Duro provvedimento dell’Aiba, Falcinelli sospeso da tutte le cariche

Il Comitato Esecutivo dell’Aiba ha squalificato a vita l’ex presidente C.K. Wu e l’ex direttore esecutivo Ho Kim. Il rapporto investigativo dell’Intelligence ha documentato la grave negligenza e la cattiva gestione finanziaria degli affari e delle finanze dell’AIBA sia da parte di CK Wu che di Ho Kim durante il loro mandato.

Il CE presenterà il provvedimento per la ratifica al prossimo Congresso Elettivo che si svolgerà a Mosca il 2 e 3 novembre.

In un’altra votazione, il CE ha deciso di presentare un reclamo alla commissione disciplinare dell’AIBA in merito alla condotta del membro del comitato esecutivo Franco Falcinelli. Il CE ha inoltre votato la sospensione di Falcinelli dalla sua appartenenza al Comitato Esecutivo dell’AIBA, alla Confederazione Europea di Boxe e a tutte le altre attività connesse all’AIBA.

Auguri Sandro, per i tuoi primi ottant’anni ti regalo un ricordo…

È proibito piangere senza imparare,
svegliarti la mattina senza sapere che fare
avere paura dei tuoi ricordi.
(Pablo Neruda)

Auguri Sandro.
Per i tuoi primi ottant’anni ho pensato di regalarti un ricordo, quello della vittoria contro Ki-Soo Kim a San Siro per il mondiale superwelter Wba, Wbc. Allora la banda dell’alfabeto ancora non esisteva. Lo so non è un pensiero originale, ma forse lo è la motivazione che mi ha spinto a sceglierlo.
Woody Allen si chiede e ci chiede: “Cosa è un ricordo? Qualcosa che hai o qualcosa che hai perso per sempre?”.
Io credo che il ricordo di quel match lo porterai eternamente dentro di te, nella testa e nel fisico. Hai pagato caro quel successo. La mattina dopo il match faticavi anche ad alzarti dal letto, me l’hai raccontato tu. Ogni centimetro della tua pelle reclamava la pace e offriva quella sofferenza in pegno alla gioia che ti aveva regalato.
La corrida era stata crudele, selvaggia, ma onesta. Se non avessi provato a salirle quelle scale alte e ripide che portavano verso la realizzazione di un sogno, oggi a farti compagnia avresti avuto avuto solo il rimorso per aver rinunciato o il rimpianto per non essere riuscito a scalare la montagna.
A spingerti sono stati altri ricordi, quelli della paura di un bambino sotto le bombe, dello smarrimento di un uomo davanti alla tragedia, dell’angoscia un papà che lotta per la famiglia. Il ricordo per te è la spinta che ha generato tutto quello che hai.
La carriera, quello che sei riuscito a ottenere, il piacere di una bella famiglia accanto, l’amore della gente che non dimenticherà mai quello che sei stato capace di fare su un ring.
Per te Sandro, il ricordo è la vita stessa.
Per questo ho voluto regalartene uno.
Auguri, campione.

Se riuscirà a vincere, il titolo lo dedicherà solo a se stesso. Di questo ne è certo. Ha sofferto, gioito, di nuovo sofferto. Ha patito delusioni, attraversato tragedie e diviso sempre con qualcuno la felicità, quando c’è stata. Ma adesso sente di essere arrivato a un punto della vita in cui si trova da solo davanti al futuro. Prendere o lasciare. Se ce la farà, almeno per questa volta non ci sarà nessuno con cui spartire il trionfo. Sarà tutto per lui.

Pam-pam, pa-pam, pa-pam.

E poi ancora pam-pam, pa-pam, pa-pam, pa-pam.

Sembra che non vogliano prendere tempo neppure per respirare. Vanno avanti in apnea. Le braccia sempre in movimento. La schiena curva, la testa incassata, i corpi che oscillano lentamente e i guantoni che vanno a colpire tutto il possibile. Testa, corpo, mento, braccia. Un colpo, un altro ancora e poi un destro che doppia un sinistro, uno, due, cento pugni in fila per costruire un sogno.

Ha ragione Sandro, nel pugilato il successo arriva attraverso il dolore.

È felice. Il titolo mondiale torna a casa.

La faccia è una maschera di sofferenza.

I capelli, non più folti e ricci ma radi e lisci, sono appiccicati alla fronte dal sudore. Gli occhi sono gonfi, un taglio profondo e sanguinante segna brutalmente lo zigomo destro.

È il volto di un eroe appena tornato dalla battaglia. Una lotta antica che solo guerrieri senza paura possono combattere.

Anche l’altro porta i segni dello scontro.

Ha l’occhio destro chiuso, gli zigomi gonfi e un taglio sulle labbra.

Una foto meravigliosa cattura per sempre l’immagine dei due gladiatori.

Pesti, stanchi, sanguinanti e distrutti dalla fatica e dai colpi subiti. Ma vicini. Testa contro testa, guardano la macchinetta fotografica. Le mani vanno ad accarezzare il volto di quello che fino a poco prima è stato un nemico da distruggere e ora è solo un compagno di viaggio sulla difficile strada della boxe.

(da Anche i pugili piangono)

 

 

Tragico e misterioso incidente, Graciano Rocchigiani muore in Sicilia

Graciano il 29 dicembre avrebbe compiuto 55 anni.
Veniva spesso in Italia, aveva una compagna nata nel nostro Paese. Con lei aveva avuto due figli. Erano in pochi a conoscere la loro storia. Faceva il pendolare sulla rotta Berlino/Catania. È stato così anche stavolta, l’ultima della sua vita.
Un incidente mortale se lo è portato via, ucciso da un’auto mentre camminava lungo la Statale 121 in zona Belpasso, Catania. Travolto dalla macchina, avrebbe sfondato il parabrezza e sarebbe morto sul colpo. Non si conoscono i motivi per cui camminasse ai margini di una strada così pericolosa e in un’ora del giorno in cui la visibilità è drasticamente ridotta.
Graciano Rocchigiani aveva l’Italia nel cuore, un amore che gli aveva regalato il papà che era nato in Sardegna.
La mamma era berlinese. E lì, in Germania, lui era venuto alla luce. Duisburg l’aveva frequentata nei primi anni dell’adolescenza, poi si era trasferito a Berlino.
La boxe è di casa in famiglia. Anche il fratello Ralf, più grande di dieci mesi, l’ha praticata ad alto livello, sino ad agguantare il mondiale Wbo dei massimi leggeri.
Graciano si era battuto tra i supermedi. E aveva messo in banca la cintura Ibf della categoria. Poi era salito di peso per andarsi a prendere quella del Wbc dei mediomassimi.
E qui mi fermo un attimo.
Rocchigiani, il più giovane, il World Boxing Council l’aveva fatto davvero tremare.
Per una di quelle strane storie del pugilato che una persona normale non riesce a capire, il Consiglio dell’ente made in Messico si era fatto del male da solo.
Roy Jones jr aveva abbandonato il titolo per andare a sfidare James Buster Douglas nei pesi massimi. Michael Nunn e Graciano Rocchigiani detto Rocky si erano affrontati per il titolo vacante, il tedesco aveva vinto per split decision. Il Wbc lo aveva riconosciuto come campione. Roy Jones jr ci aveva ripensato ed era tornato sui suoi passi. Il Wbc gli aveva restituito il titolo in recesso dicendo che le diciture campionato del mondo e campione del mondo in riferimento a Rocky erano solo errori tipografici. Rocchigiani portava in tribunale il Wbc, la Corte di New York aveva condannato l’Ente a pagare trentuno milioni di dollari e aveva ridato la corona a Graciano. Il Wbc aveva dichiarato la bancarotta, poi era riuscito a trovare un accordo e la bufera si era placata.

Si ignorano ancora oggi quali siano stati i termini di quell’accordo, di certo soldi in tasca Graciano Rocky Rocchigiani ne aveva messi tanti. Comunque, non abbastanza.
Lui in bancarotta ci è andato davvero a causa del fallimento della società organizzatrice che aveva fondato e per colpa di altre operazioni finanziarie decisamente sbagliate.
Ma non è stato l’unico guaio in cui si è cacciato una volta sceso dal ring.
Schiavo dell’alcool, come ha confessato in un’intervista alla Bild, si era fatto ricoverare in un centro di disintossicazione. Era stato condannato per violenza.
I suoi legami d’affetto si erano lentamente diradati. Aveva divorziato da Christine, la donna che aveva sposato nel 1995 e da cui aveva avuto una figlia: Andrea.
È stata proprio Andrea ad apprendere la tragica notizia. Un poliziotto le ha telefonato per comunicarle che il papà era morto in un incidente stradale avvenuto in Italia.
Se ne è andato così Graciano Rocky Rocchigiani, una tragedia ha chiuso la sua vita difficile.
Sul ring sapeva come difendersi, fuori molto meno.
Da pugile vinceva spesso, perdeva poco e solo nel finale di carriera (tutte e sei le sconfitte e un pari negli ultimi dodici match dopo trentadue successi consecutivi). Campione del mondo in due categorie, mancino, ha battuto Manfred Jassman, Mustapha Hamsho, Chris Reid, Thulani Malinga, Michael Nunn.
Aveva lasciato il pugilato nel 2003, a quarant’anni.
Se ne è andato per sempre, vittima di una morte violenta sul ciglio della strada, alle pendici dell’Etna.

Bufera Aiba. Membro dell’esecutivo chiede la sospensione di Falcinelli

Tira aria di tempesta all’interno dell’Aiba e al centro della bufera c’è Franco Falcinelli, vice presidente esecutivo.
È stato ancora una volta il sito insidethegames.biz a rivelare in esclusiva il pasticciaccio.
Nel suo articolo, il giornalista Liam Morgan racconta come un membro del Comitato Esecutivo, il gallese Terry Smith, in una lettera inviata al presidente a interim Gafur Rakhimov abbia accusato il dirigente italiano di numerose violazioni disciplinari e ne abbia chiesto la sospensione allo stesso CE. Ricordo che il gallese era, assieme allo stesso Falcinelli, a Pat Fiacco (Canada), Alberto Puig de la Barca (Cuba) e Mohamed Moustahsane (Marocco), alla guida della contestazione che ha costretto alle dimissioni l’allora presidente Wu.
Smith accusa Falcinelli di “non avere condotto la sua campagna elettorale con onestà, dignità, moderazione e rispetto”.
Lo accusa in particolare di:
       1. avere diffuso maliziosamente una comunicazione del CIO indirizzata a Rakhimov in cui si rivela come un’eventuale elezione dell’uzbeko alla presidenza metterebbe a rischio la presenza del pugilato ai Giochi di Tokyo 2020. Il dirigente italiano avrebbe amesso di avere ricevuto quella lettera in forma anonima, ma avrebbe anche aggiunto di essere autorizzato a farne circolare il testo essendogli stato dato dallo stesso Rakhimov l’incarico di “assistere i rapporti tra il CIO e l’AIBA”.
        2. avere fatto campagna elettorale, all’interno del C.E., a favore di Serik Konakbayev a scapito di Rakhimov prima che fossero rese ufficiali le candidature e nel mancato rispetto delle regole etiche dell’AIba. 
        3. avere promosso una riunione straordinaria della Federazione Europea a Roma garantendo gratuitamente biglietti aerei e soggiorni in albergo. Il tutto, a detta di Smith, per sostenere la sua rielezione al Congresso.

In sostanza, secondo il gallese, il dirigente italiano non avrebbe fatto gli interessi dell’Aiba al meglio delle sue possibilità e in ogni occasione, impegnandosi in un comportamento che potrebbe avere messo a repentaglio il futuro della boxe.
Per tutto questo, Terry Smith ha chiesto al Comitato Esecutivo la sospensione di Franco Falcinelli da vice presidene esecutivo Aiba e da presidente dell’EUBC (la federazione europea).
L’umbro avrebbe risposto così alle accuse: “Smith ha assunto il ruolo del cecchino per rimuovere qualsiasi opposizione alle prossime elezioni”.
Il Comitato Esecutivo dell’Aiba dovrà pronunciarsi a breve sulla mozione presentata dal dirigente gallese.
Il 2 e 3 novembre, a Mosca, si terrà il Congresso elettivo.
La guerra è appena cominciata.