La boxe sfratta il calcio, il Tottenham giocherà la Coppa lontano da Wembley

Un match di pugilato costringe il calcio che conta a emigrare altrove.
Accade in Inghilterra.
Il Tottenham giocherà il 25 settembre la partita della Coppa Carabao, la Coppa di Lega a cui partecipano tutte e 92 le squadre professionistiche inglesi, contro un’altra squadra di Premier League: il Watford.
Lo stadio di casa, il White Hart Lane, è fuori uso. La società nel 2016 ha progettato la costruzione di un nuovo impianto da 60.000 posti nella stessa zona dove per 118 anni, dal 1899 al 2017 il Tottenham ha disputato le partite in casa.
Per l’intera stagione 2017-2018 gli Spurs hanno così giocato a Wembley.
Ma il 22 settembre lo stadio di Wembley ospiterà il mondiale massimi Wba, Ibf, Wbo Anthony Joshua vs Alexander Povetkin e non potrà essere pronto tre giorni dopo per il calcio.
Il Tottenham ha così chiesto alla Lega di spostare la partita a Milton Keynes, uno stadio a 50 miglia da White Hart Lane. Oltre mezz’ora di metropolitana e la metà dei posti a disposizione per i tifosi.
Un sacrifico per la società che perderà gran parte del potenziale incasso e per i supporter che dovranno sobbarcarsi un viaggio inaspettato.
Ma il 22 settembre a Wembley c’è il pugilato e ottantamila spettatori pronti a riempire gli spalti. Chissà perché ma, se qualcuno mi facesse una certa domanda, avrei la mente piena di risposte sarcastiche.

Verdetti scandalo e risse ai Giochi Asiatici. Arbitri e giudici sotto accusa

La crisi arbitrale in seno all’Aiba esplode in maniera clamorosa.
Ai Giochi Asiatici, in corso di svolgimento, dal 18 agosto al 2 settembre a Jakarta, sono accaduti altri episodi significativi.
Il Business Mirror, quotidiano filippino, parla già nel titolo di “rapina”. Nell’articolo, il giornalista Jun Lomibao ipotizza un’associazione di quattro nazioni (Corea, Cina, Kazakistan e Uzbekistan) che abbia come finalità quella di governare il mondo del pugilato Aiba e di gestire arbitri e giudici fin dai sorteggi.
A scatenare l’attacco è stato l’ottavo di finale dei pesi piuma femminili tra la filippina Nesthy Petecio (argento ai Mondiali del 2014, ventiseienne di Santa Cruz, Dovao del Sur) e la cinese Yin Jun Hua.
“Non c’è molto da dire. Tutti abbiamo visto cosa sia accaduto. È triste che proprio nel momento in cui il pugilato rischia di rimanere fuori dai Giochi, si verifichino queste cose” ha detto Ed Picson, il capo del pugilato amatoriale filippino.
“È la decisione più allucinante a cui abbia assistito nei miei trentotto anni di carriera. Gli arbitri erano ciechi?” ha aggiunto, tanto per chiarire il punto, l’allenatore Nolito Velasco.

Sembra che l’intero match sia stato condotto dalla Petecio (a sinistra nella foto) che ha dovuto inseguire nel secondo e terzo round la cinese per tutto il ring. Ogni volta che riusciva a chiuderle la strada e a tirare un colpo, la Yin Jun Hua si girava per evitare di prenderne altri. Nel secondo round la cinese è stata ammonita e ha subito un punto di penalizzazione per una testata volontaria.
I cartellini sono stati imbarazzanti, arrivando a sommare anche sei punti di differenza in due giudici.
Ishanguly Meretnyyozov (Turkmenistan) aveva 29-29 per la filippina, anche il giapponese Kotsunari Hanabusa la vedeva in vantaggio: 30-26 per lui.
Il coreano Kim Jongin e il bulgaro Pavel Pavlov stilavano lo stesso verdetto: 29-27 per la cinese.
Il francese Johanny Maden aveva match pari, 28-28. Ma poiché il regolamento Aiba non prevede il pareggio, doveva indicare una preferenza e sceglieva Yin Jun Hua.
Il Business Mirror scrive che i dirigenti a bordo ring hanno dovuto richiamare l’attenzione dell’arbitro mostrandogli una paletta rossa affinché non si sbagliasse ad alzare il braccio della vincitrice.
Il clan filippino non ha fatto protesta ufficiale.

Neppure quello iracheno l’ha fatta, ma urla e gesti dell’allenatore e dell’intero angolo di Jaafar Al Sudani hanno scatenato i tifosi che hanno scavalcato le transenne per dare vita a un’accesa rissa con gli uomini della sicurezza.
È accaduto dopo il quarto di finale dei pesi gallo tra Sudani e l’indonesiano Sunan Ajung Amoragan. Match equilibrao, scrive la France Press. Da quella sfida è scaturito un verdetto di 4-1 per il pugile di casa.
“Dobbiamo essere sportivi e accettare le decisioni dei giudici. Questa protesta è inaccettabile” ha detto Tom Virgets, direttore esecutivo dell’Aiba, all’AFP.
RIcordiamo che l’Aiba ha gestito in modo disastroso sotto il profilo arbitri/giudici le ultime due Olimpiadi: Londra 2012 e RIo de Janeiro 2016.
Sperando di evitare i disastri di Londra (impossibile dimenticare Cammarelle vs Joshua, tanto per restare in casa nostra), ha scelto di affidare la gestione del problema ai cosiddetti Magnifici Sette. Un gruppo di vertice che avrebbe dovuto governare l’intero settore. Dopo i Giochi in Brasile, la stessa Aiba ha fatto fuori gli ex Magnifici e ha accompagnato la decisione sospendendo trentasei ufficiali di gara, praticamente tutti. Fino a oggi non si hanno notizie ufficiali di come si sia conclusa l’indagine cominciata subito dopo Rio.
Ha ragione Virgets, da sportivi bisogna accettare le decisioni dei giudici. Ma dovrebbe ricordarsi che da dirigente ha il dovere di rendere pubbliche le conclusioni dell’inchiesta. Perché tutti gli sportivi vorrebbero sapere per quale motivo le ultime due Olimpiadi siano state un’autentica disfatta sotto il profilo arbitri/giudici.

Amanda a caccia del sesto titolo, una donna unica per tanti motivi…

Amanda Serrano è una mancina portoricana di 29 anni. Vive a Brooklyn, New York, Usa. Si allena in una palestra nel Queens con Jordan Maldonado. È alta 1,66 e pesa…

Beh, diciamo che è indicare il suo peso è un’impresa difficile.

Il 10 settembre 2011 pesava 58,059 quando ha conquistato il titolo Ibf dei superpiuma.
Il 15 agosto 2014 era 60,861 quando ha vinto il titolo Wbo dei leggeri.
Il 17 febbraio 2016 era 57,150 quando ha conquistato il titolo Wbo dei piuma.
Il 18 ottobre 2016 era 55,338 quando ha vinto il titolo Wbo supergallo.
Il 22 aprile 2017 era 53,623 quando ha vinto il titolo Wbo dei gallo.
E dovrà essere attorno ai 64 chili, l’8 settembre prossimo quando affronterà Yamila Esther Reynano (11-4-3) al Barclay Center di Brooklyn per la corona Wbo dei superleggeri.

Amanda Serrano (34-1-1, 26 ko) va a caccia del sesto titolo, ma non è la sola cosa che la rende unica. Nel corso degli anni è calata di peso, quando tutti i pugili (uomini o donne che siano) con l’età aumentano. Leggeri, piuma, supergallo, gallo. E adesso riparte verso l’alto con i superleggeri: quasi nove chili in più di quanto non pesasse l’ultima volta che ha combattuto per un titolo, sei in più dell’ultima volta in cui è salita sul ring.

Ma forse a renderla davvero unica è il fatto che non abbia mai avuto, per scelta, un telefonino.
Dice che l’avrebbe distratta dalle cose importanti della vita…

Appena suona il primo gong, lui scende dal ring e torna a casa…

Gong.
Primo round.
È già tutto finito.
Il match era in programma ieri, 24 agosto, a Minneapolis nello stato del Minnesota, Usa.
Una sfida al limite dei pesi massimi tra il nigeriano Efe Ajagba (5-0, 5 ko al primo round) e lo statunitense Curtis Harper (a destra nella foto, 13-6-0, 9 ko, due sconfitte negli ultimi tre incontri, inattivo da un anno).
Fino al momento del primo gong tutto si è svolto senza sorprese, ma quando Curtis ha sentito quel suono ha capito che era ora di andare.

Si è improvvisamente ricordato che doveva fare una telefonata? Una necessità improrogabile lo spingeva verso il bagno? Doveva spedire un biglietto di auguri?
Non lo so. Il fatto è che si è girato, è passato attraverso le corde, è sceso dal ring, ha percorso l’intera passerella ed è rientrato negli spogliatoi per poi tornare a casa.
Questa proprio non l’avevo mai vista.
Il verdetto è stato: Ajagba batte Harper per squalifica dopo un secondo. Il match più breve della storia.
Dopo il singolare evento, il pugile della Florida ha detto che il suo è stato un segno di protesta per non essere stato pagato abbastanza per affrontare il nigeriano.
Ma non poteva pensarci prima?

Un giugno disastroso per l’editoria sportiva, nonostante i Mondiali di calcio

I dati ADS (Accertamento Diffusione Stampa) di giugno 2018 non regalano un sorriso e confermano una situazione inquietante per i media che si occupano di sport.

Il confronto, l’unico statisticamente rilevante, con lo stesso mese dello scorso anno (nonostante giugno 2018 proponesse i Mondiali di calcio) ci offre questo panorama:

Gazzetta dello Sport – 6,2%

Corriere dello Sport -20,4%

Tuttosport -18,8%

Nessuna sorpresa, è il trend negativo che non accenna a fermarsi.

Negli ultimi dieci anni i tre quotidiani sportivi hanno perso mediamente il 60% delle copie.

A questo risultato, vanno aggiunte altre due notizie negative: il 30 giugno ha chiuso Fox Sports, nato nel 2013, e Mediaset Premium in pratica non opera più con i suoi prodotti.

La crisi dell’editoria è globale, ma quella di chi si occupa di sport lo è ancora di più. Il calcio, vettore trainante dell’intero settore, ormai è monopolizzato dalla televisione.

Sono preprogativa delle tv a pagamento:

gli eventi

le interviste del dopo partita

le interviste esclusive

i protagonisti dello spettacolo

E, ormai da tempo, le principali società hanno creato il proprio canale televisivo a cui offrono quello che una volta era terreno praticabile dai giornali: il rapporto diretto con i calciatori.

Se non è la Tv che paga i diritti televisivi ad avere l’esclusiva, è quella di proprietà dei club a sostituirla. Non si sfugge. Così la prima intervista di Cristiano Ronaldo è con DAZN, puntualmente ripresa quasi integralmente da tutti i giornali la mattina dopo.

Anche le radio locali hanno subìto un contraccolpo, ma continuano ad occupare uno spazio importante andando in onda praticamente per dieci ore al giorno con un solo tema guida: la squadra o le due squadre della città di appartenenza.

Il resto è gestito dal web.

Gli spazi dei quotidiani sportivi si sono drammaticamente ridotti. Prima potevano spaziare sull’intero campo da gioco. Ora sono costretti a muoversi all’interno dell’area del portiere.

Ad aggravare la situazione c’è il calo della pubblicità che obbliga le aziende editoriali ad agganciarsi quanto più possibile agli inserzionisti. Accade che tra i principali sponsor dei quotidiani ci siano le tv a pagamento, proprio quelle che hanno tolto lettori e spazi ai giornali.

Si verifica così il paradosso di quotidiani che esaltano chi li sta distruggendo e arrivano a ignorarne difetti e magagne.

Il flop di DAZN nella prima giornata di campionato era largamente prevedibile viste le condizioni di fruibilità di Internet sul nostro territorio. Ma i giornali prima hanno esaltato il prodotto, poi si sono attaccati alle inevitabili e giuste lamentele dei clienti per fare da sponda ed esporre il problema.

In futuro le cose probabilmente miglioreranno, ma il risultato al debutto è stato disastroso. L’editoria sportiva in passato ha massacrato soggetti che avevano colpe assai meno rilevanti.

Se a tutto questo si aggiunge l’imbarbarimento della società italiana, e non mi riferisco né a questo né a quel partito politico ma a una realtà di fatto, la radicalizzazione dei comportamenti, l’incapacità di staccarsi dai telefonini, di uscire per una giornata intera dai social network, di dedicarsi alla salutare lettura di un libro, si capisce come si faccia davvero fatica a guardare con un minimo di ottimismo al futuro.

Il problema è generale, l’intera editoria sta male: 865 giornalisti hanno perso il posto di lavoro nel 2017, tremila lo hanno perso negli ultimi cinque anni. Il Corriere della Sera ha visto sparire 320.000 copie, Repubblica 220.000, La Stampa 100.000. È questa la realtà in cui ci muoviamo.

Su un terreno che ospita una guerra di sopravvivenza, i quotidiani sportivi rappresentano l’anello debole. C’è stato un tempo in cui la Gazzetta dello Sport era in testa alle vendite e il Corriere dello Sport stazionava tra i primi quattro. Forse era sbagliato allora. Ma oggi stiamo tutti decisamente peggio.

 

 

 

 

Sanchez demoliva Gomez e vendicava il Messico. Era il 21 agosto dell’81

21 agosto 1981, Caesars Palace di Las Vegas. Campionato del mondo pesi piuma.
Salvador Sanchez (41-1-1, campione piuma Wbc) vs Wilfredo Gomez (32-0-1,
campione supergallo Wbc). Incontro previsto sulla distanza dei 15 round.

Sei difese del titolo per Salvador Sanchez. Poi era arrivato Wilfredo Gomez e il mondo ispanico era entrato in agitazione. Era una sfida ricca di significati. La boxe stava scoprendo il fascino dei pesi piccoli.

Wilfredo veniva da Portorico, era il campione dei supergallo. Aveva disputato 33 match, 32 li aveva vinti per ko, uno lo aveva pareggiato, al debutto contro Jacinto Fuentes. Ma soprattutto aveva battuto Carlos Zarate, l’orgoglio del Messico. Un fuoriclasse dal pugno terribilmente pesante che era arrivato alla sfida imbattuto dopo 52 incontri, 51 dei quali vinti prima del limite. Il mondiale tra i due picchiatori era stato vinto da Gomez e i messicani avevano subito cominciato a cercare l’uomo che avrebbe messo a segno la vendetta.

C’era tutto questo in palio quel 21 agosto del 1981 al Caesars Palace di Las Vegas. C’erano tensione, rivalità. E c’era ance lo strascico di una polemica che stava per essere risolta.

In avvicinamento al match, Wilfredo aveva usato una tattica copiata da Muhammad Ali, un approccio all’aevento che il più grande aveva insegnato a tutti i pugili del mondo.

Sgretola le certezze nella testa del nemico, sostituiscile con una montagna di dubbi, fallo innervosire. E lui crollerà.

Questo era il filone da seguire e Gomez l’aveva fatto con grande applicazione. Aveva insultato Sanchez facendo perno sul carattere tranquillo del campione. Lo aveva chiamato puttanella e scolaretta, a seconda della platea che aveva a disposizione.

Poi era arrivato il momento in cui dalle parole bisognava passare ai fatti.

Al suono del primo gong l’unico in grado di portare avanti un piano efficace era stato il messicano. Wilfredo Gomez, picchiatore invincibile, era finito al tappeto nella prima e nell’ottava ripresa. Era stato travolto da un ciclone che non conosceva pause.

Sanchez sparava colpi da ogni posizione e con il passare dei round sembrava che le sue forze aumentassero.

 

Segnato nel volto, con gli occhi quasi completamente chiusi dai colpi del rivale, portato avanti solo dall’orgoglio, il portoricano era stato fermato dall’arbitro Carlos Padilla quando mancavano cinquantuno secondi alla conclusione dell’ottava ripresa.

La questione era risolta, il Messico era stato vendicato.

Il governo di Portorico concedeva una giornata di riposo ai lavoratori affinché potessero riprendersi dall’enorme delusione.

A Città del Messico festeggiavano il loro eroe riempiendo piazze, strade e vicoli con decine di migliaia di persone che urlavano ritmando il nome del mito.

Milioni di persone avevano seguito il mondiale davanti alla tv, c’erano bandiere alle finestra e le urla di gioia riempivano il buio della notte.

Salvador Chava Sanchez era diventato un fenomeno assoluto.

(da I pugni degli eroi di Franco Esposito e Dario Torromeo, edizioni Absolutely Free, 2013)

Oliva: L’Aiba continua a sbagliare. Dove vuole arrivare? Vuole distruggerci?

“Volete distruggerci?”
Più che una domanda, è un grido di dolore.
A lanciarlo è Patrizio Oliva, campione olimpico a Mosca 1980 e vincitore
della Coppa Val Barker come migliore pugile di quei Giochi.
Sente come una drammatica minaccia la possibilità che il CIO possa
togliere il pugilato dal programma dell’Olimpiade di Tokyo 2020.
La sua domanda non è rivolta al Comitato Olimpico Internazionale,
ma all’Aiba: l’Associazione che ha portato la boxe in questa situazione.

 

Patrizio, pensi davvero che il pugilato possa essere messo fuori dai Giochi?

“Il pericolo è reale. E sarebbe una catastrofe per il nostro sport. Quando un ragazzo sale per la prima volta sul ring, ha un sogno nella testa: l’Olimpiade. L’AIBA rischia di rubare a quei ragazzi il loro sogno”.

Quale è il problema principale?

“La dirigenza. È chiaro che il CIO non accetterà mai Gafur Rakhimov come presidente effettivo. Se insisteranno su quel nome, saremo fuori da tutto. Per questo chiedo all’Aiba: dove volete arrivare?”

Quale sarebbe la strada da seguire?

“Quella della giustizia sportiva, della trasparenza. Le domande che mi faccio io, credo siano le stesse che si sono fatti in giro per il mondo tutte le persone che amano questo sport. L’Aiba aveva portato ai vertici sette arbitri, li aveva scelti tra centinaia, li aveva eletti come i migliori del mondo. E poi alla fine dell’Olimpiade brasiliana li ha fatti fuori tutti. Non ti sembra l’ammissione di un errore clamoroso? L’universo della boxe chiede verdetti giusti. Un ragazzo che soffre, si sacrifica, si impegna fisicamente e mentalmente deve essere sicuro che siano rispettate tutte le regole, criteri di giudizio compresi. Hanno sospeso trentasei tra arbitri e giudici e, dopo due anni, non ci hanno fatto ancora sapere come si sia conclusa l’inchiesta che li riguardava. Pensino a questo, se vogliono salvare il pugilato, non ad altro”.

Il CIO secondo te metterà in pratica la sua minaccia?

“A me sembra che l’AIBA voglia sfidarlo. Un testa contro testa in cui può solo perdere. E allora chiedo: cosa state combinando? Se un’organizzazione internazionale, un ente che gestisce lo sport mondiale, esce dal suo atteggiamento da attendista e entra nei panni del fighter, vuol dire che proprio non ne può più. Che è arrivato il momento di usare le maniere forti. Non rispettarne le legittime richieste equivarrebbe a un suicidio sportivo. A quel punto il giochino sarebbe finito. Senza Olimpiadi non vedo quale futuro potrebbe avere la stessa Aiba”.

Giustizia sportiva, trasparenza, cambio della dirigenza. Questi i provvedimenti necessari a brevissimo termine. Riguardo al passato, quali errori pensi abbia commesso l’Aiba?

“Avrei voluto elencarli uno per uno, ma loro mi hanno preceduto. In un certo senso sono rei confessi. L’abolizione dell’APB, il professionismo Aiba, è uno dei peccati principali. Sono entrati a piedi pari in questo sport ripudiando qualsiasi professionista non decidesse di boxare in esclusiva per loro. Una follia che si è confermata tale.”

Solo quello?

“Credevano di poter vincere la battaglia contro Wbc, Wba e Ibf. Volevano dimostrare che un cubano sarebbe stato capace di battere un campione del mondo dei professionisti e sono andati avanti, senza pensare ai danni che avrebbero potuto provocare agli altri pugili. Illusi e ingenui, o forse soltanto incompetenti. Un ragazzo sogna l’Olimpiade, da grande sogna il mondiale. L’hanno capito dopo, con colpevole ritardo. Improvvisamente, a pochi mesi dai Giochi, hanno deciso di fare scontrare i loro dilettanti contro i professionisti. E questo solo perché pensavano fosse l’unico mezzo per aumentare la spettacolarità della manifestazione, attirare gli sponsor. Avevano dipinto il professionismo come il pericolo numero 1, si erano accorti di averne bisogno. Ma, come hanno sempre fatto, si sono mossi in maniera totalmente sbagliata. E adesso sono rientrati nei ranghi”.

Problemi ci sono stati anche con le WSB.

“Quest’anno, a torneo in corso, hanno ridotto da otto a quattro le squadre ancora in competizione. L’hanno fatto a soli sedici giorni dall’inizio delle sfide, ma non gli è bastato. Da maggio conosciamo le due finaliste, ma la finale è stata fissata solo a fine novembre. Errori evedenti, commessi con un’imbarazzante perserveranza nello scegliere ogni volta la soluzione sbagliata”.

A questo punto qualcuno potrebbe chiederti: e allora perché hai accettato di diventare il capo allenatore della squadra italiana nelle WSB del prossimo anno?

“La risposta è semplice. Perché amo questo sport e voglio dargli una mano. Come tenico credo di essere in grado di offrire un aiuto importante, l’avere a disposizione dei giovani ragazzi italiani me ne offrirà l’occasione. La mia è una scelta sentimentale, lo testimonia il fatto che non ho preteso di stabilire un compenso”.

Sei pessimista sul futuro di questo sport a livello olimpico?

“Non ho fiducia nell’Aiba attuale. Volevano fare i professori, cancellare completamente il passato, ripudiare i professionisti. Hanno sbagliato ogni mossa. Ripeto: bisognerebbe pensare esclusivamente al bene di questo sport, fare le cose semplici. Combattere i nuovi potenti, restituire fiducia negli arbitraggi e nei verdetti. Quello che è accaduto a Londra 2012 e Rio 2016 lo sanno tutti, come tutti sapevano quanto forti fossero le pressioni. L’ex presidente Wu era citato come esempio di un luminoso rinnovamento. È stato allontanato dal suo stesso Comitato Esecutivo. Cosa volete di più? Se non sono rei confessi loro, ditemi voi chi potrebbe esserlo. Mi sembra che la boxe abbia già sopportato troppo questi personaggi. Signori, non mettete il CIO nella condizione di cancellarci dai Giochi”.

 

Il Congresso dell’Aiba è fissato per il 2 e 3 novembre.
In quell’occasione sarà eletto il nuovo presidente.
Dopo quella data il CIO emetterà il suo verdetto.
Solo allora sapremo se il pugilato sarà
inserito nel programma dei Giochi di Tokyo 2020.

 

Siete proprio sicuri che il calcio non stia andando verso l’autodistruzione?

Comincia il campionato di calcio.

E gli italiani fanno i conti.

Cinquecentosettanta euro l’anno per vedere l’intera Serie A. Una cifra enorme in un Paese che, per l’83,6% della popolazione, ha un reddito medio lordo tra i 30.000 e i 35.000 euro (fonti Ministero Economia e Finanza, JP Salary Outlook). Un lusso che non potremmo permetterci.

E invece, leggendo un po’ qui e un po’ lì, pare che sia tutto normale.

Sky e DAZN, padrone del prodotto, promuovono l’abbonamento offrendo “il calcio che conta”. Ma il solo fatto che i contratti da sottoscrivere siano due e non più uno, dovrebbe far riflettere sull’offerta.
Tanto per fare un esempio, chi non si abbonerà a DAZN non vedrà oggi pomeriggio, 18 agosto, il serale Lazio-Napoli. Nella seconda giornata non vedrà Napoli-Milan e nella terza Parma-Juventus. Le altre partite chiave visibili solo su DAZN saranno Inter-Juventus, Juventus-Roma, Milan-Napoli e Torino-Juventus.

Per vedere DAZN è necessario avere una connessione Internet.

Per il collegamento sono necessari 2 Megabit per secondo (è la velocità di trasmissione dei segnali digitali). Per guardare la partite in HD in Tv ne servono 6,5. Per usufruire di un prodotto ottimale 8.

Il 29% delle unità abitative in Italia (dato digitalic.it) non ha ancora la banda larga (gran parte è al Centro Sud). Il 9% della zone coperte non arriva a 2 Megabit (fonte Agcom, giugno 2018).

E veniamo alla frammentazione del calendario.

Sette fascie orarie: sabato (18 e 20:30), domenica (12.30, 15, 18, 20:30), lunedì (20:30). Non si esclude un ulteriore allargamento con una partita alle 20:30 del venerdì.

Perchè?

Domanda ingenua. Perché così la Lega vende meglio il prodotto alle televisioni che sono in assoluto le nuove padrone del prodotto.

Lo sono al punto che con un comma inserito nel bando per l’acquisizione dei diritti televivisi (“il broadcaster avrà la possibilità di scegliere l’orario delle partite di campionato”) è stato codificato il diritto dei gestori della diffusione del calcio (Sky e DAZN) di pianificare giorno e ora delle venti gare che a loro giudizio saranno le più importanti del prossimo campionato. Detto e fatto, senza alcun riguardo per chi paga. I fruitori del prodotto devono sopportare tutto. Sulle influenze nefaste che l’atteggiamento delle tv ha sulla vita sociale ne parlerò prossimamente in un altro articolo.

Il pubblico potenziale del calcio diminuisce sempre di più.

E i presidenti delle società italiane continuano a ballare sul Titanic.

Il 64% degli introiti di questa industria è legato ai contratti di cessione dei diritti televisivi (973 milioni di euro, più un bonus potenziale di altri 150 milioni in questa stagione; con l’aggiunta della cessione all’estero). In Inghilterra sono fermi al 53%, in Spagna al 51%, in Francia al 44%, in Germania al 34%. È chiaro, davanti a questi numeri, chi sia il soggetto predominante nella gestione del calcio in Italia.

Gli incassi al botteghino sono fermi all’11%, quelli di sponsor e commercializzazione al 25%.

Tanti soldi in cassa, meno fruitori del prodotto.

Sarebbe necessaria una seria riflessione su questo.

Faccio un esempio sconfinando in uno sport che mi è più familiare.

In tempi lunghi la contrazione della promozione globale del calcio, data in appalto esclusivo alle tv a pagamento, potrebbe ridurne in maniera clamorosa il richiamo sul grande pubblico. E allora ci si renderebbe conto dell’errore madornale fatto in questi ultimi anni.

La boxe è caduta nel grande inganno. In America l’avvento della pay per view (datato 1975 con Ali vs Frazier a Manila) ha portato a guadagni inimmaginabili per pochi pugili (Floyd Mayweather jr ha un reddito doppio rispetto a quello di Lionel Messi e superiore a quello di Cristiano Ronaldo), ma ha anche azzerato la popolarità della maggior parte degli attori.

Una volta in America erano in trenta/quaranta milioni a guardare un match mondiale sul piccolo schermo, oggi quando si raggiunge il milione di spettatori si balla il mambo per una settimana.

Negli ultimi trent’anni di pay per view solo quattro eventi hanno superato i due milioni di spettatori.

Quasi nessuno, al di fuori della nicchia dei fedelissimi, conosce i protagonisti contemporanei. Tutti, ieri, sapevano chi fossero Ali, Tyson, Benvenuti, Mazzinghi, Loi, Frazier, Hagler o Leonard. Lo sapevano perché erano i grandi network a trasmettere in chiaro i loro combattimenti.

In Italia sono tantissimi quelli convinti che il pugilato sia finito con Mike Tyson, anche se Mayweather jr ha guadagnato più soldi, ha vinto più titoli, è stato più talentuoso di lui. Ma Tyson era trasmesso in chiaro da Canale 5 e Italia 1 e lo conoscevano tutti. Floyd va solo sulle pay tv e lo conosce solo la ristretta cerchia di appassionati di boxe.

Il mercato delle pay è fermo a sei milioni di abbonati da anni, quelli della Rai sono 22 milioni a cui vanno aggiunti i fruitori di Mediaset. E adesso che Premium è in fortissima crisi la pay-tv rischia di vedere ridotta anche la fetta di 1,6 milioni di persone che aveva sottoscritto un accordo con il Biscione.

Il calcio ha già venduto alla pay per view pre partita, interviste nello spogliatoio, interviste esclusive, evento, bordocampo e post partita, scelta della programmazione.

Non riesco a vedere cosa altro possa vendergli.

Siamo sempre più vicini a un punto di non ritorno.

I tifosi si divertono a parlare del nulla, non a caso il calcio mercato continua a resistere nonostante si avvicini sempre più alla fiction, tanto somigliare in maniera inquietante al wrestling. Un po’ come avviene, torno ancora lì, con la boxe. Nei social network l’argomento più trattato sono I fantasy match, ovvero improbabili ipotetiche sfide tra due pugili di epoche differenti, distanti anche cento anni!

L’evento, quello che una volta era il momento più importante di ogni sport, è ormai godibile sempre da meno persone.

E poi ci si meraviglia se i Mondiali in Russia su Mediaset hanno raccolto così tanti spettatori. Signori miei, erano una boccata di calcio in chiaro, chiunque avesse un televisore poteva vederli.

Se allarghi l’ascolto potenziale e lo moltiplichi per sette volte, puoi facilmente arrivare per ogni partita da numeri che variano da 3,9 a 11,7 milioni di telespettatori. Riferimenti inimmaginabili per la pay.

Meno fruitori, più soldi. Fino a quando non si accorgeranno che di gente disposta a pagare ne sarà rimasta davvero poca .

Al tempo in cui l’editoria italiana stava cominciando la discesa irreversibile, senza per altro accorgersene, qualcuno paradossalmente ipotizzava un futuro fatto di giornali senza articoli. Solo pubblicità.

I numeri sono lì a testimoniare quanto fossero folli quei sogni.

Per il calcio credo sia solo questione di tempo. Non scomparirà, questo è certo. Ma se non riuscirà a trovare una dimensione economica più equilibrata e a riallacciare il rapporto con il grande pubblico, potrebbe trovarsi assai vicino alla zona pericolosa. Da quel momento in poi ogni risalita equivarrebbe a un miracolo.

Elementare Watson.

 

 

 

Comincia la stagione del calcio. Un lusso vederlo in Tv, costa 800 euro l’anno

Lo sport in televisione costa caro a chi ne compra i diritti, ma anche a chi vuole vederlo.
Nell’articolo i costi degli abbonamenti sono tutti indicati calcolando il pagamento mensile.
In pratica questa stagione per vedere tutta la Serie A i tifosi dovranno versare poco meno di 570 euro annui. Se vorranno includere anche la Champions League il prezzo salirà a quasi 800 euro.

SKY
Abbonati fino allo scorso luglio 4,78 milioni.
Pagamento per l’acquisizione dei diritti Tv della Serie A nei prossimi tre campionati: 780 milioni a stagione.
Partite settimanali trasmesse in esclusiva: 7 su 10.
Costo abbonamento Serie A scorsa stagione (10 partite): 37 euro.
Costo abbonamento Serie A stagione 2018-19 (7 partite, per un totale di 114 in meno rispetto all’ultimo campionato): 37 euro.
Costo abbonamento Serie A (10 gare) ed Europa League scorsa stagione: 54 euro.
Costo abbonamento Serie A (7 gare), Champions League, Europa Legue stagione 2018-19: 58,40 euro.
Altri diritti televisioni detenuti da Sky Sport: Serie B, Mondiale di Formula 1, MotoGP, Nba, Wimbledon fino al 2021, ATP Masters 1000, wrestling, golf e atletica leggera con la Diamonds League. Costo del pacchetto 15,20 euro.
Riposizionamento canali: 200 Sky Sport 24; 201 Sky Sport, gli eventi più importanti; 202 Serie A; 203 Footbal internazionale; 204 Sky Arena con tennis, rugby, atletica leggera, wrestling, basket internazionale; 205 Golf; 206 NBA; 207 Formula 1; 208 Moto GP.

DAZN
Debutto 2 agosto 2018.
Pagamento acquisizione diritti Tv della Serie A prossimi tre campionati: 193 milioni a stagione.
Partite trasmesse in esclusiva: 3 su 10. Quella del sabato sera, della domenica alle 12:30 e una delle 15.
Come vederle: in streaming su telefonini, tablet, pc, smart Tv e console. Solo chi avrà un’ottima velocità di connessione per il download potrà usufruirne pienamente, il collegamento Internet è indispensabile.
Costo abbonamento: a prezzo pieno 9,99 euro al mese, per gli abbonati da almeno un anno a Sky 7,99, per gli abbonati Mediaset Premium può rientrare nei 19,90 del pagamento al network.
Altri diritti: tutta la Serie B, baseball, hockey ghiaccio, rugby, boxe, UFC, rally, freccette e tutta la Serie B di calcio.
Esordio calcio: domani, sabato 18 agosto, con il serale Lazio-Napoli. Nella seconda giornata il clou sarà Napoli-Milan e nella terza Parma-Juventus. Le altre partite chiave visibili solo su DAZN saranno Inter-Juventus, Juventus-Roma, Milan-Napoli e Torino-Juventus.

EXTRA
Sky e DAZN, in parti differenti e già stabilite nei rispettivi contratti, verseranno altri 150 milioni di euro alla Lega Calcio nel caso di un incremento significativo di abbonamenti e pubblicità.

MEDIASET PREMIUM
Abbonati a luglio scorso: 1,6 milioni.
Costo abbonamento: 19,90 euro mensili.
Calcio: ne è rimasto davvero poco, soltanto quello che metterà a disposizione DAZN. Per vederlo bisognerà confermare l’abbonamento. Il resto dello sport sarà quello offerto da Eurosport.

RAI
Abbonamento: 90 euro l’anno (per l’intera programmazione).
Abbonati: 22 milioni.
Calcio: salvata, per legge, la Nazionale che andrà in onda sulla prima rete con le qualificazioni per Euro 2020 e Mondiali 2022.
Coppa Campioni: su Rai 1 ogni mercoledì alle 20:35 la Champions League. Per quanto riguarda la fase a gironi, la migliore partita di un italiana. Poi nove gare della fase a eliminazione diretta: quattro degli Ottavi, due dei Quarti, entrambe le semifinali, la finale.
Altri sport: GP Italia di Formula 1 a Monza, Giro d’Italia di ciclismo, nuoto, atletica leggera, ginnastica, pallavolo, scherma, canottaggio e pattinaggio.

EUROSPORT
Una presenza importante per le discipline che non siano calcio.
Ha comprato i diritti delle Olimpiadi, invernali ed estive, fino al 2024 compreso; il tennis: Australian Open e Roland Garros fino al 2021,
US Open fino al 2022. L’Eurolega maschile di basket, la Serie A; la Major League Soccer, Circuito ATP 250. Il Giro d’Italia e le classiche di ciclismo, la Superbike.

 

 

 

 

 

Tyson Fury vs Francesco Pianeta, tutto quello che c’è da sapere (due video)

Secondo match di rientro di Tyson Fury dopo essere rimasto fermo per due anni e mezzo. Sconfitto Sefer Seferi, sabato affronta Francesco Pianeta. Italiano nato a Corigliano Calabro, ma a sei anni trasferitosi con la famiglia a Gelsenkirchen in Germania dove il papà lavorava in una macelleria. Dopo avere provato con la Muai Thai (9-1-0 il suo record), nel 2005 ha deciso di passare al pugilato. Si è battuto due volte per il titolo mondiale. Ha perso contro Wladimir Klitschko per kot 6 dopo avere subito tre atterramenti e contro Ruslan Chagaev per kot 1.
Tyson Fury spera di offrire uno spettacolo migliore di quello offerto contro Seferi. Il britannico vuole concretizzare la possibilità di una sfida a Deontay WIlder per il titolo Wbc a novembre/dicembre a Las Vegas.

QUANDO

Sabato 18 agosto.

DOVE

Windor Park Stadium, Belfast (capienza 25.000 spettatori).

COSA

Pesi massimi (10 round).

A CHE ORA

Il match avrà inizio attorno alle ore 22:00 (fuso orario italiano).

I PROTAGONISTI

Tyson Fury

Ex campione del mondo Wbo, Wba, Ibf dei pesi massimi

26-0 19 ko, 73% di ko
30 anni
2.06 di altezza, peso ultimo match 125 chili

Ultimi cinque match

9-6-2018 Sefer Seferi (23-1-0) + kot 4
28-11-2015 Wladimir Klitscho (64-3-0) + UD 12
(Mondiale Wba, Wbo, Ibf, Ibo massimi)
28-2-2015 Christian Hammer (17-3-0) + kot 8
29-11-2014 Dereck Chisora (20-4-0) + kot 10
(campionato europeo)
15-2-2014 Joey Abell (29-7-0) + kot 4

Francesco Pianeta

Ex campione dell’Unione Europea dei massimi

35-4-1 (21 ko), 53% di ko
33 anni
1.96 di altezza, peso ultimo match 110 chili

Ultimi cinque match

16-6-2018 Petar Milas (11-0)  – UD 10
10-3-2018 Caso Simeunovic (1-0) + kot 3
14-10-2017 Kevin Johnson (31-8-1) – kot 7
8-7-2017 Ozcan Çetinkaya (26-11-2) + kot 2
17-6-2017 Edi Delibaltaouglu (3-2-0) + kot 3

LE SCOMMESSE

Ultime quote
Tyson Fury vincente: 1/100
Pianeta vincente: 25/1
Pari: 33/1.

HANNO DETTO

Tyson Fury: “Mi sento sano come una trota, sono molto felice, tutto procede liscio, senza infortuni, l’allenamento sta andando bene, la stessa routine ogni giorno nelle ultime 10 settimane. Ho avuto due o tre giorni liberi dal mio ultimo combattimento, sono tornato subito in palestra. Non posso essere più in forma di quando ho combattuto contro Seferi. C’è solo un limite di forma fisica che puoi raggiungere nel pugilato, non si tratta di allenamento, per essere onesti. Se stai per combattere devi essere in forma comunque. Non dovresti farlo se non sei in forma. Ho perso altri sei chili. Non so se questo possa fare la differenza, non credo. Non ero in forma con Seferi? Certo che lo ero, mi ero allenper sette mesi, ero in grado di fare 30 round ma è durato solo quattro, quello era un suo problema, non il mio. Ho mangiato, dormito e bevuto pugilatom non ho fatto altro che boxe da novembre, quindi se non riesco a battere Pianeta potrei anche mettermi in ginocchio e baciare i suoi piedi perché sarei chiaramente colpito nel più profondo dell’anima. Ma se sarò solo la metà dell’uomo che ero qualche anno fa, tratterò Pianeta come una brava ragazza, gli farò una faccia come Elephant Man”.

Francesco Pianeta: “Darò il massimo, non vedo l’ora di combattere. Fury è forte, contro Klitschko lo ha dimostrato. Vedremo se saprà ripetersi”.

IL PROGRAMMA
Piuma (mondiale interim Wbo) Carl Frampton (25-1-0) vs Luke Jackson (16-0); mosca (mondiale Wbc) Cristofer Rosales (27-3-0) vs Paddy Barnes (5-0); massimi: Tyson Fury vs Francesco Pianeta; massimi leggeri: Steve Collins jr (12-1-1) vs Steven Ward (7-0).

TELEVISIONE
La riunione non sarà trasmesso in Italia.