Murata: “Sono superiore a Blandamura in potenza e resistenza”

Venerdì, a Tokyo, dovrebbe esserci l’ultima conferenza stampa di Ryota Murata ed Emanuele Blandamura in vista della loro sfida per il mondiale Wba dei pesi medi, in programma domenica 15 alla Yokohama Arena. Sabato le operazioni ufficiali di peso. Lo sfidante non sembra avere problemi. È arrivato in Giappone appena un chilo e mezzo sopra il limite della categoria. Per mangiare in questa trasferta nipponica ha scelto due ristoranti italiani.

La preparazione prosegue nella palestra della Teiken Promotion, la società che gestisce l’attività professionistica di Murata in Giappone. Ad ogni seduta di allenamento aumentano i giornalisti. Divertiti dalle risposte dell’italiano, hanno definito il suo atteggiamento molto amichevole. Ma non sono rimasti soddisfatti dalle risposte ricevute davanti a ogni richiesta di chiarimenti sulla tattica che Lele adotterà nel match. Dicono sia stato poco esplicito, che si sia limitato a generici riferimenti. Abbastanza normale per noi, decisamente meno per loro.

Più aperto sul tema, Ryota Murata ha fatto delle dichiarazioni importanti, riportate dal giornalista Anson Wainwright sul sito ufficiale della rivista specializzata americana The Ring.

“Se provassi solo a sopraffare il mio avversario, non potrei combattere alla giusta distanza e sprecherei così troppa energia, questo è il problema. Mi sono reso conto che posso imporre la distanza che preferisco facendo un buon uso del jab. Non posso pensare di aumentare improvvisamente la potenza dei colpi o la velocità. La padronanza dei nervi accrescerà la mia potenza con il passare delle riprese. Certo, vorrei vincere per knockout, ma Blandamura è difficile da sopraffare, almeno all’inizio del match. So di essergli superiore in potenza e resistenza. Lo attaccherò dalla media distanza e lo priverò della sua energia. Non devo mai avere dei cali di concentrazione”.

IN TELEVISIONE – Il mondiale sarà trasmesso in diretta domenica 15 aprile su FoxSports (canale 204 del bouquet di Sky) con inizio alle ore 12:45. Ore 13:00 mosca (mondiale Wbc): Dalgo Higa (15-0) vs Cristofer Rosales (26-3-0). Ore 14:00 medi (mondiale Wba) Ryota Murata (13-1-0) vs Emanuele Blandamura (27-2-0). Repliche, domenica 15 canale 105: ore 19:15 e 21:45. Telecronista Mario Giambuzzi, commento tecnico Alessandro Duran.

 

 

 

“Dentro i secondi” con Antonello Cossia da giovedì al Teatro Tram di Napoli

Francesco De Luca, capo dello sport de Il Mattino,  ha dedicato un articolo allo spettacolo “Dentro i secondi” che andrà in scena al Teatro Tram di Napoli (via Port’Alba, 30) da giovedì 12 a domenica 15 (i primi tre giorni alle ore 21, l’ultimo alle ore 18).

Lo show è diretto e interpretato da Antonello Cossia, attore, regista, autore che ha scritto e interpretato anche “A testa alta”: storia della vita del padre ex-pugile, atleta della nazionale azzurra che rappresentò l’Italia ai giochi olimpici di Melbourne in Australia, nel 1956.

I testi di “Dentro i secondi” sono di Franco Esposito e Dario Torromeo. Costumi: Annalisa Ciaranella, disegno luci: Angela Grimaldi, musiche a cura di Francesco Albano, produzione: Altrosguardo.

Protagonisti nell’ombra. Scudieri, accompagnatori preziosi dei primattori, spesso primattori anch’essi, mai avvezzi però alla prima pagina e al titolo a nove colonne.
Presenze fondamentali, essenziali, al fianco dei campioni, le cui vittorie sono sovente il prodotto del lavoro degli insostituibili: spalle preziose su cui poggiarsi quando la fatica diventa terribile, sparring, compagni d’avventura. Inamovibili, silenziosi, operosi, fedeli e fidati. Una vasta specie con connotati precisi. E oltre un secolo di opere risolutive: alcuni entrati con dolce prepotenza nella storia dello sport. Gunboat Smith, pugilatore all’inizio dell’altro secolo, si faceva prendere a pugni dal suo superiore: preparava il celebre Jack Johnson, l’odio dei bianchi d’America, alla conquista del mondo. E poi: Carrera e Milano, gli angeli di Coppi, Nobby Stiles il cattivo dell’Inghilterra che si prese la World Cup nel ’66; Lodetti e Bonini che correvano per Rivera e Platini…
Gli ultimi che diventano primi, e talvolta primi s’inventano davvero.
È l’immutabile magia dello sport.

Scrive Emanuela Audisio nella prefazione:
“Sono i Sancho Panza dello sport. Gonfiano i sogni altrui, li rendono materia. Danno concretezza alle imprese, anzi le cucinano e le sfornano calde. Fanno nascere romanzi sportivi strepitosi. Sudano, lottano, si sacrificano. Anche se ad alzare le braccia è sempre Don Chisciotte, non il suo fedele servitore. Sono l’ombra che lascia la grandezza. Sherpa di salite anche esistenziali. Nessuno ha mai capito chi glielo fa fare: troppa timidezza, disagio, generosità, masochismo. Danno il loro meglio agli altri, ai campioni che li sfruttano e li ricompensano con una carezza di gloria”.

Ecco un estratto della storia di Jimmy Ellis, amico e sparring di Muhammad Ali.

Era l’estate del Settantuno.
«Ciao campione»
«Ciao campione».
«Stavolta saremo rivali»
«Jimmy lo so che sei forte. Per diventare mio sparring devi essere veramente bravo».
«Ali ti rispetto, ma cercherò di batterti».
«Coraggio amico, andiamo a divertirci».
Jimmy cercava di mostrare all’altro la sua bravura, voleva fargli vedere quanto fosse migliorato. Centinaia di round di sparring gli avevano svelato ogni segreto di Ali. Poteva intuire quando sarebbe partito il jab sinistro, quando avrebbe provato a entrare con il diretto destro. Avrebbe potuto, ma non era riuscito a farlo.
Ali era tornato indietro nel tempo. Volava come una farfalla e pungeva come un’ape. Poi nel quarto round piazzava un destro che faceva tremare l’intero corpo di Ellis. Da quel momento il match viveva nell’attesa del colpo finale, con una storia che sembrava essere stata scritta molto tempo prima.
Nella dodicesima ripresa un montante sinistro di Ali centrava l’amico, lo scuoteva, rendeva traballanti le sue gambe.
Un’altra serie lo portava sull’orlo dell’abisso. A quel punto Ali si fermava, aspettava che accadesse qualcosa, che qualcuno ponesse fine a quella mattanza. L’arbitro Jay Adson capiva al volo il drammatico momento e chiudeva l’impari sfida.
«Ali perché ti sei fermato?»
«Ho visto nei suoi occhi una grande sofferenza».
«Ti sei fermato perché era un tuo amico?»
«Mi sono fermato perché è un uomo, come me. E io non voglio uccidere un uomo sul ring».
«È stato un match facile?»
«Sono stato in gamba, ho battuto il peso massimo più forte del mondo dopo di me».

L’idea per la realizzazione di questo spettacolo si basa sul libro scritto da Franco Esposito e Dario Torromeo: “Dentro i secondi” (Absolutely Free Editore), in cui gli autori spaziando su un ampio arco sportivo, tracciano trenta ritratti in cui più che la gloria, c’è la fatica di personaggi che appunto sono scavati nell’ombra, dove i riflettori non riescono ad arrivare, eppure abbiamo vissuti preziosi poiché senza la tenacia di costoro, tanti campioni non sarebbero saliti sul gradino più alto del podio, non avrebbero conquistato nelle varie discipline indagate quelle vittorie che li hanno consegnati attraverso il bacio della gloria alla Storia mondiale dello sport.

Dal calcio al pugilato, si snocciolano i racconti dei “secondi” che non corrono solo di lato o stanno all’angolo, ma hanno stoffa e talento di livello, che sacrificano e mettono a disposizione di altri per i motivi più diversi.

Campioni con poca gloria a cui è solo capitato di essere contemporanei di altri ancora più grandi e più luminosi come Jimmy Ellis, che fu allo stesso tempo sparring-partner ed anche avversario di “un certo” Cassius Clay-Muhammad Alì, sempre con molto rispetto reciproco.

Come Giovannino Corrieri, gregario di Gino Bartali, la maglia rosa più veloce della storia: la indossò a mezzogiorno, la sfilò qualche ora dopo, quando Koblet vinse la tappa del pomeriggio che avrebbe portato fino al termine del Giro 1950. Poche ore di gloria, una vita ad accudire Bartali in bicicletta. Tempo votato a sacrificarsi per il capitano nonostante una segreta ammirazione per Coppi.

Il ciclismo e il pugilato sono i più grandi fornitori di storie, ma c’è anche il calcio, l’atletica leggera, il canottaggio. Ritratti di accompagnatori preziosi, spalle fondamentali alle quali appoggiarsi quando la fatica diventa terribile. Vite da gregari, dunque, termine di cui non si abusa. Agonisti formidabili, votati alla discrezione, non attratti dalla pubblicità, abituati a sudare nel silenzio e nel sacrificio, lavoratori ostinati, coraggiosi, generosi. Non sono questi i vincenti da copertina, ma che risultano fasulli alla prima sconfitta, sgretolandosi in mille distrazioni che li allontanano dal percorso.

Le imprese di Belcastro, Rosi e Zoff regalano ottimismo a Blandamura

La sfida di Emanuele Blandamura contro Ryota Murata per il mondiale Wba dei pesi medi è di quelle molto, ma molto difficili. Il pronostico lo indica come sfavorito.
Sono andato a cercare nella memoria qualche momento simile nella storia del pugilato italiano e a mente, senza scomodare gli annuari e senza andare molto indietro nel passato, ne ho trovati tre. Probabilmente ce ne saranno altri, magari più significativi. Ma questi tre li ho vissuti da bordo ring e li ricordo bene.

Era l’aprile dell’88. Il ring era all’interno del Palazzetto dello sport di Busalla, in Liguria. In palio il campionato europeo dei pesi gallo. Difendeva il titolo Fabrice Benichou che lo aveva appena conquistato battendo per ko Thierry Jacob. Il campione era un pugile tosto, votato all’attacco e dotato di pugni pesanti. Il suo record ne era la testimonianza: 17-5-0, con 10 knock out all’attivo. Lo sfidante era un calabrese trapiantato a Pavia, Vincenzo Belcastro. Tecnico, ottima padronanza dei fondamentali, ma con i piumini nelle mani: 12-3-2 recitava il suo record, con un solo successo prima del limite.

Sul ring accadeva l’imprevedibile. Nel terzo round un destro in attacco di Belcastro centrava alla mascella Benichou. Era un colpo perfetto, portato con precisione da manuale. Subito dopo averlo tirato, lo sfidante si rimetteva in posizione di guardia, temendo la reazione dell’altro. Il campione però era finito pesantemente al tappeto. Si rialzava a fatica, barcollava, era incerto sulle gambe. L’arbitro l’aveva già contato out e decretava giustamente il ko.
Sorprendente vittoria da picchiatore di uno che picchiatore non lo era stato mai.
Il successo regalava fiducia e consapevolezza della propria forza a Belcastro che sfiorava anche il titolo mondiale, perdendo per split decision contro Sanabria al termine di un match molto incerto.

Nel luglio del 1989 erano in tanti a pensare che la brillante carriera di Gianfranco Rosi fosse ormai finita. Quando arrivava la notizia di un tentativo mondiale ad Atlantic City contro il golden boy da un milione di dollari Darren Van Horn, il verdetto sembrava già scritto in partenza. Il campione Ibf dei superwelter aveva un record immacolato: 39-0, con 24 successi prima del limite. Era più giovane di undici anni (21 contro 32) e poteva sfruttare il vantaggio di boxare in casa. Anche la storia era contro Rosi: solo due italiani (proprio la stessa situazione di Emanuele Blandamura) avevano conquistato il mondiale in America. C’era riuscito Primo Carnera (pesi massimi), l’aveva imitato Nino Benvenuti (pesi medi, guarda un po’).
Si combatteva al Trump Plaza. Già nel primo round si era capito che ci saremmo trovati davanti a un pomeriggio magico per l’Italia del pugilato.

Dopo soli ventiquattro secondi l’umbro portava un sinistro in approccio, doppiato da un diretto destro che mandava il campione al tappeto. Era l’inizio di un dominio assoluto concluso con una larga vittoria ai punti (117-109, 118-108, 116-109). Un successo arrivato in maniera tanto clamorosa, quanto inaspettata.

Il terzo ricordo è più recente. Agosto del ’99. Ero a bordo ring del Palasport di Le Cannet in Francia per il tentativo mondiale di Stefano Zoff contro Julien Lorcy, campione Wba dei pesi leggeri. Il francese era sei anni più giovane del nostro e aveva un record migliore: 41-1-2 contro il 28-6-2 di Stefanino. Avevo passato la vigilia assieme allo sfidante, alla moglie e alla figlia Veronica, al manager Salvatore Cherchi. Erano tutti fiduciosi che potesse farcela, erano tra i pochissimi a credere che l’impresa sarebbe stata possibile.
Avevano ragione loro. Ancora una volta un pugile italiano aveva sconvolto i pronostici e regalato una grande gioia al popolo della boxe. Julien Lorcy a fine match aveva gli occhi gonfi, una brutta ferita sotto l’arcata sopracciliare sinistra, rivoli di sangue disegnavano la sua faccia. Il torello infuriato aveva incontrato il suo matador.  Lo sfidante aveva preso in mano la partita dopo soli tre minuti, il tempo di una ripresa. Aveva tolto spazio, respiro, possibilità di movimento al campione.

Attaccato, soffocato da quel sinistro che non gli concedeva tregua, il francese aveva cercato di abbozzare una reazione. Ma quella notte Stefano Zoff apparteneva alla schiera dei grandi del ring, di quelli che sanno regalarti emozioni andandole a pescare nel profondo dell’anima. E così quando anche l’energia stava finendo, era stato il coraggio a fare da terreno fertile, da riserva a cui poter attingere per le ultime decisive risorse.
Aveva vinto con pieno merito, una unanimous decision trasformata in split decision (117-114, 116-113, 114-117) solo dalla stranezza di uno dei tre giudici. Perché, statene certi, quella volta Stefanino era stato il vero padrone del ring.
Tutto il resto sono chiacchiere.
Tre storie. Tre italiani che, dati chiaramente sfavoriti nei pronostici, centrano la grande e sorprendente impresa…

Reportage dal Giappone. Video e foto della preparazione di Blandamura

Emanuele Blandamura ha sostenuto una seduta pubblica di allenamento a Tokyo dove sta ultimando la preparazione in vista del mondiale medi Wba, che disputerà domenica 15 all’Arena di Yokohama, contro il campione in carica Ryota Murata.

Ecco, direttamente dal Giappone, alcune immagini dell’allenamento.

Qui è al sacco (per vederlo all’opera cliccate sul link).

https://drive.google.com/file/d/0B301B0S_WsYoUUl4ZlVHZzRJY3k1d243TThxeWQ5YS1ROVBn/view?usp=sharing

Grande attenzione da parte della stampa nipponica. Ecco Lele e Agnuzzi alle prese con i giornalisti prima dell’allenamento in palestra. (cliccate sul link per vedere alcuni momenti dell’incontro con la stampa)

https://drive.google.com/file/d/0B301B0S_WsYoZ2dfMlVtcFRhLTZuNVd6QTFCRUNQc0NUSWt3/view?usp=sharing

Emanuele è in Giappone con il maestro Eugenio Agnuzzi, il secondo Federico Giorgi e il manager Christian Cherchi. Presto il quartetto sarà raggiunto da Salvatore Cherchi, presidente della Opi Since 2000 e dal preparatore atletico Marco Rustichelli.
Il mondiale sarà trasmesso in diretta televisiva domenica 15 aprile su FoxSports (canale 204 del bouquet di Sky) con inizio alle ore 12:45. Ore 13:00 mosca (mondiale Wbc): Dalgo Higa (15-0) vs Cristofer Rosales (26-3-0). Ore 14:00 medi (mondiale Wba) Ryota Murata (13-1-0) vs Emanuele Blandamura (27-2-0). Repliche, domenica 15 canale 105: ore 19:15 e 21:45. Telecronista Mario Giambuzzi, commento tecnico Alessandro Duran.

 

Conosciamo meglio Murata, il campione con trenta milioni di tifosi…

Trenta milioni. Tanti sono stati i telespettatori di Fuji Tv il 22 ottobre scorso per la sfida tra Murata e Hassam N’Dam. Record per il Giappone.
Ryota Murata (13-1-0, 10 ko), che ha festeggiato i 32 anni il 12 gennaio, è un idolo nel suo Paese. Anche se lui dice di essersi accorto solo in parte della grande popolarità scaturita dalla conquista del mondiale Wba dei medi.
“C’è una sola differenza tra ieri e oggi. Adesso quando salgo su un taxi, il conducente prima mi guarda attraverso lo specchietto retrovisore, poi si gira e mi saluta”.
Tutto qui?
“Beh, se devo essere sincero c’è anche tanta gente che mi ferma per strada per parlarmi, stringermi la mano, farmi i complimenti”.
Anche Bob Arum, il suo promoter americano, è entusiasta.
“Entro la fine dell’anno entrerà nella Top Ten mondiale pound for pound”.
In Giappone è un protagonista assoluto. Non hanno dubbi su come finirà la sfida del 15 aprile contro Emanuele Blandamura. Anche Arum è dello stesso avviso e ha messo in calendario nella seconda parte del 2018, a Las Vegas, la difesa del titolo contro Esquiva Falcao (20-0, 14 ko), una sorta di rivincita. Murata infatti ha battuto il brasiliano nella finale olimpica di Londra. Un successo di stretta misura (14-13) che ha lasciato una scia di polemiche.

Ryota Murata è stato il primo pugile del suo Paese a conquistare una medaglia olimpica sopra la categoria dei pesi gallo, il primo oro dopo Takao Sakurai ai Giochi di Tokyo 1964. Ha vinto il titolo nei medi a Londra 2012. L’anno prima aveva conquistato l’argento ai Mondiali di Baku, sconfitto in finale da Evhen Khytrov, dopo avere vinto per ko tutti gli incontri della President’s Cup.
Lo allena Sendai Tanaka, un 45enne che è stato il maestro anche di Marco Antonio Barrera, Erik Morales, Edwin Valerio e Jorge Linares. Insomma, un’altra celebrità da quelle parti.
È difficile che un giapponese primeggi nelle categorie più pesanti.
 Prima del suo arrivo, Shinnji Takehara (24-1-0, 18 ko, oggi 46 anni) era stato l’unico peso medio del Paese ad avere conquistato il titolo, impresa centrata il 19 dicembre 1995 contro Jorge Locomotora Castro. Cintura persa alla prima difesa contro William Joppy.
Ryota, alto 1.83, è campione della categoria al limite dei 75 chili e questo ha contribuito a ingigantirne la popolarità, ne ha fatto un uomo di successo. Oggi lo si può vedere in alcune pubblicità televisive e sulle copertine delle riviste più importanti. È oggetto di grandi attenzioni, soprattutto da parte del pubblico femminile.

Ha sguardo, atteggiamento e abbigliamento da attore abituato a muoversi con disinvoltura sullo schermo. Ma è sicuramente la potenza dei colpi ad averlo lanciato nel mondo del pugilato, anche se la sua è stata un’avventura piena di alti e bassi.
Ha cominciato a tirare di boxe alle scuole medie, il suo maestro era Hiroaki Takanu che da peso gallo ha partecipato ai Giochi di Los Angeles ‘84. Agli esordi aveva uno stile scomposto e questo gli ha procurato più di una squalifica, al punto da convincerlo a chiudere con la boxe. Un viaggio in Tailandia ha riacceso la passione. Il fisico c’era, serviva solo maggiore pazienza.
La mancata qualificazione per l’Olimpiade del 2008 a Pechino l’aveva spinto verso un secondo ritiro. Il matrimonio del 10 maggio 2010 con Yoshiko e la nascita del figlio Harumichi un anno dopo l’avevano riportato sul ring.
Dopo Londra ha chiuso la carriera dilettantistica con un record di 119-19-0, 89 successi per ko.

Il pugno capace di chiudere qualsiasi sfida l’aveva, ora doveva scoprire il mondo del professionismo.
Firmava con la Top Rank di Bob Arum ed esordiva il 25 agosto del 2013.
In Giappone combatte per la Teiken Promotion il cui presidente ha un importante passato pugilistico alle spalle. Tsuyoshi Hamada (21-2-0, 19 ko, oggi 57 anni) è stato infatti il campione del mondo dei superleggeri Wba. Ha vinto il titolo contro Renè Arredondo, l’ha difeso contro Ronnie Shields.
Quello di Murata è stato un percorso senza sconfitte fino al 20 maggio 2017 quando un verdetto scandaloso (split decision), nonostante si combattesse a Tokyo, lo ha privato della conquista del mondiale contro Hassan N’Dam N’Jikam.
 Ho scritto di quel match: “Sì. È stata un’autentica rapina.
 È stato il giapponese a inseguire per tutto l’incontro il francese.
 È stato lui a mettere a segno i colpi più potenti.
 È stato lui a mettere knock down il rivale al quarto round con un diretto destro fantastico.
 È stato lui a scuotere N’Dam nella settima ripresa facendolo sbarellare e costringendolo ad aggrapparsi alle corde per non finire al tappeto.
È stato lui a portare il maggior numero di colpi”
.
Gilberto Mendoza, il presidente della Wba: l’Ente che sanzionava il match, ordinava la ripetizione dell’incontro. E Murata vinceva la sfida.
Ha ritmo e personalità. Il destro è la sua arma migliore. Lo porta molto bene sia in diretto che in gancio. Non rari anche i montanti. Usa il sinistro per accompagnare l’azione, soprattutto nelle serie al corpo, per dargli consistenza. Diretto destro e gancio sinistro di incontro restano i colpi che gli hanno dato le maggiori soddisfazioni.

Domenica 15 aprile a Yokohama difenderà il titolo contro Emanuele Blandamura (27-2-0, 5 ko), un giovanotto italiano di 38 anni.
“Nei prossimi giorni spero di sentire ancora la fame di successi che avevo prima della conquista del titolo. È determinante per restare campione” dice il giapponese, che aggiunge “Blandamura è il test perfetto. Ha dimostrato in carriera di avere resistenza e coraggio, lo rispetto e sono convinto che verrà fuori un bell’incontro”.
Si è allenato con grande intensità. Tre i suoi sparring partner: Adrian Luna Flores (20-5-1, 13 ko), Brandon Quarles (18-4-1, 9 ko) che è stato l’uomo incaricato di imitare lo stile del nostro pugile, Joshua Conley (14-2-1, 9 ko). Chi lo ha visto in preparazione dice che il campione sta cercando di addolcire il suo stile. Sta provando a conservare la capacità di mettere pressione al rivale, ma usando più accortezza nell’approccio.
Dice di essere in gran forma, presto sapremo. Il lungo conteggio alla rovescia sta per finire.

RYOTA MURATA
Campione del mondo Wba pesi medi
Record
13-1-0, 10 ko, 77% di ko
Età
32 anni
Caratteristiche fisiche
1.83 di altezza, 1.88 di allungo
Ultimi tre match
Bruno Sandoval (19-1-1) + ko 3
Hassan N’Dam Jikam  (35-2-0) – SD 12 (117-110, 111-116, 112-115); Mondiale Wba medi
Hassan N’Dam Jikam (36-2-0) + kot 7; Mondiale Wba medi

Tutto quello che c’è da sapere sul mondiale Wba medi Murata vs Blandamura

A una settimana alla grande sfida, una foto direttamente da Tokyo. Il team italiano: Emanuele Blandamura, Eugenio Agnuzzi, Christian Cherchi e Federico Giorgi (dal profilo Instagram di Eugenio Agnuzzi).

QUANDO

Domenica 15 aprile

DOVE

Yokohama Arena (Giappone)

COSA

Campionato del mondo Wba pesi medi.

A CHE ORA

Il match per il titolo medi Wba avrà inizio attorno alle ore 14:00 italiane.

I PROTAGONISTI

Ryota Murata

Campione del mondo Wba
13-1-0, 10 ko, 77% di ko
32 anni
1.83 di altezza, 1.88 di allungo
Ultimi tre match
Bruno Sandoval (19-1-1) + ko 3
Hassan N’Dam Jikam (35-2-0) – SD 12 (117-110, 111-116, 112-115); Mondiale Wba medi
Hassan N’Dam Jikam (36-2-0) + kot 7; Mondiale Wba medi

Emanuele Blandamura

Numero 6 classifica Wba
27-2-0, 5 ko, 17% di ko
38 anni
1.78 altezza, 1.81 allungo
Ultimi tre match
Goran Milenkov (12-10-0) p. 6
Matteo Signani (23-4-3) SD 12 (113-115, 116-112, 115-113); europeo medi
Alessandro Goddi (30-1-1) p. 12 europeo medi

TELEVISIONE

Diretta del mondiale su FoxSports (canale 204 del bouquet di Sky) con inizio alle ore 12:45. Ore 13:00 mosca (mondiale Wbc): Dalgo Higa (15-0) vs Cristofer Rosales (26-3-0). Ore 14:00 medi (mondiale Wba) Ryota Murata (13-1-0) vs Emanuele Blandamura (27-2-0). Repliche, domenica 15 canale 105: ore 19:15 e 21:45. Telecronista Mario Giambuzzi, commento tecnico Alessandro Duran.

IL PROGRAMMA

Mosca (mondiale Wbc): Dalgo Higa (15-0) vs Cristofer Rosales (26-3-0); medi (mondiale Wba) Ryota Murata (13-1-0) vs Emanuele Blandamura (27-2-0); supermosca: Junto Nakatani (14-0) vs Mario Andrade (13-6-5); superleggeri: Shawn Oda (7-0) vs Roldan Aldea (12-4-1); gallo: Rui Ikari (1-0-2) vs Musashi Ichijo (2-2-0); supergallo: Shinnosuke Kimoto (3-1-0) vs Tomoya Kishine (3-2-1); mosca: Kosuke Hasegawa (1-3-0) vs Haruki Usui (0-0-1).

 

 

 

 

Così su FoxSports il mondiale Wba dei pesi medi Murata vs Blandamura

Interviste televisive. Titoli, articoli e foto sui giornali. Non so cosa dicano, il giapponese è troppo difficile per me, ma gli spazi dedicati testimoniano comunque interesse per lo sfidante italiano.

Domenica 15 alla Yokohama Arena è in programma il mondiale dei pesi medi Wba tra il campione Ryota Murata e il nostro Emanuele Blandamura.

Decisa la programmazione televisiva del match in Italia.

Diretta su FoxSports (canale 204 del bouquet di Sky) con inizio alle ore 12:45.
Ore 13:00 mosca (mondiale Wbc): Dalgo Higa (15-0) vs Cristofer Rosales (26-3-0).
Ore 14:00 medi (mondiale Wba) Ryota Murata (13-1-0) vs Emanuele Blandamura (27-2-0).
Repliche, domenica 15 su Fox Sports Plus (canale 205 del bouquet di Sky): ore 19:15 e 21:45.
Telecronista Mario Giambuzzi, commento tecnico Alessandro Duran.

Blandamura vince la prima sfida, i media parlano di pugilato…

Il mondiale dei medi Wba tra il campione Ryota Murata e lo sfidante Emanuele Blandamura è in programma domenica 15 in Giappone. A nove giorni dal match i giornali hanno già cominciato a parlare dell’evento.

Oggi Gazzetta dello Sport

e Repubblica

hanno scritto di Emanuele Blandamura e del suo staff. Un importante mensile, come il britannico Boxing Monthly gli ha dedicato un lungo servizio di Luca Rosi.

Il sito online Asian Boxing ha scritto un pezzo sul suo arrivo in Giappone.

È la conferma che se il personaggio ha spessore, se l’appuntamento è importante, nei giornalisti si risveglia quella curiosità che non dovrebbe mai abbandonarli e che dovrebbe essere alla base del loro mestiere.

Questo blog e boxeringweb.net con cui collaboro non hanno mai smesso di essere curiosi e di raccontare le meravigliose storie che sono attorno alla boxe. Perché è uno sport che ci piace, ci appassiona e ha al suo interno personaggi fantastici. È vero, è anche un mondo i cui protagonisti sanno farsi del male da soli. Ma stavolta i due che si sfideranno sul ring della Yokohama Arena sono uomini che meritano rispetto. E meritano anche tutto l’interesse che si sta creando attorno alla loro sfida.

Blandamura a Boxing Monthly: “Non mi lascerò sfuggire questa occasione”

Emanuele Blandamura è sbarcato in Giappone dove domenica 15 affronterà Ryota Murata per il mondiale dei pesi medi Wba (in Italia il match sarà trasmesso in diretta all’ora di pranzo da FoxSports). La sfida si svolgerà nell’Arena di Yokohama che ha una capacità di 17.000 posti.

Importanti giornali stranieri hanno cominciato a parlare del nostro campione. Mercoledì è apparsa una lunga intervista di Luca Rosi sul prestigioso mensile britannico Boxing Monthly (http://www.boxingmonthly.com/stories/warrior-code-emanuele-blandamura-interview/). In quell’articolo si parla anche di “Che LOTTA è la VITA”: il romanzo sulla drammatica, commovente ed esaltante storia del Sioux di casa nostra, in libreria a maggio.

“Mi sono innamorato dei Sioux dopo avere letto molti libri su di loro. Mi riferisco al rispetto che hanno per la vita, al forte senso di comunità ed etica e al desiderio di combattere quando vengono attaccati. Vogliono essere al meglio ogni volta che vanno in battaglia. È un modo incredibile di guardare alla vita e di affrontare la morte. Mi piacerebbe portare quella stessa mentalità sul ring. Il 15 aprile vedrete un nuovo Emanuele Blandamura. Non mi lascerò sfuggire questa opportunità”.

(nella foto in alto un momento della sfida a Marcos Nader (18-0-1 all’epoca), match vinto da Emanuele Blandamura ai punti in casa del rivale e valido per la cintura dell’Unione Europea)

 

Esordio con ko vincente per il figlio di Roberto “mani di pietra” Duran…

“Gary jr sei in casa?”
“Sì!” rispondono in sette.
“Gary Russell jr, sei in casa?”
“Sìììì!” rispondono gli stessi sette.
In quella piccola villetta alla periferia di Washington DC, tutti i maschi (quattro di loro sono pugili) si chiamano Gary Russell.
Il papà, ovviamente Gary senior, ha deciso così. E la moglie Lawan è stata d’accordo.
George Foreman, campione olimpico e mondiale, del resto aveva chiamato i suoi cinque figli George (due di loro sono stati pugili).
“Perché uno che fa il pugile, a fine carriera potrebbe non essere così lucido da ricordare i nomi di tutti i figli. Così modo è più facile” ci ha sempre scherzato su.
Qualche giorno fa, il 23 marzo, ha esordito al professionismo Roberto Duran jr. Ha 29 anni, boxa da welter e non vede il padre da molto tempo.
Roberto Duran, quello vero cioè “mani di pietra”, il suo debutto l’ha fatto cinquant’anni fa. E solo nel 2002 è sceso dal ring, per colpa di un brutto incidente automobilistico, non certo perché la voglia di fare a pugni fosse finita.
Junior è di nazionalità statunitense, è infatti nato a Miami. Ha risieduto a New York e da poco è tornato in Florida: a Fort Lauderdale. Al primo match da pro’ ha messo ko dopo 2:21 del quarto round Miguel Morales, anche lui all’esordio. Un destro al corpo, doppiato dal montante sinistro ha mandato per la prima volta al tappeto il cubano. Un gancio destro ha chiuso la sfida.

“Ha ricevuto consigli da suo padre?”
“Non lo vedo e non lo sento da tempo” ha risposto Junior, che era al Seminole Hard Rock Hoten&Casino di Hollywood con la sorella Dalia. Il suo allenatore è Jorge Rubio. A Panama, dove il papà è considerato un vero e proprio mito, è andato una sola volta.

Ma c’è un altro Roberto Duran jr nei libri che riassumono la carriera dei pugili. Lo chiamavano El Chavo, il ragazzo. Ha provato anche lui a salire sul ring. Sei match da professionista senza lasciare il segno a cavallo tra il 2000, quando Senior era ancora in attività, e il 2004. Cinque vittorie e una sconfitta con cui ha chiuso la breve carriera.

Roberto Duran senior, Roberto Duran junior 1, Roberto Duran junior 2.
Prima c’erano stati i cinque+il papà George Foreman, i sette+il papà Gary Russell.

Poca fantasia?
Di certo una gran confusione.