Presto sapremo se la boxe resterà nel programma dei Giochi di Tokyo 2020

Siamo vicini alla decisione finale.
Il 19 luglio 2018 dovremmo conoscere il futuro del pugilato dilettantistico.

Il Comitato Olimpico Internazionale riunito in Congresso a Losanna (18/20 luglio) potrebbe decidere in quel giorno se escludere o meno la boxe dal programma olimpico dei Giochi di Tokyo 2020.

Nell’ultima sessione del 18 maggio scorso, il CIO ha fissato al 6 luglio l’ultimatum per la consegna del report definitivo dell’Aiba. Queste le parole del presidente Thomas Bach: “Per quanto riguarda la situazione all’interno dell’International Boxing Association (AIBA), il Comitato Esecutivo del CIO ha preso atto del rapporto ufficiale fornito dall’AIBA. È stato evidenziato che persistono preoccupazioni in merito a governance, gestione finanziaria, controlli antidoping, operato dei giudici. Alla luce di queste continue preoccupazioni, sono ancora necessarie numerose azioni e ulteriori informazioni e conferme da parte dell’AIBA. Queste ulteriori azioni dovranno essere completate dall’AIBA entro il 6 luglio, in vista della prossima riunione del Comitato Esecutivo del CIO. Nel frattempo rimarranno in vigore le decisioni chiave prese in precedenza dallo stesso CE, compresa quella di conservare il diritto di rivedere l’inclusione del pugilato nel programma per i Giochi Olimpici di Tokyo 2020”.

Controlli antidoping.
La WADA (l’Agenzia Mondiale Anti Doping) è scesa in campo contro l’Aiba anche dopo l’ultimatum del Cio. In precedenza aveva sostenuto l’inattendibilità dell’Ente sul fronte antidoping, classificando il pugilato come lo sport olimpico con meno controlli fuori gara in assoluto.
Anche successivamente ha manifestato forti dubbi.
“L’Aiba resta a rischio di essere dichiarata non conforme dall’Agenzia in seguito alla decisione di assegnare i campionati del mondo maschili 2019 alla Russia, nonostante la sospensione decretata dalla stessa Agenzia nei confronti degli Enti che svolgono le operazioni antidoping in quel Paese”.
L’Aiba in un suo comunicato ha cercato di smussare la controversia.
“Siamo disponibili, in collaborazione con i nostri partners, a trovare una soluzione per un programma di controlli antidoping durante la manifestazione. Siamo pronti ad usare le stesse opzioni messe in atto dalla FIFA in occasione della Coppa del Mondo di calcio, opzioni che prevedono i test di un’agenzia esterna e indipendente al di fuori della nazione ospitante”.

Gestione finanziaria.
Il CIO ha messo in atto l’azzeramento dei contributi. L’Aiba non ha ricevuto i 16/18 milioni di dollari che intasca annualmente dal Comitato nell’ambito della ripartizione dei finanziamenti.
La stessa Aiba ha ammesso di avere rischiato la bancarotta, ma di esserne uscita fuori grazie all’accordo trovato con la Beckons per la restituzione dei dieci milioni di dollari ricevuti in prestito nel 2011. Così non fosse stato, sarebbe saltato tutto.
“È stato raggiunto un accordo extragiudiziale per fare fronte alle richieste del maggiore creditore e porre fine a una lunga battaglia legale. La somma di dieci milioni di dollari sarà restituita alla Benkons a scadenza fisse, con inizio gennaio 2021. Parte del debito sarà trasformato in sponsorizzazione”.
Così ha dichiarato il presidente a interim Gafur Rakhimov.

Governance.
L’uzbeko Gafur Rahkimov è il presidente a interim dell’Aiba, ha sostituito l’italiano Franco Falcinelli.
Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, secondo quanto scrive il Guardian, lo ha definito “uno dei principali criminali del suo Paese, una persona coinvolta nel traffico di eroina collegato al gruppo criminale Thieves-in-Law” e gli ha negato l’accesso negli Usa.
Il CIO vorrebbe che fosse sostituito alla guida del movimento, l’Aiba non ha finora accettato la richiesta.
C’è molta confusione all’interno dell’Associazione. Tutti strepitano pur di far sentire la loro voce, vogliono un posto in prima fila per il giorno delle elezioni (inizio novembre). C’è chi lo fa in maniera pubblica e chi lo fa in riunioni segrete. L’incertezza sulla reale consistenza dei vari gruppi rende ancora più intensa la lotta.
È in programma una riunione dell’Esecutivo per luglio, ancora non si sa se prima o dopo le decisioni del CIO. 

Operato arbitri e giudici.
Situazione grottesca. Tutti coloro che hanno officiato a Rio de Janeiro 2016 sono stati sospesi. I trentasei ufficiali di gara negli ultimi due anni hanno diretto o giudicato pochissime volte (quattro o cinque in totale), l’inchiesta su di loro è stata completata da tempo. Ma ancora non è stata presa una decisione definitiva. Forse, anche qui, si aspetta il Congresso elettivo di novembre. Resta il fatto che ad arbitrare ad ogni livello siano quelli che erano rimasti fuori dai “migliori 36″ chiamati a gestire i Giochi Olimpici. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Novità per le donne.
Negli ultimi dodici mesi il pugilato olimpico femminile ha operato alcune modifiche al proprio regolamento.
Le categorie da tre diventeranno cinque (con l’aggiunta dei 57 e 69 chili).
Combatteranno senza caschetto e sulla distanza di tre minuti.
Nel Comitato Esecutivo la presenza femminile passerà da una (la 64enne Joyce Bowen delle Barbados) a sei rappresentanti.
Potranno combattere anche le professioniste.
Sarà esclusa una categoria maschile.
Adesso bisogna semplicemente vedere se a Tokyo 2020 ci sarà la boxe.
I biglietti per le competizioni di pugilato sono stati già disegnati…

Oliva racconta l’uomo e il pugile, sfida se stesso e fa centro anche a teatro

Via Chiaia, centro storico di Napoli.
Arrivo con passo lento da piazza dei Martiri, mi fermo all’altezza del civico 157, davanti all’ingresso del Sannazzaro: un teatro dell’Ottocento. Mi raccontano che su quel palcoscenico si sono esibiti attori come Emma Grammatica e Ruggero Ruggeri. Resto colpito da tanta nobilità.

È martedì 26 giugno, mancano pochi minuti alle 21.
Una piccola folla si muove davanti all’ingresso, quattrocento posti, tutto esaurito.
Patrizio Oliva sta per lanciare l’ennesima sfida.
Detrattori ne ha sempre avuti, e sempre ne avrà. È nello spirito del personaggio. Poco accomodante, cerca un’empatia istintiva con l’interlocutore. Quasi mai a caccia di complicità, ma spesso pronto a offrirsi come onesto e combattivo compagno di avventura.

Campione olimpico, miglior pugile dei Giochi di Mosca 1980; da professionista campione italiano, europeo e mondiale. Aveva vinto tutto eppure lo criticavano.

Figuratevi adesso che combatte fuori dalle corde di un ring.
Diffidenza, ecco l’atteggiamento contro cui è andato a sbattere in molti casi.

“Ciao Patrizio, che programmi hai?”
“Voglio provare a fare l’attore?”
“Sì, vabbuò. E io faccio o’ puggile”.
Ma Patrizio tiene a capa tosta.

Mentre aspetto, leggo velocemente la locandina.
Patrizio vs Oliva
drammaturgia di Fabio Rocco Oliva
da “Sparviero, la mia storia” di Patrizio Oliva e Fabio Rocco Oliva.

Sono le 21:20, mancano dieci minuti all’inizio.

Entro.

Incrocio vecchi compagni di viaggio, personaggi con cui ho trascorso momenti felici. Pugili come Elio Cotena, Salvatore Bottiglieri, Franco Zurlo, Mario Oliva. Giornalisti che da decenni raccontano la boxe in modo poetico e professionale come Franco Esposito.

C’è la Napoli del ring in platea, ma non solo. Vedo attori, noti esperti di finanza, dirigenti federali, medici.
È un bel parterre. Posti vuoti non ce ne sono.
Lo spettacolo ha inizio con i canonici venti minuti di ritardo, sembra non se ne possa fare a meno.

Patrizio parte teso, preoccupato. Nella prima scena va via appoggiando la recitazione sulla memoria, sembra gli manchi qualcosa dentro, c’è poca anima nella sua parola. Poi, lentamente, trova il ritmo giusto e, come nei giorni d’oro sul ring, travolge tutti.

Affiancato, a volte guidato, da Rossella Pugliese (attrice da applaudire spesso, ammirare sempre) si muove da padrone.

A mezza via tra il dramma e la tragedia, con minime divagazioni ironiche, Patrizio vs Oliva è uno spettacolo di passione pura in grado di scatenare emozioni forti, coinvolgenti.

È la storia violenta dell’uomo, il racconto del suo lento divenire pugile: da bambino di appena 40 chili a campione di valore assoluto.

La nascita e i giochi in via Stadera; l’infanzia ferita dalla prematura scomparsa del fratello Ciro, morto quando aveva solo 16 anni. I litigi continui tra i genitori, il papà che amava il vino e diventava violento con la mamma. Lei, una bella donna calabrese dal viso combattivo e rassegnato (non so se i due aggettivi possano coesistere, ma è così che la ricordo, e così l’ha resa sul palcoscenico Rossella Pugliese), doveva lottare per tirare avanti la famiglia numerosa e faceva una fatica disumana per accettare la tragedia che era entrata nella sua casa.

L’avvio dello spettacolo è affascinante. L’attrice recita in dialetto calabrese. Non capisco il significato delle parole, ma è la musica delle stesse e la cadenza con cui sono recitate a esprimere appieno il senso del discorso. Da applausi anche questo momento.

La fuga del papà, il dolore, la sofferenza. E poi l’amore per la boxe, nato inseguendo i sogni che erano del fratello Mario, la consapevolezza del suo valore. Il dramma sfiorato ai Giochi di Mosca, quando l’intera squadra aveva rischiato di essere fatta fuori dal torneo per non essersi presentata in tempo alle operazioni di peso. La vittoria olimpica, il trionfo mondiale tra i professionisti. Quattro quadri che si chiudono con l’affascinante voce di Paolo Rosi che scandisce “Oliva è il nuovo campione del mondo”.

Patrizio riempie la scena. Con una presenza fisica scattante e dinamica, insolita in un quasi sessantenne. A vederlo tirare colpi in velocità, ballare sulle punte, schivare e rientrare, padrone sempre e comunque del gesto tecnico, torno indietro nel tempo. Nell’uomo di oggi rivedo il campione di ieri.

Da attore entra nel cuore del personaggio, racconta se stesso senza nascondersi dietro retorica o pudore. Si dà al teatro in modo assoluto. In fondo è come stare sul ring. È abituato a combattere contro se stesso.
Il ritmo incalzante degli ultimi due quadri, i dialoghi stringenti, la bravura di entrambi i protagonisti. Emozioni forti. In sala c’è chi, commosso, piange senza ritegno. Chi si sente trasportato da una strana frenesia.

Patrizio riesce a dare intensità al personaggio, spessore alla storia.

E alla fine tutto il teatro è in piedi ad applaudire.

Una standing ovation. Vera, non quella che a volte sento raccontare da alcuni telecronisti: se l’applauso viene da un pubblico che è seduto, non c’è standing. Ma questa è un’altra storia.

Siamo tutti in piedi e applaudiamo perché abbiamo ricevuto uno dei doni che solo uno spettacolo teatrale che coglie nel segno riesce a dare. Ci siamo emozionati.

No, non credo che qualcuno possa inventarsi pugile dall’oggi al domani.

Ma penso che Patrizio Oliva l’attore possa farlo davvero.

LA SCHEDA

Patrizio vs Oliva
drammaturgia di Fabio Rocco Oliva
da Sparviero, la mia storia di Patrizio Oliva e Fabio Rocco Oliva, Edizioni Sperling&Kupfer
con Patrizio Oliva e Rossella Pugliese
regia di Alfonso Postiglione
spazio scenico Daniele Stella
costumi Giuseppe Avallone
disegni e illustrazioni Daniele Bigliardo
musiche Stefano Gargiulo
organizzazione e produzione Maurizio Marino per ArteTeca Stefano Sarcinelli per Laprimamericana
durata 75 minuti

 

Denys verso il ring. Sulla moto, in camicia di forza e ora su un cavallo!

In passato aveva fatto il suo ingresso nell’arena a bordo di una motocicletta, ma anche imprigionato in una camicia di forza. Stavolta ha superato se stesso.

Denys Berinchyk è un trentenne ucraino che nelle tre stagioni da professionista ha messo su un record di 9-0, con sei vittorie prima del limite. Da dilettante è stato medaglia d’argento ai Mondiali di Baku 2011 e all’Olimpiade di Londra 2012, in entrambe le occasioni da superleggero.

Da professionista si batte da peso leggero ed è dotato di pugno pesante. Vive a Kiev. Ed è stato proprio il Palazzo dello Sport della sua città a ospitare l’ultimo exploit. Doveva misurarsi contro il colombiano Josè Luis Prieto (26-4-0) che poi avrebbe sconfitto per kot 5.

Ha fatto il suo ingresso sul ring in sella a un cavallo!

Chissà cosa farà la prossima volta per stupirci …

Il 30 chiude FoxSports. Vedremo ancora atletica, boxe e NFL in tv?

Il 30 giugno chiuderà FoxSports (canali 204 e 205 del bouquet Sky).
Dove potremo vedere le discipline di cui aveva comprato i diritti?
La Bundesliga dovrebbe passare a Sky.
Una serie di atri sport, golf e Nba escluse, andrebbero sul nuovo canale in via di definizione inserito in palinsesto con il nome di Sky Arena. In quel canale, in cui non figureranno nè calcio nè motori, sarebbero trasmessi: Atletica leggera (se sarà siglato il contratto con la Diamonds League), Pugilato (se sarà rinnovato l’accordo con la Matchroom di Eddie Hearn), Tennis (Wimbledon e alcuni Master 1000, se saranno riacquistati i diritti), NFL con il commento in inglese. Nba e golf saranno programmati su altri canali, sempre di Sky.
Per l’intera giornata si è parlato di un passaggio dell’attuale direttore Marco Foroni a Dazn che trasmetterà per Perform tre partite di serie A a settimana. Ma l’accordo non è stato ancora raggiunto.
Il futuro degli sport lasciati in eredità da FoxSports lo conosceremo in via definitiva soltanto nella serata dal 5 luglio, dopo la riunione a Losanna dello stato maggiore del Network.
Nella nuova Sky ci saranno dieci canali dedicati allo sport: Sport24, Sky Sport 1 (unico canale al di fuori del pacchetto calcio, con una partita di Serie A), Serie A, Golf, Nba, Rugby, Formula 1, Moto GP, Sky Arena, Sky Plus.
FoxSports è nato nel 2013, dal 2015 ha siglato un triennale (per 32 milioni di euro) con Sky. Scaduto il contratto, chiuso il rapporto. L’emittente ha avuto il merito di trasmettere Liga, Budsliga, Premier (ora in mano a Sky), ma anche tanti sport oltre al calcio: l’atletica, la grande boxe (abbiamo visto Joshua, Mayweather, Pacquiao e tanti fuoriclasse), il Superbowl.
Era un rifugio per chi non viveva di solo calcio, per chi non amava le telecronache urlate. Peccato.

A fine novembre arriva Creed 2 (ecco il trailer in italiano del film)

Il film sarà in sala negli Stati Uniti il 22 novembre, il giorno del Ringraziamento (Thanksgiving Day). Da noi dovrebbe arrivare una settimana dopo, giovedì 29.
Sto parlando di Creed 2, la seconda parte dello spin off di Rocky.
Protagonisti Michael B. Jordan nel ruolo di Adonis Creed (il figlio di Apollo), Florian Monteanu (peso massimo, 112 chili per 1.94 di altezza) nel ruolo di Viktor Drago (il figlio di “ti spiezzo in due” Ivan) e ovviamente Sylvester Stallone che interpreta Rocky Balboa.
I due figli d’arte si sfideranno sul ring in quello che non sarà solo un match di pugilato.

“In palio non c’è solo la possibilità di perdere un titolo. Sul ring hai delle regole. Fuori non hai niente. La vita ti riserva un’infinità di colpi bassi. Quelli come me vivono nel passato. Tu hai la fortuna di avere delle persone che hanno bisogno di te adesso. Hai tutto da perdere. Questo ragazzo non ha niente da perdere “, lo avverte Rocky.
“Non ho scelta” risponde Creed.
“È la stessa cosa che ha detto tuo padre ed è morto proprio qui tra le mie braccia”, gli dice Rocky.
In attesa dell’arrivo in sala del film, godiamoci il primo trailer. È appena uscito.

È accaduto in Messico. Incinta di sei settimane, la fanno combattere!

Cinthia Cardona ha vent’anni, è messicana e ha bisogno di soldi.
Ogni tanto sale sul ring e combatte per pochi spiccioli.
Stavolta le avevano offerto 10.000 pesos, più o meno 420 euro, per affrontare il 26 maggio scorso a El Chamizal de Zamora, Michoacén, il peso gallo Guadalupe Rodriguez. L’avversaria era più quotata, e poi lei normalmente combatte sui 4 round ma stavolta si sarebbe dovuta cimentare sugli otto.
Nessuno le ha chiesto certificazioni mediche, nessuno le ha fatto il test di gravidanza. Fossero state rispettate le regole avrebbero scoperto che CInthia Cardona aveva uno stato di gravidanza di sei settimane (sopra il referto medico pubblicato da boxalda.com).

Ha perso per kot alla quarta ripresa. Tornata a casa ha raccontato tutto in un video di denuncia inviato a boxalda.com che ha anche pubblicato la foto prima del combattimento, il certificato in cui si attesta lo stato di gravidanza e la ricevuta del pagamento per il test.
Mi chiamo Cinthia Cardona (a sinistra nella foto sotto) e denuncio l’organizzazione Guerreros de Zamora. Mi hanno chiesto se volessi lavorare, ho risposto di sì. Avevo bisogno di soldi. Mi hanno promesso diecimila pesos di borsa, alla fine me ne hanno dati solo duemila (meno di 85 euro, ndr). Il giorno dell’incontro mi hanno dato 50 pesos (poco più di 2 euro, ndr) per la colazione e il pranzo. Mi hanno sistemato in un albergo squallido. Ho chiesto di parlare con il mio manager Juan Cardona, mi hanno negato questa possibilità. Mi hanno costretta a combattere senza paraseno o altre protezioni. Ora ho deciso di denunciarli“.

Anche il World Boxing Council ha riportato con grande sdegno la notizia (sopra), aggiungendo quella ugualmente brutta (per la salute dei pugili) di Jesse Flores che è stato portato sul ring per un match il 30 maggio scorso a Città del Messico, nonostante avesse subito un knock out dopo cinquanta secondi del primo round appena dodici giorni prima.
“Non possiamo più permettere che queste cose accadano” hanno scritto sul sito ufficiale del Wbc.
Spero che la promessa venga mantenuta.

Era un leggero, il 28 luglio sfida Danny Williams da peso massimo…

Lee McAllister ha attraversato undici anni di carriera combattendo a cavallo tra leggeri e superleggeri, categorie in cui ha conquistato il titolo del Commonwealth. L’ultimo match con licenza inglese l’ha fattoda welter. Poi ha intrapreso un’altra strada.

Il 28 luglio salirà sul ring dell’Aberdeen Beach Ballroom per sfidare in 12 riprese Danny Williams che la scorsa settimana pesava 127 chili.

Williams (52-26-0) viene presentato dalla promozione dell’evento come l’uomo che ha chiuso la carriera di Mike Tyson. In termini statistici è vero, anche se quel Tyson era già finito da tempo. Ma il match è del 30 luglio 2004, dopo di allora il massimo britannico ha combattuto altre 43 volte, perdendo in 23 occasioni. Oggi, a 44 anni, se ne va in giro a prendere borse offrendo in cambio il ricordo della magica notte del 2004. È al suo terzo match dell’anno.
Danny è alto 1.91 e dovrebbe salire sul ring a 127/130 chili.

McAllister (35-3-0, 9 ko) si era ritirato nel 2013, poi nel novembre 2016 ha preso la licenza irlandese ed è tornato a combattere. Sei vittorie contro rivali non esaltanti, l’ultimo è Lee Kellett un massimo leggero con un record di 5-10-2.
In sei mesi l’ex campione dei superleggeri ha dovuto mettere su 25 chili e il 28 luglio pensa di combattere a 91 kg, lui che è alto 1.75.

Chi è il miglior peso massimo dello Stato dell’Ohio?

Si sono affrontati per vedere chi fosse il più forte peso massimo dell’Ohio, o almeno così recitava la locandina della serata.
Ha vinto Cassius Anderson (5-1-0, 3 ko) che ha battuto per squalifica al quarto round Marquise Valentine (5-2-0, 2ko, di faccia nella foto sotto mentre Anderson è ovviamente quello di spalle).
L’abitro Jemie Howe ha interrotto il match a 2:58 della quarta ripresa.
Valentine stava andando al tappeto.
Lui dirà che era stato spinto.
Anderson che era stato merito di un suo colpo.
Il terzo uomo dava ragione al colpitore e si stava preparando a iniziare il conteggio.
Intervenivano a sorpresa i due uomini all’angolo di Valentine che aiutavano il loro pugile a non cadere.
L’arbitro si pronunciava per l’immediata squalifica.

Anderson è 189 nella classifica dei pesi massimi americani.
Valentine occupa il posto 187.
Il match si è svolto al Seagate Convention Center di Toledo (Ohio).
Non sono riuscito a trovare informazioni sul peso dei protagonisti.

Zavala rinuncia a Tokyo 2020 e, a 18 anni, debutta da pro’ per Bob Arum…

Sabato 30 giugno, alle 6:30 del pomeriggio, Chris Zavala salirà sul ring della Chesapeake Energy Arena di Oklahoma City e disputerà il suo primo match da professionista, al limite dei pesi piuma. L’avversario avrà il doppio dei suoi anni, ma solo due match all’attivo. Una vittoria e una sconfitta è quanto si può trovare nel record di Tyler Pacheco, il 36enne che viene da Abilene, Texas.

Chris si porta dietro il soprannome di The Boy, è un ragazzo di diciotto anni che ha appena firmato un contratto importante che lo lega alla Top Rank. Il boss Bob Arum crede in lui, in questo pugile dalla faccia da bambino con un record di 125-9 da dilettante, un oro ai Golden Gloves nazionali nel 2015 e la promessa di un futuro pieno di soddisfazioni.

Combatterà nel cartellone che avrà il clou nella difesa del titolo mondiale Wbo dei supermedi da parte di Gilberto “Zurdo” Ramirez che affronterà Roamer Alexis Angulo. I match, quello di Ramirez, ma anche quello di Zavala, saranno trasmessi in diretta dalla ESPN.

“È un sogno che diventa realtà. È per questo momento che io e la mia famiglia abbiamo fatto tanti sacrifici, per questo momento ho cominciato ad allenarmi con Manny Robles da quando avevo nove anni. Diventare campione del mondo è quello che voglio dalla prima volta che ho messo i guantoni”.

Chris “The Boy” Zavala, da Long Beach in California, era uno dei migliori dilettanti degli Stati Uniti. Ha rinunciato alla possibilità di partecipare all’Olimpiade di Tokyo 2020 per intraprendere la strada del professionismo.