Enrico VIII, un altro figlio d’arte sale sul ring. Il papà è stato campione mondiale

Henry ha appena vinto il suo sesto match consecutivo. È ancora un dilettante, combatte da peso massimo al limite dei 91 chili. È alto 1.90 e ha una buona tecnica.
Si è allenato a lungo a Las Vegas, dove c’è la casa di famiglia. Ha avuto come maestro Floyd Mayweather sr, come amico Floyd Mayweather jr.
Si è allenato alla Gleason’s Gym di New York con Riddick Bowe e Michael Bentt.
Adesso che ha 19 anni è tornato in Inghilterra, al Norwich Lads Club.
La bisnonna Nanny Howard lo chiama Henry VIII, perché è l’ottavo dei suoi pronipoti. Il padre lo segue da vicino, ma non ha mai voluto fargli da maestro. Eppure papà Herbie la boxe la conosce bene, essendo salito sul ring per ventuno anni: dal 1989 al 2010.
In quel periodo Herbie Hide è stato per due volte campione del mondo Wbo dei pesi massimi, ha chiuso la carriera professionistica con un record di 49-4-0, 43 ko.
“Il pugilato non è un gioco, ma un duro meraviglioso lavoro. Certo, ho paura per il mio ragazzo. Quando salivo sul ring avevo solo cattive intenzioni, ho provocato molti danni ai miei avversari. E così adesso ho paura che qualcuno faccia al mio figliolo le stesse cose. Ma lui merita di inseguire i suoi sogni. L’unica cosa che ho preteso è il lavoro, sul ring dovrà presentarsi sempre al massimo”.
(la foto in alto è tratta dal giornale Eastern Daily Press)

Joshua vs Ruiz, il match più piratato di sempre: 13 milioni di spettatori illegali

Il mondiale dei massimi tra Anthony Joshua e Andy Ruiz jr, disputato sabato scorso al Madison Square Garden di New York e trasmesso in diretta da DAZN in tutto il mondo, è stato l’evento che ha registrato il più alto numero di visioni illegali nella storia del pugilato televisivo.
Secondo Muso, la società specializzata nella protezione dalla pirateria digitale, sono state oltre 13 milioni le persone che hanno visto l’incontro in streaming senza pagare neppure un cent.
Il 93% l’avrebbe fatto, ha precisato Muso, attraverso la piattaforma YouTube.
La nazione con il più alto numero di pirati è stata la Nigeria: 2,3 milioni. La Gran Bretagna è al terzo posto con 921.994.
Il precedente record tra match piratati (termine che non mi piace, ma che il Treccani oline mi autorizza ad usare: piratato agg. [part. pass. di piratare]. – Copiato abusivamente da un originale: un CD, un software piratato) apparteneva a Deontay Wilder vs Tyson Fury con 9,98 milioni di persone.
I dati della pay per view ufficiale non sono stati ancora comunicati.

Pensate che Steve Rolls batterà GGG? Ditelo ora, o tacete per sempre

Voglio parlare chiaro.
Se voi pensate che sabato notte Steve Rolls batterà Gennady Golovkin, ditelo subito. Non si accettano “io lo sapevo” post match. I pronostici si fanno prima.
Se pensate che possa vincere, correte a scommettere. In Italia William Hill offre la sua vittoria a 15, per il ko paga 23, il successo ai punti vale 29. Non inventatevi, se il match dovesse concludersi con la seconda clamorosa sorpresa in soli sette giorni, che i bookmaker offrivano a 50 il successo del canadese.
Siate coraggiosi, mettete le mani in tasca, tirate fuori i bigliettoni da cento euro e puntate!
Anche Rolls ha saputo della grande occasione solo quaranta giorni prima di combattere.
Anche lui è veloce di braccia, boxa bene a corta distanza, ha coraggio. E ha un montante destro che lascia il segno.
Anche questo match si disputerà al Madison Square Garden.
Tanto per non sbagliare, il suo organizzatore Lou Di Bella ha chiesto e ottenuto per sabato notte lo stesso spogliatoio assegnato a Andy Ruiz jr una settimana fa, per la sfida mondiale contro Anthony Johsua. Un camerino non fa il campione, ma provarci non costa niente.

Nel marzo del 2018 Steve Rolls era seduto sulla panca di un altro spogliatoio, quello del Metro Toronto Convention Center. Il suo coach aveva appena finito il bendaggio delle mani.
Nel camerino accanto, anche il suo rivale, l’argentino Damian Bonelli, era nelle stesse condizioni.
Poi qualcuno aveva bussato a entrambi gli spogliatoi e, senza neppure entrare ma mettendo dentro solo la testa, aveva pronunciato cinque identiche parole.
“Rivestiti, il match è saltato”.
Steve aveva chiesto cosa mai fosse accaduto, si era sentito rispondere che il suo avversario argentino si era rifiutato di combattere. Il promoter della serata, Denis Benoit, non voleva pagarlo in contanti come recitava il contratto. L’organizzatore aveva cercato di spiegare che la legge canadese prevedeva il saldo della borsa con un assegno e non con cash. E lui quell’assegno lo aveva in tasca, già firmato. Non c’era stato verso.
L’intera riunione era saltata.


Quindici mesi dopo, il nostro Steve si prepara a salire su un ring ben più prestigioso: quello del Garden contro il mitico GGG.
Il canadese ha 35 anni, è nato a Chatman: città rurale dell’Ontario, vive a Etobicoke nella parte occidentale di Toronto. Professionista dal 2011, ha un record di 19-0 (10 ko). È alto 1,78 ed ha un’ottima carriera dilettantistica (83-14-0). È stato più volte campione nazionale, ha disputato i Mondiali del 2009 a Milano, dove è stato eliminato al terzo turno dopo avere sconfitto l’azzurro Luca Podda nel match precedente.
È un tifoso dei Toronto Raptors, dice che in questo momento si sente particolarmente ispirato dalla sua squadra che, partita sfavorita, conduce 2-1 nella serie finale della NBA contro i Golden State Warrios.
Nel record non ha pugili di primo livello. Il successo più significativo è stato l’ultimo, contro KeAndrae Leatherwood (21-5-1, 13 ko) superato ai punti con decisione unanime, in dieci round, lo scorso dicembre.
Se qualcuno lo avesse dimenticato, Gennady Golovkin (38-1-1, 34 ko) ha disputato ventuno mondiali dei medi: 18 vittorie per ko, una ai punti, un pari, una sconfitta.
Siete sempre lì?
Pensate che Steve Rolls possa vincere?
Ditelo ora, o tacete per sempre.

Hearn dice: rivincita in novembre a Cardiff. Ma Ruiz vuole il Messico

Anthony Joshua ha tentato di minimizzare la disfatta di sabato notte, anche se sarà difficile dimenticare quattro atterramenti e un sorprendente kot finale.
“Sono cose che capitano nella carriera di un pugile, soprattutto di un peso massimo. Io continuo a pensare che il mio obiettivo sia quello di affrontare Deontay Wilder o Tyson Fury, ma so che dovrò prima prendermi una rivincita contro Andy Ruiz jr. È stato bravo, ma non credo che la prossima volta finirà allo stesso modo”.
Eddie Hearn vuole organizzare il match a novembre in Gran Bretagna, lo stadio di Cardiff in Galles sembra sia la sede più probabile.
Ieri il nuovo campione ha espresso un’opinione diversa. Ha detto Ruiz jr: “Sono il primo peso massimo messicano ad essere diventato campione del mondo. Vorrei difendere il titolo a casa mia, nella patria dei miei genitori. Magari proprio a Città del Messico”.
Andy è nato a Mexicali e si è trasferito giovanissimo in California. Sabato notte dopo la sorprendente vittoria si è presentato in conferenza stampa avvolto in una bandiera messicana.
È assai difficile che il sogno si realizzi. Sembra che per disputare questo match, abbia accettato di firmare un contratto che gli impone una rivincita. Per lui è previsto un compenso di 18 milioni di dollari, ma anche l’obbligo di battersi dove Matchroom deciderà.

Joey, lo sparring che avrebbe ferito e brutalmente messo al tappeto Joshua

Il giallo dell’infortunio di Anthony Joshua alla vigilia del mondiale contro Andy Ruiz jr ha segnato ieri un nuovo capitolo. Vi avevo raccontato, in presentazione, dei segni sulla faccia del britannico in conferenza stampa: palpebra destra infiammata, un leggero gonfiore sotto l’occhio sinistro, un taglio sul naso.
Il sito worldboxingnews.net ha pubblicato un articolo in cui afferma che quei segni sono il frutto di un atterramento, un vero e proprio knock down, subito in allenamento. Un brutale, questo il termine esatto, atterramento.
E svela anche il nome dello sparring che avrebbe provocato il danno. Si chiama Joey Dawejko.
Io ho raccolto qualche informazione in più su di lui.
È un peso massimo di oltre 113 chili per un’altezza di 178 centimetri, con un record di 19-7-4, 11 ko.
Nativo di Filadelfia, dove risiede, ma di chiare origini polacche. Il suo soprannome è carro armato.
Ha 28 anni, ha diviso il compito di sparring con Martin Bakole, ma è stato lui a tirare la serie che avrebbe mandato giù Joshua.
Il 19 gennaio 2013 ha affrontato Jarrell Miller, detto Big Baby. L’uomo che avrebbe dovuto confrontarsi sabato scorso contro Joshua, ma è stato fermato per avere fallito tre controlli antidoping. Quel match si è chiuso in parità dopo quattro round (un triplo 37-37). In realtà i cartellini finali avrebbero detto 39-37 per Miller, ma un doppio richiamo ufficiale per spinte gli aveva sottratto due punti portandolo al pari.
Oggi il carro armato di Filadelfia può godersi i suoi quindici minuti di celebrità.
Dopo il knock down, sembra che Robert, il papà dell’ex campione, abbia chiesto di annullare la difesa dell’1 giugno al Garden contro Ruiz jr.
Eddie Hearn, il promoter di Matchroom, si sarebbe opposto. Per questo motivo, dicono, il signor Robert è saltato sul ring a fine mondiale e ha urlato qualcosa di non proprio carino nei confronti dell’organizzatore. Solo l’intervento pacificatore del figlio è riuscito a evitare la rissa.
Interpellato dal quotidiano britannico Telegraph, Eddie Hearn ha negato che in preparazione ci sia stato un incidente con lo sparring.
“Non è assolutamente vero che sia stato brutalmente ferito durante una seduta di guanti. Non abbiamo avuto alcun infortunio prima del match”.

Ruiz… non è un biscotto, ma neppure il riscatto dell’uomo comune

Ho letto molto in questi due giorni. Ho letto articoli su giornali importanti, post sui social network, email, messaggi. Parlavano tutti di Andy Ruiz jr, della sua sorprendente vittoria contro Anthony Joshua.
Prima di andare avanti mi fermo solo per sottolineare come prima che iniziasse il settimo round due giudici avessero il messicano avanti di un punto, e il terzo avesse Joshua avanti con lo stesso vantaggio come dimostrano i cartellini ufficiali.

In molti, nel raccontare questa splendida storia, non sono andati oltre la prima fermata. La chiave di lettura dell’evento è stata quasi sempre la stessa.
Il ciccione che vendica tutti noi comuni mortali, battendo il campione con i muscoli scolpiti e il fisico senza difetti.
Ruiz jr non deve illudere nessuno. È sovrappeso, vero. Ma è anche un pugile di livello medio alto, non l’uomo qualunque. Non è uno di noi. Ha una grande attitudine difensiva, un’elevata velocità di esecuzione, è mobile sul tronco e abile negli spostamenti. Ha preparazione atletica, determinazione, coraggio e fame. E, non ultimo, ha un diretto destro/gancio sinistro che fa davvero male.


Avrei voluto leggere  anche la sua storia, quella di un messicano costretto a emigrare in California, quello del figlio di una famiglia in perenne conflitto con la vita. “Mamma oggi le nostre esistenze cambiano per sempre. Non dobbiamo più lottare” è una frase che avrei preferito fosse esaltata, magari rubando spazio a ciccione, grassone, panzone. Perché ci sta che si sottolinei l’eccesso del suo fisico, ma non ci sta che si ignori tutto il resto. L’eccesso di romanticismo a volte diventa noiosa retorica.

Fisico esagerato dunque, ma anche abilità tecnica. E orgoglio. L’ha detto e l’ha fatto. “Sono un guerriero messicano, solo il cielo è il limite dei bambini. L’avevo promesso a papà la prima volta che sono entrato in palestra: “Diventerò campione”. Missione compiuta”. Ecco, Ruiz è anche questo.
Ho letto accuse di combine, di biscotto.
Pausa per spiegare il termine.
L’espressione deriva dal mondo dell’ippica, in particolare dagli ambienti delle scommesse clandestine. Il biscotto in questione sarebbe una galletta, impastata con sostanze proibite (stimolanti o sedative, a seconda dello scopo), che viene data da mangiare a uno o più cavalli prima della gara, per alterare il risultato della competizione (e gli esiti delle scommesse). Preparare un biscotto è diventato sinonimo di combine, di truccare a proprio vantaggio l’esito di una gara. E con modalità diverse, ma finalità analoghe, è stato adottato nel mondo dello sport.

Ma se fossero stati d’accordo nel confezionare un bel biscottone (a parte il fatto che lui preferisce gli Snickers…), perché Joshua avrebbe bombardato Ruiz con il gancio sinistro nella seconda ripresa? Perché avrebbe sparato quella combinazione all’inizio del terzo round? Un gancio sinistro/diretto destro che ha mandato al tappeto lo sfidante. E poi, perché subito dopo avrebbe tirato quel diretto destro che ha centrato Junior in pieno tra muso e naso? Il messicano l’ha portato via alla grande, ma quello è un colpo che avrebbe steso per il conteggio totale l’80% dei pesi massimi in circolazione. E perché AJ si sarebbe tirato su dopo il secondo atterramento? Il gong non lo avrebbe salvato e la sfida si sarebbe chiusa senza prendere altri colpi. E perché avrebbe chiesto al coach Roben McCracken: “Come mai mi sento così stordito?”, prima dell’inizio del settimo round?
E, lo ripeto, smettetela di inventare numeri. Non siamo al Superenalotto. La quota massima sulla vittoria di Ruiz jr era 10, dieci, ten, dix, десять, decem, zhen o in qualsiasi altra lingua lo vogliate dire. Nessun bookmaker del mondo ha mai pensato di offrirlo a 25!
A meno che voi non sapeste anche che lo avrebbe messo kot al settimo round, nel qual caso alzo le mani. Il biscottone lo avete cotto e mangiato voi, di persona personalmente.


Siamo un popolo che fa del complotto una regola di vita. Siamo gente che è convinta di sapere tutto. Anche se non ha testimoni, prove, indizi, neppure una semplice soffiata.
Le torri gemelle sono state minate e non distrutte dall’impatto con due aerei dei terroristi, Kennedy è morto per un raffreddore, Elvis è a Buenos Aires dove si è rifiugiato per sfuggire alla mafia e a 84 anni vive gestendo una toeletta per cani, Marilyn Monroe si aggira tra le rovine del Colosseo esercitando il mercimonio del suo corpo di bionda 93enne rigenerata dalla chirurgia estetica, l’uomo non è mai sbarcato sulla Luna: al massimo è atterrato alla Garbatella. E via andare.
Fidate de ‘no stronzo, diceva un mio amico, guardandomi fisso negli occhi, quando voleva rivelarmi una grande verità. Peccato che il 99,9% della volte quella verità non si rivelava tale e lui rimaneva solo ‘no stronzo.
Prima nessuno, o quasi, si filava il buon Andy junior. Adesso dicono che è un campione fantastico, aspetto una sua prossima collocazione nella Top 10 di sempre. È accaduto lo stesso a James Buster Douglas quando ha sconfitto Mike Tyson (i bookmaker dell’epoca pagavano 42 volte la posta). È stato in carica per sei mesi, poi ha perso il titolo alla prima difesa contro Evander Holyfield e si è ritirato. È tornato dopo sei anni senza lasciare tracce nella storia della boxe.
Non voglio dire che Andy Ruiz seguirà lo stesso percorso. Ma resto comunque convinto che, tanto per citarne qualcuno, Joe Louis, Muhammad Ali, Joe Frazier, George Foreman, Jack Dempsey, Rocky Marciano, Gene Tunney, Larry Holmes, Sonny Liston, Mike Tyson, Lennox Lewis, Evander Holyfield e altri ancora fossero un’altra cosa.
È così difficile entusiasmarsi per una bella storia, senza sconfinare nella fantaboxe?

 

 

Quelli che i pronostici sui match li fanno dopo che sono finiti…

La mattina dopo ho scoperto di essere solo.
Una sguardo ai social network e mi sono reso conto di essere stato l’unico a pronosticare la vittoria di Anthony Joshua. Tutto il resto del popolo della boxe aveva indicato Andy Ruiz. E aveva anche detto che avrebbe vinto prima del limite.
E quei pochi a cui il pudore impediva di ammettere di avere sbagliato previsione, dicevano che il match era stato combinato.
Ho provato a cercare quei pronostici così azzardati, ho scoperto solo un universo di signori che, al 90%,  avevano ricoperto di ironia il messicano, prevedendo per lui una fine rapida e dolorosa.
Ma si sa, sul web tutti sanno tutto.
Hanno consigli per l’astronauta che va nello spazio, per i pompieri che devono spegnere un incendio, per lo chef che deve preparare una carbonara, per l’idraulico che deve bloccare l’acqua che sta inondando la casa di qualcuno, per il pastore che deve fecondare le mucche…
Sugli incontri di pugilato poi, non sbagliano un risultato. Sanno tutto.
Peccato lo sappiano inevitabilmente dopo.
Non so quanti conoscessero davvero lo sfidante, o si fossero solo fidati della sua immagine.
Ribadisco. Non ho alcuna remora ad ammetterlo: ero convinto che Anthony Joshua avrebbe vinto.
Prima del mondiale, scrivevo così.
“Il pronostico?
Dico Joshua, nettamente.
Magari prima del limite.
Magari entro la quarta”.
Ma scrivevo anche: “Quando vedo combattere Ruiz, come per incanto quel pugile paffuto si trasforma. Le braccia si muovono a velocità degne di un protagonista, il pugno lascia il segno, il gancio sinistro è capace di mettere a terra molti rivali. Ventuno finora, in 33 match. Nove al primo round”.
Ma, anche considerando tutto questo, mai pensavo potesse farcela.
Mi sbagliavo.
Come dice il grande Rino Tommasi: “Sbaglia solo chi i pronostici li fa”.
I frequentatori dei social invece non sbagliano mai. Perché i pronostici loro li fanno a match concluso.
Un po’ come faceva un personaggio del film “Due” di Werner Schroeter quando diceva: “I preliminari? I prelimiari dopo”.
Il pugile sul ring è l’uomo più solo della Terra. Vero, ma anche il giornalista non ha poi quella grande compagnia…
Due note in chiusura di questo articolo.
Primo. La quota offerta in Italia dai bookmaker sulla vittoria di Ruiz jr era 10. Pagavano cioè dieci volte la posta (vedere quotazioni William Hill in Italia). Perché dovete inventarvi 20, 30, 50, 100, mille, un milione…
Secondo. Avete tutti una gran voglia di vedere il pugilato in televisione. E il giorno del match inondate i social di domande tipo: quando c’è l’incontro? A che ora lo danno? Chi lo trasmette? Dove posso vederlo? Chi combatte?
Aggiungete: Come mi chiamo?, o anche: Che giorno è oggi?, e siamo a posto.
Fate pace con voi stessi.
Buona boxe a tutti.

Cosa accadrà nel mondo dei massimi? In arrivo l’uragano Usyk…

Cosa accadrà ora nel mondo dei pesi massimi?
Il 15 giugno, sul ring dell’MGM Grand di Las Vegas, Tyson Fury (27-0-1, 19 ko) affronterà Tom Schwarz (24-0, 16 ko). Intanto accetta/respinge/accetta e continua a parlare della possibilità di un combattimento con Dillian Whyte (25-1-0, 18 ko), che il 26 luglio affronterà Oscar Rivas (26-0, ko) a Londra.
Deontay Wilder (41-0-1, 40 ko) sembra in trattativa avanzata per concedere il secondo match (in settembre) a Luis Ortiz (31-1-0, 26 ko), il quarantenne cubano messo al tappeto tre volte e sconfitto per kot 10 poco più di un anno fa. Poi dovrebbe affrontare Tyson Fury nella rivincita della prima sfida, chiusa in parità nel dicembre scorso, ma non prima di inizio 2020.
Anthony Joshua potrebbe risalire sul ring a novembre, in Inghilterra, per la rivincita contro Andy Ruiz jr (33-1-0, 22 ko) a cui sembra sia stata promessa una borsa di 28 milioni di dollari.
Il mondo dei massimi che sembrava in una fase di stallo, una volta saltata una pedina fondamentale, ha aperto le danze. È annunciato l’arrivo di un signore che potrebbe realizzare altri colpi a sorpresa.  Olexsandr Usyk (16-0, 12 ko) è pronto a sconvolgere, come un improvviso uragano, il mondo dei colossi.

 

Wilder: Una carriera di regali e bugie. Tyson Fury: AJ, provaci ancora

Deontay Wilder e Tyson Fury hanno avuto una differente reazione davanti alla sorprendente sconfitta di Anthony Joshua.
Il britannico ha più o meno scritto così sul suo account Twitter: “È normale. Abbiamo alti e bassi, hai già dimostrato di saper cambiare molte cose nella tua vita. Tra i pesi massimi succede. Riposati, recupera e torna a provarci ancora”.

Un sentimento diverso ha ispirato l’americano.
“Non è un vero campione. La sua intera carriera consisteva in regali, contraddizioni e bugie. Questi sono fatti! Ora sappiamo chi stava fuggendo da chi!!!”

Ognuno ha il suo stile.

 

Ruiz jr: Sono un guerriero messicano, un bimbo che ha realizzato un sogno

Belle parole di Andy Ruiz jr ai microfoni di Sky Sports dopo la clamorosa vittoria sul ring del Madison Square Garden contro Anthony Joshua.
“Mi sento così bene, ragazzi. Questo è quello che sognavo fin da bambino, è quello per cui ho lavorato duramente e non posso credere di avere realizzato tutti i miei sogni.
Solo il cielo è il limite di un bambino.
Questa è stata la prima volta che sono finito al tappeto, ma volete sapere una cosa? Il knock down mi ha reso ancora più forte, mi ha fatto sentire ancora più determinato. Mi sono detto: ora mi alzo e lo mando giù. Sono un guerriero messicano, ho sangue messicano nelle vene. Lo  stile messicano? Credo di avere appena dimostrato di averlo.
Sapevo che, dopo un terzo round per lui disastroso, avrebbe fatto di tutto per recuperare. Ho saputo aspettare, non ho avuto fretta. Poi, al momento giusto ho tirato fuori la vittoria più grande della mia carriera.
Avrei potuto provarci prima, ma non volevo sprecare tutto ciò che avevo ottenuto. Sono andato a pressarlo, a dargli la caccia ancora di più, a lavorare al corpo, a  colpirlo alla testa. Ho seguito il piano strategico  di Manny Robles. Era perfetto.
Una rivincita?
Certo che ci sarà. Ma in questo momento, voglio solo festeggiare. Ho appena scritto la storia, piccola forse per gli altri, grande per il Messico”.