Stecca se ne sta in disparte. Il match che l’attende non è dei più semplici. Chi gli vuole male dice che sta celebrando un farewell tour, una tournèe di addio. Sostengono sia a caccia di buone borse. In cambio, aggiungono con una perfidia neppure nascosta, è pronto a offrire un nobile curriculum che arricchirà il curriculum dell’avversario.
Non è così, non può essere così.

Maurizio da dieci anni è una delle colonne del pugilato italiano. Prima da dilettante dove è arrivato all’oro olimpico di Los Angeles 1984. Poi da professionista dove ha vinto il titolo nazionale, quello europeo e infine il mondiale. Non penserebbe mai di barattare l’onore con il denaro. A ventinove anni sente che le stagioni migliori sono alle spalle e magari accetta qualche rischio in più. Questo sì, ma sale sempre sul ring con l’obiettivo della vittoria.

Siamo a Clermont-Ferrand, Francia, nella regione dell’Auvergne. Un posto di mezza collina dove tutti adorano l’idolo di casa. Lui è Fabrice Benichou, un francese nato solo per caso a Madrid. Il papà di professione faceva il fachiro. Si bucava le braccia con gli aghi, si faceva seppellire vivo per ore, si sottoponeva a crocefissione, una volta si era addirittura fatto investire da una macchina. Superava il dolore grazie a una profonda conoscenza delle tecniche yoga.
Qualche volta esagerava. Sembra che abbia fracassato dei mattoni messi sul ventre della moglie sdraiata su una tavola piena di chiodi. Lei era incinta di Fabrice, che sarebbe poi nato tre mesi prima del previsto. Appena un chilo e trecento grammi sulla bilancia. L’ospedale americano di Madrid lo aveva tenuto nell’incubatrice e lo aveva miracolosamente salvato.
Era il 1965.

Il ragazzo ha imparato a crescere lottando. Contro chi lo prendeva in giro per una deformazione al palato, contro chi lo sfotteva per quell’essere eterno girovago. La famiglia viaggiava in continuazione in cerca di nuove piazze, sembra abbiano visitato almeno quaranta diversi Paesi.
Un piccolo guerriero fragile. Abbastanza tosto però per vincere prima l’europeo e poi due volte il mondiale. Ha da poco perso il titolo Wbc dei piuma contro Paul Hodkinson. Ma, a 27 anni, ha tutto il tempo per ricominciare. E il nuovo inizio avrà inizio il 18 dicembre 1992 contro Maurizio Stecca. Nessuno in Francia pensa possa finire diversamente, pochi lo ritengono possibile anche in Italia. Manca ancora una settimana al Natale, per i doni sotto l’albero è davvero presto.

L’avvio del combattimento conferma i pronostici. Icio va al tappeto nel round di apertura.
È già finita?
Il pensiero corre veloce nell’affollata platea.
No, non è finita. Il divertimento cominci proprio adesso. La sfida entra in una dimensione inaspettata. Stecca è un gioiellino, un capolavoro di perfezione meccanica. Piacevole da vedersi, porta i colpi con precisione da maestro, li tira esattamente come vanno tirati. Ma dà l’idea di una fragilità fisica e anche sul piano della tenuta mentale in pochi scommetterebbero la casa su di lui.
Si sbagliano, oh come si sbagliavano…
Maurizio Stecca da Sant’Arcangelo di Romagna, per gli amici Icio, si trasforma in una furia. Incalza, attacca, piazza i colpi incurante di quali possano essere le reazioni dell’altro. Benichou ci prova, ma Icio è un mago della nobile arte, un combattente senza paura. Picchia e schiva. Colpisce, si ritira, per poi rientrare. Mobile quando c’è da evitare l’attacco del rivale, ben fermo sulle gambe quando deve mettere a segno la botta giusta.

È una lotta selvaggia, il sangue esce dalle ferite dei due e va a coprirne i pantaloncini che diventano di un rosso intenso, inquietante. L’ispano-francese sembra un vecchio samurai. I lunghi capelli appiccicati al volto, il codino che il sudore generato dalla lotta ha ormai attaccato al collo, il profilo scolpito con tratti duri senza concessioni alla dolcezza. Attacca, cerca la corta distanza, l’unica possibilità rimasta per portare a casa il risultato. Icio lo soggioga, lo surclassa in classe e personalità.
Alla fine il capolavoro è sancito da una meritata vittoria ai punti in terra di Francia, dalla riconquista dell’europeo dei piuma e dalla gioia di avere rispedito in campagna tutti quelli che erano pronti a cantare il de profundis.
Sì, penso sia stato proprio questo il miglior match da professionista di Maurizio Stecca.
È rimasto sul ring per altri tre anni. Perdendo, riconquistando e riperdendo la cintura continentale. Poi ha chiuso con il titolo italiano.

Oggi fa l’allenatore in nazionale. Lotta ancora, ma stavolta il nemico si chiama Epn, una malattia che aggredisce le cellule base del midollo osseo e attacca indifferentemente i globuli rossi, quelli bianchi e le piastrine. Non corre pericolo di vita, ma sta male e deve sopportare continui controlli. Icio è un combattente, continua a lavorare anche se ogni tanto qualcosa gli fa pensare che sarebbe meglio tenere la guardia più alta.
Benichou è andato avanti per altri 14 anni, quando ha smesso ha sofferto in maniera tremenda quella che il giornalista Jean-Pierre Delacroix di Libération ha definito “vita post mortem”. Ha cominciato a bere fino a non poterne più fare a meno. Quando la seconda moglie lo ha abbandonato, ha pensato che non valeva più la pena di vivere. Per tre volte ha tentato il suicidio, l’ultima lo hanno salvato i parenti spaventati da alcuni messaggi che aveva postato su Facebook.

Ce l’ha fatta, si è disintossicato, ha scritto la storia della sua tormentata esistenza, una biografia intitolata Putain de vie!, editore Plon.
Sembra sia definitivamente uscito dal tunnel.
Quando qualche tempo fa un giornalista di Le Monde è andato a trovarlo, ha risposto alla prima domanda con un mezzo sorriso triste.
«Come stai?».
«Sono ancora vivo…».

(testo da PUGILI di Dario Torromeo, edizioni SLAM/Absolutely Free, 350 pagine, 18 euro. Il libro sarà presentato domani 5 luglio alle ore 19:00 presso la Cantina Novaripa a Ripa Teatina. Presente l’autore, ospite Dario Ricci: direttore artistico del Festival Rocky Marciano e giornalista di Radio24-Il Sole 24 Ore)

Sabato 6 luglio alle ore 21:00, presso l’Antico Convento Francescano di Ripa Teatina, Maurizio Icio Stecca riceverà il premio Rocky Marciano alla carriera pugilistica. Campione olimpico, campione mondiale professionisti, inserito lo scorso ottobre nella Hall of Fame del pugilato italiano su indicazione del sito specializzato boxeringweb.net. Un campione di valore assoluto. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Stefania Belmondo il Premio Rocky Marciano alla carriera

Milano e Cortina sedi dei Giochi invernali 2026. Stefania Belmondo alle Olimpiadi ha vinto due ori,  tre argenti, cinque bronzi. Questo articolo l’ho scritto durante il Mondiale 1999 a Ramsau, dove la fondista ha conquistato due ori e un argento. Parole di poesia  e di orgoglio per una montanara che conosce i valori della vita. Sabato riceverà a Ripa Teatina
il Premio Rocky Marciano alla carriera.

A cena, in una serata incupita da un violento temporale, con la neve che diventa ghiaccio, per poi perdersi in piccoli ruscelli d’acqua gelida.
Stefania Belmondo in jeans e camicia, Manuela Di Centa in mini tailleur bianco. Brindano assieme sotto gli occhi delle telecamere e dei fotografi. Nei tavoli attorno si parla dei tempi passati, dell’esuberanza naturale di Manu e della riservatezza esasperata di Stefy. Qualcuno racconta dell’esordio della Belmondo fra infiniti timori, tredici anni fa. Centomila chilometri dopo, quella ragazzina piemontese è diventata donna e campionessa, ma fa fatica a perdere la voglia di contorcersi nella ricerca di qualcosa che possa rovinarle la festa.

Mi metto sempre in discussione, solo così riesco ad andare avanti. Quando ho vinto la prima gara di Coppa del Mondo, mi sono chiesta se non fosse stata solo fortuna. Nel momento in cui ti senti arrivato, non hai più voglia di migliorarti. Ogni giorno bisogna pretendere qualcosa in più da se stessi. Me lo hanno insegnato i miei: qualsiasi cosa tu voglia ottenere, hai bisogno di tanto sacrificio per ottenerla
È la filosofia con cui è cresciuta da bambina a Pontebernardo, una frazione di poche case e 17 abitanti. Lì dove si parla occitano, vecchio provenzale, assai simile al catalano. Una chiesa dedicata a Maria Assunta. E neppure un prete. Un sacerdote sale fin lassù a 1300 metri solo per la funzione della domenica.
La scorsa settimana è stato celebrato un battesimo. Non accadeva da 22 anni, l’ultimo nato era stato Enrico, il fratello di Stefy.

Se mi chiedessero quali suoni mi piacerebbe registrare, direi: il rumore dell’acqua nella fontana davanti alla mia casa natale; le campane della chiesa di Maria Assunta e le parole in dialetto dei miei genitori.
La Belmondo legge Svevo e Pavese, ama Tolstoj e Dostojevski. Sorride, ma solo quando sta da sola sembra trovare la giusta dimensione.
La popolarità mi soffocava, sentivo che mi stava rubando la mia serenità. Oggi mi sono abituata. Quasi.
Davanti alla vecchia casa giravano gatti, cani, galline e conigli. Lei da bambina raccoglieva il fieno, correva per le strade mascherando da automobile una cassetta di frutta. Il suo è un mondo da sempre a contatto con la natura.
Quest’anno mi sono allenata a Kiruna, oltre il Circolo Polare Artico. Ho visto l’aurora boreale. Sono diventata amica di una lepre. Ogni sera, alla stessa ora, veniva davanti alla porta della mia casa ed io le davo da mangiare. Chissà come sarà rimasta male quando sono partita.
Questa è Stefania. Dentro le sono rimasti valori importanti, regole di vita da non tradire mai.

Lo ripeto. La mia è la vittoria dello sport pulito. Che significa? Voglio solo dire che so come ho raggiunto questo obiettivo e posso esserne orgogliosa. Ho vinto con le mie sole forze. E questo è più importante della vittoria in sé.
Nel vecchio chalet il prosecco rallegra le gole. Si festeggia l’oro di Stefania, si presentano i Mondiali del 2003 in Val di Fiemme, si cerca di consolare Fulvio Valbusa per la medaglia di legno. La Belmondo è al tavolo con il suo clan. Sola o in famiglia, non si smentisce mai.
Manu Di Centa è con i dirigenti federali e gli organizzatori dei campionati. Quando la serata volge al termine, si alza e va al tavolo dell’ex rivale. Un brindisi per le telecamere.
Stefania, cosa vi siete dette?
Ero stanca, non ricordo.

Ha massacrato le avversarie nella 15 km di esordio, potrebbe chiudere con altre tre medaglie. Una di queste potrebbe essere d’oro.
Stefania, sei la più forte fondista del mondo?
Non scherziamo.”
Quando una cosa le piace, il volto le si illumina. Gli occhi diventano più grandi ed appare un grosso sorriso. Poi però si affretta a mascherare con le parole quel peccato di felicità. Ha quasi paura di farsi vedere contenta. La montanara non apre il cuore al mondo, chi ne ha voglia deve cercare di capire, di interpretare. Una volta ha anche provato a raccontare a un diario le emozioni, ha messo giù qualche poesia. Poi le è sembrato che il tutto prendesse una piega troppo triste ed ha chiuso il diario in un cassetto.
La Belmondo è il volto pulito dello sport. Si massacra di lavoro in allenamento e va avanti contando solo su quel fisico minuscolo che sembra potersi spezzare in ogni momento. Dietro di lei, il fondo femminile ha un buio profondo. Stavolta è Stefania a lanciare un messaggio positivo.

Tranquilli. Mi piace ancora sciare. A Salt Lake City 2002 potrei esserci.
Lo spero.

P.S. A Salt Lake City 2002 lei c’era. E ha vinto un oro, un argento e un bronzo. Dieci anni dopo il primo successo olimpico…